Crea sito

Come i fascisti hanno vinto la seconda guerra mondiale

H. Bruce Franklin, Counterpunch 6 agosto 2020

Venite maestri della guerra
Voi che costruite grossi calibri
Voi che costruite gli aerei della morte
Voi che costruite tutte le bombe
Voi che vi nascondete dietro i muri
Voi che vi nascondete dietro i banchi
Voglio solo che sappiate
che posso vedere dietro le voste maschere
– “Masters of War”, Bob Dylan

Questa è una storia misteriosa. Ruota intorno a un edificio che, come sarete tutti d’accordo, avrebbe dovuto essere bombardato. Prima della costruzione del Pentagono durante la seconda guerra mondiale, i due edifici per uffici più grandi e famosi della Terra erano l’Empire State Building e il quartier generale del colosso industriale tedesco IG Farben. La costruzione di questi palazzi del capitalismo fu una corsa frenetica nel 1930-1931, all’inizio della Grande Depressione. Entrambi gli edifici furono progettati per ispirare soggezione, dall’altezza del “grattacielo” a New York, dalla travolgente grandiosità a Francoforte. A differenza dell’originale World Trade Center, entrambi gli edifici sono ancora in piedi. Non c’è alcun mistero su come il robusto telaio in acciaio dell’Empire State Building sia sopravvissuto allo schianto diretto del 1945, al 79°, piano di un bombardiere bimotore B-25, perso nella nebbia sopra la città. Come il quartier generale della IG Farben sia sopravvissuto alla seconda guerra mondiale, tuttavia, è un mistero le cui oscure profondità nascondono legami segreti tra passato e presente. L’Empire State Building fu caratteristica indelebile del mio panorama mentale, quando crebbi a Brooklyn durante la seconda guerra mondiale. Ma la mia prima occhiata all’edificio della IG Farben fu solo in un film: Berlin Express di Jacques Tourneur, del 1948, che vidi per la prima volta mentre il presidente degli Stati Uniti faceva del suo meglio per seguire la via di Hitler al potere. Come Notorious del 1946 di Alfred Hitchcock, è un thriller che ruota su una cospirazione nazista per riconquistare il potere. Non riesco a pensare ad altro film del dopoguerra su un tentativo di rinascita nazista, piuttosto sorprendente visto che erano gli anni della denazificazione e dei processi per crimini di guerra. Va guardato Berlin Express come thriller misterioso con eccellenti valori di produzione e una recitazione nell’insieme eccellente. È anche l’unico film del dopoguerra che io sappia che metteva in guardia dalla nascente Guerra Fredda e implorò il ripristino dell’alleanza contro il fascismo. Ma il suo potere straordinario deriva da sorprendenti rivelazioni visive. Girato nel 1947, Berlin Express fu il primo film commerciale girato nella Germania occupata. Una dichiarazione di apertura a schermo intero proclama: “Sono state fotografate scene reali a Francoforte e Berlino su autorizzazione de
L’esercito di occupazione statunitense
L’esercito di occupazione britannico
L’esercito di occupazione sovietico”.
Quando l’edificio dell’IG Farben apparve all’inizio del film, rimasi senza fiato. Eccolo lì. Racchiuso da acri di parco curato, le sue sei ali monumentali interconnesse (rispetto alle cinque del Pentagono) si estendevano con un arco svettante che cercava di dominare lo spazio. Ogni ala era essa stessa un enorme edificio di nove piani rivestito di blocchi di squisito marmo travertino. La cinepresa ci fece attraversare le poderose colonne del portico nell’atrio decorato, poi i luccicanti pavimenti in marmo che conducevano agli ascensori paternoster senza porte che portavano continuamente persone da e dal lavoro. Al piano superiore, seguimmo uno dei quarantacinque corridoi curvi che s’intrecciavano in questa colossale struttura, che ospitava dieci milioni di piedi cubi di uffici e, dal 1933 al 1945, fu il fulcro della macchina da guerra nazista. La scena successiva era all’interno di un ufficio, attraverso le cui finestre si intravedevano panorami infiniti di macerie, le rovine di Francoforte. Per quindici anni questa fu la sede del gigantesco conglomerato tedesco IG Farben. Il principale campo di lavoro forzato ad Auschwitz fu progettato, amministrato e finanziato entro queste mura, e i profitti del campo rimessi a questi uffici. Joseph Mengele presentò rapporti dettagliati sui suoi orribili esperimenti su Auschwitz direttamente a questo edificio, dove i direttori autorizzarono diligentemente i pagamenti e requisirono qualunque attrezzatura e rifornimento richiedesse. Qui fu inventato il gas Zyklon-B utilizzato per uccidere milioni di ebrei, comunisti, rom e omosessuali. Ancora più importante, in questo edificio c’erano i cervelli ed organi vitali dell’azienda che inventò e produsse la gomma sintetica, la benzina sintetica e nuove leghe leggere che permisero agli aerei da guerra e ai carri armati della Wehrmacht di conquistare l’Europa dalla Manica fino alle periferie di Mosca, Stalingrado e Leningrado. Al processo per crimini di guerra dei capi, il procuratore generale Telford Taylor disse che questi furono gli uomini che resero realtà le fantasie di Hitler. (Per la storia completa dela IG Farben, vedasi il superbo di Cartello dell’inferno: IG Farben e la realizzazione della macchina da guerra di Hitler, di Jeffrey Diarmuid).
Prima che tale vasta macchina da guerra industriale nazista potesse essere amministrata da questo splendido palazzo della morte, doveva essere finanziata e creata. Il primo contributo di IG Farben a Hitler e al suo partito nazista arrivò in un momento cruciale della storia. I nazisti, che avevano ottenuto il 37,5% dei voti nelle elezioni del luglio 1932, precipitarono al 33,1% nelle elezioni di novembre, costandogli 34 seggi in parlamento. In inferiorità numerica rispetto ai deputati socialdemocratici e comunisti, i nazisti non poterono formare una coalizione di maggioranza, ma Hitler, sostenuto da molti industriali tedeschi e da alcune corporation nordamericane, persuase il presidente Hindenburg a nominarlo cancelliere, col controllo sulla polizia. Nuove elezioni parlamentari erano programmate per marzo 1933. Alla fine di febbraio Hitler tenne un incontro segreto con l’élite degli industriali tedeschi. Guidate da IG Farben, che diede il maggior contributo, le gigantesche aziende finanziarono uno tsunami di propaganda nazista, enormi raduni nazisti e lo scatenamento degli Stormtrooper di Hitler (Sturmabteilung o SA, note come camicie brune). In quelle elezioni di marzo, le ultime libere, i nazisti raggiunsero il massimo dei voti (43,9%), abbastanza per consolidare la dittatura di Hitler. Come poté tale edificio non essere stato, solo per ragioni militari, per non parlare morali, l’obiettivo principale dei bombardamenti statunitensi e inglesi? Ma per altri motivi, ad alcuna forza alleata fu mai permesso di attaccare la cittadella del potere nazista e centro di comando dei maggiori crimini di guerra della Germania. Questo non perché l’antica Francoforte, dove re e imperatori tedeschi furono incoronati già dall’855, fosse stata risparmiata. L’azione da cappa e spada del Berlin Express porta a un tour panoramico da incubo dei resti bombardati di Francoforte. La superba fotografia in bianco e nero di Lucien Ballard cattura miglia di edifici scheletrici, enormi cumuli di macerie, mendicanti mutilati e senzatetto. Alcune delle azioni principali si svolgono nelle rovine, comprese le scene chiave in un night club clandestino filo-nazista dietro le macerie. L’edificio IG Farben rimase indenne, in una città bombardata nella forma moderna di ‘età della pietra.
“I signori della guerra”, come cantava Bob Dylan, “nascondetevi dietro i muri”. Quali? Negli USA, l’immagine più vicina dei muri dietro cui si nascondono è il Pentagono. Ma il Pentagono è semplicemente il luogo di lavoro dei loro servi, scagnozzi e mercenari, seduti dietro scrivanie in alte uniformi o che corrono per i corridoi dopo la pensione, in abiti costosi da rappresentanti delle nostre aziende della “difesa”. Ma nella Germania nazista, chiunque poteva vedere le mura ostentate dietro le quali si nascondevano i profeti signori della guerra. Si gloriavano delle loro mura e volevano che fossero conosciuti dal mondo. La sede dell’IG Farben in tal modo combinò i bersagli principali degli attentatori del 9/11:World Trade Center e Pentagono, i due più famosi edifici per uffici nel 21° secolo mondo. Chiamiamo gli attentatori dell’11 settembre “terroristi”, un termine che oscura sia la loro motivazione che lo sbalorditivo e orribile successo della loro missione geopolitica: precipitare gli Stati Uniti in una guerra infinita e impossibile da vincere nel cuore del mondo musulmano. Il terrorismo non era il loro scopo, era attirare gli Stati Uniti in Afghanistan, dove i jihadisti, con la grande assistenza di Washington, avevano sconfitto l’URSS. Al contrario, i bombardieri inglesi e statunitensi della seconda guerra mondiale su Francoforte, e le altre città della Germania e del Giappone, attuarono una strategia terroristica. Fu una strategia esplicitamente fascista, esposta dal teorico fascista italiano Guilio Douhet e sviluppata in Gran Bretagna dall’Air Marshall Hugh “Boom” Trenchard e dal generale Arthur “Bomber” Harris, e negli USA dal generale Billy Mitchell (come spiegato e documentato a lungo nel capitolo “Victory through Air Power” del mio libro War Stars: The Superweapon and the American Imagination ). La strategia derivava dal bombardamento terroristico italiano della Libia nel 1911 e dal bombardamento terroristico inglese dell’Iraq nel 1922. Douhet spiegò la sua teoria in una serie di trattati compilati nel Dominio dell’Aria, progetto per cui è noto come “bombardamento strategico”, la principale strategia aerea statunitense della seconda guerra mondiale, e poi come missione del Comando aereo strategico degli Stati Uniti, dove fui navigatore ed ufficiale dell’intelligence. Poiché, secondo Douhet, l’obiettivo è “diffondere terrore e panico”, quindi “è molto più importante” distruggere “un panificio” che “mitragliare o bombardare una trincea”. Gli obiettivi principali erano “magazzini, fabbriche, negozi, scorte di cibo e centri abitati”. Douhet era entusiasta delle bombe incendiarie ed esplosive (e dei gas velenosi). immaginò “la gente in preda al panico” fuggire dalle città in fiamme “per sfuggire a tale terrore dall’aria”. Forse la prima vittima nota di tale teoria fascista della guerra è Guernica, città spagnola priva di significato militare, sottoposta a bombardamenti aerei a saturazione dalla Luftwaffe nel 1937. Il magnifico dipinto del massacro di Pablo Picasso è giustamente noto come una delle più grandi rappresentazioni artistiche contro la guerra. Trovo gli orrori di Black Rain, la rievocazione giapponese del 1989 del bombardamento di Hiroshima e le sue conseguenze, più strazianti. Ma quando penso profondamente a ciò che vediamo in Berlin Express e lo collego alle notizie quotidiane, questo vecchio film di Hollywood colpisce per le implicazioni terrificanti.
Perché il quartier generale della IG Farben non fu mai bombardato? In che modo questo edificio fu il più sicuro di qualsiasi città tedesca? Alcuna spiegazione ufficiale fu mai data. Berlin Express ripete una spiegazione presunta: il generale Eisenhower decise nel 1944 di volere l’edificio come suo quartier generale (che è ciò che si vedono nelle scene effettivamente girate nella struttura nel 1947). Il problema di tale spiegazione risiede nella storia del bombardamento di Francoforte. Francoforte fu bombardata cinquantaquattro volte dagli inglesi prima del 25 luglio 1942. Nel resto del 1942 e nel 1943, massicci raid di bombardieri della RAF saturarono a intermittenza Francoforte con esplosivi e bombe incendiarie. Il solo attacco del 4 ottobre 1943 sganciò sulla città 30000 tonnellate di bombe incendiarie liquide e solide. Il primo raid aereo americano su Francoforte avvenne il 29 gennaio 1944, quando una flotta di 800 B-17 Flying Fortress cancellò la città, tranne l’edificio e il terreno della IG Farben. La maggior parte degli equipaggi dei B-17 erano veterani delle incursioni su altre città tedesche. In questo raid, incontrarono ciò che non avevano mai sperimentato. Erano “perplessi”, riferirono, per la mancanza di resistenza tedesca durante il volo. Non incontrarono né il fuoco delle batterie antiaeree sottostanti né degli aerei da caccia nazisti sopra fin quando non bombardarono e rientrarono. Perché? I B-17 erano più vulnerabili mentre erano carichi di bombe e in formazione serrata di bombardamento. I difensori difficilmente potevano mancare 800 fortezze volanti e, rispetto alle altre missioni, dozzine di bombardieri sarebbero stati abbattuti. Mi viene in mente una sola spiegazione di tale comportamento delle forze naziste la cui missione era difendere la città. Se avessero attaccato i bombardieri prima che liberassero le bombe, quelle potevano cadere ovunque, incluso il sacrosanto quartier generale della IG Farben. E questo non aveva senso a meno che i difensori non sapessero in anticipo, senza dubbio dalle decine di incursioni passate, che gli attaccanti non avrebbero preso di mira l’IG Farben.
Chi erano gli angeli custodi della IG Farben? La risposta a questa domanda aiuta a spiegare come l’apparente vittoria nella nostra cosiddetta BuonaFuerra sia in qualche modo divenuta la nostra Guerra Infinita, oggi guidata da un presidente che segue meticolosamente la via di Hitler al potere. Si trova nel labirinto delle interconnessioni della IG Farben con le multinazionali inglesi e nordamericane. Un modo per navigare nel labirinto internazionale della IG Farben è seguire le orme di John Foster Dulles e Allen Dulles. Fino all’entrata in guerra degli Stati Uniti, il rappresentante statunitense della IG Farben era Sullivan&Cromwell, studio legale guidato da Foster e sostenuto dal partner Allen. Non appena Hitler vinse le elezioni del 1933, Sullivan&Cromwell iniziò tutti i cablogrammi tedeschi con “Heil Hitler”. Mentre negoziava accordi internazionali cruciali per l’IG Farben, compresi i come nascondere il controllo della società sulle aziende strategiche statunitensi, Foster fu anche sostenitore del regime nazista e fondatore del movimento di pacificazione America First. (La storia prebellica dei fratelli Dulles è ben raccontata da Nancy Lisagor e Frank Lipsius in A Law Unto Itself: The Untold Story of the Law Firm Sullivan & Cromwell) Durante la guerra, Allen guidò l’ufficio dell’OSS in Svizzera, dove incontrò varie spie e agenti tedeschi, soppresse i rapporti sull’Olocausto e organizzò la strategia antisovietica del dopoguerra. (Per una lettura essenziale su Allen, vedasi The Devil’s Chessboard: Allen Dulles, the CIA, and the Rise of America’s Secret Government di David Talbot). I fratelli Dulles presero il timone della Guerra Fredda nordamericana quando Foster divenne segretario di Stato e Allen divenne capo del la CIA col presidente Eisenhower. Mentre gli Stati Uniti scivolavano nella seconda guerra mondiale nel 1941, il dipartimento di Giustizia smascherò il cartello bizantino creato da IG Farben e Standard Oil, inclusa una società statunitense dalla proprietà congiunta. I massimi dirigenti della Standard Oil furono condannati per associazione a delinquere con la IG Farben. (Ciascuno di tali criminali aziendali fu punito con una multa di cinquemila dollari). Utilizzando una serie di holding e società fittizie, IG Farben ottenne partecipazioni in altri importanti concorrenti statunitensi, tra cui Dow Chemical e Alcoa. Lo scopo? Impedire agli Stati Uniti di produrre i propri gomma e petrolio sintetici, nonché metalli strategici leggeri, in particolare le nuove forme di magnesio così importanti per gli aerei da combattimento. La tattica? Attirare le aziende statunitensi con offerte di brevetti della IG Farben e poi firmare accordi che limitavano seriamente qualsiasi produzione utilizzando tali brevetti. Grazie alle cordiali e intime relazioni tra i dirigenti tedeschi e statunitensi, questo andò bene per i piani di guerra nazisti. Scoprì i complessi legami tra IG Farben e Dow Chemical nel 1966, mentre lavoravo per contribuire a creare il movimento contro l’uso del napalm in Vietnam. Dow, ovviamente, era il principale produttore di napalm. Come scrissi allora: “Negli anni ’30, Dow Chemical e IG Farben formarono un cartello internazionale. Parte dell’accordo era di limitare la produzione statunitense di magnesio e consentire alla Germania di assumerne la leadership mondiale. Di conseguenza, all’inizio della seconda guerra mondiale la Germania produceva cinque volte più magnesio degli Stati Uniti”.
Gli angeli custodi del quartier generale di IG Farben furono gli angeli che salvarono i dirigenti di IG Farben dall’esecuzione o ergastolo? Mentre Berlin Express veniva girato a Francoforte, a 140 miglia di distanza, a Norimberga, ventitré alti dirigenti della IG Farben venivano processati come criminali di guerra. Nel film, i nazisti sono ancora il nemico. Ma al tempo, gli USA già ricostruivano l’industria tedesca contro la minaccia presunta del comunismo sovietico. A guidare l’accusa ai pubblici ministeri che processavano i capi della IG Farben era il congressista George Dondero del Michigan, che affermò al Congresso che Josiah DuBois, principale avvocato dell’accusa, così come altri cinque membri della squadra, erano tutti “simpatizzanti comunisti che cercano di sporcare il nome della IG Farben”. Il distretto congressuale di Dondero comprendeva per caso Midland, Michigan, quartier generale internazionale della Dow Chemical, i cui legami con la IG Farben erano già stati smascherati dai giornali nordamericani. Alla stessa Camera, il congressista John Rankin del Mississippi definì il processo una “disgrazia” in cui i membri di una “minoranza razziale” “processavano uomini d’affari tedeschi in nome degli Stati Uniti”. Dieci imputati furono assolti in ogni caso. Tredici condannati per vari crimini di guerra. Nessuno scontò più di tre anni di reclusione e la maggior parte scontò molto meno. Sulla IG Farben, fu divisa, principalmente nelle tre società precedentemente fuse per formare la bestia dalle tante teste: BASF, Hoechst e Bayer. Non appena furono rilasciati dalla prigione, molti detenuti divennero i capi di BASF, Hoechst e Bayer. Karl Wurster, che ebbe l’assoluzione totale nonostante fosse stato direttore della società che diede il gas Zyklon B per le camere della morte, divenne il capo della BASF. BASF, abbreviazione di Badische Anilin und Soda Fabrik, fu la società che originariamente creò e si fuse nella IG Farben. Quando facevo ricerche su Dow Chemical e napalm nel 1966, seppi che Badische Anilin e Soda Fabrick aveva rinnovato i rapporti con Dow e le due società erano partner nella Dow-Badische, con un gigantesco impianto chimico a Freeport, in Texas. Come membro della piccola delegazione che si incontrò nel 1966 con i dirigenti di UTC, subappaltatore della Dow con un enorme contratto per il napalm nella Bay Area di San Francisco, presentai ingenuamente la mia ricerca. Barnet Adelman, il presidente di UTC e un collega ebreo, risposero con queste esatte parole, la difesa principale dei criminali di guerra dell’IG Farben a Norimberga: “Qualunque cosa il nostro governo ci chiede di fare è giusta”. Quando i capi della IG Farben sfuggirono a qualsiasi punizione per i loro mostruosi crimini di guerra (con le loro fortune intatte), i pubblici ministeri statunitensi ritirarono la causa pendente sulla Deutcshe Bank. Essendo la maggiore banca della Germania, Deutsche Bank finanziò l’ascesa dei nazisti e accumulò ricchezze colossali dal genocidio degli ebrei e dall’acquisizione delle banche straniere quando le nazioni caddero sotto la Wehrmacht. La Deutcshe Bank finanziò i campi di sterminio e la fabbrica di schiavi della IG Farben ad Auschwitz. Mentre ebrei e altre vittime venivano gasate dallo Zyklon-B della IG Farben, le loro fedi nuziali e le otturazioni dentali d’oro venivano raccolte e fuse. Deutsche Bank vendette quindi l’oro, convertendolo così in denaro contante disperatamente necessario alla macchina da guerra nazista. Dark Towers: Deutsche Bank, Donald Trump e An Epic Trail Destruction di David Enrich, rivela il sequel. Dopo che le banche statunitensi inserirono Donald Trump nella lista nera perché inadempiente in molti prestiti, Deutcshe Bank diede a Trump prestiti dopo prestiti, fallimento dopo fallimento, default dopo default, finanziandone l’impero immobiliare.
Nato nel 1934, mi sono spesso chiesto, nel corso dei decenni, come trionfasse il fascismo in Germania, forse allora la nazione più avanzata del mondo. Immagino che cominciamo a capire. Spero non sia troppo tardi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio