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Obiettivi strategici della guerra in Armenia

Moon of Alabama, 29 settembre 2020

Ilham Aliev, dittatore dell’Azerbaigian, lanciava la guerra all’area del Nagorno-Karabakh tenuta dagli armeni. Il fatto che abbia osato farlo adesso, 27 anni dopo che un cessate il fuoco pose fine alla guerra nell’area, è segno che il quadro strategico è cambiato. Quando l’Unione Sovietica crollò, l’area del Nagorno-Karabakh aveva una popolazione mista di sciiti azeri e cristiani armeni. Come in altre repubbliche ex-sovietiche, la diversità etnica divenne problematica quando divennero nuovi Stati. Le zone miste furono in lotta e l’Armenia ottene l’area del Nagorno-Karabakh. Da allora ci furono diverse scaramucce di confine e scontri tra i due avversari, ma l’intensità dei combattimenti è ora molto più intensa. Nel 2006 Jasha Levin scrisse della sua visita in Nagorno-Karabakh per The Exile, descrivendo gli avversari irregolari: “Nel 1994 gli armeni vinsero e costrinsero l’Azerbaigian al cessate il fuoco. Nel frattempo il Nagorno-Karabakh si organizzò in Paese sovrano [chiamato Artsakh] con un proprio esercito, funzionari e parlamento. Ma ancora non fu riconosciuto da alcun altro Paese oltre l’Armenia ed è ancora classificato “conflitto congelato” nella regione, insieme alle regioni separatiste Abkhazia e Ossezia meridionale in Georgia. Ma questo “conflitto congelato” potrebbe presto surriscaldarsi, se credete a ciò che dice Ilham Aliev, playboy/giocatore d’azzardo/presidente dell’Azerbaigian. Non che gli azeri dovrebbero essere entusiasti di un’altra guerra: se gli armeni sono ancora i combattenti di dieci anni fa, statisticamente, sono gli azeri che avranno la maggior parte dei morti. Anche se pari per soldati, gli azeri avevano il doppio dell’artiglieria pesante, veicoli corazzati e carri armati degli armeni; ma quando tutto finì, il caduti azeri erano tre volte quelli armeni. Le vittime azere erano 17000. Armene solo 6000. E questo senza contare i civili azeri che gli armeni cacciarono con la pulizia etnica. Dall’apertura dell’importante oleodotto Baku-Ceyhan, che porta petrolio del Mar Caspio ad ovest attraverso la Turchia, il presidente azero minacciò apertamente di reclamare il Nagorno-Karabakh con la forza. I 10 miliardi di dollari di entrate petrolifere che si aspetta di guadagnare all’anno, una volta che l’oleodotto sarà pienamente operativo, gli danno alla testa. 10 miliardi di dollari potrebbero non sembrare tanti, ma per l’Azerbaigian sono un aumento del 30% del PIL. In ogni singola intervista, Aliev non può nemmeno menzionare l’oleodotto senza virare sull’argomento della “risoluzione” del conflitto del Nagorno-Karabakh. Aliev iniziò a spendere i contanti del petrolio anche prima che il petrolio iniziasse a fluire e annunciò l’immediato raddoppio della spesa militare. Poco dopo annunciò il raddoppio degli stipendi ai militari. I generali di Aliev non sono schizzinosi nel vantarsi che il prossimo anno il budget militare sarà di 1,2 miliardi, o l’intero budget federale dell’Armenia”.
Nei successivi 14 anni, la guerra che Jasha Levin prevdeo nel 2006 non si verificò. Il fatto che venisse lanciata ora indica un cambiamento importante. A luglio scoppiò un’altra scaramuccia di confine per ragioni ancora sconosciute. Poi intervenne la Turchia: “In seguito al conflitto di luglio, il coinvolgimento della Turchia divenne molto più profondo di quanto non fu in precedenza, con una retorica belluina inedita di Ankara e ripetute visite di vertice tra le due parti. Ankara sembrava vedere il conflitto Armenia-Azerbaigian come ennesima arena in cui esercitare le proprie crescenti ambizioni in politica estera, mentre si appellava al blocco nazionalista e anti-armeno nella politica interna turca. L’abbraccio della Turchia, a sua volta, dava a Baku la fiducia per una linea più dura contro la Russia, stretto alleato dell’Armenia ma che ha stretti legami con entrambi i Paesi. L’Azerbaigian pubblicizzò ampiamente (anche se non confermati) rapporti su grandi invii di armi russe in Armenia subito dopo i combattimenti, e il presidente Ilham Aliyv personalmente se ne lamentava con la controparte russa, Vladimir Putin”.
Il presidente della Turchia Erdogan intervenne con altra retorica: “Ad agosto, Turchia e zerbaigian completarono due settimane di esercitazioni militari aeree e terrestri congiunte, anche nell’enclave azera di Naxcivan. Alcuni osservatori si chiesero se la Turchia avesse lasciato materiale militare o addirittura un contingente di truppe. Il potenziale per un forte coinvolgimento turco nel conflitto è monitorato dalla Russia, che è già in opposizione col membro della NATO nei conflitti in Libia e Siria. La Russia vende armi ad Azerbaigian ed Armenia, ma ha una base militare in Armenia e favorisce questa partnership strategica”. L’Azerbaigian acquistò droni da Turchia e Israele e si vocifera che siano pilotati da personale turco e israeliano. La Turchia assunse 2000-4000 jihadisti sunniti dalla Siria per combattere per l’Azerbaigian sciita. Una dozzina fu già eliminata il primo giorno di guerra. Ci si chiede per quanto saranno disposti a essere carne da cannone dagli sciiti altrimenti odiati. Ci furono altre voci secondo cui ci sono aerei da combattimento turchi in Azerbaigian mentre aerei-spia turchi osservano lo spazio aereo dell’Armenia dal confine occidentale. L’obiettivo immediato della guerra dell’Azerbaigian è conquistare i distretti Fizuli e Jabrayil nell’angolo sud-orientale del territorio armeno: “Mentre il nucleo del conflitto tra le due parti è il territorio del Nagorno-Karabakh, Fuzuli e Jabrayil sono due dei sette distretti che circondano il Karabakh che le forze armene occupano. Quei distretti, che prima della guerra erano quasi interamente popolati da azeri, ospitavano la grande maggioranza degli oltre 600000 profughi azerbaigiani del conflitto. Sebbene ci fu qualche modesta presenza di armeni in alcuni territori occupati, Fuzuli e Jabrayil rimangono quasi del tutto spopolati”. I due distretti hanno buoni terreni agricoli e l’Armenia, già povera, vorrà mantenerli. Certamente combatte per essi. La guerra non andò bene all’Azerbaigian. Ha già perso decine di carri armati e centinaia di soldati. L’accesso a Internet è completamente bloccato per nascondere tali perdite. Le sconfitte non impediscono ai pennivendoli di Erdogan di scrivere già di vittoria: “Difendere l’Azerbaigian è difendere la patria. Questa è la nostra identità politica e consapevole. La nostra mente geopolitica e le strategie di difesa non sono diverse. Ricordate sempre, “patria” è un concetto molto ampio per noi! Non esageriamo quando diciamo “La storia è stata ripristinata”. Ci aspettiamo una vittoria anche dal Caucaso!”
Bene..
Un’ora fa il governo armeno dichiarava che la Turchia aveva abbattuto uno suo aereo: “L’Armenia afferma che uno dei suoi aerei da combattimento è stato abbattuto da un aviogetto turco, in una grave escalation nel conflitto nella regione contesa del Nagorno-Karabakh. Il Ministero degli Esteri armeno aveva detto che il pilota del Su-25 di fabbricazione sovietica è morto dopo essere stato colpito dall’F-16 turco nello spazio aereo armeno. La Turchia, che sostiene l’Azerbaigian nel conflitto, negava. … L’Azerbaigian ha ripetutamente affermato che la sua forza aerea non dispone di caccia F-16. Tuttavia, la Turchia sì”. L’attacco turco entro i confini armeni farebbe scattare il Trattato di sicurezza collettiva che obbliga Russia e altri a difendere l’Armenia. L’ingresso russo in guerra darebbe a Erdogan un serio problema. Ma potrebbe non essere nemmeno il suo peggior problema. L’economia turca declina la banca centrale ha scarsa valuta forte, l’inflazione è alta e la lira turca continua a scendere. Oggi toccava un nuovo minimo storico. L’Azerbaigian ha un abbastanza denaro per il petrolio e potrà aiutare Erdogan. Il denaro può davvero essere parte della motivazione di Erdogan a partecipare a questa guerra. La Russia non passerà certamente per prima nel conflitto. Farà molta attenzione a non sovraestendersi e cadere così in una trappola tesa dagli Stati Uniti. L’anno scorso la RAND Corporation, finanziata dal Pentagono, pubblicava un rapporto che delineava piani contro la Russia: “Attingendo a dati quantitativi e qualitativi da fonti occidentali e russe, questo rapporto esamina vulnerabilità e ansie economiche, politiche e militari della Russia. Quindi analizza le potenziali opzioni politiche per sfruttarle, ideologicamente, economicamente, geopoliticamente e militarmente (comprese opzioni aeree e spaziali, marittime, terrestri e multidominio)”. Come opzione, il rapporto discusso come sovraestendere la Russia nel Caucaso: “Gli Stati Uniti potrebbero sovraestendere la Russia al Caucaso in due modi. In primo luogo, gli Stati Uniti potrebbero spingere a una relazione NATO più stretta con Georgia ed Azerbaigian, probabilmente portando la Russia a rafforzare la presenza militare in Ossezia meridionale, Abkhazia, Armenia e Russia meridionale. In alternativa, gli Stati Uniti potrebbero tentare di indurre l’Armenia a rompere con la Russia. Sebbene sia un solido partner della Russia, l’Armenia ha anche sviluppato legami coll’occidente: fornisce truppe alle operazioni NATO in Afghanistan ed è un membro del Partenariato per la pace della NATO, e recentemente decise di rafforzare i legami politici coll’UE. Gli Stati Uniti potrebbero cercare di incoraggiare l’Armenia a entrare nell’orbita della NATO. Se gli Stati Uniti dovessero riuscirci, la Russia sarebbe costretta a ritirare la base militare di Gyumri e la base aerea vicino Erevan (affittata fino al 2044), e dirottare ancora più risorse nel Distretto militare meridionale”. Il rapporto della RAND offre tali opzioni dalle scarse possibilità di successo. Ma ciò non significa che gli Stati Uniti non cercheranno di creare problemi a sud della Russia, nell’estero vicino. Potrebbero aver dato all’alleato della NATO, Turchia, il segnale che non gli dispiacerebbe se Erdogan aiuti Aliev passando a un’altra guerra contro la Russia.
A meno che il territorio centrale armeno non venga seriamente attaccato, la Russia probabilmente starà da parte. Aiuterà l’Armenia coll’intelligence e materiale inviato attraverso l’Iran. Continuerà a parlare con entrambe le parti e cercherà di organizzare un cessate il fuoco. Pressare l’Azerbaigian richiederà prima significativi successi armeni contro le forze d’invasione. Trent’anni fa gli armeni si dimostrarono soldati di gran lunga migliori degli azeri. Da quello che si può ottenere sui social media, sembra che sia ancora così. Sarà l’elemento decisivo per l’esito di questo conflitto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio