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America Latina: disinformazione su Facebook, nuovo piano Condor?

Luis Gonzalo Segura, Bolivar Infos, 9 settembre 2020Profili di media venezuelani, boliviani e messicani, organizzazioni civili, partiti politici e sostenitori politici su Facebook spacciavano informazioni contro il governo del loro Paese. Erano tutte bugie. Dalle viscere stesse degli Stati Uniti, dalla sua capitale, da una società vicina alla Casa Bianca, è nata una rete mediatica grazie a cui l’Impero nordamericano pretendeva di promuovere i suoi interessi che altro non sono che gli interessi a cui si oppongono in maggioranza i latinoamericani. Facebook ha già eliminato 55 falsi account Instagram e 46 pagine, oltre a 36 profili collegati alla società nordamericana CLS Strategies di Washington che affermava di essere pagine locali di Messico, Bolivia e Venezuela coll’intento di confondere e ingannare i cittadini. In totale, tale azienda ha speso 3600000 dollari per indurre mezzo milione di persone a seguire almeno una delle loro pagine fasulle, che sembravano pagine di organizzazioni civili, partiti politici o sostenitori politici. Queste pagine trasmettono o coprono messaggi che simulavano disaffezione dei partecipanti ai governi progressisti di Nicolás Maduro e Andrés Manuel López Obrador e riflettevano un’immagine caotica del governo. L’obiettivo non era altro che indebolirli o rovesciarli, lo stesso che il governo degli Stati Uniti persegue da anni. Questo non deve nulla al caso perché ciò che è certo è che diffondendo disaffezione tra i simpatizzanti progressisti presentando un’immagine di caos, molto studiata e pianificata, per davvero indebolire i governi di sinistra grazie alle correnti di opinione. Il titolare della società CSL Strategies, Juan Cortingas, non solo non ha confutato queste informazioni, ma dichiarava confermandone il succo: “CLS ha una lunga tradizione di lavoro internazionale, anche sui social media, per promuovere elezioni libere e aperte ed opporsi a regimi oppressivi e prendiamo sul serio il nostro impegno ad aderire alle politiche di Facebook e di altre piattaforme di social media in rapida evoluzione”

La Bolivia conferma i legami cogli Stati Uniti
Per “promuovere elezioni libere e aperte e contrastare regimi oppressivi” è necessario capire, nel caso di questa società di consulenza, di sostenere colpi di Stato come quello perpetrato in Bolivia contro Evo Morales e il tentativo di indebolire Nicolás Maduro in Venezuela e di López Obrador in Messico. Lo stesso governo boliviano, infatti, ha confermato di aver ingaggiato la società CLS Strategies la cui attività sui social network è incentrata sulla manipolazione dell’opinione pubblica anche se il comunicato di La Paz dice qualcos’altro: “Assunta nel dicembre 2019 per svolgere lavori di cospirazione a sostegno della democrazia boliviana dopo la frode elettorale del 20 ottobre 2019 e per sostenere l’organizzazione di nuove elezioni presidenziali”. Inoltre, in questa dichiarazione del ministero della Presidenza della Bolivia, si ammettevano i legami con Washington perché afferma che CLS Strategies “è riuscita a trovare contatti tra le autorità del governo boliviano e funzionari del governo e del Congresso degli Stati Uniti e il rapporto di queste attività venne redatto come indicato dalla legge statunitense”. Cioè, il governo boliviano collega CLS Strategies a Washington e ai contatti che questa società dava negli Stati Uniti. Sembra che sia stato il governo degli Stati Uniti a fornire al governo boliviano il contatto con CLS strategies, ma in ogni caso il collegamento è reale. E sarebbe bene ricordare che il 27 novembre, solo pochi giorni prima del lancio della società, il 5 dicembre, furono ripristinati i rapporti tra Bolivia e Stati Uniti. La scadenza sembra troppo breve per un impegno di tale tipo. Ma il governo boliviano nega di aver ingaggiato tale società per disinformare ed ingannare i cittadini e di averla pagata ma in questo caso non è necessario che l’ammetta perché da metà agosto diversi resero pubblico che CLS Strategies ricevette 90000 dollari per un contratto di 3 mesi che doveva iniziare il 5 dicembre. Tuttavia, lo scandalo in Bolivia raggiunse dimensioni tali che Sergio Choque, presidente della Camera dei deputati, affermò: “Dobbiamo utilizzare gli strumenti legislativi: in primo luogo, fare una richiesta di relazione scritta alla presidentessa e poi, se necessario, una richiesta di relazione orale”.Vale a dire, metteranno in atto azioni intese a indagare sul governo de facto a causa della creazione della rete di disinformazione e per crimini che potrebbero essere stati commessi, perché il governo di Jeanine Áñez avrebbe utilizzato risorse pubbliche per scopi non solo immorali, di disinformazione e inganno, ma anche personali, a favore della propria amministrazione.

Disinformazione su Facebook, il nuovo ‘Piano Condor’ per l’America Latina
Non c’è dubbio che la disinformazione, essenziale per manipolare le persone, sia un’arma potente. Un’arma che gli Stati Uniti hanno usato e usano senza vergogna. Si ricordano tutti lo scandalo Cambridge Analytica su Facebook, una società che manipolò psicologicamente gli elettori nelle elezioni del 2016 in cui fu eletto Donald Trump. Questo è il motivo per cui non è bizzarro che gli obiettivi di tale campagna di manipolazione siano stati i governi del Messico e del Venezuela, cercando di indebolirli e rovesciarli, nonché il governo della Bolivia derivante dal colpo di Stato perpetrato da Jeanine Áñez, cercando di rafforzarlo. Un nuovo ‘Plan Cóndor’ destinato a dominare nuovamente l’America Latina. Gli Stati Uniti non rinunceranno mai all’uso della forza militare per far cadere un governo, come avvenuto in Bolivia nel 2019, o il tentativo effettuato in Venezuela per rovesciare Nicolás Maduro, di cui ne è la prova, o per sostenerli se interessati, si pensi alla repressione in Ecuador o Cile lo scorso anno. Ma se possono indurre le persone a fare il lavoro sporco, lo faranno. Senza dubbio, già lo fanno.

Traduzione di Alessandro Lattanzio