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Gli USA gelosi hanno bisogno di azioni, non di parole, per fermare la loro crisi virale

Ai Jun, Global Times, 13/9/2020

Gli Stati Uniti sono gelosi quando testimoniano che quasi tutti gli studenti cinesi, dagli asili all’università, sono tornati a scuola all’inizio del mese. La ragione? Non sono ancora usciti dalla prima ondata della nuova pandemia di coronavirus. Il New York Times pubblicava un articolo intitolato “Come la Cina ha riportato a scuola quasi 200 milioni di studenti”, sostenendo che “la Cina afferma che la riapertura delle aule dimostra che il suo sistema dall’alto in basso è superiore. Insegnanti e studenti bloccati nei campus, le restrizioni possono sembrare eccessive”. Dopo aver analizzato quanto sia controverso riprendere le lezioni negli Stati Uniti, l’autore affermava che la Cina raggiungerebbe il successo oggi solo perché il suo sistema “è gestito in modo militare” e “le burocrazie locali hanno poca scelta se non obbedire agli ordini dell’onnipotente governo centrale”. La retorica rappresenta i media statunitensi rifiutare di vedere la lotta epidemica in Cina in modo razionale. Anche se in fondo ai loro cuori, riconoscono che la ripresa delle normali attività sociali in Cina deriva dall’efficienza del suo sistema, non lo ammetteranno mai. Invece, i media statunitensi hanno abbandonato in fretta la professionalità giornalistica, tenendo alta la bandiera della correttezza politica, senza risparmiare sforzi per provare a dimostrare, anche con invenzioni e calunnie, che qualcosa dev’essere sbagliato nel sistema cinese. Mentre tali media cercano di dimostrare la superiorità del loro sistema democratico di fronte ai fallimenti durante la crisi, sembrano fingere di dormire e rifiutarsi di svegliarsi. Non importa se l’occidente l’ammetta o no, il “sistema dall’alto in basso”, oggetto di intense critiche dagli Stati Uniti, è esattamente la ragione degli enormi risultati antiepidemici della Cina. È proprio grazie alla forte ed efficiente capacità di mobilitazione del sistema che la Cina ha saputo superare le sfide improvvise, come carenza di personale medico e forniture, e radunando tutte le possibili risorse necessarie in breve tempo. Grazie al sistema, la Cina assicurava che le decisioni del governo, come copertura delle cure e delle spese sanitarie dei pazienti di COVID-19, non fossero influenzate da interessi capitalistici o di altro tipo.
Allo stesso modo, è a causa del sistema statunitense che la gestione della crisi da parte di Washington è così imbarazzante. Grazie al sistema difficilmente si riesce a raggiungere il consenso, senza cui si otteneva poco. Diversi gruppi d’interesse negli Stati Uniti si ostacolano a vicenda. I meccanismi decisionali multicentrici e multilivello raramente mostrano solidarietà. L’efficienza del processo decisionale e la capacità esecutiva sono introvabili. La ricerca della risoluzione dei problemi viene messa da parte mentre lo scaricabarile è al centro della scena. In questo sistema fallito, i media statunitensi svolsero un ruolo cruciale. Certo, sempre più media statunitensi iniziavano a riflettere sul dramma degli Stati Uniti nella risposta al virus, tendendo a concentrarsi sul presidente degli Stati Uniti. Continuavano le critiche sui passi falsi di Donald Trump. Eppure a malapena fanno differenza sulla politica di Trump contro il COVID-19 o la situazione epidemica generale negli Stati Uniti. Allora qual è lo scopo di libertà di parola, dall’opinione pubblica e persino dell’informazione negli Stati Uniti?
Un bel po’ di nordamericani pensa che il sistema statunitense sia impeccabile e se qualcosa va storto, è colpa dei politici. I politici statunitensi commettono errori, ma questa non è certo una novità. Se nulla è cambiato a Washington in questi anni in cui l’opinione pubblica statunitense continuava a sottolineare i problemi degli Stati Uniti, quali sono i vantaggi del sacro sistema democratico statunitense? Tale sistema ora sembra solo uno slogan vacuo. Finora, certe élite nordamericane sono ancora impegnate a criticare il modo con cui la Cina trattò Li Wenliang, il medico cinese “informatore” di Wuhan morto per COVID-19, senza menzionare che fu insignito del titolo di “martire” ad aprile ed è onorato da il popolo cinese. La Cina compie grandi sforzi per uscire dall’epidemia. E gli Stati Uniti? Come vengono trattati gli informatori e i maggiori esperti medici statunitensi?
Quando la Cina fa la cosa giusta per proteggere il popolo con approccio che coinvolge la società, gli Stati Uniti sono al limite. Trovare difetti nel sistema cinese è l’unica scelta conveniente. Quando il New York Times menziona la via della Cina come “approccio che sarebbe impossibile in qualsiasi altra parte del mondo”, la gelosia degli Stati Uniti era evidentemente messa a nudo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio