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George Orwell e la lotta della CIA al “totalitarismo”

Danielle Bleitrach, Histoire et Societé 15 settembre 2020

In tutta semplicità e poiché si deve dire pane al pane, mi sembra necessario denunciare chi è promosso nel pantheon di sinistra, ho delle antipatie particolari che vanno dalle Olimpiadi di Gouges a Orwell passando per il democratico Juan Carlos e il “resistente” Mitterrand, e Gaston Deferre secondariamente, persone la cui promozione è negazionismo storico. Tali personaggi devono farci inghiottire in nome della visione piccolo borghese dell’emancipazione, l’odio per la Rivoluzione. Con ogni onore, ecco uno dei peggiori: Georges Orwell.
Paradossalmente, le rivelazioni di Julian Assange e il ruolo da grande fratello svolto dalla CIA, anche attraverso i nostri oggetti quotidiani, portavano alcuni commentatori a moltiplicare i riferimenti al capolavoro di Georges Orwell: 1984. Eppure il personaggio era lui stesso un agente della CIA dal frenetico anticomunismo. Inoltre, non si accontentò di redigere dossier sui comunisti ma anche su omosessuali, neri, ebrei sospettati di essere sensibili all’URSS e al suo ruolo nella decolonizzazione nonché nella lotta al Nazismo. La “Lista di Orwell” consegnata alla CIA così come si sa è ricca di osservazioni antisemite, contro i neri e gli omosessuali (in un momento in cui l’accusa di omosessualità portava al processo).
L’11 luglio 1996, un articolo sul quotidiano inglese The Guardian spiegava che George Orwell, nel 1949, collaborò coll’Information Research Department (sezione del British Foreign Office collegata ai servizi d’intelligence) coll’intermediazione di una funzionaria di questo: Celia Kirwan. Orwell avrebbe consegnato a questo agente un elenco di giornalisti e intellettuali “criptocomunisti”, “compagni di viaggio” o “simpatizzanti” dell’Unione Sovietica. La realtà di tale collaborazione è dimostrata da un documento declassificato il giorno prima dall’Ufficio del registro pubblico. L’informazione fu diffusa in Francia dai quotidiani Le Monde (12 e 13 luglio 1996) e Liberation (15 luglio 1996). Il pubblico francese apprese in questa occasione che l’autore di 1984 “denunciò i “criptocomunisti” al Ministero degli Esteri” (Le Monde, 13 luglio 1996). Nell’ottobre 1996, la rivista L’Histoire si spinse oltre, spiegando che Orwell “partecipò spontaneamente alla caccia alle streghe” organizzata contro gli intellettuali comunisti dal Foreign Office. Ma è il libro dell’inglese Frances Stonor Saunders The CIA and the Cultural Cold War (Granta, 1999) (La guerra fredda culturale, Fazi, 2003) assieme ad altri lavori non tradotti (1) che rivelano chi fosse davvero il personaggio e perché è logicamente l’idolo che accompagnò la rivoluzione conservatrice e certi trotskisti che sono di fatto i migliori alleati di Soros, anche se fingono di essere antimperialisti. Li troviamo ovunque Soros svolge effettivamente la sua buona opera, in Crimea ad esempio, sempre pronti a denunciare il nuovo grande fratello designato dalla CIA, che sia un Paese del Medio Oriente o la Cina… questi sono gli stessi che si permisero di accusare Aragon di essere un malvagio “stalinista”. In breve, i discepoli di Orwell… che ora hanno voce su l’Humanité e la cosiddetta stampa comunista… Ma secondo il ben documentato libro di Frances Stonor Saunders, colui che sviluppò la teoria non fu Orwell ma Koestler: “la distruzione del mito comunista poteva essere compiuta solo mobilitando personalità di sinistra e non comuniste” in una campagna di persuasione (…) In effetti, per la CIA, la strategia della promozione della sinistra non comunista divenne il fondamento teorico delle operazioni dell’Agenzia contro il comunismo nei due decenni successivi (2)”, (citato da Frances Stonor saunders p.73-74).
L’Humanité e chi da decenni guida il PCF sembra indiscutibilmente “agire” e dovetti visitare Cuba, dove siamo molto attenti per una buona ragione a tale tipo di influenza, per scoprirla, ma è ovvio che decenni di lavoro ideologico sui comunisti hanno attuenuato l’attenzione. Il fatto è che i capi de l’Humanité e del PCF, ed anche dei sindacati, seguono esattamente la tattica della CIA: mobilitare contro il marxismo e la storia del partito la sinistra non comunista ed anche chiaramente anticomunista, imponendo una censura spietata a tutti gli intellettuali designati come “stalinisti”, appunto comunisti. La teoria fondante della CIA che permise di stabilire una forte convergenza tra i suoi reclutati fu presentata da Schlesinger in The Vital center, uno dei tre libri più influenti del 1949 e di cui la CIA assicurò la promozione (gli altri due furono Il dio che è fallito di Koestler e 1984 di Orwell). Il tema di Schlesinger è il possibile raduno della sinistra non comunista, di cui Frances Saunder descrive le significative risorse finanziarie, stampa e riviste di cui godevano: “tracciò la mappa del declino della sinistra e finale paralisi morale dopo la corruzione della rivoluzione del 1917, e definiva “l’evoluzione della sinistra non comunista” come quella necessaria per unirsi ritagliandosi uno “spazio di libertà”. Alcuna “lampada alla finestra per guidare i comunisti” andava lasciata.
Quando un governo europeo, della Francia del Programma comune con cui Mitterrand fece l’offerta pubblica di acquisto, o l’attuale governo portoghese e persino spagnolo, puntando tutto a minimizzare il ruolo dei comunisti e ad organizzare la pressione sul loro totalitarismo collegandosi a una sinistra che pretende di difendere le libertà. È ovvio, come analizzavo nelle mie memorie, che numerosi leader comunisti siano caduti in questo piano, di cui è necessario analizzarne i legami coll’eurocomunismo, e purtroppo leggere ancora oggi buona parte della stampa comunista riecheggiare tale negazionismo, e ciò spiega molto. Inoltre fa pensare il modo con cui certi “capi” del PCF pur seguendo “la gôche”, cadano sempre dalla parte delle “buone opere della CIA”: tanta costanza sfida la probabilità della mera incompetenza…

1) Annie Lacroix in un articolo su Le Monde Diplomatique cita numerosi altri autori anglosassoni che fecero fatto luce su questo ormai noto ruolo di Georges Orwell, citiamo in particolare: Richard J. Aldrich, The Hidden Hand : Britain, America, and Cold War Secret Intelligence (John Murray, 2001); James Smith, British Writers and MI5 Surveillance, 1930-1960 (Cambridge University Press, 2013), in particolare il capitolo su Orwell e Arthur Koestler, p. 110-151; Andrew Defty, Britain, America and Anti-Communist Propaganda, 1945-1953 : The Information Research Department (Routledge, 2004). Orwell, idolo dei neocon sempre più venerato dagli anni ’80? Non è una colpa.
2) Michaël Warner “Origin of The Congress for cultural Freedom. Studies in Intelligence, vol 38/5, estate 1995. Storico che lavora per la CIA, Michaël Warner ha potuto consultare i dossier riservati inaccessibili ad altri ricercatori ma essendo dell’agenzia compie inesattezze ed omissioni da cui bisogna stare attenti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio