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Riformismo e sciovinismo coloniale sono nemici del socialismo

Rainer Shea, 4 settembre 2020

In Settlers: The Mythology of the White Proletariat, J. Sakai scrive che “Mentre c’erano molti proletari immigrati sfruttati e in povertà, questi nuovi lavoratori euro-americani nell’insieme erano uno strato di lavoratori privilegiati. Come aristocrazia operaia aveva, invece di una coscienza rivoluzionaria proletaria, una coscienza piccolo-borghese non sapendo elevarsi al di sopra del riformismo”. Questa mancanza di coscienza proletaria nei movimenti “rivoluzionari” nel quadro dei colonialismi, si è protratta ai nostri tempi, con le stesse contraddizioni dei diffusi fallimenti odierni a sinistra nel rappresentare i veri obiettivi rivoluzionari. Basta guardare l’affermazione del Partito Comunista Rivoluzionario di Bob Avakian secondo cui votare per Joe Biden è in linea cogli obiettivi del marxismo-leninismo. Il marxismo-leninismo punta al rovesciamento dello Stato capitalista, per poi sostituirlo con una democrazia proletaria. E votare per Biden non fa altro che rafforzare lo Stato capitalista. Come disse il co-fondatore della guerriglia nera marxista-leninista George Jackson: “Quando si tengono elezioni, rafforzerà piuttosto che distruggere la credibilità dei mediatori del potere. Quando partecipiamo a queste elezioni per vincere, invece di spezzare, gli prestiamo credibilità”. Se l’obiettivo è spezzare, il miglior candidato da votare alle elezioni del 2020 è Gloria La Riva, candidata impegnata nel promuovere il marxismo. Se l’obiettivo è rafforzare lo Stato capitalista, votare per Biden è la migliore opzione, poiché lui e il suo partito sono impegnati a promuovere l’austerità neoliberista mentre sottomettono Venezuela e altre nazioni che sfidano l’imperialismo statunitense. La convinzione che votare per Biden, o altrimenti aiutare il Partito Democratico, non sia in conflitto cogli obiettivi della lotta di classe deriva dallo stesso sciovinismo coloniale e imperiale che definì i coloni descritti da Sakai. I “comunisti” pro-Biden come Avakian, insieme ai liberali “progressisti” che vedono i politici borghesi come Alexandria Ocasio-Cortez per dei socialisti, sono bloccati nella vecchia mentalità del riformismo. Questa è la mentalità che fa sì che molti autodefiniti comunisti negli Stati Uniti che sostengono il rovesciamento dello Stato capitalista si oppongono anche alla decolonizzazione. Come osserva Settlers, nel corso della storia nordamericana ci furono molte lotte di classe volte non a ottenere giustizia per le vittime del colonialismo, ma ad aumentare esclusivamente la posizione economica della classe operaia coloniale. Gli scopi genocidi della ribellione di Bacon furono spesso descritti come nobile “rivolta della classe inferiore”. Il genocida espansionismo coloniale di Andrew Jackson fu oscurato dalle lodi ai suoi sforzi per aiutare la classe operaia bianca. E Lincoln fu elogiato da certuni come uno dei progenitori del marxismo, anche se commise crimini di guerra contro i popoli indigeni e ovviamente non voleva la rivoluzione anticoloniale.
Il popolare commentatore “comunista” Caleb Maupin è un esempio attualmente rilevante di come gli atteggiamenti sciovinisti possano indurre persone dalle mentalità socialista nel nucleo imperiale ad abbandonare l’ingrediente cruciale dell’anti-colonialismo. Maupin affermò che il socialismo “è americano come la torta di mele”, dichiarazione che riflette su come inquadri la sua visione del socialismo come esistente nella versione modificata degli Stati Uniti. Maupin è nel campo colonial-sciovinista dei “socialisti” su cui Settlers mette in guardia. Questo campo afferma che l’americanismo è compatibile col socialismo. In realtà, qualsiasi linea politica “rivoluzionaria” che si concentri sul mero cambiamento degli Stati Uniti invece di abolirli è controrivoluzionaria. Questo perché va contro l’obiettivo principale del marxismo, che è far avanzare il potere del proletariato. L’esclusione dei proletari colonizzati, o la legittimazione della loro colonizzazione, non riflette questo obiettivo. Si limita a promuovere un “socialismo” per i coloni, che ignora la contraddizione del colonialismo. La linea veramente rivoluzionaria in questo continente è impegnarsi a rovesciare piuttosto che a riformare lo Stato capitalista, impegnandosi a restituire la terra rubata alle Prime Nazioni indigene in modo che possano decidere autonomamente il proprio destino, impegnata a ripagare gli africani e i nativi colonizzati, e a rettificare i crimini dell’imperialismo USA/NATO. Quest’ultimo obiettivo è un’altra cosa con cui molti autodefinitisi socialisti negli Stati Uniti si sono rifiutati di accettare. Mentre gli imperialisti di Washington intensificano la guerra fredda contro la Cina, i “socialisti libertari” perseguono le false narrazioni usate per giustificare il rafforzamento militare anti-cinese, guerra economica e disordini prodotti dalla CIA. Questa sinistra approva le affermazioni facilmente smentibili su come la Cina perseguiti gli uiguri nello Xinjiang, legittima le proteste fasciste di Hong Kong finanziate dagli Stati Uniti e concorda con una rappresentazione della Cina come dittatura tirannica. Lo stesso è quando si tratta del modo in cui molti della sinistra statunitense vedono la Repubblica Democratica Popolare di Corea, descritta dai media imperialisti come “totalitaria” e “monarchia”. Il fatto che tali affermazioni si basino su testimonianze infondate di disertori ben pagati, così come su false rappresentazioni razziste del sistema politico del Paese, non importa alla sinistra che rimane predisposta a odiare la metà settentrionale della Corea. Gloria La Riva espresse la linea corretta sulla Corea democratica: un Paese socialista che gli antimperialisti devono sostenere.
Queste tendenze tra la sinistra nel nucleo imperiale nel demonizzare i governi presi di mira dall’imperialismo si estendono a Siria, Bielorussia e ad altre vittime delle destabilizzazione e guerra di Washington. Dopo aver osservato le insidie ideologiche che portavano gran parte della sinistra statunitense ad abbracciare il riformismo e ad aggrapparsi allo sciovinismo coloniale, è facile capire perché anche l’antimperialismo è difficile da adottare in queste tensioni. La linea rivoluzionaria che ho descritto va contro ciò che rappresenta la cultura nordamericana, quindi naturalmente i contenuti di tale linea ricevono molti rifiuti anche dai lati più progressisti della società nordamericana. Tuttavia, abbracciare tale linea è facile quando si capisce cosa si intende fare: affrontare le contraddizioni del capitalismo, del colonialismo e dell’imperialismo nelle condizioni materiali del nucleo imperiale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio