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L’Armenia minaccia l’uso dei missili Iskander per scoraggiare gli attacchi turchi

L’Azerbaigian sostenuto dai jihadisti turchi contro l’Armenia
Military Watch, 28 settembre 2020

Mentre Armenia e Azerbaigian entrano nel secondo giorno di ostilità, quest’ultimo partito viene sostenuto da un consistente contingente di jihadisti già della provincia di Idlib in Siria, inviati dalla Turchia ad assistere lo Stato ex-sovietico contro il vicino allineato all’Iran. Secondo fonti statunitensi, Idlib è il maggiore santuario di al-Qaida mai visto dal 2001, e i terroristi che vi risiedono godono del massiccio sostegno dalla Turchia intervenuta direttamente in loro aiuto a febbraio per impedire il riconoscimento internazionale della riconquista del territorio del governo della Siria. Da allora la Turchia si affidava alle milizie jihadiste per sostenere le operazioni di proiezione di potenza all’estero, in particolare in Libia, dove furono dispiegate per ingaggiare l’Esercito nazionale libico appoggiato da Russia ed Egitto. Il dispiegamento dei jihadisti in Azerbaigian è quindi l’ultimo caso di Ankara che si affida agli islamisti per promuovere i propri obiettivi in politica estera. Le prime notizie del trasferimento di jihadisti turchi dalla Siria all’Azerbaigian giunsero a metà settembre da numerose testate europee e arabe, ma smentite dal governo di Baku. I militanti inviati sarebbero circa 4000, coi jihadisti che partecipavano direttamente agli scontri con le forze armene nella regione contesa del Nagorno-Karabakh. Numerosi giornalisti che si occupano del conflitto favorevoli all’Azerbaigian in particolare osservavano la presenza di “ribelli siriani” al fronte. L’Azerbaigian è da lungo importante cliente della difesa di Turchia ed Israele e ha stretti legami col mondo occidentale, mentre l’Armenia ha il sostegno dall’Iran e recentemente acquisiva avanzato materiale russo. La Russia è fornitrice leader di armi di entrambi i Paesi ed è ufficialmente neutrale nel conflitto, sebbene anche l’Azerbaigian faccia affidamento ad armi israeliane e turche, compresi i droni d’attacco, per contrastare le forze armene.

L’Armenia minaccia l’uso dei missili Iskander per scoraggiare gli attacchi turchi
Military Watch, 29 settembre 2020

Tra gli scontri tra le forze armene e azere per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh, secondo quanto riferito, il partner della difesa di quest’ultimo partito, la Turchia, minacciava di schierare caccia F-16 forniti dai nordamericani contro le forze armene. Ciò seguiva molteplici rapporti secondo cui la Turchia aveva inviato jihadisti di al-Qaida a sostenere le forze azere contro l’esercito armeno e rappresenterebbero il terzo intervento militare estero del membro della NATO quest’anno, dopo gli importanti interventi contro l’Esercito arabo siriano appoggiato dalla Russia e l’Esercito nazionale libico sostenuto dall’Egitto. Il governo armeno indicava la minaccia dell’intervento turco come “spada di Damocle” sulla regione del Nagorno-Karabakh, coll’ambasciatore del Paese in Russia che avvertiva che le forze armate contrasteranno qualsiasi dispiegamento di aviogetti da combattimento turchi usando i missili balistici ipersonici Iskander. In assenza di tale intervento, tuttavia, i funzionari armeni espressero la fiducia che le difese aeree basteranno a contrastare la presenza di droni turchi e israeliani che supportano le operazioni azere. Il portavoce del Ministero della Difesa armeno Artsrun Hovhansjan avvertiva che l’Armenia potrebbe dispiegare ulteriori armamenti se “la logica della battaglia” lo richiedesse, cosa ampiamente vista in riferimento a Iskander e missili da crociera aerolanciati Kh-31P.
La Turchia in particolare non riusciva a concludere alcun accordo per modernizzare la sua aviazione con nuovi aviogetti da combattimento, coi piani per acquisire caccia F-35A dagli Stati Uniti che falliscono e le trattative per l’acquisto di Su-35 dalla Russia che si trascinano da oltre un anno, nonostante promettenti segni iniziali. Di conseguenza è costretta ad affidarsi ai caccia leggeri F-16C, piattaforma non equipaggiata di armi aria-aria dal 1990 e sempre più considerata obsoleta dai principali operatori. Sebbene l’F-16 non possa competere coi caccia pesanti Su-30SM dell’Armenia, che non sono solo molto più avanzati ma anche hanno un’autonomia molto più ampia, la Turchia gode di maggiore esperienza nel loro impiego, accesso ad aerei AEW per il supporto e ampio vantaggio numerico, il che significa che la sola Aeronautica armena difficilmente potrà gestire un pesante intervento turco. Il missile Iskander fornisce all’Armenia un mezzo asimmetrico per affrontare le minacce turche, col Paese primo a ricevere i missili balistici ipersonici all’avanguardia dalla Russia. L’Armenia fu il primo cliente dell’esportazione del sistema missilistico balistico tattico ipersonico Iskander, considerata la piattaforma più potente del genere del mondo e si pensa sia stata acquistata appositamente per contrastare le difese aeree dell’Azerbaigian. Il composito a propellente solido Iskander, l’elevata mobilità e la reazione al lancio estremamente breve gli consentono di sopravvivere e lanciare attacchi senza preavviso. Il missile vola ad alte velocità nelle fasi intermedie e terminali della traiettoria impattando alla velocità di Mach 7, il che combinato coll’elevata manovrabilità e le avanzate capacità di elusione dei radar, lo rendono assai difficile da intercettare. Si stima che l’Armenia dispieghi 48 missili che potrebbero neutralizzare le basi aeree dell’Azerbaigian e di gran parte della Turchia. Date le ridotto numero di unità da combattimento Su-30SM del Paese e le capacità mediocri delle risorse rimanenti, si farà molto affidamento sull’Iskander per scoraggiare l’escalation dai vicini che non hanno una capacità d’attacco comparabile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio