Crea sito

Perché sono comunista!

Andre Vltchek, Counterpunch 13 maggio 2016Ci sono diversi messaggi essenziali letteralmente gridate dallo schermo, ogni volta che si guarda ‘L’ultima cena’, un brillante film del 1976 del regista cubano Tomás Gutiérrez Alea. Il primo: è impossibile schiavizzare un intero gruppo o razza di persone, almeno non per sempre. Il desiderio di libertà, di vera libertà, è impossibile da spezzare, non importa quanto brutalmente e persistentemente colonialismo, imperialismo, razzismo e terrore religioso cerchino d’impedirlo. Il secondo messaggio, altrettanto importante, è che i bianchi e cristiani (ma soprattutto i cristiani bianchi) si sono comportati per secoli e in tutto il mondo, come un’orda di bestie selvagge e maniaci genocidi. A fine aprile 2016, a bordo del jet Cubana de Aviacion che mi portava da Parigi all’Avana, non ho potuto resistere ad aprire il computer e rivedere L’Ultima Cena , almeno per la decima volta nella mia vita. Gutierrez sul mio schermo, Granma Internacional (giornale ufficiale cubano che prende il nome dalla barca che portò Fidel, “Che” e altri rivoluzionari a Cuba, innescando la Rivoluzione) e un bicchiere di rum puro e onesto sulla mia tavola, mi sentivo a casa, al sicuro e beatamente felice. Dopo diversi giorni deprimenti a Parigi, finalmente mi lasciai alle spalle quell’Europa grigia, sempre più deprimente, opprimente e ipocrita. L’America Latina mi aspettava Stava affrontando terribili attacchi organizzati dall’occidente. Il suo futuro era ancora una volta incerto. I “nostri governi” sanguinavano, alcuni crollavano. Lo spaventoso governo di estrema destra di Mauricio Macri in Argentina era impegnato a smantellare lo Stato sociale. Il Brasile subiva il colpo di stato politico compiuto da parlamentari corrotti di destra. La Rivoluzione Bolivariana del Venezuela lottava, letteralmente combattendo per la sopravvivenza. Forze reazionarie traditrici affrontavano Ecuador e Bolivia. Mi fu chiesto di venire. Mi fu detto: “L’America Latina ha bisogno di te. Stiamo combattendo una guerra per la sopravvivenza”. Ed eccomi qui, sul volo della Cubana, a ‘casa’, nella parte del mondo che mi è sempre stata cara e che mi ha plasmato in ciò che sono ora, da uomo e scrittore. Stavo andando ‘a casa’, perché volevo, ma anche perché era mio dovere. E credo dannatamente nei doveri! Dopo tutto, non sono un anarchico ma un comunista, “istruito” e indurito in America Latina.
Ma cosa significa quando dico: “Sono comunista?” Sono un leninista, un maoista o un trotskista? Mi iscrivo al modello cinese o sovietico? Onestamente, non ne ho idea! Francamente, non mi interessano molto tali sfumature. Per me personalmente, un vero comunista è un combattente contro l’imperialismo, il razzismo, l'”eccezionalismo occidentale”, il colonialismo e il neocolonialismo. Lui o lei è un determinato internazionalista, persona che crede nell’uguaglianza e giustizia sociale per tutti su questa Terra. Lascio le discussioni teoriche a chi ha tempo a disposizione. Non ho mai nemmeno riletto tutto Das Kapital. È troppo lungo. L’ho letto quando avevo 16 anni. Penso che leggerlo una volta basti… Non è l’unico pilastro del comunismo e non è una sacra scrittura che va costantemente citata. Più che Das Kapital, fui influenzato da ciò che vidi in Africa, Medio Oriente, Asia e America Latina. Ho visto il mondo, circa 160 Paesi; Ho vissuto in tutti i continenti. Ovunque andassi, assistevto agli orrori del continuo saccheggio occidentale del Pianeta. Ho visto l’Impero costringere i Paesi a guerre civili bestiali; scoppiarono guerre in modo che le multinazionali potessero saccheggiare comodamente. Ho visto milioni di rifugiati provenienti da Paesi un tempo orgogliosi e ricchi (o potenzialmente ricchi) rovinati dall’pccidente: rifugiati congolesi, somali, libici e siriani, dall’Afghanistan… Ho visto condizioni disumane in fabbriche che sembravano purgatori; ho visto mostruose fabbriche sfruttatrici, miniere e campi vicino a villaggi gestiti da feudatari. Ho visto villaggi e cittadine dove la popolazione è scomparsa: morta di fame, malattie o entrambi. Ho anche passato giorni e giorni ad ascoltare testimonianze scioccanti di vittime di torture. Ho parlato a madri che persero i figli, mogli che persero mariti, mariti le cui mogli e figlie furono violentate davanti ai loro occhi. E più ho visto, assistito, sentito scioccanti storie; più mi sentivo obbligato a prendere posizione, a lottare per ciò in cui credo possa essere un mondo molto migliore. Ho scritto due libri che raccolgono centinaia di storie del terrore commesse dall’occidente: “Smascherare le bugie dell’Impero” e ” Lotta all’imperialismo occidentale”. Non mi infastidva quanto sia sprezzante l’impero nel dipingere chi è ancora fedele ai propri ideali; pronto a sacrificare tutto, o quasi, nella lotta all’ingiustizia. Non ho paura di essere ridicolizzato. Ma ho il terrore di sprecare la mia vita se metto l’egoismo su un piedistallo, elevandolo al di sopra dei valori umanistici più essenziali. Credo che uno scrittore non possa essere “neutrale” o apolitico. Se lo è, allora è un codardo. Oppure un bugiardo. Naturalmente, alcuni dei più grandi scrittori erano o sono comunisti: Jose Saramago, Eduardo Galeano, Pablo Neruda, Mo Yan, Gabriel Garcia Marquez, per citarne solo alcuni. Non è una cattiva compagnia, per niente male! E credo che vivere e lottare per gli altri sia molto più appagante che vivere solo per i propri interessi e piaceri egoistici.
Ammiro Cuba per quello che ha fatto per l’umanità in quasi decenni d’esistenza rivoluzionaria. L’internazionalismo cubano è ciò che io personalmente vedo come “il mio comunismo”. Cuba ha cuore e fegato. Sa combattere, abbracciare, cantare e ballare e non tradire i propri ideali. Cuba è l’ideale? È perfetto? No, ovviamente non lo è. Ma non chiedo la perfezione, da Paesi o popoli, o dalle rivoluzioni nel caso. La mia vita è ben lungi dall’essere “perfetta”. Tutti facciamo errori e sbagli: Paesi, popolo e rivoluzioni. La perfezione in realtà mi fa orrore. È fredda, sterile e ipocrita. È ascetica, puritana e quindi disumana, persino perversa. Non credo nei santi. E sono in imbarazzo quando qualcuno finge di esserlo. Questi piccoli errori e “imperfezioni” effettivamente rendono popoli e Paesi così caldi, adorabili, umani. Il corso generale della rivoluzione cubana non è mai stato “perfetto”, ma si è sempre basato sulle radici più profonde ed essenziali dell’umanesimo. E anche quando Cuba rimase sola, o quasi (vi era la Cina alla fine, come scrissi e come Fidel confermò poco dopo nelle sue “Riflessioni”, che estese a Cuba la sua potente mano fraterna), sanguinava, soffrì e rabbrividì per il dolore portato da innumerevoli tradimenti, ma non si allontano dal cammino, non si piegò, non pregò e non si è mai arresa! È così che penso che popoli e Paesi dovrebbero vivere. Non dovrebbero scambiare ideali con ninnoli, amore per sicurezza e vantaggi, decenza per ricompense ciniche e insanguinate. La Patria no se vende , dicono a Cuba. Tradotto liberamente: “La Patria non va mai venduta”. Credo anche che l’umanità non debba mai essere venduta, così come l’Amore. Ed è per questo che sono comunista!
Tradire ciò che noi, esseri umani, siamo veramente, così come tradire i più poveri tra i poveri e i più vulnerabili tra noi è, credo, più spaventoso del suicidio, della morte. Un popolo, un Paese o una cultura che prospera sulla sofferenza degli altri è defunta, completamente immorale. L’occidente fece esattamente questo, per decenni e secoli. Visse da e prosperò sulla riduzione in schiavitù degli altri usurpando tutto sopra e sotto la superficie della nostra Terra. E corruppe, moralmente e finanziariamente milioni di persone nelle sue colonie e Stati clienti, trasformandoli in spudorati e smidollati collaboratori. E ‘educò’, indottrinò e organizzò enormi eserciti di traditori, in tutti i continenti, in quasi tutti gli angoli del mondo. Il tradimento è l’arma più potente dell’impero occidentale: tradimento e oblio. L’occidente trasforma gli esseri umani in prostitute e maggiordomi, e chi lo rifiuta in prigionieri, schiavi e martiri. L’indottrinamento è ben pianificato. I sogni sono avvelenati e gli ideali insudiciati. Niente di puro può sopravvivere. Le persone sono spinte a fantasticare solo su hardware; telefoni e tablet, auto e televisori. Ma i messaggi sono vuoti, nichilistici, ripetitivi e superficiali. Le auto ora possono guidarle velocemente, ma non c’è niente di veramente significativo alla fine del viaggio. I telefoni hanno migliaia di funzioni e applicazioni, ma trasmettono messaggi sempre più banali. I televisori rigurgitano propaganda e intrattenimento intellettualmente tossico. Tutto porta profitti alle grandi aziende. Garantisce obbedienza. Rafforza il regime. Ma in molti modi, l’umanità è sempre più povera, mentre il Pianeta è quasi interamente rovinato. La bellezza è sostituita da immagini sanguinose. La conoscenza viene sputata, sostituita dal pop primitivo. Oppure si confonde con quei diplomi dall’aspetto ufficiale coi timbri di approvazione rilasciati dai centri di indottrinamento chiamati università: “Laureato: pronto a servire l’impero!” La poesia è scomparsa, dalla maggior parte delle librerie e dalla vita. L’amore è ora plasmato da immagini della cultura pop, ancorate a dei dogmi cristiani “retrò”, oppressivi e obsoleti. È chiaro che solo il comunismo è stato finora abbastanza forte da affrontare l’essenza delle forze più potenti e distruttive del nostro pianeta: il colonialismo/imperialismo occidentale, fermo nel matrimonio disgustoso e incestuoso con la propria prole crudele feudale, banda capitalista e religiosa delle ‘élite locali’ nei Paesi occupati e in rovina nel mondo. L’Impero e i suoi servitori tradiscono l’umanità. Rovinano il Pianeta, spingendolo in uno stato in cui potrebbe diventare inabitabile. O dove la vita potrebbe perdere senso. Per me essere un vero comunista significa questo: essere impegnato nella lotta continua allo stupro incessante del cervello, del corpo e della dignità umana, contro il saccheggio delle risorse e della natura, contro l’egoismo e il conseguente vuoto intellettuale ed emotivo. Non m’interessa sotto quale bandiera avviene: rossa con falce e martello, o rossa con diverse stelle gialle. Sto bene con entrambi, a patto che le persone che le innalzano siano oneste e preoccupate del destino dell’umanità e del nostro Pianeta. E finché le persone che si definiscono comunisti sanno ancora sognare!
I propagandisti occidentali dicono: “mostrateci una società comunista perfetto!” Rispondo: “Non esiste una società del genere. Gli esseri umani, come abbiamo già stabilito, non sanno creare qualcosa di perfetto. Fortunatamente!” Solo i fanatici religiosi mirano alla “perfezione”. Gli esseri umani morirebbero di noia in un mondo perfetto. La rivoluzione, rivoluzione comunista, è un viaggio; un processo. Un enorme, eroico tentativo di costruire un mondo di molto migliore, usando cervelli, muscoli, cuori, poesia e coraggio umani! Si tratta di un processo continuo, dove i popoli danno più di quello che prendono, e quando non c’è sacrificio, solo adempimento del dovere verso l’umanità. Che Guevara una volta disse: “I sacrifici fatti non vanno visti come una carta d’identità. Sono niente di meno che l’adempimento dei doveri”. Forse in occidente è troppo tardi perché tali concetti prosperino. Egoismo, cinismo, avidità ed indifferenza sono state iniettate con successo nel subconscio della maggior parte delle persone. Forse è per questo che, nonostante tutti i privilegi materiali e sociali, gli abitanti di Europa e Nord America (ma anche del Giappone) sembrano depressi e cupi. Vivono solo per se stessi, a spese degli altri. Vogliono sempre più beni materiali e privilegi. Hanno perso la capacità di definire la propria condizione, ma probabilmente, nel profondo, si sentono vuoti, intuendo che qualcosa è terribilmente sbagliata. Ed è per questo che odiano il comunismo. Ecco perché si credono a bugie ipocrite, inganni e dogmi consegnatigli dalla propaganda del regime. Se i comunisti avessero ragione, avrebbero torto. E sospettano di essersi sbagliati. Il comunismo è la loro cattiva coscienza e gli fa temere che la bolla di bugie possa un giorno svelarsi. La maggior parte delle persone occidentali, anche chi si pretende di sinistra, vuole che il comunismo scompaia. Vuole infangarlo, coprirlo di immondizia; portarlo “al proprio livello”. Vuole mettergli la museruola. Cerca disperatamente di convincersi che il comunismo è sbagliato. Altrimenti, la responsabilità di centinaia di milioni di vite perse li perseguiterà incessantemente. In caso contrario, dovrebbe sentire e forse anche accettare il fatto che i privilegi di europei e nordamericani si basano su crimini terribili contro l’umanità! Altrimenti, sarebbe costretto, per motivi morali, a smantellare tali privilegi (cosa davero impensabile, data la mentalità occidentale). La recente posizione della maggioranza degli europei verso i profughi da Paesi destabilizzati dall’occidente, mostra chiaramente come sia moralmente defunta l’occidente in realtà. È incapace di giudizi etici basilare. La sua capacità di pensare logicamente è collassata. Ma l’occidente governa ancora il mondo. O più precisamente, l’abusa spingendolo al disastro. La logica imperialista occidentale è semplice: “Se violentiamo e saccheggiamo, è perché se non lo facciamo, lo farebbero gli altri! Tutti sono uguali. Non ci si può fare niente. Ciò che facciamo è essenziale alla natura umana”. Non è così. È spazzatura. Ho visto persone comportarsi meglio, molto meglio di così, quasi ovunque al di fuori del mondo occidentale e delle sue colonie. Anche quando riescono a sfuggire da torturatori e carcerieri, dall’impero, solo per un paio di anni, si comportano molto meglio. Ma di solito non sono autorizzati a sfuggire per troppo tempo: l’impero colpisce potentemente contro chi osa sognare la libertà. Organizza colpi di Stato contro governi ribelli, destabilizza economie, sostiene l'”opposizione” o invade direttamente. È assolutamente chiaro a chiunque sia ancora in grado e desideroso di vedere come se il criminale impero occidentale crollasse, gli esseri umani vorrebbero e potrebbero costruire grandi società egualitarie e compassionevoli. Credo che questa non sia la fine. I popoli si svegliano dall’indottrinamento, dallo stupore. Si forgiano nuove e potenti alleanze antimperialiste. Il 2016 non è il 1996, quando sembrava che non ci fosse speranza a sinistra. La guerra è intrapresa, la guerra per la sopravvivenza dell’umanità. Non è una classica guerra di proiettili e missili. È una guerra di nervi e ideali, sogni e informazioni. Prima di morire, il grande scrittore e rivoluzionario uruguaiano Eduardo Galeano mi disse: “Presto verrà il momento e il mondo rialzerà le vecchie bandiere!” Succedendo adesso! In America Latina, Africa e Asia, in tutta l’ex-Unione Sovietica e in Cina, il popolo chiede più comunismo, non meno. Non sempre chiamano Comunismo col suo nome, ma ne gridano l’essenza: libertà e solidarietà, passione, fervore, coraggio di cambiare il mondo, uguaglianza, giustizia e internazionalismo. Non ho dubbi che vinceremo. Ma sospetto anche che prima di noi l’impero insanguinerò interi continenti. Il desiderio degli occidentali di governare e controllare è patologico. Sono pronti ad uccidere a milioni chi non vuole piegarsi. Ne hanno già ucciso centinaia di milioni nei secoli. E ne sacrificheranno altri milioni. Ma questa volta saranno fermati. Ci credo e, assieme ad altri, lavoro giorno e notte per realizzarlo. Perché è mio dovere… Perché sono comunista!

Andre Vltchek era filosofo, romanziere, regista e giornalista investigativo. Aveva seguito guerre e conflitti in decine di Paesi. Tre dei suoi ultimi libri sono “La grande rivoluzione socialista d’ottobre”, il romanzo rivoluzionario “Aurora” e il saggio politico più venduta: “Svelare le menzogne dell’imero”. Guardate gli altri libri qui. Guardate Rwanda Gambit, il documentario rivoluzionario su Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo e il film con Noam Chomsky “Sul Terrorismo occidentale”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio