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Nuovi documenti sulle operazioni sovietiche contro il Giappone

South Front

Il Ministero della Difesa russo pubblicava documenti declassificati dell’operazione contro il Giappone nella Seconda guerra mondiale. Il sito del Ministero della Difesa russo pubblicava altri documenti storici declassificati dedicati questa volta alla campagna giapponese dell’Armata Rossa. Come è noto, l’URSS entrò in guerra con Tokyo il 9 agosto 1945 e il 2 settembre, a bordo della corazzata USS Missouri, i rappresentanti del regime militarista firmarono l’Atto di resa incondizionata. L’Unione Sovietica attuò la campagna giapponese seguendo gli accordi raggiunti alla Conferenza di Jalta nel febbraio 1945. Alla conferenza, Mosca promise a Stati Uniti e Gran Bretagna di entrare in guerra in Estremo Oriente tre mesi dopo la fine dei combattimenti in Europa. Dall’estate 1945, il Giappone deteneva una forza militare impressionante nella Cina nord-orientale Mongolia interna e Corea. In totale, l’armata del Kwantung contava più di 1 milione di soldati, 1215 carri armati, 6640 cannoni e mortai, 1907 aerei da combattimento e 25 grandi navi da guerra. Al confine con Unione Sovietica e Mongolia, i giapponesi eressero 17 aree fortificate, ciascuna larga 50-100 km e profonda 50 km. Le posizioni difensive dell’armata del Kwantung includevano da tre a sette nodi di resistenza. Una delle posizioni giapponesi più fortificate era la città di Fujin. Il nodo di resistenza era costituito da edifici in pietra, bunker e torri corazzate da cui soldati suicidi sparavano con le mitragliatrici. A Tokyo, si credeva che la presa di Manciuria e Mongolia Interna avrebbe richiesto all’Armata Rossa circa sei mesi. Inoltre, lo Stato Maggiore giapponese sperava che in questo periodo fosse possibile riorganizzare le forze e lanciare la controffensiva, ponendo fine alle ostilità sul territorio dell’URSS.
Prima dello scoppio della guerra, Mosca dovette trasferire forze e risorse significative in Estremo Oriente dalle regioni europee. La guida del gruppo sovietico fu affidata al Maresciallo Aleksandr Vasilevskij. L’idea della campagna era accerchiare l’armata del Kwantung, quindi sezionare e distruggerne le forze principali. A tal fine, l’Armata Rossa effettuò tre ampie operazioni: la strategia della Manciuria, l’offensiva su Juzhno-Sakhalin e lo sbarco dei Curili. Ruolo chiave nel successo dell’Armata Rossa fu giocato dai combattimenti nel nord-est della Cina, iniziati il 9 agosto e continuati fino al 2 settembre. Le forze del Fronte di Trans-Baikal, ° e 2° Fronte dell’Estremo Oriente, Flotta del Pacifico e delle Flottiglie di Amur e dei distretti di confine Primorskij, Khabarovsk e Transbajkal parteciparono all’operazione strategica della Manciuria. Nonostante l’assenza si strade e la feroce resistenza del nemico, le formazioni sovietiche conquistarono rapidamente le città di Hutou, Matsyaohe, Mishan, Hunchun, Mudanjiang e l’area fortificata di Dongning. Il 19 agosto, l’Armata Rossa entrò a Changchun, la capitale dello Stato fantoccio del Manchukuo, governato dall’amministrazione militare giapponese.
Fu pubblicato un appello dal comandante cinese del Manchukuo al Maggior-Generale Fjodor Karlov, le cui truppe disarmarono la guarnigione giapponese. Il documento esprime parole di profonda gratitudine per la liberazione dall’oppressione dei militaristi.
Nei documenti d’archivio pubblicati sul sito web del dipartimento militare, si trovano informazioni sulla resistenza ostinata e fanatica degli occupanti. In particolare, l’armata del Kwantung fece ampio uso di assaltatori suicidi. Attaccarono ufficiali e generali sovietici con armi da mischia, si gettarono sotto i carri armati, legandosi col catrame gli esplosivi. A volte i kamikaze formavano un campo minato anticarro “vivente”. Allo stesso tempo, gli assaltatori suicidi raramente riuscirono nel sabotaggio. Molto spesso furono colpiti dal tiro delle mitragliatrici. Tuttavia, non tutti i soldati e gli ufficiali giapponesi agirono in modo così sconsiderato. Così, nel rapporto del Capo di Stato Maggiore del Fronte di Trans-Baikal, è riportato che “dal 17 al 19 agosto 1945, 13800 soldati e ufficiali giapponesi si arresero, incluso un general-maggiore, il comandante della zona fortificata Hailar, Nomura”. Rendendosi conto dell’insensatezza delle ostilità contro le formazioni avanzanti dell’Armata Rossa, numerosi capi militari giapponesi accettarono negoziati sulla procedura per il disarmo e la resa coi comandanti sovietici: il Capo di Stato Maggiore dell’Armata del Kwantung, tenente-generale Hata, il suo vice maggior-generale Matsumura, e il comandante della guarnigione di Mukden, tenente-generale Hongo. “Garantisco un buon atteggiamento da parte dell’Armata Rossa non solo verso gli alti ufficiali, ma anche i soldati”, sono citate sul sito le parole del Maresciallo Vasilevskij.
Le operazioni a Sakhalin meridionale e Curili non furono grandi come quelle in Manciuria, ma furono decisive per la presa di territori strategicamente importanti nella regione del Pacifico. Le battaglie per Sakhalin meridionale iniziarono l’11 agosto e terminarono il 25 agosto. L’operazione fu portata a termine con successo dalla Flotta del Pacifico settentrionale e dalla 16,ma Armata sotto il comando del Maggior-Generale Leontij Cheremisov. “In connessione con le azioni offensive riuscite delle truppe dell’Armata Rossa, la mattina dell’11 agosto, per decisione del comandante del 2° Fronte dell’Estremo Oriente, Generale dell’esercito Maksim Purkaev, le nostre unità sono passate all’offensiva sull’isola di Sakhalin”, si legge nel documento declassificato del Ministero della Difesa russo. La prova più difficile per l’Armata Rossa fu l’assalto all’area fortificata di Kotonskij, difesa dal 125.mo Reggimento di fanteria nemico. La “fortezza” giapponese era una rete di nodi di resistenza e roccaforti per una profondità di 8-12 km, in comunicazione di tiro tra esse. Grazie all’efficace artiglieria, il 19 agosto l’area fortificata fu catturata violando l’intero sistema di difesa nemico a Sakhalin meridionale.
Per screditare la missione di liberazione dell’Armata Rossa, i soldati giapponesi in ritirata si travestirono con uniformi sovietiche inscenando un massacro di civili. Nella città di Vanemiao, nel letto di un vecchio fiume, l’Armata Rossa trovò 500 corpi di donne, bambini e anziani. Tra loro, i soldati sovietici trovarono dei sopravvissuti: un neonato e due donne ferite, che raccontarono i dettagli della tragedia. Quando iniziò il bombardamento di Vanemiao, la popolazione civile lasciò la città e passò la notte nel letto del vecchio fiume. I giapponesi ordinarono ai residenti di spogliarsi e poi aprirono il fuoco. I soldati dell’armata del Kwantung uccisero i feriti coi coltelli.
I giapponesi furono cacciati dalle Curili dalle forze del 2° Fronte dell’Estremo Oriente e dalla Flotta del Pacifico. L’operazione durò dal 18 agosto al 1 settembre e fu caratterizzata da operazioni delle forze aviotrasportate dell’Armata Rossa. Il 23 agosto, le truppe sovietiche occuparono i porti di Kataoka e Kashiwabara, conquistando l’isola di Shumushu e la parte nord-orientale dell’isola di Paramushir. Alla fine dell’agosto 1945, l’Armata Rossa aveva praticamente completato il disarmo delle formazioni giapponesi. L’assenza di resistenza nemica è testimoniata dall’ordine dato il 29 agosto a Vasilevskij di annullare la legge marziale in Estremo Oriente dal 1° settembre. Ci volle circa un mese, quando la leadership giapponese si aspettava che ce ne volessero sei.

Traduzione di Alessandro Lattanzio