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Bottino di terrore dal Venezuela

Confisca del denaro venezuelano: un’altra mossa sporca, che utilizzerà le risorse finanziarie sequestrate per attaccare i cittadini.
Marina Menéndez Quintero, Orinoco Tribune 10 agosto 2020La più grande e sfacciata rapina che il tesoro pubblico venezuelano abbia mai subito è in corso proprio ora. Ed è stata la destra, disobbediente e quindi non operativa dell’Assemblea nazionale a prestarsi nel ruolo di foglia di fico e tale parte del denaro nazionale confiscato illegalmente dagli Stati Uniti è gestito da due società private estere. Certamente, non fu deciso, almeno non pubblicamente, se coi governi della demolita Quarta Repubblica ci fosse mai stata tale appropriazione indebita. Alcuni potrebbero chiederselo… Ma ciò che rende tale mossa inedita non è solo che priva i cittadini delle risorse che gli appartengono. Ciò che è più riprovevole è che l’azione sia al servizio dell’interferenza ed aggressione di una potenza straniera. Nello specifico, sono circa 80 milioni di dollari che lo Stato venezuelano aveva depositato nella Citibank, a nome della Banca Centrale del Venezuela. Ora sarà gestito dalle società private nordamericane BRV Disbursement Co. LLC e BRV Administrator Co. LLC, che riceveranno un milione di dollari per ciò, secondo il contratto sottoscritto daòla destra del Parlamento venezuelano che continua a sostenere il burattino Juan Guaidó. Tuttavia, non è l’unico denaro rubato. Quella voce fa parte degli oltre 340 milioni di dollari di Caracas trasferiti proprio in questo modo su un conto della Federal Reserve di New York, su ordine della Casa Bianca. Ma ciò che molti chiamano già “politica di espropriazione” del patrimonio pubblico venezuelano, applicata da Washington contro Caracas nella sfera finanziaria nell’ambito della strategia di molestie e aggressioni molteplici, è ancora più ampia. Secondo un dettagliato articolo pubblicato dal sito The Grayzone, la politica di Donald Trump contro il Venezuela portava alla confisca al Paese di 24 miliardi di dollari di beni pubblici nel Nord, o nei Paesi dell’Unione Europea alleati di Washington. Il peggiore scandalo fu il rapimento virtuale di CITGO, filiale della PDVSA negli Stati Uniti e considerata la massima risorsa venezuelana all’estero.
Come nel resto delle azioni di tale tipo, la cortina fumogena era la figura di Guaidó, con la scusa che le risorse erano messe nelle mani del suo inesistente “governo di transizione”. La falsa argomentazione che si afferma cerca di presentare il Venezuela bolivariano come rifugio dal narco-terrorismo, e i suoi leader come criminali comuni che vanno puniti e persino imprigionati? Nella stessa ipotesi, il Venezuela veniva privato dei lingotti d’oro dalla riserva che aveva, presumibilmente in custodia nei caveau della Banca d’Inghilterra, il cui valore potrebbe raggiungere i 3 miliardi di dollari, e richiesti da Maduro per per affrontare la pandemia di Covid-19. Poi l’esecutivo inglese di Boris Johnson riconobbe Guaidó come presidente ad interim… e l’oro rimase. Nel frattempo, in Europa continuano altri processi per sottrarre i beni del Venezuela, che ammonterebbero a 8 miliardi di dollari, secondo fonti non ufficiali. La cosa peggiore è che la decisione presa un paio di settimane fa dal premier britannico potrebbe costituire un precedente legale per altri fondi venezuelani bloccati all’estero, soprattutto nei Paesi europei che aderiscono alla campagna Trump.

Fondo di liberazione?
Il bilancio complessivo, finora, della guerra economica e finanziaria degli Stati Uniti contro il Venezuela, contempla anche altre misure punitive e, quindi, è ancora maggiore. Dall’inizio delle sanzioni nel 2017, dopo che Barack Obama decretò che il Paese era una “minaccia” alla sua sicurezza nazionale, le perdite economiche subite dalla nazione bolivariana sono stimate in 130 miliardi di dollari. E ci sono già voci che dimostrano i trucchi che Washington può usare con così tanti soldi illeciti. Fu rivelato che una minuscola porzione degli 80 milioni di dollari sequestrati da Citibank, sebbene ancora succulenta dato che ammonta a 600 milioni di dollari in attività, sarebbe stata deviata da Trump per costruire parte del muro promesso al confine col Messico. Tutto indica che Guaidó, presunto presidente ad interim che pochi in Venezuela applaudono, non disse molto sulla “partecipazione” della Casa Bianca all’appropriazione indebita, anche se avrà sicuramente accesso alla merce derubata. Tuttavia, il cosiddetto “ambasciatore” negli Stati Uniti, Carlos Veccio, ammise di aver lavorato col dipartimento di Giustizia per stabilire un accordo che definisca la percentuale che andrà a Washington, secondo The Grayzone. Ignorando anche che l’attuale Parlamento senza funzioni elesse a capo un altro oppositore, Luis Parra, votato dalla maggioranza presente alla seduta di gennaio, quell’Assemblea nazionale di destra “approvava” una settimana fa che gli 80 milioni di dollari facciano parte di ciò che ingannevolmente chiamano Fondo di Liberazione Nazionale: denaro che, se usato per gli scopi che Guaidó difende, sarà benzina per sovvertire ed eseguire nuovo terrorismo. Altrimenti, saranno un buon punto di partenza per la continua corruzione dell’opposizione legata ai partiti antagonisti di un tempo. A tal proposito, gli analisti notavano che tale denaro non è controllato da alcna entità e, inoltre, la sua gestione per mezzo delle due società statunitensi privatizza l’appropriazione indebita e l’esternalizza presumibilmente togliendo le mani di Trump dal piatto, anche se non altre. Questo modus operandi si aggiunge alle misure di strangolamento economico degli Stati Uniti e dà il tono a ciò che Mission Verdad considera “para-Stato”.
È chiaro che lo scarso sostegno popolare di Guaidó in Venezuela, e la sua mancanza di prestigio internazionale, anche se sostiene di essere stato riconosciuto da 50 Paesi, taglia le ali al piano machiavellico nell’ordine politico? Anche se continua a colpire la vita dei venezuelani col volgare furto eseguito attraverso tale, mai visto prima, saccheggio finanziario.

Traduzione di Alessandro Lattanzio