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Genocidio hutu ed occupazione della Repubblica Democratica del Congo

Ann Garrison, Internationalist 360°, 9 settembre 2020

“Le élite del potere globale tacciono sul genocidio hutu e l’occupazione da parte del Ruanda della Repubblica Democratica del Congo (RDC)”, scrive Ann Garrison, “perché utile ai loro interessi da molti anni”. “La verità li imbarazzerebbe”. Il mio primo contributo al rapporto di Black Agenda fu “Signora Presidente? No, signora Prigioniera”, profilo della prigioniera politica ruandese Victoire Ingabire Umuhoza pubblicato nel gennaio 2014. Il redattore di Black Agenda Bruce A. Dixon mi chiese di scriverlo dopo aver seguito le mie conversazioni con Victoire e altri dissidenti ruandesi per alcuni anni. Quelle conversazioni iniziarono nel gennaio 2010, quando esaminai il motivo per cui nessuno sfidasse sul serio il presidente ruandese Paul Kagame venisse permesso alle elezioni presidenziali di quell’anno. Victoire era appena tornata dai Paesi Bassi in Ruanda per candidarsi, ma quasi immediatamente fu posta agli arresti domiciliari. Perché? Perché al suo arrivo nella capitale del Ruanda, dove fu accolta dalla stampa ruandese e altri dissidenti, andò direttamente al memoriale del genocidio e fece questa dichiarazione: “Siamo totalmente d’accordo e siamo consapevoli che c’è stato un genocidio contro i tutsi e sosteniamo seriamente e continuamente che tutti i responsabili siano portati davanti ai tribunali. Concordiamo anche sul fatto che ci furono altri gravi crimini contro l’umanità e di guerra [contro gli hutu]; chi li commise deve sopportarne le conseguenze legali. Dobbiamo sempre ricordare quelle tragedie, assicurarci che non si ripetano mai. Dobbiamo anche garantire che la vita del popolo sia efficacemente e fortemente protetta dalle leggi”. Citavo Victoire in”Rwanda’s 1994 Genocide and 2010 Election”, uno dei primi saggi che scrissi su ciò che iniziavo a capire, e presto sentì avvocati e studiosi della difesa del Tribunale penale internazionale del Ruanda (ICTR), incluso il compianto Edward S. Herman, coautore con David Peterson di “The Politics of Genocide” e “Enduring Lies: Rwanda and the Propaganda System, 20 Years On”. Parlai con Ed Herman sei anni dopo per “Rwanda, Burundi and Wars ‘To Stop the Next Rwanda’”, una trasmissione di Project Censored su KPFA e altre stazioni di radio Pacifica.

Ruanda 2010 e oltre
Victoire finì in prigione per otto anni dal 2010, per “ideologia genocida”, il che significa dare voce a una storia sul genocidio più complessa di quella legalmente codificata in Ruanda. La storia legalmente codificata è che gli hutu massacrarono un milione o più di tutsi in 100 giorni, dal 7 aprile 1994, che terminarono quando il generale Paul Kagame e l’Esercito patriottico ruandese (RPA) “fermarono il genocidio”. Mentre era in prigione, Victoire scrisse “Between Four Walls of the 1930 prison: Memoirs of a Rwandan Prisoner of Conscience”. Bernard Ntaganda, avvocato ruandese che anche tentò di concorrere contro Kagame nel 2010, finì in prigione per quattro anni. Frank Habineza, candidato nel 2010 del Partito Democratico dei Verdi del Ruanda, fuggì in Svezia dopo che il vicepresidente del partito fu trovato morto sulle rive di un fiume, decapitato ma ancora col portafoglio e le chiavi dell’auto, rimasta nelle vicinanze. (Habineza in seguito tornò e divenne parlamentare ruandese). I giornalisti ruandesi finirono in prigione, uccisi a colpi di arma da fuoco o fuggirono dal Paese e dal continente. Nel luglio 2010, l’eminente professore di diritto della Tanzania e avvocato difensore dell’ICTR Jwami Mwaikusa fu assassinato a Dar Es Salaam, e l’avvocato difensore dell’ICTR Peter Erlinder fu arrestato e accusato di “ideologia genocida” nel maggio-giugno 2010, mentre era in Ruanda a difendere Victoire in tribunale. (Erlinder fu rilasciato dopo che proteste internazionali spinsero l’allora segretaria di Stato Hillary Clinton a ottenerne il “rilascio medico incondizionato”. Non rispose agli argomenti legali presso l’ICTR o in difesa di Victoire, o alle critiche sui crimini di guerra commessi da Kagame, vecchio alleato di Clinton). Il cantante gospel ruandese di fama internazionale Kizito Mihigo finì assieme Victoire in prigione nel 2014-2018, per aver registrato una canzone gospel in cui riconosce il genocidio degli hutu e dei tutsi durante la guerra civile ruandese negli ultimi 100 giorni. Come Victoire, fu rilasciato ma gli fu proibito di lasciare il Ruanda e nel febbraio 2020 fu arrestato mentre cercava di attraversare il confine meridionale verso il Burundi. Kizito morì diversi giorni dopo in custodia della polizia e pochi credettero al rapporto della polizia che si fosse suicidato. Nel 2014, la BBC produsse e trasmise il documentario “Rwanda’s Untold Story”, che fece infuriare così tanto il presidente ruandese e la sua élite tutsi al potere da bandire temporaneamente la BBC Gahuza, la trasmissione radiofonica in lingua kinyarwanda della rete in Ruanda, ed organizzò l’elenco di 38 studiosi e giornalisti per firmare una dichiarazione che condannasse il “revisionismo” del documentario.

Elogio del sangue, crimini del fronte patriottico ruandese
Nel 2018, il libro rivoluzionario di Judi Rever “In Praise of Blood: Crimes of the Rwandan Patriotic Front” raccontò ed evidenziò i crimini dell’Esercito patriottico ruandese di Kagame, diventato la forza nazionale di difesa del Ruanda (RDF), in Ruanda e Repubblica Democratica del Congo. La principale scusa di Kagame per invadere la Repubblica Democratica del Congo è sempre che fu costretto a dare la caccia agli hutu che avevano ucciso i tutsi, poi fuggiti in Congo continuando a minacciare il Ruanda, ma il libro di Rever e il Rapporto delle Nazioni Unite sull’abuso dei diritti umani nella Repubblica Democratica del Congo nel 1993-2003, documentano il massacro di civili inermi da parte dell’RDF, rifugiati ruandesi e congolesi.

Rusesabagina in manette, il dottor Mukwege minacciato
Nel 2010, Kagame accusò Paul Rusesabagina, autore del libro diventato il film “Hotel Rwanda”, di “nutrire la teoria del doppio genocidio”. La scorsa settimana le autorità ruandesi sequestrarono Rusesabagina negli Emirati Arabi Uniti, portandolo a Kigali in manette, dove fu fatto sfilare davanti la stampa accusandolo di terrorismo. Il dottor Denis Mukwege, chirurgo ginecologico vincitore del Premio Nobel che fondò il Panzi Hospital per curare le vittime della violenza sessuale, usata come arma nelle guerre per le risorse della RDC, riceve minacce di morte per aver identificato il Ruanda come occupante ed primo aggressore della RDC, chiedendo un tribunale internazionale per perseguire i crimini evidenziati nel rapporto sulle mappe delle Nazioni Unite.

Riconoscere il genocidio hutu
Questo è solo un breve elenco della lotta per la verità sul genocidio ruandese e dei 25 anni di inferno che seguirono quando l’esercito di Kagame perseguì i rifugiati ruandesi nella RDC e vi rimase per occupare e saccheggiare. L’ho compilato per incoraggiare i lettori di BAR e visitare il nuovo sito “Hutu Genocide”, hutugenocide.org, che chiede il riconoscimento del genocidio commesso contro gli hutu in Ruanda e RDC. Un buon punto d’inizio è il video “A mapping of crimes in the book ‘In Praise of Blood, the Crimes of the RPF, by Judi Rever’“, che inizia con la dichiarazione: “Questo video non ha lo scopo di negare, minimizzare o nascondere in alcun modo il genocidio contro i tutsi avvenuto in Ruanda nel 1994”. Judi Rever dice la stessa cosa, così come Victoire Ingabire ed io. Siamo anche d’accordo sul fatto che né i ruandesi né i congolesi vedranno la pace finché non sarà detta tutta la verità. Perché il silenzio nei circoli diplomatici, governativi e globali delle ONG nel mondo, comprese le Nazioni Unite? Perché la violenta occupazione della Repubblica Democratica del Congo e il suo uso come centro commerciale delle risorse congolesi rubate va bene per i potenti interessi degli Stati Uniti e altrove nel mondo industrializzato, la verità li imbarazzerebbe.

Ann Garrison è una giornalista indipendente della San Francisco Bay Area. Nel 2014, ricevette il premio Victoire Ingabire Umuhoza per la democrazia e la pace per gli articoli sul conflitto nella regione dei Grandi Laghi africani.

Traduzione di Alessandro Lattanzio