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Gli Stati Uniti rinnovano la “missione per rubare il petrolio” alla Siria

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 10.09.2020

Mentre una società statunitense si è assicurata i diritti nel nord della Siria per perforare ed esportare petrolio siriano, intensificando la politica del presidente degli Stati Uniti Trump di “proteggere il petrolio” dai siriani, questo fu seguito dal trasferimento di ulteriori truppe statunitensi dall’Iraq alla Siria, indicando come la politica statunitense sia al centro della divisione permanente della Siria tra regioni “ricche e affamate di petrolio”. Questo a parte gli Stati Uniti, che in nome della “protezione” del petrolio, ora lo rubano ufficialmente alla Siria, atto che viola la convenzione di Ginevra ed equivale a un crimine di guerra. Sebbene commettere crimini di guerra non sia una novità per gli Stati Uniti, questo furto è ulteriormente aggravato dal fatto che la presenza degli Stati Uniti in Siria non ha alcuna autorizzazione dal governo siriano o persino dalle Nazioni Unite. Sebbene l’accordo sia stato firmato tra un’oscura società statunitense e le SDF curde, non si può negare che abbia la chiara impronta ufficiale degli Stati Uniti, troppo ovvia per essere ignorata. In altre parole, mentre gli Stati Uniti potrebbero non far parte ufficialmente dell’accordo, l’accordo su una regione siriana sotto il controllo degli Stati Uniti li rende autori di fatto dell’accordo e principali beneficiari, rendendo l’accordo definizione pratica del mantra di Trump “tenersi il petrolio”.
Mentre la narrativa ufficiale degli Stati Uniti all’annuncio della decisione di “tenersi il petrolio” era assicurarsi che non cadesse nelle mani di uno “SIIL ricostituito”, lo stesso avrebbe potuto essere e può ancora essere fatto lasciando il petrolio siriano al governo siriano, che ha già sconfitto lo SIIL in modo deciso. Tale condotta, tuttavia, non servirebbe allo scopo di rubare il petrolio con società ombra. Delta Crescent Energy, la principale compagnia petrolifera statunitense che acquistava diritti esclusivi per 25 anni di trivellazione ed esportazione di petrolio, non ha che un anno. Fu registrato solo la scorsa settimana in Delaware, indicando come Washington abbia creato una società dal nulla per avere una copertura apparentemente legale della “missione del furto di petrolio” nel nord della Siria. James Reese, veterano dell’esercito statunitense e uno dei proprietari dell’azienda, era un forte sostenitore della presenza militare statunitense in Siria per sfruttarne il petrolio ed è ben collegato all’amministrazione Trump. Infatti, Mike Pompeo non usò mezzi termini quando confermò a Lindsay Graham che “L’accordo ha richiesto un po’ più di tempo, senatore, di quanto avessimo sperato, e ora siamo in fase di implementazione”. Non dimentichiamo qui che Lindsay Graham è un convinto sostenitore del “tenersi il petrolio” e del flusso di entrate ai curdi per tenerli “indipendenti” da Damasco. Questo è forse l’unico modo con cui gli Stati Uniti possono mantenere una presenza militare diretta a lungo termine in Siria, impedire l’unificazione siriana e mantenere il controllo sulla loro vera missione in Siria: annullare la presenza iraniana e bloccarne l’accesso in Libano.
Nel 2019, Graham confermò in un’intervista che le forze statunitensi e curde da tempo alleate potevano avviare un’impresa per modernizzare i giacimenti petroliferi siriani, con le entrate che affluiscono ai curdi. “Il presidente Trump pensa fuori dagli schemi”, disse Graham del pensiero di Trump sul petrolio. Tale soluzione “fuori dagli schemi” è ora spuntata come società nuova con 25 anni di diritti esclusivi. Citando: “Continuando a mantenere il controllo dei giacimenti petroliferi in Siria, negheremo ad Assad e all’Iran guadagni in denaro. Aumentando la produzione dei giacimenti petroliferi, aiuteremo i nostri alleati delle forze democratiche siriane (SDF) che hanno combattuto così coraggiosamente per distruggere il califfato dello SIIL. Possiamo anche utilizzare parte dei ricavi delle future vendite di petrolio per pagare il nostro impegno militare in Siria”. Che la “missione del furto”’ sia direttamente collegata all’amministrazione Trump è evidente anche dal fatto che Delta, azienda di appena un anno, ricevesse una deroga dalle quattro società che la richiesero. Per evitare sanzioni, le aziende necessitano della rinuncia alle sanzioni dall’Office of Foreign Assets Control del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Ottenere ciò non sarebbe stato un problema. La proprietà attualmente riconosciuta della società include persone ben collegate coi repubblicani e l’amministrazione Trump. Come James Cain, donatore repubblicano e ambasciatore dell’era Bush in Danimarca e John Dorrier, dirigente petrolifero con legami coi finanzieri del regime siriano, che ha recentemente contribuito alla campagna elettorale a Trump e ai senatori repubblicani Ted Cruz e Lindsey Graham.
C’è quindi poco da dire sul fatto che l’accordo per sfruttare il petrolio siriano sia la chiave della presenza militare statunitense in Siria e un passo verso la divisione de facto della Siria come in Iraq, dove il Kurdistan gode di uno status autonomo da tempo e senza possibilità di unificazione.
Allo stato attuale, il piano di Trump per “porre fine alla guerra”’ in Siria è diventato, per ragioni pratiche, un piano per restare permanentemente in Siria. Questa è davvero la chiara manifestazione di ciò che Reese disse nel 2018 sulla Siria e il suo petrolio: “Possediamo la parte orientale della Siria… Questa è nostra. Non possiamo rinunciarvi”.

Salman Rafi Sheikh, ricercatore-analista di Relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio