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La minaccia del revisionismo storico di estrema destra

Wayne Madsen, SCF 28 settembre 2020

Il presidente degli Stati Uniti, incriminato, Donald Trump, ha compiuto un passo mai tentato da nessuno dei predecessori. Trump, che ogni giorno espone le sue politiche e intenzioni fasciste, annunciava che istituirà una “Commissione del 1776” per riscrivere la storia nordamericana e imporla agli studenti delle scuole pubbliche e private degli Stati Uniti. La mossa di Trump ha lo scopo di contrastare il Programma 1619 del New York Times volto a collocare la schiavitù e la tratta degli schiavi in un contesto centrale nella storia dell’America pre e post-coloniale. I piani di Trump sul libro di storia degli USA evocano il passaggio di George Orwell di “1984”: “Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato”. Mentre il signor Trump probabilmente non ha mai letto il romanzo di Orwell sulla distopia di Nord America e isole britanniche controllate dal “Grande Fratello”, è circondato da abbastanza neofascisti che l’hanno letto ovviamente trovandovu pensieri e principi guida. La Commissione del 1776 di Trump è un palese tentativo di “imbiancare” letteralmente la storia nordamericana facendo avanzare tropismi da tempo scartati sugli euroamericani che “civilizzarino” i popoli nativi del Nord America; la schiavitù è componente necessaria della colonizzazione e del capitalismo sfrenato motore che costruì gli Stati Uniti. Il senatore di estrema destra Tom Cotton, repubblicano dell’Arkansas, recentemente affermava che la schiavitù era ciò che i padri fondatori degli Stati Uniti dichiararono “male necessario”. Cotton vuole togliere finanziamenti federali a qualsiasi scuola negli Stati Uniti che rispetti la tesi del Programma 1619 sulla schiavitù che causò la Guerra Civile e risulta in molti mali sociali degli USA dopo quella guerra. Il Programma 1619 afferma correttamente che la popolazione di schiavi africani negli Stati Uniti crebbe da 500000 a 4 milioni e fu un male che una minoranza di bianchi del sud trattasse 4 milioni di esseri umani come proprietà privata, radunando gli stati del Nord a combattere una costosa guerra di emancipazione e passaggio dei pieni diritti di cittadinanza. Sono gli estremisti razzisti bianchi come Cotton che rivedono la storia affermando che i fondatori della repubblica nordamericana vedevano la schiavitù come “male necessario”. In effetti, Cotton inventò tale affermazione. Nessun firmatario della Dichiarazione di indipendenza americana nel 1776 disse o scrisse che la schiavitù era un “male necessario”. La spavalda Commissione del 1776 di Trump e Cotton non si fermerà alla schiavitù, ma cercherà anche di riscrivere la storia dell’espansionismo nordamericano nella parte occidentale del Nord America e delle sue guerre di colonizzazione contro Messico; tribù indigene come Navajo, Sioux e Apache; Spagna e Regno delle Hawaii.
Altri obiettivi dei riscrittori della storia nordamericana comprendono l’avvento dei baroni industriali nel tardo 19° secolo ed inizio del 20° secolo, insieme all’ascesa dei sindacati. Per i revisionisti, il movimento operaio fu stimolato da socialisti, marxisti, anarchici e bolscevichi. Come il movimento delle suffragette che innescò le leggi sull’uguaglianza di genere, il movimento operaio è da sempre demonizzato dai plutocrati che vedono lavoro, donne, bambini normodotati, così come afroamericani, ispanici, nativi americani e, un tempo, lavoratori e servitori a contratto cinesi e irlandesi come mere merci da trattare come qualsiasi altro bene. Trump, Cotton e la loro gente cercano di ritornare a quei giorni bui della storia nordamericana, mentre insegnano che i giorni del razzismo di Jim Crow nel sud, i massacri delle tribù native nell’ovest e nel midwest e le squallide “officine del sudore” che usavano donne diseredate, così come i bambini, sono una sorta di “età d’oro” della storia degli Stati Uniti.
Un altro punto fondamentale dei revisionisti storici è affermare che Adolf Hitler e il suo partito nazista fossero “di sinistra”, al contrario di capo e movimento fanatici di destra. Diversi sostenitori di Donald Trump, compreso il presidente di estrema destra del Brasile Jair Bolsonaro, spiegano che poiché il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori di Hitler aveva la parola “socialista” nel nome, erano socialisti. Niente avrebbe potuto essere più lontano dalla verità. Con un vile tentativo di appellarsi alla classe operaia, i nazisti aggiunsero “socialista” al loro nome. Tuttavia, i nazisti erano corporativisti e contrari al movimento operaio e sia i socialdemocratici che i comunisti tedeschi furono banditi dai nazisti nel 1933. Il filone anticapitalista del pensiero nazista, formulato da Gregor Strasser negli anni ’20, fu denunciato da Hitler e seguaci nel 1926 e Strasser fu costretto a rigettare le sue opinioni nel 1930. Per assicurarsi che Strasser non gli causasse problemi, Hitler lo fece arrestare durante la “Notte dei lunghi coltelli” del 1934. Strasser fu successivamente ferito e lasciato a morire dissanguato nella sua cella. Altri revisionisti di destra falsamente affermarono che Franklin D. Roosevelt, Harry S Truman, Barack Obama, Hillary Clinton e Joe Biden rappresentano una cosa chiamata “fascismo liberale”. Tale termine è un ossimoro e, più precisamente un non sequitur. Non ci fu mai nulla di “liberale” o “progressista” nel fascismo e non ci sarà mai.
I quadri di estrema destra di Trump in procinto di rivalutare i fanatici come il senatore repubblicano Joseph McCarthy del Wisconsin e il direttore dell’FBI J. Edgard Hoover, le cui “caccia alle streghe” contro gli accusati di comunismo a Hollywood, arti e scienze, letteratura e mondo accademico rovinarono carriere e in alcuni casi spinsero al suicidio. Un fatto storico non può essere modificato. Il mentore politico di Trump sembra fu il consigliere generale di un comitato simile all’Inquisizione di McCarthy, il famigerato avvocato Roy Cohn. Trump e suoi alleati tentano di riscrivere la storia della Guerra Civile onorando quei leader confederati che si separarono sediziosamente dagli Stati Uniti e presero le armi contro di essi. I leader confederati combatterono gli Stati Uniti per preservare l’istituzione della schiavitù. Quando favolisti storici come Trump e la sua banda di “Nullasapienti” moderni insistono ad alterare la storia, vengono in mente le parole del leader dei diritti civili James Baldwin nel libro “No Name in the Street”, “L’ignoranza, alleata al potere, è il nemico peggiore che la giustizia possa avere”.
Con mossa hitleriana, Trump, oltre ad annunciare la sua “Commissione del 1776”, svelava la proposta del “Giardino nazionale degli eroi americani”. Un tale giardino di statue evoca visioni di tirannie nella storia, dall’Impero Romano alle potenze dell’Asse della Seconda Guerra Mondiale e all’Iraq di Sadam Husayn. Trump annunciò un ordine esecutivo piuttosto scadente che pretende l’incarcerazione di chiunque distrugga o profani una statua. Trump non fa eccezioni che siano distrutte statue erette in onore di proprietari di schiavi e criminali di guerra che massacrarono i nativi americani. Trump non può impedire che la storia un giorno lo vedrà come il presidente più vile, corrotto e fascista degli Stati Uniti. Trump emtrarà nei ranghi dei peggiori autori di ingiustizie e oltraggi dell’esperienza nordamericana, unendosi al vecchio amico Cohn e al suo ex-capo McCarthy; John Wilkes Booth, assassino di Abraham Lincoln; al fondatore del Ku Klux Klan e generale confederato Nathan Bedford Forrest; al governatore e senatore della Carolina del Sud Ben “Pitchfork” Tillman; al leader nazista tedesco-americano del Bund Fritz Kuhn; al governatore segregazionista del Mississippi e senatore Theodore Bilbo; a J. Edgard Hoover; al governatore razzista della Georgia Lester Maddox; e a Fred Trump Sr., ex-membro del Klan e simpatizzante dei nazisti. Lungi dal cancellare tali furfanti dai libri di storia, un giorno il tentativo di Trump l’accompagnerà nella cavalcata dei peggiori furfanti della storia degli USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio