Crea sito

Lavrov offre a Merkel la scelta tra Russia e Navalnij

Rostislav Ishenko, Stalker Zone, 12 settembre 2020

In effetti, la dichiarazione rilasciata un paio di giorni fa, in cui la Russia accusava la Germania dell’imminente deterioramento dei rapporti tra i Paesi a causa di Navalnij, aveva lo status di dichiarazione del Ministero degli Esteri. Ma poiché il ministero diplomatico non rilascia dichiarazioni che non sarebbero approvate dal capo, possiamo giustamente definire Sergej Lavrov suo coautore. Inoltre, sono assolutamente sicuro che se Vladimir Putin non ha modificato questa dichiarazione, almeno ne conosceva il contenuto ricevendo l’approvazione del presidente. È troppo chiaro. Da un lato è possibile, ovviamente, ricordare le dichiarazioni del Ministero degli Esteri sul caso Skripal e trovarvi passaggi simili. Ma il fatto è che nel caso Skripal avevamo a che fare col Regno Unito. Questo Paese ha sempre assunto una posizione ostile nei confronti della Russia. I legami economici tra Mosca e Londra non sono mai stati strategici. La Gran Bretagna è sempre stata un fedele alleato degli Stati Uniti. Pertanto, era possibile avvertire la Gran Bretagna del deterioramento delle relazioni in modo completamente libero: gli inglesi ovviamente cercavano di peggiorarle, e anche se presumessimo che l’operazione degli Skripal fosse fallita, avrebbero escogitato qualcos’altro. La Germania è un’altra questione. Mosca ha fatto molti sacrifici, costruendo scrupolosamente e attentamente relazioni strategiche a lungo termine con Berlino. La cooperazione nel settore energetico si è da tempo sviluppata in economia generale e quest’ultima iniziava a svilupparsi in avvicinamento politico, con la tendenza a stabilire relazioni di alleanza a lungo termine. La posizione dura del governo di Berlino sul Nord Stream 2, che portava la Germania al confronto cogli Stati Uniti, la dichiarazione della leadership tedesca sull’incapacità degli Stati Uniti di garantire la sicurezza dell’Europa e la transizione da partner economico a status di concorrente, tutto questo e molto altro (compresi i comuni problemi russo-tedeschi con la Polonia) testimoniava il grande potenziale di sviluppo delle relazioni russo-tedesche. E qui all’improvviso Mosca sempre estremamente cauta metteva in gioco i frutti di tanti anni di lavoro, presentando a Berlino nient’altro che un ultimatum: o prove nel caso Navalnij o conflitto diplomatico con gravi conseguenze sul partenariato economico e politico. Perché dovrebbe essere così?
Per cominciare, lasciatemi ricordare che chi credeva che Mosca sarebbe stata sempre cauta e si sarebbe arresa, ha avuto diverse opportunità di vedere l’errore di tale visione. Il Cremlino sa scegliere il momento per un colpo acuto e inaspettato come, ad esempio, nell’agosto 2008 a Saakashvili (quando fu sconfitto l’esercito georgiano e riconosciuta l’indipendenza dell’Ossezia meridionale e dell’Abkhazia) o nel marzo 2014, quando la Crimea fu restituita alla Russia. È solo che la Russia prende una posizione dura solo quando è assolutamente sicura della vittoria, e non come Trump, che spaventava Kim Jong-un con le portaerei, e di conseguenza fu costretto a negoziare alle condizioni nordcoreane. La Germania si offriva con durezza, direi sgarbatamente, di pensare a un futuro spiacevole se non avesse fermato i baccanali su Navalnij. La Russia chiese il trasferimento dei materiali che testimoniano l’avvelenamento di Navalnij. Questa è una richiesta normale, perché se c’è un’accusa di avvelenamento deliberato, è necessario avere un’indagine e ci sono accordi sull’assistenza legale tra Mosca e Berlino. La Germania può fornire test, campioni di tessuto e tutto ciò che la Russia richiede. Ma temo che in questo caso la menzogna sull’avvelenamento di Navalnij da veleno militare verrà rapidamente smascherata. La Germania potrebbe rifiutarsi di trasferire tali materiali, ma poi violerà gli accordi e la Russia, come affermava il Ministero degli Esteri, percepirà le azioni di Berlino come provocazione deliberata adottando misure di ritorsione. Tuttavia, il Ministero degli Esteri russo lasciava a Berlino uno spiraglio: è necessario tacere e non stare alla luce ed inviare al più presto possibile l’oppositore in patria. È improbabile che la Germania riesca a trarre vantaggio da ciò, si è già parlato troppo di Navalnij, il caso è già stato portato all’Unione europea, Berlino semplicemente non può gonfiarselo da sola. Ma è importante che la Germania abbia opzioni tra cui scegliere, e ora può avviare negoziati con Mosca su una via d’uscita dalla crisi in modo reciprocamente accettabile.
Cosa dava alla Russia questa fiducia? Dopotutto, Mosca conta chiaramente sul fatto che, sotto la minaccia del confronto, Berlino modererà i bollori e cercherà di chiudere rapidamente l’argomento Navalnij. Come già accennato, negli ultimi anni la Germania si è nettamente allontanata dagli Stati Uniti per ragioni oggettive. Inoltre, tale conflitto è di natura fondamentale ed è insolubile nel quadro delle relazioni esistenti. Va tenuto presente che gli Stati Uniti hanno grave influenza su alcuni Paesi dell’UE (in particolare dell’est), che cercano di opporsi al dominio tedesco nell’Unione europea. Soprattutto a tal proposito spicca la Polonia che, proprio come negli anni Venti e Trenta, cerca di spodestare la Germania dalla posizione di leader regionale dell’Europa centro-orientale, per sostituirla. L’alleanza polacco-nordamericana è piuttosto pericolosa per Berlino. La Germania da sola non può resisterle e la Francia, partner di Berlino sulla necessità di riformare l’UE, è anche un concorrente della Germania. Macron, inoltre, compete personalmente con Merkel per lo status di capo dell’UE. L’alleanza con la Francia è inaffidabile e il sostegno francese non garantito. L’unico alleato affidabile è la Russia (se non altro perché obiettivo dell’attacco dai Stati Uniti e Polonia). Solo cooperando con Mosca Berlino può rivendicare una posizione di leadership nell’UE. Promuovendo il tema dell’“avvelenamento di Navalnij”, Berlino chiaramente cercava di contrattare con la Russia certe concessioni geopolitiche (non importa dove: Ucraina, Balcani, non si sa mai dove). Tuttavia, gli oppositori politici interni della politica di riavvicinamento di Merkel con la Russia colsero l’occasione lanciando una campagna contro Nord Stream 2. Merkel è davvero malamente esposta. I media occidentali dicono da anni al pubblico locale che Navalnij è il principale concorrente di Putin in Russia. Pertanto, la notizia del suo avvelenamento, che causava crasse risate tra i russi e domande “chi se ne frega?”, gettava nell’orrore una parte significativa della società occidentale: sempre a Mosca, i concorrenti politici vengono uccisi. In tale contesto, la campagna delle forze filoamericane in Germania per abbandonare il Nord Stream 2 ebbe un sostegno pubblico tale che Merkel non poteva ignorarlo. All’inizio, la cancelliera disse che Navalnij non aveva nulla a che fare coll’oleodotto, ma due giorni dopo corresse la posizione e non escluse che la Germania poteva ritirarsi dal progetto. Allo stesso tempo, Merkel sapeva bene che la chiusura del progetto Nord Stream 2 era un fastidio per la Russia, ma un disastro per la Germania. Non solo perché la sua economia perderà un serio vantaggio competitivo su quella nordamericana. Ci sono altri modi per fornire gas russo alla Germania. Prima di tutto, sarebbe un disastro politico. Di fronte al mondo intero, Berlino perderebbe la lotta sul gasdotto non solo con Washington, ma anche con Varsavia. La Polonia umilierebbe la Germania vincendo una fondamentale battaglia geopolitica, privando Berlino delle prospettive di un’alleanza con la Russia e forse riuscendo a far sì che la maggior parte dei membri dell’Europa orientale dell’UE passino da Berlino a Varsavia. Data la storia delle relazioni polacco-tedesche, non sarebbe solo una sconfitta politica, ma storica e, a proposito, di civiltà.
Cercando di evitare il peggio, Merkel affermava che il destino delle sanzioni anti-russe su Navalnij (incluso Nord Stream 2) sarà deciso non dalla Germania, ma dall’UE. Considerando che molte grandi società energetiche dei principali Paesi dell’UE sono coinvolte nel progetto Nord Stream 2, la Germania potrebbe contare sul fatto che le sanzioni sarebbero bloccate da diversi membri dell’UE o non influenzerebbero Nord Stream 2. Ma in primo luogo i membri dell’UE sono molto sensibili alla pressione degli Stati Uniti. In secondo luogo, perché dovrebbero morire sul campo di battaglia del Nord Stream 2, a cui la Germania è più interessata, se quest’ultima se ne lava le mani? In terzo luogo, gli europei amano contrattare, dicendo “Non imporremo sanzioni troppo dure, ma tu ci dai qualcosa in cambio”. E perché la Russia dovrebbe? Allo stesso tempo, il Cremlino sa molto bene che gli affari tedeschi non perdoneranno né Merkel né il suo partito se il progetto Nord Stream 2 fallisse. Non per niente i capi della CSU (alleata della CDU merkeliana) già affermavano che non si può parlare di sanzioni al Nord Stream 2. Non è ancora successo niente, e la coalizione di governo di Merkel già scoppietta. Fu allora che Mosca uscì coll’ultimatum: o la Germania smette di fare la stupida o la Russia ridurrà drasticamente la cooperazione. Mosca chiede a Berlino di decidere se essere alleati o solo passanti. Se alleati, la politica orientale della Germania deve subire una revisione radicale. Se è così semplice che gli interessi coincidono temporaneamente, la Russia non è affatto interessata a tale stato che ne rafforza la posizione in Europa. Lasciare che scoprano coi polacchi chi sia più prezioso per la storia-madre. E Mosca ha già diversificato i rischi nel settore energetico. In tempi di crisi, quando la concorrenza s’intensifica, ci sono sempre acquirenti delle fonti energetiche russe più economiche, perché ciò riduce il costo dei prodotti e ne aumenta la competitività. Alla fine, anche i nordamericani sanno che non possono portare il loro costoso gas liquefatto agli europei, ma acquistare gas russo a buon mercato e rivenderlo ai tedeschi a un prezzo più costoso. Alla Germania viene offerta una scelta molto difficile, ma alla fine nessuno l’ha costretta a sponsorizzare Majdan nel 2014, e ora si affretta a curare Navalnij, rapidamente curato dai medici di Omsk. E nessuno l’ha costretta a organizzare provocazioni. È giunto il momento di conoscere il proprio posto e non di saltellare inutilmente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio