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Come la Cina smonta la supremazia nel Medio Oriente degli Stati Uniti

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 17.09.2020Mentre gli ultimi due presidenti degli Stati Uniti fecero campagna per il ritiro dal Medio Oriente, sulla scia della “rivoluzione del petrolio di scisto” negli Stati Uniti, farlo non era solo difficile a causa della sconfitta geostrategica che questo ritiro darà alla supremazia degli Stati Uniti in Medio Oriente, ma anche dalla crescente concorrenza che gli Stati Uniti affrontano dai rivali strategici: Cina e Russia. Questo ritiro o mossa verso una presenza limitata non diverrebbe politicamente e militarmente attrito se non fosse seguito dalla rapido azione di Cina e Russia. Così com’è, la capacità di questi Stati di colmare rapidamente le lacune rende difficile agli Stati Uniti anche mantenere una presenza limitata. Anche uno sguardo superficiale alla presenza militare degli Stati Uniti in Medio Oriente non solo mostra un progressivo ritiro negli ultimi anni, ma anche un’attività quasi altrettanto proporzionale e vistosamente visibile dei concorrenti, creando un dilemma “ritirarsi o non ritirarsi” per i prossimi responsabili politici degli Stati Uniti. Il fatto che Paesi come la Cina continuino a muoversi rapidamente e gli Stati Uniti, nonostante i loro sforzi, non riuscano a limitarne l’attività economica significa che gli Stati Uniti non possono fare a meno di vedere il proprio spazio restringersi, costringendoli a passare a una presenza non militare. La Cina inconsapevolmente accelera ciò che Obama e Trump avevano promesso ai loro elettori. Pertanto, nonostante la presenza degli Stati Uniti in Iraq e la sua ingegneria politica dall’invasione del 2001, la Cina ne è già il principale partner commerciale. Nonostante la “crisi petrolifera” all’inizio di quest’anno, le esportazioni irachene aumentavano grazie alla rapida ripresa della Cina dal COVID-19 e ai legami sempre più profondi coll’Iraq. Mentre le spedizioni dell’Iraq verso Stati Uniti, India e Corea del Sud si sono notevolmente ridotte nel 2020, quelle verso la Cina sono aumentate di quasi il 27,5%. Anche se questo è di per sé un balzo enorme, ciò che lo rende strategicamente importante è il fatto che le relazioni Cina-Iraq si approfondiscono assieme al parallelo ritiro militare nordamericano. Il fatto che la Cina possa arrivare a dominare le esportazioni di petrolio iracheno spiega anche perché gli Stati Uniti iniziavano a prestare particolare attenzione al petrolio iracheno. Questo è, in larga misura, radicato nella competizione tra grandi potenze in Medio Oriente in base a cui gli Stati Uniti resistono senza successo alla Cina. Di conseguenza, i cinesi procedono sfidando gli Stati Uniti in grande stile. Mentre l’accordo Cina-Iran mostra come i cinesi praticamente spazzino via le politiche statunitensi, la “Dichiarazione di Amman” recentemente annunciata mostra come la Cina approfondisca attivamente le relazioni anche col resto del Medio Oriente.
Cogli Stati arabi che approvano il concetto di politica estera centrale della Cina della “comunità dal futuro condiviso per l’umanità” e ne sostengono la posizione su Hong Kong e altre questioni regionali e globali, non si può negare che il Medio Oriente nel complesso veda nella partnership con la Cina enormi prospettive di sviluppo economico. L’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) cinese ha già annunciato che la sesta riunione annuale si terrà a Dubai il 27-28 ottobre 2021. Questa è la prima volta che AIIB terrà la riunione annuale in Medio Oriente e ci vorrà un posto in parallelo col Dubai World Expo. Negli ultimi anni, la presenza dell’AIIB in Medio Oriente è cresciuta col finanziamento di una serie di progetti nella regione, tra cui il massimo progetto di energia solare dell’Oman, di gran lunga il primo finanziamento all’energia rinnovabile dell’AIIB nella regione. Questo spiega perché i Paesi arabi (e non arabi) hanno persino sviluppato una visione comune sulla questione altrimenti delicata della presunta “persecuzione” dei “musulmani nello Xinjiang, definendola sforzi “antiterrorismo” della Cina e sostenendo il programma di deradicalizzazione. La battaglia diplomatica all’ONU mostrava come influenza e peso politico ed economico della Cina aumentino, consentendole di assicurarsi vittorie diplomatiche cruciali.
Mentre le crescenti relazioni economiche della Cina coi Paesi arabi/mediorientali possono garantirsi in modo permanente le forniture di petrolio, il “fattore Cina”’ insieme alla tendenza a sviluppare una rete economica e connettiva può anche trasformare il panorama geo-politico regionale, in particolare riducendo l’intensità delle rivalità regionali. Anche se smussare il Medio Oriente non sarà facile nemmeno per la Cina, lo sviluppo economico ha una sua logica, fondamentalmente diversa dalle [politiche statunitensi che coinvolgono] basi militari e incoraggiamento attivo delle rivalità regionali. Anche se questo non vuol dire che il ruolo degli Stati Uniti in Medio Oriente finirà, gli sviluppi sopra discussi e modello e portata su cui ciò che accade dimostrano che la Cina non è più un attore distante e che aumenta spazio e presenza a scapito degli Stati Uniti, rendendoli, nonostante la continua leva militare relativa, il nuovo attore distante.

Salman Rafi Sheikh, ricercatore-analista di Relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio