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Svelato l’ultimo complotto di Guaidó

Misión Verdad, Internationalist 360°, 17 settembre 2020La giornalista anti-Chávez di Miami Patricia Poleo ha di nuovo sparato contro il “leader” imposto dell’opposizione venezuelana, Juan Guaidó, questa volta rivelando un complotto estorsivo contro affaristi a spese del suo governo inesistente. La corruzione sempre più intricata del governo parallelo di Guaidó, sostenuto da potenti elementi esteri, dagli Stati Uniti, sono un affronto al bene nazionale e al legittimo controllo dello Stato venezuelano su di esso. Queste risorse sono anche la mela della discordia tra agenti politici e economici al di fuori del Venezuela; inoltre, sono causa di estorsioni, pressioni e ricatti reciproci, che emergono come controversie spazzatura. Tutto questo avviene con lo schema del “recupero” dal “falso governo” dei beni venezuelani all’estero, che una volta nelle mani dei funzionari di Guaidó fuori dal Venezuela, sono esclusi dalle istituzioni venezuelane, senza responsabilità nelle oscure modalità del trafficoo.

Sicari dell’economia nei Caraibi
Poleo divulgava una serie di documenti che mostrano la formazione di un consorzio chiamato Caribbean Recovery Assets (CRA) formato dalle società LockinCapital e Global Risk Management, i cui amministratori sono Jorge Reyes e Pedro Antar. Il CRA, creato solo per derubare i beni nazionali nei Caraibi, ha le caratteristiche speciali del volto aziendale per agire, come terza parte, nell’esecuzione di azioni “amministrative” del “governo parallelo” di Guaidó. Il Venezuela, col PDV Caribe, ha una percentuale di capitale del 25%-60% in società fondate in 12 Paesi caraibici, nell’ambito della piattaforma di beni e servizi della Petrocaribe per distribuire il carburante secondo il trattato di cooperazione energetica. Questi beni sarebbero il “bersaglio” di tali operazioni di rapina pseudo-legali. Secondo Poleo, “Lo scopo della proposta CRA, sarebbe eseguire un piano strategico a breve termine (3 mesi) per recuperare i debiti scaduti e avviare la rinegoziazione della ristrutturazione del 50% dei conti finanziati, fornendo così al governo provvisorio nuove entrate e fondi in dollari”. Il consorzio CRA fungerebbe da intermediario nella gestione del debito, ma oltre a ciò tratterebbe anche con queste società, promuovendo il “recupero dei beni” e svolgendo attività di “intelligence” finanziaria in 19 Paesi caraibici. Sarebbe quindi beneficiario del 18% del valore delle somme “recuperate”, liquide e fisiche. Tanti eufemismi nel gergo finanziario in realtà nascondono atti di brigantaggio aziendale col consorzio CRA, come dei teppisti che puntano ad attaccare aziende e governi nei Caraibi esercitando pressioni.

Negoziati frustrati, estorsioni e accuse tra sicari economici
Poleo, che nell’articolo concorda chiaramente col dispiegamento del CRA, afferma che gli sforzi del consorzio furono frustrati dal fallimento dei negoziati con la squadra di Guaidó. Le azioni del consorzio sarebbero state sostenute da un contratto tra essi e il “governo ad interim”, che Guaidó aveva con CRA che, sebbene avesse un “buon professionista” all’inizio, non continuò secondo Poleo, “Perché i rappresentanti del Consorzio hanno rifiutato di essere ricattati, di pagare le provvigioni e le tangenti chieste da ciascuno dei funzionari del Governo ad interim, in cambio della concessione del contratto”. Va notato che, in tale complotto, Poleo non difende la buona procedura che dovrebbe avere il proto-governo di Guaidó. Il suo lavoro da informatrice, in questo caso, è supportato da acquisizioni di schermate, prove e altri dati forniti dagli “interessati”, vale a dire, dai rappresentanti del consorzio CRA che evidentemente fanno affermazioni infanganti sui media per via gli affari perduti, non potendo ottenere il 18% delle risorse che intendevano saccheggiare nei Caraibi. I fratelli Fernando e Magin Blasi-Blanchard vi parteciparono. Fernando, come incaricato d’affari di Guaidó a Washington e braccio destro dell’“ambasciatore” di Guaidó in quel Paese, Carlos Vecchio. Riappare anche José Ignacio Hernández, il falso avvocato di Guaidó, che avrebbe dato il via libera al CRA su “lavoro” e commissione del 18%. Allo stesso modo, il presidente del consiglio ad hoc del falso PDVSA di Guaidó, Luis Augusto Pacheco Rodríguez e Yon Goicoechea come congressista.
Tutti parteciparono a riunioni preparatorie per orchestrare le rapine nei Caraibi a capo del consorzio di riferimento. A tal fine si ebbero diversi incontri dall’inizio del 2019, in coincidenza col furore del “governo parallelo” e la ricerca di beni venezuelani. Tuttavia, nell’ottobre 2019, tutto portava alla Commissione presidenziale per la gestione delle risorse appena creato, quindi i rappresentanti del consorzio ebbero un’intesa con Javier Troconis, capo della commissione nominata da Guaidó. Poleo riferiva che Fernando e Magin Blasi-Blanchard, autorizzati da Troconis, chiesero al CRA “una commissione di 750000 dollari, e quella del 18% della quota del Consorzio, il 50% gli fu dato. Cioè furono considerati partner del consorzio che assumevano”. Questo era solo per avviare il loro contratto. Dopo mesi di ritardo e in vista del rifiuto del CRA di pagare l’estorsione, sarebbero stati nuovamente avvicinati da Magin Blasi-Blanchard, chiedendo un anticipo di 750000 dollari: “avete cinque minuti per depositare 50000 dollari. Altrimenti… dimenticatevi il contratto!”. Nel miglior stile dei gangster tropicali.

Crimini federali, politici e istituzioni nordamericani
Queste denunce, con frasi dettagliate, arrivarono a Poleo grazie alle accuse di Jorge Reyes e Pedro Antar, presunte “vittime”. La giornalista, secondo le sue fonti (CRA), concluse che l’estorsione a cui furono sottoposti costoro sia un crimine federale negli Stati Uniti, secondo il Foreign Corrupt Practices Act. Questa legge “vieta ad aziende e nordamericani di pagare tangenti a funzionari stranieri negli Stati Uniti per promuovere accordi commerciali. La legge si applica ai comportamenti vietati in qualsiasi parte del mondo e si estende alle società statunitensi quotate in borsa”, affermava Poleo. La trama diventava più complessa e pericolosa, poiché funzionari statunitensi sarebbero consapevoli delle intenzioni del consorzio CRA e dei suoi negoziati frustrati col “governo ad interim”. Poleo chiese ai direttori del consorzio CRA se qualche funzionario statunitense sapesse della proposta di “recupero” dei beni venezuelani di Petrocaribe, e risposero che l’ex-governatore della Florida, ora senatore Rick Scott, e il senatore Marco Rubio, lo sapevano, quest’ultimo tramite una comunicazione via email del 24 febbraio 2020. Questa accusa sarebbe intesa come ulteriore pressione del CRA attraverso Poleo su Guaidó e il suo staff, per fargli sapere che Scott e Rubio (alleati chiave anti-Chávez) sanno delle loro pratiche.
Le denunce pungono e si diffondono. In un altro filone, sempre sulle pratiche criminali del “governo parallelo” di Guaidó, furono evidenziati da altre estorsioni a uomini d’affari e l’uso dell’Office of Foreign Assets Control (OFAC) negli Stati Uniti per tali scopi. Poleo pubblicava nuove accuse in cui diversi uomini d’affari venezuelani venivano estorti da funzionari di Guaidó e minacciati di essere inseriti nella “lista nera” dell’OFAC avendo rapporti col governo venezuelano. La complessità degli scontri tra agenti politici e imprenditoriali anti-chavisti sui beni venezuelani sulla scia delle contraddizioni lasciata dal blocco del Paese, arrivava alla sfera dei media aggiungendosi alle sempre più numerose denunce contro Guaidó e accoliti fuori dal Venezuela.

Traduzione di Alessandro Lattanzio