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Blocchi rivali emergenti in Medio Oriente

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 22.09.2020

Se la violenza genera violenza, l’alleanza produce contro-alleanza. Gli accordi Emirati Arabi Uniti-Bahrein-Israele, chiamati Accordi di Abraham, segna l’inizio di un’alleanza empia che mira a portare un cambiamento decisivo nello scacchiere geopolitico del Medio Oriente, consentendo agli Emirati Arabi Uniti di proiettarsi sempre più come nuovo leader nel Golfo e facendo di Israele nuovo signore della sicurezza, in sostituzione degli Stati Uniti. Mentre la mossa degli Emirati Arabi Uniti si ha sullo sfondo della ricerca del dominio regionale sulla scia del calo dell’influenza saudita, non c’è da escludere che il vero centro della rivalità regionale in Medio Oriente siano le ambizioni di Iran e Turchia, contrapponendo gli Stati non-arabi ai potenti alleati arabi e il loro nemico comune, Israele. Poiché gli accordi di Abraham mirano in modo significativo a ridurre direttamente la crescente influenza di Iran (in Iraq, Siria, Libano, Yemen) e Turchia (Siria, Iraq, Libia, Mediterraneo), una potenziale contro-alleanza con Iran, Turchia e anche Qatar diventa un logico derivato. Questa contro-alleanza non sarà solo il nuovo campione della causa palestinese, ma configurerà anche le relazioni in modi che consentano di resistere al più forte sostengo Israele nella regione e all’egemonia araba del Golfo. Allo stato attuale, i palestinesi già incoraggiano attivamente tale alleanza. In un’intervista a Tehran Times, Qalid al-Qadumi, rappresentante di Hamas a Teheran, affermava che i tre paesi, già beneficiando di accordi commerciali, devono stabilire una visione politica comune per contrastare il nemico comune. Se gli accordi di Abraham portavano alla luce nuove forze e cambiavano il panorama regionale, non c’è da negare che Turchia ed Iran, già in lizza per il potere verso Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, vedranno formare un’alleanza per fermare l’allineamento Emirati Arabi Uniti-Israele grazie all’acquisizione di uno slancio strategico rivoluzionario in futuro. La materia prima per una simile alleanza esiste già. Turchia ed Iran hanno legami economici profondi. Mentre Teheran fornisce alla Turchia energia, petrolio e gas, i leader dei Paaesi s’incontravano a un evento virtuale del vertice del Consiglio di cooperazione promettendo di aumentare il commercio bilaterale, portandolo al volume ambizioso di 30 miliardi di dollari. La dichiarazione congiunta rilasciata al termine dell’evento delineava le aree di cooperazione, tra cui Siria, curdi e accordi di Abraham. La dichiarazione non solo chiamava l’accordo sforzo per “minare la questione palestinese”, ma invitava anche a una soluzione a due Stati del conflitto. Gli interessi reciproci tendono a convergere quando si affrontano i curdi. La dichiarazione congiunta osservava chiaramente che “PKK/PJAK e tutte le organizzazioni terroristiche nella regione rappresentano una minaccia comune alla sicurezza di Turchia ed Iran” e “che spetta a entrambi i Paesi utilizzare appieno i meccanismi di cooperazione esistenti contro le attività di PKK/PJAK e altre organizzazioni terroristiche ai confini comuni”. La dichiarazione congiunta fu approvata da Erdogan in una dichiarazione quando affermò che “il dialogo tra Turchia e Iran ha un ruolo decisivo nella soluzione di molti problemi regionali”. Per Rouhani, che sembrava chiaramente vedere Turchia e Iran due obiettivi dell’alleanza araba con Israele, “Turchia e Iran sono le grandi potenze della regione. C’erano ostilità e vendetta verso entrambi i paesi. Esistono anche oggi. Non c’è modo di avere successo contro tali cospirazioni se non rafforzando le relazioni amichevoli tra i due Paesi “.
Sebbene non vi sia dubbio che Iran e Turchia abbiano gareggiato per secoli, negli ultimi anni s’imbattevano in una serie di ragioni per limitare la rivalità e trarre il massimo dalla convergenza tattica su una serie di questioni offrendo nuove realtà regionali. Ciò è particolarmente vero quando si sfida l’egemonia degli Stati arabi del Golfo. Si riunirono quando gli Stati arabi, guidati da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, decisero d’imporre un blocco al Qatar nel 2017. Iran e Turchia fecero passi significativi per neutralizzare l’impatto di tale blocco; da qui l’elevata possibilità di inclusione del Qatar nella contro-alleanza Turchia-Iran. Il Qatar, pur essendo uno Stato arabo del Golfo, ha ragioni per stringere un’alleanza. Ciò che aggiunge alle ragioni è l’opposizione agli accordi di Abraham. “Non pensiamo che la normalizzazione sia il fulcro di questo conflitto e quindi non può essere la risposta”, aveva detto Luluah al-Qatir, portavoce del ministero degli Esteri del Qatar in un’intervista a Bloomberg.
Anche se sarebbe presto per prevedere come sarà effettivamente questa contro-alleanza e se sarà ufficiale o meno, non c’è da escludere che esistano forti ragioni per tale alleanza e questi Paesi già seguano i rivali. Così, mentre l’Iran è già coinvolto in una lunga lotta di potere nei confronti degli Stati arabi del Golfo e d’Israele, anche la Turchia è infuriata, poiché già coinvolta in una guerra per procura cogli Emirati Arabi Uniti in Libia e Siria. I funzionari turchi accusavano gli Emirati Arabi Uniti di sostegno finanziario e logistico al Partito dei Lavoratori del Kurdistan nella Siria nord-orientale. Ankara e Abu Dhabi si scontrarono anche sul Qatar. In altre parole, mentre proprio come le relazioni Iran-Israele, non c’era amore tra Turchia e Emirati Arabi Uniti e Turchia e Israele, esistono ampie ragioni per Iran, Turchia e Qatar per capitalizzare il nuovo slancio alla controalleanza generata dalle potenti forze geopolitiche che gli accordi di Abraham scatenavano in Medio Oriente. In effetti, i tre Paesi sembrano muoversi nella stessa direzione.

Salman Rafi Sheikh, ricercatore-analista di Relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio