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Bielorussia: la lobby della NATO riconosce il fallimento

Moon of Alabama, 26 agosto 2020Il 15 agosto spiegammo perché la rivoluzione colorata in Bielorussia sarebbe fallita . Il presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko offrì al Presidente Vladimir Putin la conclusione dell”Unione Statale a lungo ritardato tra Bielorussia e Russia. In cambio, voleva il pieno appoggio russo per fermare la rivoluzione colorata guidata dagli Stati Uniti. Putin accettava l’accordo. Conseguentemente: Lukashenko e la sua polizia non saranno appesi a un palo. La Russia si prenderà cura del problema e l’Unione Statale sarà finalmente istituita. Ciò non significa che il tentativo di rivoluzione colorata sia finito. Stati Uniti e il lacchè Polonia non si limiteranno a fare le valigie e andarseo. Ma col pieno appoggio della Russia assicurato, Lukashenko può prendere le misure necessarie per porre fine alle sommosse. Ed è ciò che ha fatto. Lukashenko continuava a consentire manifestazioni ma quando i manifestanti si diressero ad assaltare il palazzo presidenziale videro una risposta teatrale ma forte: “[Il] canale Nexta gestito dalla Polonia (mezzo principale utilizzato dall’imperialismo per rovesciare Lukashenko) inizialmente invocò una protesta pacifica, ma alla fine fece appello alla presa del principale edificio presidenziale. Quando i rivoltosi (a questo punto abbiamo a che fare con un’azione illegale, violenta, per rovesciare lo Stato, quindi non li chiamo manifestanti) arrivarono all’edificio si trovarono di fronte un “muro” di poliziotti antisommossa equipaggiati: questa dimostrazione (davvero spaventosa) bastò a fermare i rivoltosi, rimasti per un po’ per poi andarsene”. In secondo luogo, Lukashenko fece qualcosa di piuttosto strano, ma che ha perfettamente senso nel contesto bielorusso: indossò un completo equipaggiamento da combattimento, afferrò un AKSU-7, vestì anche il figlio (di 15 anni!) col completo equipaggiamento da combattimento (elmetto incluso) e volò coll’elicottero su Minsk per atterrare nell’edificio presidenziale. Poi si diresse verso i poliziotti antisommossa, che Lukashenko ringraziò calorosamente e il risultato fu che la polizia gli fece una standing ovation. Alla maggior parte di noi questo comportamento sarebbe piuttosto stravagante se non addirittura sciocca. Ma nel contesto della crisi bielorussa, combattuta principalmente nel campo dell’informazione, aveva perfettamente senso”.
I manifestanti, che la polizia aveva identificato come “ricchi ragazzi di città, figli di genitori ricchi stufi della bella vita”, non ebbero lo stomaco d’attaccare la forza di polizia ben armata e motivata. Anche il media della lobby della NATO Atlantic Council lo riconobbe lamentando: “I manifestanti sono generalmente molto dolci, educati e pacifici. Molti sono giovani della classe media che lavorano nel fiorente settore IT del Paese e vengono ai raduni vestiti con completi hipster aderenti. A differenza degli eventi di Kiev nel 2013-14, non c’è alcun frangia militante nelle manifestazioni. In effetti, questa rivoluzione è così vellutata che a volte ci si sente positivamente assonnati. Nel bene e nel male, c’è una marcata assenza di giovani rudi e coraggiosi capaci di mettere a disagio i liberali o di guidare la resistenza se e quando lo Stato autoritario decide di usare la forza”. Senza la teppa nazista che gli Stati Uniti usarono nelle rivolte di Maidan del 2014 in Ucraina, non c’è alcuna possibilità di rovesciare Lukashenko. Con tali truppe la lotta sarebbe finita in un massacro e Lukashenko sarebbe sempre il vincitore. L’autore giustamente conclude: “La resistenza del regime di Lukashenka si rafforza di giorno in giorno. Con la Russia ora apparentemente saldamente con Lukashenka, manifestazioni fotogeniche e scioperi irregolari non basteranno a portare un cambiamento storico”. È finita. Gli “scioperi irregolari” non sono mai state vere azioni. Alcuni giornalisti della TV di Stato bielorussa scioperarono. Ma furono licenziati senza tante cerimonie e sostituiti con giornalisti russi. Alcune centinaia di lavoratori della MTZ Minsk Tractor Works fecereo una passeggiata. Ma MTZ ha 17000 dipendenti e gli oltre 16500 che non uscirono sanno molto bene perché hanno ancora un lavoro. Se Lukashenko dovesse cadere, è molto probabile che la loro azienda statale sia venduta per pochi centesimi e immediatamente “dimensionata”, il che significa che la maggior parte di loro sarà senza lavoro. Negli ultimi 30 anni l’hanno visto accadere in tutti i Paesi vicini. Non c’è bisogno di sperimentarlo. Il capo della passeggiata, tale Sergej Dylevskij, fu arrestato mentre invocava altri scioperi. Dylevskij è membro dell’autoproclamato Consiglio di coordinamento dell’opposizione che pretende negoziati sulla presidenza. Altri membri del consiglio furono interrogati per un procedimento penale contro il consiglio. Nel frattempo la sfortunata candidata dell’opposizione Svjatlana Tsikhanoskaja, che ha falsamente affermato di aver vinto le elezioni, è in Lituania. Dovrebbe essere un’insegnante d’inglese, ma aveva difficoltà a leggere il testo inglese durante la sua supplica (video) al supporto “occidentale”. Ha già incontrato vari politici “occidentali” tra cui il segretario generale dell’Unione democratica cristiana tedesca del partito della cancelliere Angela Merkel, Peter Zeimiag, e il vicesegretario di Stato nordamericano Stephen Biegun. Nessuno dei due potrà aiutarla.
Col sostegno della Russia, la stabilità militare, politica ed economica della Bielorussia è per ora garantita. Lukashenko ad un certo punto sarà estromesso, ma ciò avverrà in un momento e in un modo conveniente per la Russia e non perché degli sfortunati hipster finanziati dalla NED cercano d’inscenare una rivoluzione.Traduzione di Alessandro Lattanzio