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Sulla situazione nella Repubblica di Bielorussia

Kazbek Kutsukovich Tajsaev, del Presidium, Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista, Histoire et Societé, 29.08.2020

In considerazione dell’enorme disinformazione che si diffonde, tra gli altri, dai media liberali russi, riteniamo necessario presentare in dettaglio le informazioni sulla situazione nella Repubblica bielorussa, ricevute dai nostri colleghi del Partito Comunista di Bielorussia. Dipartimento del Comitato centrale del Partito Comunista della Federazione Russa per la politica nazionale, gli affari della CSI e le relazioni coi compatrioti e UPC-KPSS. In particolare, i nostri compagni riferiscono che le proteste della “Maidan dal fiocco bianco” bielorusso si sono svolte in due fasi differenti nella natura dell’organizzazione. La prima fase (9-11 agosto) si svolse col coinvolgimento di elementi antisociali precedentemente condannati, membri ultras do sottoculture calcistiche, persone che già provocarono disordini e cittadini stranieri. Furono effettuati attacchi automobilistici contro dipendenti del Ministero dell’Interno, costruite barricate, articoli pirotecnici, oggetti di scena, miscele incendiarie, mattoni, ecc. furono utilizzati, ci fu anche un tentativo di occupare il dipartimento regionale degli Interni al fine di sequestrare l’arsenale, nonché azioni intimidatorie, come il lancio di combustibili nelle scuole superiori nella città dormitorio di Minsk. Tra i detenuti dal Ministero dell’Interno durante la fase attiva dei disordini,molti erano intossicati da alcol e droghe. Tutte le azioni illegali furono preannunciate nei canali telegram specializzati nel “combattimento” che operavano dal territorio polacco, che distribuirono istruzioni dettagliate per condurre battaglie urbane, varie opzioni del confronto con la polizia, analizzando le tattiche della polizia antisommossa, offrendo ricette per la produzione di esplosivi, distribuendo istruzioni su come formare gruppi di assalto ecc.
Dopo che gli attivisti furono neutralizzati dalle forze del Ministero dell’Interno, tre giorni dopo iniziò la seconda fase: la cosiddetta manifestazione “pacifica”, con fiori, nastri bianchi e gruppi di donne nei viali. Per tali azioni era necessario un pretesto formale e “pacifico”. Perciò fu creata una piattaforma Internet utilizzando un software che elabori i voti degli elettori. È sulla base del “voto su Internet” che si dichiarano vittoriosi i sostenitori dell’opposizione, una sorta di “leggenda” nelle manifestazioni. In seguito, le manifestazioni pacifiche cambiarono tono divenendo una protesta “contro la violenza”. È in tale forma che oggi è attivamente presentato dai media occidentali. E nella stessa repubblica inizia una vasta campagna di disinformazione, basata sull’inscenare video (falsi) sulle azioni del Ministero dell’Interno, percosse, omicidi, stupri, torture. In un giorno furono inviati circa 70-80 messaggi falsi di tale tipo, costantemente controllati e confutati nelle ultime due settimane. Tuttavia, l’ondata di informazioni ebbe un effetto rapido e in evoluzione. Raduni di punta dell’opposizione in “formato pacifico” con decine di migliaia di persone. Con l’aiuto di telegram, si tentò di indurre una folla controllata nelle strutture sicure per provocare le forze di sicurezza, ma l’operazione fallì.
Il Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, Primo Vicepresidente del Comitato Centrale dell’UPC-KPSS, Vicepresidente del Comitato della Duma di Stato per gli Affari della CSI, l’Integrazione eurasiatica e rapporti coi connazionali Kazbek Taisayev: “I nostri compagni bielorussi ritengono che l’opposizione debba riconoscere le violenze contro il Ministero dell’Interno e le truppe interne e assumersi le proprie responsabilità, oppure dissociarsi dalla prima fase della protesta (scontri). Senza questo, non ci sarà affatto un dialogo pacifico coll’opposizione, credono i nostri compagni. Inoltre, i nostri compagni riferiscono che le molestie sono ancora in corso su Internet, così come nella cerchia di persone che esprimono pubblicamente la loro posizione e sostengono le autorità e il Presidente Aleksandr Lukashenko, ricevono telefonate minacciose dal territorio polacco e dall’Ucraina, messaggi ai parenti, ecc. L’opposizione deve spiegare questi fatti e indicare chi ne è responsabile. Bisogna anche capire che in generale la manifestazione pacifica bielorussa non è spontanea, è controllata dall’estero, dalla Polonia. Inoltre, i manifestanti si mascherano attivamente come gruppi sociali a cui non appartengono: medici, insegnanti, lavoratori. Ciò fu chiaramente dimostrato dal fatto che non sono riusciti a organizzare scioperi nelle industrie. Tutta l’industria bielorussa funziona normalmente. E viceversa i singoli tentativi di dialogo coi gruppi di protesta, ad esempio del Ministro della Salute coi manifestanti, dimostravano che i manifestanti non cercano dialogo, non sanno perseguirlo. Le manifestazioni sono una forma di pressione, non di negoziati. Inoltre, la candidata dell’opposizione Tikhanovskaja rifiutava di contare i voti, sebbene questa opzione sia possibile. Inoltre, Lukashenko offrì questa opzione, ma l’opposizione è interessata solo allo scontro.
Secondo i nostri compagni bielorussi, l’opposizione ha ora diversi centri di controllo in Lituania e Polonia, attraverso cui assicurano la mobilitazione di strada e il coordinamento delle manifestazioni. E in Bielorussia fu formato un “consiglio di coordinamento dell’opposizione”, dalle funzioni decorative e propagandistiche, ma che non controlla gli eventi. Chi parla oggi in Russia di certi “errori di Lukashenko” dovrebbe capire che questa è Maidan, cioè un’operazione ben congegnata, che prevede diverse variaonti di eventi e tiene conto delle contromosse eventuali delle autorità. Non esiste un’unica soluzione corretta che risolverà tutti i problemi. Ad esempio, la natura della fase attiva dei disordini, preparata con forza in anticipo, suggerisce che gli scontri si sarebbero comunque verificati. Oggi, la fase degli scontri in stile Sharp e “proteste pacifiche” in Bielorussia è quasi esaurita, ma una forte pressione diplomatica viene esercitata contro la repubblica. In particolare, appare apertamente il principale beneficiario della crisi bielorussa, che è anche il principale organizzatore, la Repubblica di Polonia. Questa è un’interferenza aperta e spudorata negli affari interni bielorussi. A tal proposito, chiediamo alla comunità internazionale, ai Partiti comunisti e operai di sostenere Aleksandr Grigorievich Lukashenko, i nostri compagni comunisti bielorussi, nonché il popolo della Repubblica Fraterna in questo momento difficile, e di diffondere queste informazioni il più ampiamente possibile sulla situazione reale della repubblica”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio