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Il caso del Volo KAL007

Articolo di John Keppel basato su Incident at Sakhalin: The true Mission of KAL Flight 007 di Michel Brun, Four Walls Eight Windows Publishing, NY
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Qui ci sono diversi motivi per cui il pubblico non dovrebbe accettare il verdetto del disastro nel 1983 Volo 007 della Korean Air Llines che il governo degli Stati Uniti cercò per più anni d’imporre.
269 civili e trenta o più militari di US Air Force e US Navy persero la vita in un’operazione del tutto inutile d’intelligence e provocazione degli Stati Uniti. Per correttezza nei confronti di morti e parenti, le circostanze della loro morte vanno chiarite. In questo senso è in gioco anche l’integrità della legge statunitense. L’incidente avvicinò il mondo alla terza guerra mondiale pià che in qualsiasi momento dalla crisi missilistica cubana. Se in futuro si evitaranno simili pericolosi errori, è essenziale che si traggano le lezioni del caso KAL 007. Esiste ormai un gran numero di prove, tutte accessibili e facilmente verificabili, che dovrebbero essere esaminate da un’indagine del Congresso o da un procuratore speciale. Molte sono contenute in Incidente a Sakhalin: La vera missione del KAL Flight 007, di Michel Brun, esperto di aviazione francese. Nel libro, Brun dimostra perché la storia ufficiale di ciò che accadde all’aereo di linea coreano è errata in ogni dettaglio. Oltre a presentare nuove prove, il libro racconta la storia di come le ottenne. Include i resoconti delle ricerche esaustive sulle spiagge del Giappone alla ricerca di detriti dall’aereo di linea a sud di dove la versione ufficiale degli eventi dice che fu abbattuto. Ciò che ci fu detto al momento del disastro del KAL 007 (31 agosto 1983) era essenzialmente lo stesso che il governo ci chiede di credere o, più precisamente, di accettare senza contestazione oggi. Secondo questa “verità ufficiale”, l’aereo di linea coreano, diretto a Seoul da New York via Anchorage, andò fuori rotta accidentalmente e inconsapevolmente, sorvolando il territorio sovietico nella penisola di Kamchatka e nell’isola di Sakhalin, dove fu intercettato da caccia sovietici e fu abbattuto. schiantandosi in mare ad ovest. In più di dieci anni di indagini, Michel Brun raccolse e analizzò le prove che indicano:
– che il volo fuori rotta del KAL 007 fu intenzionale
– che quando l’aereo di linea coreano si avvicinò all’isola di Sakhalin, lo stesso fece anche un certo numero di aerei militari statunitensi, alcuni dei quali avevano già sorvolato la penisola della Kamchatka
– che quando un certo numero di essi entrò nello spazio aereo territoriale sovietico su Sakhalin, iniziò una battaglia aerea di più di due ore in cui una decina di aerei di US Air Force e US Navy fu abbattuta con la perdita di almeno trenta militari statunitensi
– che KAL007 non avrebbe sorvolato né Kamchatka né Sakhalin ma attraversato lo Stretto a sud dell’isola sovietica, volando a sud sul Mar del Giappone per almeno 45 minuti e poi distrutto al largo di Honshu per mezzi e ragioni che rimangono da stabilire.
Se si crede che il caso richieda un’inchiesta pubblica rigorosa e oggettiva, si prega di dirlo ai rappresentanti al Congresso. Se mandate a me, John Keppel, tramite e-mail copie di lettere ai rappresentanti al Congresso, potremmo presentare un numero congruo di lettere per richiedore un’indagine. Se disponete di informazioni non classificate sugli eventi del disastro o riguardanti l’occultamento, vi prego di inviarmele via e-mail. Troverete un resoconto del mio coinvolgimento nel caso nella prefazione al libro di Michel Brun. Trasmetterò tutte le informazioni inviate all’autore e all’editore, a meno che non mi diciate di non farlo. Se disponete di informazioni, che si ritiene siano limitate da classificazione o NSA o altro giuramento di non divulgazione, rivolgetevi al rappresentante del Congresso o avvocato su come presentala al governo degli Stati Uniti. Se desiderare il nome di un avvocato qualificato per tale consulenza e preparato su questo caso, gratuitamente, ve ne darò uno.
Dall’inizio ci furono prove in bella vista sulla maggior parte, probabilmente tutte le affermazioni della versione ufficiale su quanto accaduto all’aereo di linea coreano, non siano vere. I primi annunci nordamericani e giapponesi del disastro (quello del segretario Shultz e quello dell’Agenzia per la difesa giapponese) parlarono chiaramente di due diverse intercettazioni e scontri, soprattutto se si guarda attentamente la dichiarazione giapponese. La prima dichiarazione sovietica indicò inoltre non una sola incursione nello spazio aereo di Sakhalin e un solo abbattimento, ma diversi. La spiegazione offerta da Nikolaj Ogarkov, il Capo di Stato Maggiore sovietico, nella conferenza stampa del 9 settembre 1983 .fu trattata dagli Stati Uniti come ammissione che i sovietici avevano abbattuto l’aereo di linea. Ma la dichiarazione di Ogarkov, come praticamente tutte le successive dichiarazioni sovietiche e russe sulla distruzione di KAL 007, era ambigua. Solo superficialmente in linea cogli Stati Uniti e conteneva elementi contraddittori, senza dubbio volti ad osservatori attenti. Alla luce di una mappa radar sovietica già pubblicata, il resoconto di Ogarkov aveva chiaramente elementi tratti da due intercettazioni e abbattimenti. Ancora più stridente, citò l’ora (di Sakhalin) che era un’ora dopo che l’aereo di linea coreano aveva lasciato l’area. Rottami e prove oceanografiche furono evidenti subito dopo l’incidente, come indicò l’ammiraglio giapponese incaricato della ricerca dalla Japanese Maritime Safety Agency (Guardia Costiera), secondo cui l’aereo di linea coreano non avrebbe potuto schiantarsi dove era in corso la ricerca. Disse che se i rottami galleggianti dell’aereo non apparirono da subito nell’area di ricerca, si doveva concludere che non si era schiantato lì.
Ciò rende tutto questo difficile per la maggior parte di noi (ma non per Brun) nel capire al tempo la misura dell’ipnotizzazione dell’amministrazione Reagan, con falso affermazioni e l’intensità della sua retorica a sostegno di esse; ad esempio, il presunto (ma inesistente) abbattimento sovietico dell’aereo di linea fu “un crimine contro l’umanità”. Eravamo anche sconcertati dal fatto che gli altri governi coinvolti (Russia, Giappone e Repubblica di Corea), per proprie ragioni, seguissero, almeno in superficie, il racconto degli Stati Uniti. Alla fine del 1992, tuttavia, la storia di copertina minacciò di andare in pezzi a causa delle pressioni degli Stati Uniti sulla Russia per renderne esplicita l’approvazione e per la risposta scoordinata di Eltsin. Per rimediare alla situazione, Stati Uniti, Russia, Giappone e Repubblica di Corea accettarono di chiedere all’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile di riaprire le indagini. A tal proposito, la Russia fornì i dati della scatola nera all’ICAO, presumibilmente del KAL 007, che anche un esame superficiale avrebbe indicato a chiunque guardasse, che erano intenzionalmente fuorvianti. Il nastro del registratore dei dati di volo digitale mostra che l’aereo che trasportava il DFDR trasmetteva su cinque radio contemporaneamente, mentre KAL 007 poteva trasmettere solo su tre contemporaneamente. La sequenza di atterraggio e taxi dell’aereo che trasportava il DFDR in atterraggio in Alaska, non si adatta alla linea dell’aeroporto internazionale di Anchorage, sul quale KAL 007 arrivò da New York. L’analisi dei dati registrati sul nastro DFDR mostra una sequenza di decollo e salita in Alaska diversa dalla sequenza del KAL 007 registrata dalla Torre dell’aeroporto internazionale di Anchorage. Il registratore dei dati di volo digitale (http://www.oocities.org/ke007us/dfdr.html) contiene le registrazioni per una durata di 27 ore, mentre il nastro DFDR del KAL 007 poteva fisicamente contenerne per 24 ore e 48 minuti. Il nastro DFDR esaminato dall’ICAO mostra che l’aereo seguì una rotta magnetica costante di 245 gradi. Ciò si affermò su Sapporo, nell’Hokkaido meridionale, piuttosto che su Sakhalin, dove il rapporto dice che KAL 007 fu abbattuto. Il nastro del registratore vocale della cabina di pilotaggio esaminato dall’ICAO nel 1993 riporta la fine della trasmissione alle GMT 18:27 del KAL 007 come “discendente a zero mille”. La copia della registrazione del controllo del traffico aereo dell’aeroporto di Narita e consegnata alla Dieta giapponese nel 1985 dal premier Nakasone, finiva la trasmissione con “bagno di sangue, davvero brutto”. Il nastro del registratore dei dati di volo digitale proveniva quasi certamente da un altro velivolo che eseguiva una simulazione del volo del KAL 007 dopo l’evento, al fine di generare false prove. Il nastro del registratore vocale della cabina di pilotaggio aveva le trasmissioni radio da Tokyo, KAL 007 e KAL 015 intercettate da stazioni non a bordo dell’aereo di linea coreano o che, in almeno un caso, erano falsificazioni. Così il canale CVR con le chiacchiere e gli annunci nella cabina di pilotaggio in cabina.

Le affermazioni di base di Incidente a Sakhallin sono:
– Aerei militari statunitensi furono abbattuti dai sovietici sopra o vicino Sakhalin la notte del 31 agosto 1983 e
– KAL 007 fu distrutto a circa 400 miglia a sud, al largo di Honshu, per ragioni e mezzi che rimangono da stabilire.
E si basano su prove documentali (fotografiche, oceanografiche, fisiche ed elettroniche).

Sul primo punto, Brun ha in suo possesso:
– la copia di un rapporto dell’Agenzia per la sicurezza marittima giapponese che menziona 54 elementi contrassegnati di detriti galleggianti, non provenienti dall’aereo di linea e recuperati al largo di Sakhalin poco dopo il disastro, e
– foto dalla stampa giapponese di alcuni di tali articoli contrassegnati chiaramente militari e di produzione statunitense. Inclusi il sedile di eiezione del pilota di un aereo ad alte prestazioni e parte del lembo alare di un aereo anti-radar statunitense EF-111.

Sul secondo punto, ha:
– dichiarazioni dell’Agenzia per la sicurezza marittima giapponese che indicano che i detriti galleggianti di KAL 007 apparvero al largo di Sakhalin solo nove giorni dopo il disastro,
– dati oceanografici ufficiali indicanti che questi detriti galleggianti dall’aereo di linea provenivano dal luogo dell’incidente molto a sud di Sakhalin,
– una copia dei nastri di comunicazione sui dati del controllo del traffico aereo alla Dieta giapponese dal Premier Nakasone nel 1985, e
– stampe al computer di analisi spettrografiche ed impronte vocali eseguite presso l’Iwatsu Electric Company Laboratory dal direttore, dottor K. Tsuboi, autorità mondiale.
Le voci 3 e 4 indicano che KAL 007 effettuò trasmissioni radio 45 minuti dopo che fu abbattuto, secondo la storia ufficiale. Queste trasmissioni furono effettuate in VHF. Affinché venissero registrati all’aeroporto Narita di Tokyo, l’aereo di linea doveva essere in linea col sito, ben a sud di Sakhalin. La ricostruzione di Brun di quanto accaduto cita molte altre prove coerenti con questo nocciolo duro. Ciò che stupisce è la mutua coerenza delle informazioni che raccolse da diverse fonti indipendenti tra esse.

Incidente a Sakhalin è una lettura essenziale per chiunque sia interessato ai pericoli delle operazioni d’intelligence clandestine, ai rischi di una guerra nucleare gestita da amministrazione Reagan, Central Intelligence Agency (CIA), National Security Agency, (NSA), insabbiamenti di discutibili errori da parte del governo, negabilità plausibile, denigrazione dei critici e manipolazione dei media, dell’opinione pubblica statunitense, delle organizzazioni internazionali e dei governi di altri Paesi.

Prefazione
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Tra le crisi della Guerra Fredda, l’incidente del volo 007 della Korean Air Lines fu il più ampiamente compreso. La storia di come la verità fu nascosta al pubblico è sorprendente e ingiustificabile quanto gli eventi del disastro stesso. Le scatole nere prodotte e che dovevano dirci cosa successe all’aereo di linea provengono da altri aerei. Ciò che accadde al momento del disastro e da allora è accaduto, implica l’ingiustizia nei confronti degli individui, la distorsione della democrazia e la minaccia di guerra nucleare. Molti fattori che diedero origine sia al disastro che alla copertura rimangono pericolosamente in atto. Le lezioni riguardano il futuro tanto quanto il passato. Non possiamo impararli a meno che non sappiamo cosa successe. Ecco perché il libro di Michel Brun è importante. Forse il modo migliore in cui posso mostrarvi fino a che punto ha trasformato la nostra conoscenza del caso è raccontarvi come fu per me prima e dopo aver lavorato con lui.
KAL 007 arrivo alla mia attenzione per la prima volta, la mattina dopo il disastro, un articolo di due righe sul giornale dell’isola di Nantucket, dove io e mia moglie avevamo trascorso un paio di giorni cogli amici. L’articolo diceva semplicemente che l’aereo di linea coreano, in rotta da New York, era in ritardo a Seoul. L’articolo mi inquietò, ma rimasi a chiedermi perché di per sé doveva essere una notizia nazionale (negli USA NdT). Tornando a casa quella mattina, accendemmo la radio e ascoltammo un resoconto dell’annuncio al mondo del segretario di Stato Shultz, che l’aereo di linea coreano era stato brutalmente e ingiustamente abbattuto dai sovietici. Quando capimmo dalla trasmissione che l’aereo di linea era fuori rotta di 350 miglia, sorvolando parti sensibili di due aree sovietiche strategiche, la penisola di Kamchatka e l’isola di Sakhalin, di seguito, e lo fece nelle prime ore del mattino, non eravamo affatto sicuri che ci fosse stata raccontata la verità sul volo.
In qualità di ufficiale del Servizio Esteri presso la nostra ambasciata di Mosca, analizzai le dichiarazioni sovietiche durante le ere di Stalin e Krusciov. Sia io che Grace avevamo imparato a guardare le dichiarazioni con occhio scettico nel tentativo di separare le informazioni dalla disinformazione. Come membro di un gruppo di lavoro inter-agenzia a Washington, dopo che l’U-2 di Francis Gary Powers cadde su Sverdlovsk il 1° maggio 1960, partecipai personalmente alla menzogna ufficiale. Non rendendoci conto che i sovietici avevano le telecamere degli U2 praticamente intatte e Powers vivo, noi (del gruppo di lavoro) raccomandammo molto stupidamente al presidente Eisenhower di attenersi alla storia di coperture che l’U2 era un aereo meteorologico che inavvertitamente deviò dalla rotta. È difficile rendersi conto oggi che quando Eisenhower fu intrappolato nella menzogna che gli gettammo addosso, fu la prima volta che molti nordamericani capirono che un presidente degli Stati Uniti gli avrebbe mentito su un argomento importante. Avevamo dato il nostro contributo all’erosione della verità, da cui dipende in sostanza la democrazia.
Nei giorni successivi, dopo essere tornato da Nantucket, seguii con interesse le notizie sul KAL 007. La sera del 5 settembre io e mio figlio ascoltammo il discorso del presidente Reagan alla TV. Su Sakhalin riprodusse parte del nastro delle voci intercettate dei piloti sovietici. Sentimmo un pilota, che il presidente ci disse inseguisse l’aereo coreano, dire: “Ho completato il lancio” e poi, due secondi dopo, “l’obiettivo è distrutto”. All’inizio ci sembrò convincente. Quindi, vista l’importanza del caso per le relazioni USA-URSS e il pericolo di guerra, decidemmo di rivedere tutto ciò che sapevamo sul caso per vedere quanto fosse realmente probabile o meno la storia del disastro. Dopo aver esaminato i fatti sui giornali, concludendo che non era affatto probabile. Ero già preoccupato che l’amministrazione Reagan aggredisse l’Unione Sovietica e che la situazione potesse deragliare. Avevamo sorvolato un’isola sovietica nelle Kurili con aerei da trasporto e avevamo fermato una nave sovietica nei Caraibi. Il Ministro della Difesa sovietico parlò dei pericoli della “pacificazione” nei termini che ricordavano il 1939. Scrissi le mie preoccupazioni a George Ball, ex-sottosegretario di Stato, uno degli statisti sani di mente che conoscevo, che le condivideva. In questo contesto, mi sembrò che il caso KAL007 meritasse uno sguardo obiettivo da un organo competente. Andai a Washington, con un memorandum di sostegno, due volte in settembre per dirlo ai membri del Congresso delle commissioni competenti. Durante la mia prima visita incontrai un notevole interesse. Nella seconda, dieci giorni dopo, avrei potuto anche avere la lebbra. Reagan intensificò la retorica così tanto che fece sembrare virtualmente sleale negli Stati Uniti dire: “Aspetta un attimo, esaminiamo le prove con più attenzione”. Capì che ci sarebbe voluto qualcosa di più delle semplici considerazioni di probabilità per convincere qualcuno a toccarsi il caso, anche se con cautela. Nei sei mesi successivi scrissi una bozza di memorandum che esaminava le prove. Parlai del caso con altri che ci lavoravano: Robert W. Allardyce, un premuroso ex-capitano della TWA, James Gollin, scrittore e collaboratore di Allardyce; e Seymour M. Hersh, che si era imbattuto nel mio materiale a Washington. Anne Zill, la presidente del Fondo per il governo costituzionale, sapeva cosa faceva e mi disse che se le mie spese cominciavano a diventare troppo grandi per il bilancio familiare, potevo venire al FCG e chiedere ciò di cui avevo bisogno e perché. Nel marzo 1984 le dissi che volevo andare in Giappone in cerca di prove. Arrivai col volo 007 della Korean Air Lines, che non aveva ancora cambiato il famigerato nome. A Tokyo conobbi Shozo Takemoto e gli altri leader del gruppo investigativo giapponese dei parenti. Parlai con esperti della stampa giapponese e straniera ed ebbi un’idea migliore di ciò che fu pubblicato nella stampa giapponese ma negli Stati Uniti. Prima che lasciassi gli Stati Uniti, Victor Navasky, direttore di Nation, mi inviò una promettente bozza di analisi del caso KAL 007 da parte di un laureato, di cui Navasky non fece il nome. Mi chiese cosa ne pensassi. Risposi favorevolmente. Quando tornai dal Giappone, incontrai l’autore dello studio, David I. Pearson, allora dottorando in sociologia a Yale, con cui iniziai a collaborare. Il libro che scrissi, ampliando le intuizioni del suo studio iniziale, lo feci con oggettività e attenzione ai dettagli. Pubblicato da Summit Books nel 1987 come KAL 007: The Cover Up, è una raccolta di dati convincente e molto utile che mostra perché non si dovrebbe credere al resoconto ufficiale degli eventi degli Stati Uniti.
Quando concludemmo il testo, David Pearson e io identificammo i motivi per cui molte cose che il governo aveva detto fossero accadute non avrebbero potuto accadere. Ma né lui né io avevamo idea di cosa fosse realmente accaduto alla fine del volo dell’aereo di linea coreano. Su quanto almeno pensavo di sapere, mi sbagliavo sostanzialmente. Quello che successe fu più sorprendente di quanto chiunque, al di fuori di diversi servizi di intelligence, ad eccezione di Michel Brun, avesse la minima idea. E quello che Michel aveva in quella fase era “semplicemente” la chiave che avrebbe aperto la porta di tutto. Un giorno della primavera 1987 parlavo al telefono con Richard Witkin, redattore aeronautico del New York Times, altra persona che seguiva il caso con attenzione. Mi disse che un pilota francese di nome Michel Brun aveva detto che una serie di aerei militari statunitensi fu abbattuto su Sakhalin quella notte e mi chiese cosa ne pensassi. Dissi che mi suonava piuttosto strano, e passammo ad altre questioni. Dopo aver riattaccato, mi sedetti alla scrivania per un po’ a fissare il vuoto. Mi ricordai che seguendo la mia ipotesi su quanto accaduto su Sakhalin, scartai varie prove contraddittorie, liquidandoli come disinformazione o semplici indizi. Vidi che i pezzi che avevo buttato via si adattavano bene a quello che diceva Brun. Decisi di tornare in Giappone per controllare le prove e per raccogliere quanti più documenti rilevanti possibili. Prima che lasciassi New York, Ned Chase, caporedattore di Scribner’s con cui Brun aveva avuto una corrispondenza, mi ci presentò per telefono. All’epoca si trovava a Tahiti. Ha due figlie a Parigi, una a Tahiti e una moglie a Tokyo. Vive praticamente in tutto il mondo e lavora ovunque si trovi. Era a Tokyo i primi giorni dopo il mio arrivo. Telefoni e lui venne nell’albergo dove alloggiavo e parlammo. Più tardi andammo a una esibizione di elicotteri, che voleva vedere per motivi professionali, e continuammo a parlare. Sebbene non firmammo alcun contratto, da allora lavorammo insieme. Ero già impressionato da quello che diceva. Mentre lavoravamo, il mio rispetto per lui crebbe. Vidi che portò sul caso una gamma inedita di conoscenze ed esperienze rilevanti. Conosce l’aviazione e gli aerei. Fu pilota di velivoli plurimotore, l’amministratore delegato di una compagnia aerea overwater ad Tahiti, investigatore su incidenti aerei e broker per aerei. Conosce la navigazione in mare oltre che in aria. Ha ancora il titolo di comandante nella Marina mercantile, essendo partito per il mare prima di volare. Fu decorato per il lavoro radiofonico che svolse durante un viaggio in zattera che intraprese col fratello e altri tre da Tahiti al Cile. Questa esperienza e queste abilità furono molto utili per comprendere le prove nel caso della Korean Air Lines. Altrettanto importante era che sapesse leggere e parlare giapponese, cosa che fa insieme a inglese, spagnolo e polinesiano. C’è una reale conoscenza del caso del governo giapponese ed altri in Giappone. Il Giappone era geograficamente vicino al disastro e aveva radar e intelligence elettronica di prima classe. Ma la cosa più importante fu la curiosità intellettuale di Michel e la sua indipendenza intellettuale insolita, quasi feroce: non è solo francese, ha sangue basco da parte di padre e corso da parte di madre. È consapevole, ma non dominato, da ciò che pensano e dicono gli altri. Pensa da solo. Quando ha una prova che non capisce, non la scarta. Continua a masticarla finché non produce qualcosa di intelligibile. Quando comprende nuovi dati, esamina attentamente il caso per vedere quali sono le implicazioni del nuovo pezzo per l’interpretazione delle prove.
Prima di discutere le fasi successive della sua comprensione del caso KAL 007, può valere la pena menzionare alcuni parti del materiale di partenza che analizzò, come il nastro delle voci intercettate dei piloti sovietici su Sakhalin, i nastri della FAA e del Ministero dei Trasporti giapponese delle comunicazioni del controllo del traffico aereo tra Anchorage e Tokyo da un lato e KAL 007 e il gemello KAL 015 dall’altro, gli archivi della stampa giapponese nella Libreria della Dieta di Tokyo, nonché i relativi atti, mappe della situazione dell’Agenzia di sicurezza marittima giapponese che mostrano le posizioni delle navi statunitensi, sovietiche e giapponesi durante le ricerche al largo di Sakhalin, il rapporto della task force della US Navy che partecipò alla ricerca, i sessanta articoli delle Izvestja sul caso KAL 007, i documenti che Boris Eltsin consegnò nel novembre 1992 ai parenti in Stati Uniti e Repubblica di Corea, e i due rapporti che l’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale pubblicò nel 1983 e nel 1993 sulle indagini sul caso KAL 007 , fuorviante ma accompagnato da documentazione utile. Alcune delle molte interviste di Michel in Giappone includevano ufficiali dell’Agenzia giapponese per la sicurezza marittima, media giapponesi, nazionali che dell’Hokkaido, pescatori e funzionari locali nella penisola di Shimokita sullo stretto di Tsuguru, produttori di droni-bersaglio e strutture a nido d’ape per aere ed esperti di elettronica e misurazione delle frequenze di Tokyo. Ha rastrellato miglia di spiaggia su entrambi i lati dello stretto di Tsuguru, la costa occidentale di Honshu a sud dallo stretto a Niigata e delle isole Okushiri e Sado. La cosa che permise a Michel di capire ciò che nessun altro scrittore o investigatore capì, e di vedere le prove passate, fu la consapevolezza che le prime dichiarazioni dell’autodifesa aerea giapponese e degli ufficiali dell’intelligence semplicemente non potevano incastrarsi con la storia del singolo intrusione, intercettazione e abbattimento, come insistono gli Stati Uniti. Comprendendo che diversi velivoli intrusi avevano sorvolato Sakhalin e furonoi abbattuti nelle vicinanze, capì il significato del fatto che, mentre i detriti di aerei galleggianti furono visti al largo di Sakhalin la mattina del disastro, alcun detrito del KAL 007 raggiunse l’area di ricerca al largo di Sakhalin per più di una settimana. Data la natura delle correnti, ciò indicava un luogo dell’incidente molto più a sud. Questa consapevolezza a sua volta spinse Michel a confermare il luogo dello schianto a sud nei due modi a sua disposizione. Per prima cosa, parlò con le persone che trovarono i detriti del KAL 007 nel settembre 1983 e perquisì le spiagge pertinenti alla ricerca di detriti dall’aereo di linea. In secondo luogo, esaminò i nastri del controllo del traffico aereo relativi al periodo successivo all’abbattimento del KAL 007. Lo fece prima a orecchio, poi con un oscilloscopio e e infine coll’aiuto di un esperto mondiale che lavora con apparecchiature all’avanguardia. Dico tutto questo per non raccogliere ciò che Michel dice nel suo libro, che va ben oltre qualsiasi suggerimento dato, ma per chiarire che la sua indagine procedeva per fasi logiche e fu realizzata con una quantità di lavoro impressionante.
Prima di smetterla, risponderò a due domande frequenti. Innanzitutto, in che modo il libro di Michel Brun differisce da quello scritto da Seymour Hersh, The Target Is Destroyed, generalmente considerato dai media l’ultima parola sull’argomento? Secondo, qual è l’importanza del caso KAL 007 ora che sono trascorsi dodici anni dal disastro?
Per quanto riguarda Hersh, di cui ammiro altri lavori, in The Target Is Destroyed ha scartato l’ovvia possibilità che la deviazione della rotta del KAL 007 fosse stata intenzionale in una nota a piè di pagina. in cui diceva che non aveva trovato alcuna prova. Tratterò il suo libro quasi altrettanto brevemente ma in modo più concreto. Gli mancavano le due cose più importanti del caso: che ci fu una battaglia su Sakhalin tra aerei militari statunitensi e sovietici; e che KAL 007 non fu abbattuto laggiù, ma quattrocento miglia a sud, al largo di Honshu. Quanto alla continua importanza del caso KAL 007: le vite dei normali passeggeri delle compagnie aeree furono messe a rischio senza saperlo conoscenza o consenso. Duecentosessantanove civili, di cui sessanta cittadini nordamericani, furono uccisi, così come una trentina o più di ufficiali e soldati dell’aeronautica e della marina statunitensi. Tutto questo fu il risultato di una missione di intelligence e provocazione del tutto ingiustificata e mal pianificata. Il governo mentì ai parenti di questi gruppi e non dimostrò la considerazione che doveva. Il rischio sostanziale della terza guerra mondiale fu corso per ragioni insensate, se,in effetti ce ne fosse stata una adeguata per rischiare l’olocausto nucleare. Con la manipolazione delle prove, la menzogna e la subornazione di testimoni, l’amministrazione Reagan trasformò il proprio orribile errore in un rinnovato attacco politico all’Unione Sovietica. In tal modo si impegnò ulteriormente nell’errata ricerca di una vittoria decisiva piuttosto che lottare per una via graduale alla sistemazione delle relazioni USA-Unione Sovietica in modo praticabile. I risultati disastrosi cominciano solo ora ad apparire: Cecenia, disintegrazione economica, diffusione di malattie, vendita illecita di materiali nucleari. Trasformando la verità del proprio errore nell’operazione KAL 007 in finzione aggressiva adattata agli scopi, l’amministrazione si impegnò (e, triste a dirsi, anche i successori) ad anni di menzogne proprio alle persone dalle quali, in democrazia, derivano i loro poteri.
Come fu intrapresa un’iniziativa così mal concepita e pericolosa? Non da ultimo tra le cause che contribuirono c’erano i pericoli insiti nei programmi di azione segreta. Nelle operazioni protette dalla segretezza e condotte con la compartimentazione delle informazioni, i veri controlli si riducono virtualmente a zero. Gli alti funzionari che approvano i piani non hanno reale comprensione dei pericoli. La grande maggioranza di chi li esegue a poca idea di ciò che viene fatto al di là dei propri compiti specifici. Una supervisione del Congresso efficace è impossibile, almeno non è mai esistita negli Stati Uniti. Alla base delle operazioni clandestine c’è la mentalità che separa semplici obiettivi e considera tutto ciò giustificato per raggiungerli. Se il caso KAL non fosse più importante, perché il governo degli Stati Uniti dovrebbe dedicare risorse considerevoli per nascondere ciò che accadde al pubblico? Non solo cerca di coprire un errore del passato. Anche cerca di proteggere una “capacità” presente e futura, la licenza di condurre operazioni clandestine che possono differire dal caso KAL nello specifico e negli obiettivi, ma sono simili nel disprezzo delle restrizioni democratiche e nel rischio che esse finiscano pure in un disastro. Ci sono tutte le ragioni per pensare che le operazioni segrete continuino ad essere un elemento importante nella politica statunitense, anzi, che godano di ampio sostegno bipartisan. I direttori repubblicani e democratici della Central Intelligence, Robert M Gates e James R. Woolsey, notarono che la fine della Guerra Fredda non fa che aumentar i nostri potenziali nemici e la necessità di operazioni clandestine. Nel dicembre 1992, Woolsey disse al Consiglio per gli affari mondiali che potremmo aver ucciso il drago (l’URSS), ma rimane un vasto numero di serpenti (dai fondamentalisti islamici ai contadini messicani) che possono adattarsi all’etichetta generale di “terrorista” e giustificare l’intervento all’estero e limitare le libertà civili in patria.
Sento che la gente dice: “Michel Brun può avere ragione su quello che è successo nel caso KAL, ma non potremmo correggere gli errori in silenzio con meno costi per la reputazione degli Stati Uniti” (e per gli interessi di chi partecipò alla copertura?) Mi viene in mente l’eminente signora vittoriana che, quando gli fu detto che Darwin aveva detto che discendiamo dalle scimmie, osservò: “Spero che non sia vero, ma se lo è, confido che non sia molto risaputo”. Al contrario, la discussione aperta è essenziale per costruire la volontà politica di impedire tali abusi in futuro. Ci saranno sia pressioni istituzionali contro la divulgazione (da parte delle agenzie di intelligence e altri che temono che i loro interessi siano danneggiati) sia tentazioni specifiche a impegnarsi in nuove operazioni clandestine (perché è vero che viviamo in un mondo caotico). Negli anni ’70 il Comitato Church del Senato degli Stati Uniti iniziò un processo in diretta. Per qualche tempo potrebbe ebbe effetto restrittivo. Questo è il motivo per cui fu abbandonato: prima nell’intensificarsi della Guerra Fredda degli anni ’80 e del “caos” degli anni ’90. Ma dobbiamo abbandonare la democrazia per difendere la “democrazia”? La tragedia del KAL mostra il costo di tale politica: il costo per i passeggeri saliti sull’aereo di linea in buona fede, il rischio che l’operazione comportasse la guerra nucleare e il danno al governo responsabile coinvolto nell’insabbiamento. I rischi futuri saranno diversi nello specifico, ma ugualmente reali. Nel quartier generale della CIA a Langley, Virginia, sono incise le parole del Vangelo secondo San Giovanni: “Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi”. Solo se affrontiamo la sfida avremo la libertà. Il caso KAL non è solo uno degli eventi notevoli della storia recente. È un’opportunità che non possiamo perdere.

John Keppel, Essex, Connecticut, 15 agosto 1995

Nota, il libro di Hersh non menziona una volta i radar degli Stati Uniti.! Potresti leggere questo libro e credere seriamente che l’intelligence più importante degli Stati Uniti avesse intercettazioni radio che richiesero 20 ore per interpretarle!

Traduzione di Alessandro Lattanzio