Crea sito

Il piano sventato degli USA in Siria

Tony Cartalucci, New Eastern Outlook 22.09.2020

Un recente alterco tra forze russe ed occupanti statunitensi nella Siria nord-orientale contribuiva a evidenziare la posizione sempre più tenue che Washington detiene non solo in Siria ma in tutto il Medio Oriente. Dopo aver tentato di bloccare veicoli militari russi, le forze statunitensi furono letteralmente scacciate dalla travolgente potenza aerea russa che aleggiava sulle loro teste.
Dopo aver lamentato che le truppe nordamericane furono “ferite” nell’incidente e condannato la Russia per “azioni non sicure e non professionali”, gli Stati Uniti annunciavano che dispiegavano altre truppe ed equipaggiamento militare per sostenere l’occupazione illegale del territorio siriano. Gli Stati Uniti affermavano che la loro presenza in Siria ufficialmente cerca di affrontare ed eliminare l’autoproclamato “Stato islamico” (ISIS), ma i resoconti quotidiani ufficiali del governo e del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti forniscono ampie e numerose scuse. Il 20 settembre l’account twitter di “Inherent Resolve” annunciava: “I veicoli da combattimento Bradley forniscono rapida flessibilità necessaria per proteggere le risorse petrolifere critiche”. La regione occupata dagli Stati Uniti è anche quella dove viene estratta la maggior parte del petrolio siriano e la “protezione” nordamericana di queste risorse fa parte di una strategia non per combattere lo SIIL, ma per negare allo Stato siriano che ha eliminato lo SIIL dai territori che controlla, l’energia e le entrate dalle proprie risorse naturali. In sostanza, gli Stati Uniti indeboliscono in Siria il governo che ha guidato la lotta allo SIIL e provocano scontri con la Russia cruciale nell’aiutare Damasco contro SIIL, al-Nusra e al-Qaida. Gli Stati Uniti erano in Siria da un anno prima dell’invito alla Russia da Damasco per aiutarla nelle operazioni di sicurezza contro SIIL ed al-Qaida, nel 2015. L’esercito russo prontamente bombardò le linee di rifornimento dello SIIL ed altri gruppi terroristici dalla Turchia. La capacità di combattimento dello SIIL rapidamente crollò e fu isolato in sacche inaccessibili per l’occupazione nordamericana del territorio siriano.

Un microcosmo del fallimento regionale degli USA
Il confronto con la Russia e la decisione di rafforzare la presenza militare nordamericana in Siria non è che il microcosmo dell’ampia lotta nordamericana per mantenere il primato invasivo su Medio Oriente e Nord Africa (MENA). Nonostante l’inizio del 21° secolo con una schiacciante presenza militare in Afghanistan e Iraq e l’espansione del coinvolgimento nella regione nel 2011 con la “primavera araba” progettata dagli Stati Uniti, loro potere ed influenza sono visibilmente diminuiti. I tentativi di controllare praticamente ogni aspetto della politica interna irachena sono falliti di fronte gli iracheni che cercano legami alternativi col vicino Iran. Mentre Washington rovesciò il governo della Libia nel 2011, non ci riuscì in Siria. Non solo non riuscì ad estromettere il governo siriano, ma trasformò la nazione in vettore delle potenze globali emergenti alternative nel contestare e ridurre l’influenza degli Stati Uniti nella regione. Ciò include in particolare la Russia ma anche Iran e Cina. Se all’inizio del secolo centinaia di migliaia di truppe statunitensi non riuscirono a rendere la regione favorevole a Washington, è improbabile che le piccole provocatorie azioni nella Siria orientale facciano la differenza ora. In tale contesto c’è anche il confronto di Washington coll’Iran. La creazione e quindi il prevedibile ritiro dall'”Accordo nucleare iraniano” espose gli Stati Uniti come attore globale negativo e in malafede. I tentativi di fare pressione e isolare l’Iran divennero sempre più una campagna per minacciare sempre più nazioni interessate a commercio e normali relazioni con Teheran.
Gli Stati Uniti hanno sempre meno carte da giocare nella regione e più specificamente in Siria. Se la Siria e i suoi alleati trovano modo di aggirare le paralizzanti sanzioni economiche che gli Stati Uniti usano per devastare il pubblico siriano e minare la capacità di Damasco di garantirsi che la sconfitta dello SIIL perduri, gli Stati Uniti rimarranno a mani vuote, troppo estesi ed esposti nei deserti orientali della Siria . Più Washington diventa conflittuale con Siria, Russia e Cina, più facile sarà per ciascuna di queste nazioni giustificare le azioni per preservare e proteggere i propri interessi collettivi, oltre a conquistare una percentuale maggiore della comunità globale sostenendoli in questi sforzi. La stabilità è fondamentale per la prosperità. La politica estera nordamericana si è completamente rivelata il motore globale dell’instabilità che costa opportunità socioeconomiche e stabilità anche ai presunti alleati. La politica estera degli Stati Uniti è insostenibile. Chi ancora l’aiuta, come la Turchia, si prepara a confronti diretti che Siria ed alleati eviteranno attivamente, e se avranno successo, circonderanno e isoleranno tali forze straniere non invitate che occupano il territorio siriano. Sebbene sia troppo tardi perché il “piano Siria” nordamericano riesca nell’obiettivo originale del cambio di regime, non è ancora tardi per disinvestire dalla campagna dispettosa per affondare la regione, i suoi popoli e gli alleati in un pantano che lascerà Washington ed alleati isolati e impotenti sulla scena globale.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore di geopolitica di Bangkok, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio