Crea sito

Implicazioni del fiasco “iraniano” di Trump

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 01.09.2020Mentre gli Stati Uniti hanno perso pesantemente nella resa dei conti dal “ ritiro delle sanzioni contro l’Iran”’ al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, questo non è solo un fallimento della politica estera, sebbene sia conseguenza importante, radicata nel declino dell’influenza nordamericana in Europa e altrove, o nei rapporti tesi con Cina e Russia. Con le elezioni tra pochi mesi e il vantaggio di Biden già a due cifre, Trump non ha altra scelta che acuire le tensioni a livello internazionale, uccidere l’accordo nucleare iraniano e presentarsi così come “duro” coll’Iran e persino coll’Europa. Adottando tale approccio, Trump spera di rinnovare la sua agenda “America First” anche nelle prossime elezioni. Allo stesso tempo, tuttavia, non farlo indebolirà notevolmente la sua candidatura elettorale e ridurrà le possibilità di una rielezione. Ecco perché, anche dopo aver subito la sconfitta nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Trump minacciava giurando di imporre uno “scatto di risposta” e quindi creare le condizioni per costringere l’Iran ad eliminare un accordo poco chiaro. Mentre resta da vedere come l’Iran risponda effettivamente alle “sanzioni unilaterali” degli Stati Uniti, minacciando direttamente di imporre “la risposta” con o senza il supporto degli “alleati” europei, il nocciolo della questione è che l’amministrazione Trump ampiamente ampliava la portata della “massima pressione” dall’Iran all’Europa. Allo stato attuale, per ottenere il sostegno gli Stati Uniti dovranno esercitare pressioni politiche ed economiche sui membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, come Regno Unito e Francia. Già l'”E3″, Francia, Regno Unito e Germania, ripetutamente chiariva che non sosterrà le sanzioni unilaterali degli Stati Uniti contro l’Iran. Una dichiarazione di giugno diceva che “Crediamo fermamente che qualsiasi tentativo unilaterale di far scattare le sanzioni ONU avrebbe gravi conseguenze negative nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Non sosterremmo tale decisione che sarebbe incompatibile coi nostri sforzi per preservare il JPCOA”.
Sulla strategia statunitense della “massima pressione”, la dichiarazione afferma che “continuiamo a credere che la strategia della massima pressione non sarà efficace” nel preservare il JCPOA. Tuttavia, ora che l’Europa è obiettivo della “massima pressione”, l’amministrazione Trump sembra decisa a combattere tale guerra su più fronti: Russia-Cina, Europa e il resto dei Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tale guerra, tuttavia, sembra poter minare e distruggere completamente la legittimità del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Le azioni degli Stati Uniti possono rendere il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite un’istituzione priva di significato, costringendo altri Paesi come Russia, Cina e “E3” ad adottare un approccio precauzionale extra su qualsiasi accordo futuro che coinvolga gli Stati Uniti. L’imposizione di sanzioni unilaterali degli Stati Uniti all’Iran, tuttavia, si adatta al mutevole scenario geopolitico del Medio Oriente, dove un accordo diplomatico parzialmente sponsorizzato da Emirati Arabi Uniti e Israele alterava in modo significativo le dinamiche regionali. Israele avrebbe più amici in Medio Oriente per contrastare l’Iran anche se gli Stati Uniti non riuscissero a convincere l’Europa e il resto dei Paesi coinvolti nel JCPOA, o se Trump perdesse le elezioni.

Elezione e accordo
Allo stato attuale, la maggior parte di ciò che fa l’amministrazione Trump è legata al crollo delle fortune elettorali di Trump. Che Trump affronti la questione per sostenere la sua campagna elettorale è evidente da come già “prometteva” di fare un nuovo accordo coll’Iran entro un mese dalla rielezione. Tuttavia, un problema cruciale per il presidente degli Stati Uniti è che anche gli iraniani sanno molto bene come l’offerta elettorale di Trump ne plasmi la politica sul JCPoA. È un dato di fatto, in un discorso del 31 luglio , il leader iraniano affermò categoricamente che l’Iran è ben consapevole che Trump cerca solo colloqui fittizi per aiutarlo a novembre. Pertanto, anche se gli Stati Uniti imporranno sanzioni repentine senza il sostegno dell’Europa, il destino del JCPoA sarà nelle mani dell’Iran. L’Iran, che vuole ancora mantenere buoni legami coll’Europa, non annullerà immediatamente l’accordo tornando allo scenario precedente al 2015. Ciò a sua volta si basa sulla speranza che la sconfitta di Trump alle elezioni molto probabilmente riporti gli Stati Uniti all’accordo nucleare iraniano. Tornare al JCPoA includerà effettivamente l’approvazione di tutti gli accordi segreti segnalati raggiunti dall’amministrazione Obama, di cui Biden fu vice. Pertanto, anche se l’amministrazione Trump impone sanzioni e presumibilmente “uccide” l’accordo e lo presenta come “vittoria” ai suoi elettori, la possibile sconfitta alle elezioni basterà rinnovare l’accordo nella stessa forma o nuova. Mentre l’improbabile vittoria di Trump alle elezioni potrebbe non produrre immediatamente un nuovo accordo, darà comunque in sostanza, e forse irreparabilmente, danni a sua reputazione e influenza in Europa e altrove, accelerando il declino autoinflitto da Trump del sistema internazionale dominato dagli Stati Uniti.

Salman Rafi Sheikh, ricercatore-analista di Relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio