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Il sostegno al caudillismo di Trump tra i ricchi espatriati latinoamericani

Wayne Madsen, SCF 17 settembre 2020La classe politica degli Stati Uniti di esperti, sondaggisti, editorialisti ed eterni mezzibusti dei notiziari via cavo attualmente spacciano l’idea che il candidato presidenziale democratico Joe Biden abbia un problema con la comunità ispanica. Questo argomento si basa sulla premessa falsa che la comunità ispanica sia un monolite politico che gravita, negli ultimi anni, verso i candidati repubblicani. A dire il vero, c’è una base conservatrice nel voto ispanico tra gli esiliati, per lo più bianchi, nel sud della Florida, venuti negli Stati Uniti per fuggire, insieme ai loro conti bancari offshore, dai governi socialisti e progressisti saliti al potere dopo aver rovesciato ldittature dei “caudillos” sostenuti dalla CIA a Cuba, Nicaragua e Venezuela. Creando un nuovo centro di potere politico a Miami, i cubani espatriati che sostenevano la dittatura di Batista finanziata da CIA e mafia a Cuba, fondarono una comunità di destra conosciuta come “Little Havana” a Miami. La CIA utilizzò i veterani delle forze armate di Batista a Miami per reclutare mercenari per le operazioni “anticomuniste” in America centrale, Bolivia e Caraibi, inclusa l’invasione abortita di Cuba della “Baia dei Porci” del 1961 per spodestare Fidel Castro e la guerra dei “contra” degli anni ’80 contro il governo sandinista del Nicaragua.
Dopo che il dittatore nicaraguense Anastasio Somoza fu estromesso dai sandinisti nella rivoluzione del 1979, i sostenitori di Somoza si trasferirono nel sud della Florida, dove si riunirono alla “Little Managua” di Miami e ai loro camerati cubani nel fomentare movimenti politici anti-progressisti in America Latina. Dopo che Hugo Chavez salì al potere in Venezuela nel 1999, l’élite europea del Venezuela, temendo che il potere politico fosse conferito alla popolazione mista autoctona promuovendo politiche socialiste, impacchettò i conti bancari e si trasferì nel sud della Florida formando una comunità molto unita a Doral, nella contea di Miami-Dade, in seguito nota come “Little Caracas”. Di numero inferiore rispetto a cubani e venezuelani, colombiani esiliati, molti con soldi e legami col cartello della droga, si stabilirono a Little Havana e Little Caracas. Il motivo principale dell’immigrazione colombiana era sfuggire alle violenze in Colombia causate dai cartelli della droga supportati dai governi filo-USA in Colombia. Quando i repubblicani dicono che Donald Trump ha il sostegno della comunità ispanica della Florida, si riferiscono agli esiliati per lo più bianchi di Miami-Dade. Tali cosiddetti “ispanici”, in gran parte senza radici etniche native americane o afro-caraibiche come i connazionali sostenitori del socialismo, sostengono candidati come Trump per nostalgia per i caudillos antidemocratici e fascisti come Batista, Somoza e Marcos Pérez Jiménez in Venezuela. A Little Havana, l’uomo più odiato dopo Fidel Castro è il presidente John F. Kennedy, con Barack Obama al terzo posto. Little Havana e le controparti, Little Managua e Little Caracas, sono focolai dell’estrema destra e dei politici estremisti.
Ciò che non viene segnalato in gran parte dal complesso dell’infotainment degli Stati Uniti è il sostegno schiacciante del duo Biden-Kamala Harris nella comunità caraibica del sud della Florida composta da bahamiani, giamaicani, haitiani e altri provenienti dai Caraibi inglesi, francesi e creoli Harris, il cui padre era giamaicano, attinse al sostegno delle comunità caraibiche della Florida meridionale e di Houston, in Texas. Trump ha anche scarso sostegno tra i messicano-americani di Texas, New Mexico, Arizona, Nevada e California. Videro l’amministrazione Trump strappare bambini e ragazzi ai genitori richiedenti asilo da Messico meridionale, Guatemala, Honduras ed El Salvador. La comunità ispanica degli Stati Uniti sudoccidentali non dimenticherà mai le foto di neonati e bambini dei migranti meticci e maya costretti a vivere in gabbie nei campi di concentramento nella regione del confine meridionale degli Stati Uniti. In molti casi, non è corretto riferirsi a maya e ad altri richiedenti asilo indigeni del Messico meridionale e dell’America centrale come latini o ispanici, poiché sono amerindi purosangue e parlano solo lingue tribali native e sono parzialmente o totalmente ignoranti la lingua spagnola, figuriamoci l’inglese. Ciò che costrinse queste persone sfortunate a fuggire al nord e all’asilo speranzoso sono le dittature dei caudillos finanziati da CIA e signori della droga nei loro Paesi d’origine, in particolare nel Triangolo di Guatemala, El Salvador e Honduras.
A differenza degli esiliati nel sud della Florida, a cui furono concesse volentieri residenza e cittadinanza statunitensi, gli esiliati meticci e indigeni del sud-ovest degli Stati Uniti non avevano l’iscrizione a club campestri (come Mar-a-Lago di Trump a Palm Beach, Florida), comunità protette e conti bancari riciclati a Miami che li aspettano negli Stati Uniti. Il migrante medio finanziariamente benestante in Florida da Venezuela, Cile, Colombia, Panama e Perù paga in media 450000 dollari per una casa di quattro camere da letto con ampi cortili e piscine. Tale benessere non è certamente la norma tra gli immigrati nel sud-ovest nordamericano o Texas. Per molti dei sostenitori ispanici di Trump nel sud della Florida, Trump è al servizio della tradizione latinoamericana del caudillismo, classismo e razzismo istituzionale, luogo comune nei loro Paesi di origine ma anatema per la democrazia costituzionale statunitense moderna e lo Stato di diritto. Circa 141 caudillos occuparono palazzi presidenziali nelle nazioni latinoamericane sin dall’indipendenza. I loro governi cleptocratici e nepotistici, mantenuti al potere da militari ed oligarchi trincerati, portò generazioni a sperimentare la dittatura piuttosto che governi democratici. Non c’è mai stato un tale caso di caudillismo nella storia degli Stati Uniti, cioè fino a Trump. Le tradizioni culturali portate negli Stati Uniti dai ricchi esiliati bianchi dall’America Latina si tradissero nel sapere sostenere i senatori cubano-americani di destra come Marco Rubio e Ted Cruz. Gli ordini a Trump e senatori come Rubio e Cruz di imporre sanzioni a Cuba, Venezuela e Nicaragua arrivarono dai ricchi esiliati di Little Havana, Little Managua e Little Caracas in Florida. Per loro è mero scambio del voto a una politica estera statunitense che punisca Cuba, Venezuela e Nicaragua.
La minaccia rappresentata da Trump e dal caudillismo non sfugge alla comunità della diaspora nera delle Indie occidentali della Florida. L’aggiunta della giamaicana-americana Kamala Harris alla coppia democratica elettrizzava la comunità delle Indie occidentali. Gli elettori di Florida e Texas dalle radici in Giamaica, Guyana, Belize, Trinidad e Tobago, Barbados, Bahamas, Curaçao e Haiti sanno fin troppo bene cosa si prova a venire da Paesi che condividono confini coll’America Latina e sono governati da minacciosi caudillos. Non vogliono sostenere Trump o i seguaci del caudillismo nel sud della Florida. La tradizione politica degli americani delle Indie occidentali è la democrazia parlamentare di Westminster, non dei tiranni militari dai petti coperti di medaglie, ma giudici e avvocati che indossano le parrucche dei tribunali britannici. Nelle fila anti-Trump in Florida si aggiungono i residenti portoricani, molti profughi per gli uragani che videro devastare il loro Commonwealth statunitense, e la cui gente viene ripetutamente attaccata da Trump e dalla sua amministrazione. Gli ispanici della classe operaia in Florida, a differenza dei ricchi espatriati latinoamericani, si preoccupano ogni volta che sentono Trump parlare di terzo o quarto mandato incostituzionale da presidente. Molti immigrati poveri dall’America Latina negli Stati Uniti sono fuggiti dai dittatori nei loro Paesi nativi e l’ultima cosa che vogliono è vedere Trump proclamarsi presidente a vita.

Traduzione di Alessandro Lattanzio