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L’assenza di oligarchi salverà la Bielorussia dal colpo di Stato

Gleb Prostakov,VZ, 24 agosto 2020 – Histoire et SocietéPuoi corrompere singoli funzionari, ma non l’intero apparato statale, indipendentemente dall’ammontare. Semplicemente perché l’apparato statale è composto da funzionari nominati dai politici, e i politici, qualunque cosa dicano, dipendono da chi li elegge. E poiché il centro degli interessi vitali dei politici negli Stati sovrani è di solito nel loro Paese, la questione della sicurezza di proprietà e personale viene prima, e l’arricchimento dopo. Quanto sopra spiega la differenza tra quanto accaduto in Ucraina nel 2013-2014 e quanto accade oggi in Bielorussia. Con Leonid Kuchma che lasciò nel 2004, l’Ucraina finalmente intrapreso la strada dell’oligarchizzazione. L’apparato statale non aveva più potere, ma cominciò ad assomigliare a una società per azioni, in cui diversi gruppi di proprietari erano sempre n lotta per il controllo di gestione. Dal 2005 al 2007 furono costituite le grandi società private in Ucraina. E nel 2013, il centro degli interessi vitali degli oligarchi ucraini passò in occidente. La rivolta oligarchica contro il presuntuoso Viktor Janukovich, che non solo voleva una pensione da impiegato, ma diventare il primo tra gli oligarchi, spiega solo in parte le ragioni delle proteste di piazza sfociate nel colpo di Stato. Un’analisi degli interessi dei partecipanti alla cospirazione mostra che non avevano motivazioni a rovesciarlo. Si prenda l’esempio di Dmitrij Firtash e del suo socio, l’ex-capo dello staff di Janukovich Sergej Ljovochkin. Janukovich, fuggito in Russia, accusò Ljovochkin di aver pianificato il colpo di Stato. Se fosse per Ljovochkin o Firtash, nessuno lo spiegò. Nel 2013 Firtash aveva il monopolio della distribuzione di fertilizzanti e gas. Controllava il gasdotto e il commercio del gas con la Russia con l’aiuto del suo amico, l’ex-viceprimo ministro Jurij Bojko. Lyovochkin faceva parte dell’amministrazione presidenziale e aveva un’enorme influenza su Janukovich. Tale trama bastò a gettare tutto nella latrina? Appena. Ma il destino dei beni di tale gruppo oligarchico all’estero fu sufficiente all’attuazione delle “raccomandazioni” dei conservatori occidentali. Lo stesso Firtash è strettamente associato ai conservatori e all’intelligence inglesi. Nell’ottobre 2013, un mese prima dell’inizio delle proteste, Firtash aprì il suo impero alla Borsa di Londra. In precedenza, nel 2011, ebbe il certificato d’ingresso come beneficiario onorario dell’Università di Cambridge dalle mani del marito della regina Elisabetta, Filippo. Anche prima, nel 2007, fondò la British-Ukrainian Society, e uno dei fondatori e primo direttore fu Raymond Asquith. Asquith, o Lord Oxford, era l’ex-primo segretario dell’ambasciata inglese a Mosca durante la perestrojka. Una delle pagine più vergognose della storia dell’intelligence sovietica è associata al suo nome. Avrebbe organizzato la fuga di un doppio agente, un ufficiale del KGB che lavorava per i servizi segreti britannici, Oleg Gordevskij. Dopo il crollo dell’Unione, Asquith lavorò a Kiev, ritagliandosi una nuova area di interessi occidentali.
Se Firtash legò il suo destino alla Gran Bretagna, un altro oligarca ucraino, altrettanto colorato, Igor Kolomojskij, puntò sugli Stati Uniti, dove acquistò immobili ed altri beni per centinaia di milioni. di dollari. Oggi, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti cerca di bloccargli i beni negli Stati Uniti. E la Federal Reserve Bank sta “finalizzando” una causa di riciclaggio contro Kolomojskij per proventi criminali ottenuti derubando la PrivatBank, una volta proprietà dell’uomo d’affari, la più grande banca dell’Ucraina. L’accusa è più che seria per gli standard nordamericani. Nel mondo moderno, dove le agenzie d’intelligence occidentali hanno accesso a tutti i conti e registri dei proprietari di giurisdizioni offshore, le economie oligarchiche sono estremamente vulnerabili. E se si controllano gli oligarchi di un Paese che hanno potere, si controlla anche il Paese. Il fatto che Firtash abbia languito a Vienna per tanto tempo in attesa della decisione sull’estradizione negli Stati Uniti, e non in una prigione nordamericana, è il risultato della sua collaborazione coi servizi segreti inglesi, che competono in certa misura con FBI e CIA. Ma il sempre più agitato Kolomojskij, un tempo eroe di Majdan, che organizzava battaglioni di volontari per la guerra contro il Donbas, è nel mirino del dipartimento di Giustizia nordamericano. Lo zelo non fu apprezzato, e ora Kolomojskij è costretto a vivere in Ucraina, e non nella sua amata Svizzera o, nel peggiore dei casi, Israele. E tutto perché in Ucraina è ancora una figura di peso, il che significa che la probabilità di estradizione negli States, se richiesta, è minima.
Firtash e Kolomojskij sono solo due esempi eclatanti. Le aree vitali d’interesse di tutti, senza eccezioni, i miliardari ucraini sono in occidente. E costoro faranno di tutto per risparmiare denaro, proprietà e possibilità di viaggiare e vivere in luoghi molto più prosperi della natia Ucraina. Se si tratta di distruggere il proprio Paese, lo faranno. In effetti, l’hanno già fatto. È una storia completamente diversa per la Bielorussia. Le stesse tecniche, manifestazioni, finanziamenti diretti della rivolta. Ma il risultato, almeno finora, è negativo. Non ci sono quasi “punti d’ingresso” oligarchici da accedere nel Paese, anche piccolo come la Bielorussia, attraverso cui sfondare. Se ci sono grandi affaristi vicini alle autorità, e ci sono, allora nella struttura gerarchica, l’apparato statale guidato da Lukashenko, sta al di sopra, e non il contrario. Solo la Russia può “hackerare” la Bielorussia. E non perché il centro degli interessi vitali di Lukashenka o di chi lo circonda sia qui. Ma perché il centro degli interessi vitali della Bielorussia è in Russia, o meglio, la piena integrazione con essa ed altri Paesi EurAsEC in espansione.Traduzione di Alessandro Lattanzio