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La dipendenza della CIA dalla guerra in Afghanistan

Finian Cunningham, SCF 29 agosto 2020

È la guerra più lunga degli USA e non mostra alcun segno di fine nonostante un traballante accordo di pace tra l’amministrazione Trump e i taliban. Il ritiro graduale delle truppe statunitensi dall’Afghanistan nel prossimo anno potrebbe ancora essere impedito, col risultato di continue operazioni nordamericane nel Paese dell’Asia meridionale, due decenni dopo che il presidente GW Bush lanciò l’Operazione Enduring Freedom nell’ottobre 2001. Il coinvolgimento degli Stati Uniti in Afghanistan è l’archetipo del pantano. Centinaia di migliaia di morti o mutilati, trilioni di dollari sprecati, uno Stato fallito, nonostante le pretese nordamericane di costruire una nazione, e un’insurrezione islamista più forte che mai. Gli obiettivi strategici dichiarati di Washington in Afghanistan non furono mai coerenti o convincenti nemmeno tra i vertici del Pentagono. La giustificazione iniziale di “vendicare il terrorismo dell’11 settembre” sembra logora. L’ironia è che Washington fu coinvolta per la prima volta in Afghanistan alla fine degli anni ’70 per imporre uno “scenario vietnamita” alle truppe sovietiche che difendevano il governo alleato a Kabul. I mujahidin sponsorizzati dagli Stati Uniti e la loro derivazione taliban resero il Paese uno scenario vietnamita ancora peggiore per Washington di quello previsto per Mosca. L’Afghanistan è noto come “Cimitero degli imperi” dove gli inglesi subirono un duro colpo al loro imperialismo, come ai sovietici e ora agli statunitensi. La domanda è: perché i nordamericani sono chiaramente bloccati in Afghanistan, incapaci di liberarsi? Parte del motivo senza dubbio deriva dalla burocrazia della guerra e dai profitti per il complesso militare-industriale che soffoca la fine netta di ciò che altrimenti sarebbe un conflitto futile, infinito, senza uscita. Un altro motivo, forse più potente, è il business immensamente redditizio del traffico globale di stupefacenti. Questa sarebbe la ragione principale per cui la guerra in Afghanistan continua nonostante incongruenze e promesse presidenziali di porvi fine. È una fonte vitale per il finanziamento di CIA e altre agenzie d’intelligence statunitensi. Il grande vantaggio del business della droga è che le finanze sono incontrollabili e quindi non soggette alla supervisione del Congresso. Tale “oscura” fonte di reddito consente alle agenzie nordamericane di finanziare operazioni segrete senza mai essere ritenute responsabili da legislatori indiscreti (se questi ultimi mai ci riuscissero, cioè).
Alti funzionari russi e iraniani recentemente affermavano che le agenzie di intelligence statunitensi sono pesantemente coinvolte nell’esportazione segreta di stupefacenti dall’Afghanistan. Secondo Eskandar Momeni, a capo dell’antinarcotici iraniana, la produzione di eroina in Afghanistan è aumentata di 50 volte anno dall’anno in cui le forze statunitensi invasero il Paese. “Sulla base di informazioni affidabili, gli aerei di NATO e Stati Uniti trasportano la droga nel nostro vicino”, testimoniava il funzionario questa settimana. L’inviato presidenziale russo in Afghanistan, Zamir Kabulov, viene citato dire che la complicità della CIA nel traffico di droga è “un segreto di Pulcinella”. “Gli ufficiali dell’intelligence statunitense… sono coinvolti nel traffico di droga. I loro aerei da Kandahar, Bagram [aeroporto vicino Kabul] vanno dove vogliono, Germania, Romania, senza alcuna ispezione”, aveva detto Kabulov. Queste affermazioni mettono in prospettiva i recenti rapporti sensazionalistici dei media statunitensi che citando fonti anonime dell’intelligence americana affermano che militari russi e iraniani svolgevano programmi di “caccia alla taglia” in Afghanistan secondo cui i taliban sarebbero pagati per uccidere le truppe nordamericane. Tali notizie dei media statunitensi avevano il marchio dell’operazione psicologica dell’intelligence. Russia, Iran e taliban smentirono tali accuse. Persino Pentagono e presidente Trump rigettarono le storie come non credibili. Ma l’effetto voluto sembra fosse far naufragare le mosse esitanti dell’amministrazione Trump per concludere la guerra in Afghanistan. Secondo le Nazioni Unite, l’Afghanistan è la fonte di oltre il 90 per cento dell’eroina, gran parte destinata all’Europa . Alcune stime collocano il traffico internazionale di droga come una delle più redditizie, alla pari di petrolio e gas. I proventi possono essere riciclati attraverso le grandi banche, come illustrò lo scandalo che coinvolse la banca britannica HSBC.
Per la CIA e altre agenzie di intelligence statunitensi, l’Afghanistan è una gigantesca stampatrice di denaro per lo spaccio di droga. Tale facile fonte di finanziamenti segreti rende la guerra in Afghanistan troppo avvincente per liberarsene. Con la rete globale clandestina, flotte di aerei privati, nullaosta diplomatici e di sicurezza nazionale e conti bancari bizantini, tutto ciò da alla CIA un canale perfetto per il traffico di stupefacenti. Oltre ai mezzi, l’agenzia ha anche un motivo potente per il finanziamento segreto delle sue imprese criminali: operazioni di influenza dei media, rivoluzioni colorate, omicidi e sovversioni per il cambio di regime. Il coinvolgimento sistematico della CIA nel traffico internazionale di droga è antico quanto l’agenzia stessa, creata nel 1947 all’inizio della Guerra Fredda. La sua funzione nelle operazioni segrete è per definizione illegale e quindi richiede finanziamenti segreti. L’agenzia fu collegata all’oro nazista per finanziarsi le prime operazioni. Successivamente, il traffico di stupefacenti divenne un mezzo cruciale per il finanziamento delle organizzazioni. Il Triangolo d’Oro nel sud-est asiatico fu centrale per sponsorizzare i piani anticomunisti negli anni ’60 e ’70, così come Colombia e America centrale per finanziare gli ascari come la Contra in Nicaragua negli anni ’80. L’Afghanistan svolge tale funzione globale a sostegno delle imprese criminali della CIA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio