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La bomba atomica sovietica ha impedito la terza guerra mondiale

Stalker Zone, 30 agosto 2020

Il Paese non badò a spese per eliminare al più presto possibile il monopolio degli Stati Uniti sulle armi nucleari. Il 20 agosto, nella piazza vicino l’edificio centrale della società statale “Rosatom” di Mosca, veniva inaugurato un monumento in onore del leggendario Ministro dell’Industria Meccanica Media dell’URSS Efim Slavskij. Dietro il nome neutrale del Ministero c’era un potente conglomerato dell’industria e della scienza nucleari sovietiche. E per quasi 30 anni, dal 1957 al 1986, questo ministero fu guidato dal tre volte Eroe del Lavoro Socialista, vincitore di due premi Stalin, Lenin e di Stato, e dal deputato del Soviet Supremo dell’URSS per dodici convocazioni Efim Pavlovich Slavskij. In questo giorno, il 20 agosto, esattamente 75 anni fa, Stalin firmò la risoluzione del Comitato per la Difesa dello Stato “A proposito del comitato speciale sotto il Comitato per la difesa dello Stato”, a cui fu affidata la gestione di “tutto il lavoro per l’uso dell’energia atomica dell’uranio”. Contrariamente all’affermazione compiaciuta di Harry Truman, che il 24 luglio 1945, dopo una sessione plenaria alla conferenza di Potsdam, con sguardo “innocente” parlò a Stalin dell’invenzione della nuova bomba nordamericana di “potenza eccezionale”, e del leader sovietico che presuntamente non capiva il senso delle informazioni ricevute; il leader sovietico debitamente apprezzò ciò che sentì. Sì, il volto di Stalin, come ricordò il testimone W. Churchill, “conservava un’espressione allegra e compiaciuta”, e non fece a Truman una sola domanda chiarificatrice, ma il leader sapeva come controllarsi. E dopo essere tornato dall’incontro, Stalin, come ricordò il Maresciallo dell’Unione Sovietica G. K. Zhukov, raccontò a V. M. Molotov della conversazione con H. Truman. V. M. Molotov disse subito: “Alzano il prezzo”. Stalin rise: “Lascia che lo mettano al tappeto. Sarà necessario parlare con Kurchatov per accelerare il nostro lavoro”.
Quando, il 6 e il 9 agosto, i nordamericani sganciarono le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki senza alcuna necessità militare, fu abbastanza ovvio che Washington, facendo affidamento sul suo monopolio nucleare, decise di parlare coll’ex-alleato sovietico da una posizione di forza. Tuttavia, il nostro Paese aveva già adottato misure urgenti per acquisire armi nucleari: questo era l’unico mezzo efficace per impedire una nuova guerra mondiale. Il 20 agosto 1945 il Comitato per la Difesa dello Stato istituì un Comitato speciale (dopo l’abolizione del Comitato per la Difesa dello Stato il 4 settembre 1945, il Comitato speciale sotto il Consiglio dei Commissari del Popolo dell’Unione Sovietica), guidato da un membro del Comitato per la Difesa dello Stato, il Vicepresidente dei Commissari del Popolo dell’URSS L. P. Berija. Nella sua composizione, politici, dirigenti, addetti alla produzione e scienziati erano rappresentati nella proporzione necessaria: il Segretario del Comitato Centrale del PC(b)US G. M. Malenkov; il Presidente del Comitato della Pianificazione Statale N. A. Voznesenskij; il Commissario del Popolo per le Munizioni B. L. Vannikov; Il Vicecommissario del Popolo degli Affari Interni, che gestì le strutture industriali e edili dell’NKVD, A. P. Zavenjagin; Vicepresidente del Consiglio dei Commissari del Popolo, il Commissario del Popolo per l’Industria Chimica M. G. Pervukhin; due accademici fisici, P. L. Kapitsa e I. V. Kurchatov. La gestione della Segreteria del Comitato Speciale fu affidata al vice di L. P. Beria, il Maggior-Generale del Servizio di ingegneria e tecnica V. A. Makhnev.
Le funzioni del Comitato Speciale furono individuate come:
“Sviluppo della ricerca scientifica in questo settore;
Ampio dispiegamento dell’esplorazione geologica e creazione della base delle materie prime dell’URSS per l’estrazione dell’uranio, nonché l’uso di giacimenti di uranio al di fuori dell’URSS (in Bulgaria, Cecoslovacchia e altri Paesi);
Organizzazione dell’industria di trasformazione dell’uranio, produzione di attrezzature e materiali speciali relativi all’uso dell’energia intra-atomica;
Oltre alla costruzione di centrali nucleari, sviluppo e produzione della bomba atomica”.
Per la gestione diretta della ricerca, della progettazione, delle organizzazioni di ingegneria e delle imprese industriali per l’uso dell’energia intra-atomica dell’uranio e la produzione di bombe atomiche, il Comitato per la Difesa dello Stato, con lo stesso decreto, creò una Direzione principale, il Primo Direttorato Principale sotto il Consiglio dei Commissari del Popolo dell’Unione Sovietica, subordinandolo a un comitato speciale. B. L. Vannikov fu nominato a capo del Primo Comitato Centrale e Vicepresidente del Comitato speciale, sollevandolo dalle funzioni di Commissario del Popolo per le Munizioni. La leadership scientifica fu mantenuta dall’accademico I. V. Kurchatov, che fu nominato direttore scientifico del lavoro sull’uso dell’energia atomica in URSS il 10 marzo 1943, e direttore del centro di ricerca sul problema dell’uranio, Laboratorio n°2 dell’Accademia delle Scienze dell’URSS (ora il Centro di Ricerca “Istituto Kurchatov”), creato appositamente all’epoca. A questo punto, i fisici sovietici si erano avvicinati alla soluzione teorica al problema della creazione delle armi nucleari. Inoltre, grazie ai propri sviluppi e materiali più pregiati ottenuti dalle intelligence scientifiche e tecniche estere, poterono passare alla realizzazione del programma.
Il 9 aprile 1946, con risoluzione segreta del Consiglio dei Ministri dell’URSS (come divenne il Consiglio dei Commissari del Popolo dell’URSS), fu creato un ufficio di progettazione (n°11) presso il Laboratorio n°2 dell’Accademia delle Scienze dell’URSS per sviluppare il progetto della bomba atomica. Il suo capo era l’ex-Vicecommissario dell’Industria dei carri armati, Maggiore-Generale P. M. Zernov del servizio di ingegneria dei carri armati; capo-progettista fu il futuro accademico Ju. B. Khariton. La struttura top-secret si trovava a 80 km da Arzamas, sul territorio dell’ex monastero di Sarov (ora Centro Nucleare Federale dell’Istituto di Ricerca di Fisica Sperimentale).
Già nel 1946, il programma nucleare sovietico entrò nella fase industriale, in cui, prima di tutto, furono stabilite negli Urali le imprese per la produzione di materiale fissile. Il Paese, che perse più di un quarto della ricchezza nazionale nella guerra appena conclusa, non badò a spese per eliminare al più presto il monopolio degli Stati Uniti sulle armi nucleari. Gli scienziati erano ben consapevoli della portata della distruzione dell’economia e all’inizio erano “modesti” nel richiedere le risorse finanziarie necessarie. I. V. Kurchatov fu rimproverato su questa riservatezza, con abbastanza precisione da I. V. Stalin quando ricevette il direttore scientifico del programma atomico il 25 gennaio 1946. Come ricordò l’accademico, il leader disse che sebbene lo Stato avesse sofferto molto durante la guerra, “non è necessario cercare vie più economiche. La cosa più importante per noi è ridurre il più possibile il tempo necessario per creare la bomba atomica”. Stalin osservò la necessità di superare l’abitudine di molti scienziati di pensare in termini di laboratorio:“Il programma numero uno non è un esperimento di uno o più scienziati, ma lavora a creare un’enorme industria nucleare. Pertanto, non è necessario impegnarsi in lavori su piccola scala, ma è necessario condurli ampiamente, su scala russa. A questo proposito, verrà fornita la massima assistenza possibile”. Nel gennaio 1949, l’intero complesso delle domande sulla progettazione sulla bomba atomica fu risolto. E il 29 agosto, la prima esplosione di prova delle armi atomiche sovietiche fu effettuata nel poligono di Semipalatinsk. E fu un successo. Ciò innescò il meccanismo per contenere le forze aggressive che sognavano il monopolio sulle armi nucleari, meccanismo che consente ancora all’umanità di evitare il conflitto nucleare sul pianeta.
Dopo il test riuscito della prima bomba nucleare sovietica, numerosi scienziati e produttori ricevettero i massimi riconoscimenti dell’URSS. I. V. Kurchatov, G. N. Fljorov, Ju. B. Khariton, V. G. Khlopin, I. K. Shjolkin, Ju. B. Zeldovich, B. L. Vannikov, A. P. Zavenjagin, P. M. Zernov, M. G. Pervukhin e altri divennero Eroi del Lavoro Socialista. Tra loro c’era E. P. Slavskij, che in breve divenne il capo dell’ndustria nucleare sovietica. Questa è la ragione del monumento installato il giorno del ricordo del 20 agosto 2020 presso l’edificio “Rosatom”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio