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Non puoi essere antimperialista se ripeti le menzogne imperialiste

Rainer Shea, 24 agosto 2020

Gli imperialisti di Washington non producono consenso per la loro bellicosità nel mondo cercando di convincere la gente ad apprezzare l’idea di una guerra economica contro civili, o mantenendo intere popolazioni sotto la minaccia dell’annientamento nucleare, o attuando tattiche d’intimidazione militare violando il diritto internazionale. Mantengono le gente del nucleo imperiale compiacente su tali politiche demonizzando incessantemente le nazioni prese di mira. Se il pubblico è portato a credere che un Paese bersaglio imprigiona milioni di minoranze etniche e religiose, o che il leader del Paese sia un “dittatore”, o che la libertà di parola sia inesistente sotto il governo “totalitario” del paese, la conversazione non tratterà del motivo per cui gli Stati Uniti attaccano il paese, ma potrà solo concentrarsi sulla diffamazione del regime sfavorevole, non sulla critica delle azioni degli Stati Uniti e certamente non sull’esame delle motivazioni geopolitiche e socioeconomiche per cui la classe capitalista nordamericana desidera sottomettere questi particolari Paesi. No, l’attenzione di tutti va rivolta al nemico del giorno. La propaganda dietro le macchinazioni imperialiste dipende dalle masse che vedono gli eventi del mondo in modo miope sulla geopolitica, dove il loro governo e media gli dicono cose negative su certi Paesi esclusivamente col desiderio di promuovere la “democrazia” e i “diritti umani”. Sotto tale paradigma della propaganda di guerra, non c’è da meravigliarsi perché la geopolitica di solito non viene nemmeno notata, anche da molti di sinistra che si considerano antimperialisti. Da tale impulso culturale, che incoraggia la gente del nucleo imperiale a guardare agli eventi mondiali con le proprie lenti ideologiche, ignorando fattori complessi come la geopolitica, deriva il comportamento comune della sinistra di opporsi all’imperialismo in astratto mentre promuove la propaganda imperialista nella pratica.
Se la priorità è l’antimperialismo, l’approccio corretto è giudicare la natura dei Paesi antimperialisti in base alle condizioni oggettive, non decidere come siano queste condizioni secondo i propri pregiudizi ideologici. Ad esempio, se si esaminano le informazioni sulla Corea democratica da questa posizione analitica e non giudicante, si giungerà alla conclusione articolata dalla candidata presidenziale del Partito per il socialismo e la liberazione Gloria La Riva: che la Corea democratica è una nazione socialista che socialisti e antimperialisti nel mondo devono sostenere. Il partito di La Riva analizza sulla base della filosofia marxista-leninista del materialismo dialettico, che richiede di esaminare le condizioni oggettive di un luogo prima di decidere come trattarle. Dato questo aspetto del marxismo-leninismo, non c’è da meravigliarsi perché i marxisti-leninisti tendano spesso a difendere la Cina e altri Paesi antimperialisti demonizzati. Il loro antimperialismo è praticato secondo i principi di verità oggettiva su cui è incentrata la loro linea politica. È quando le tensioni politiche hanno priorità diverse dalla dialettica che tendono a conformare la verità sui Paesi antimperialisti per adattarli ai propri programmi ideologici. I libertari difenderanno la Russia da accuse infondate di ingerenza elettorale, mentre caratterizzano la Cina socialista o la Corea come “totalitarie”. I progressisti difenderanno l’Iran dalle rivendicazioni guerrafondaie, mentre denigrano il governo chavista democraticamente eletto del Venezuela definendolo “dittatura”. Gli anarchici vedranno l’opposizione venezuelana lo strumento imperialista di destra che è, poi volgeranno a glorificare le YPG siriane come rivoluzionarie “socialiste libertarie”, anche se i capi delle YPG collaborano con le forze statunitensi occupanti per rubare il petrolio della Siria. C’è anche la possibilità che partecipino all’isteria fabbricata sul presunto “genocidio” cinese degli uiguri, il tutto per far avanzare la loro narrativa ideologica secondo cui il socialismo “autoritario” è sbagliato.
Tali tendenza si atteggiano a volte ad antimperialiste (o semplicemente “contro la guerra” se vogliono evitare di menzionare la parola cruciale), ma i loro pregiudizi ideologici sono inevitabilmente in conflitto cogli obiettivi dichiarati. Un esempio conseguente di tale ipocrisia è Bernie Sanders, che cercò di dare l’impressione di essere contro la guerra nonostante fosse complice dei bombardamenti della Jugoslavia del 1999 e numerose altre azioni imperialiste. La natura contraddittoria della sua carriera “contro la guerra” fu sintetizzata quando votò contro la guerra in Iraq, nonostante avesse sostenuto le sanzioni all’Iraq che uccise centinaia di migliaia di persone. Apparentemente, far morire lentamente di fame delle persone per far avanzare un’agenda geopolitica gli va bene, ma ucciderle con le bombe per lo stesso motivo va oltre. Cioè, a meno che non siano jugoslavi.
Tali comportamenti conflittuali delle tendenza non marxiste dell'”antimperialismo” sono guidati da pregiudizi ideologici, e da ciò che forse motivò le politiche irachene contraddittorie di Sanders: l’ottica. Sostenere le invasioni è facile da considerare sbagliato, ma pochi penseranno di confrontarsi con voi nel sostenere le sanzioni. Denunciare le aggressioni militari illegali di Trump all’Iran sarà ampiamente visto ammirevole, ma denunciare la guerra segreta per il cambio di regime degli Stati Uniti in Siria darà reazioni molto contrastanti; solo chi ha svolto ricerche sufficienti sulla Siria e sa che i “ribelli moderati” siriani sono gruppi terroristici sostenuti dagli Stati Uniti, vi ammirerà per aver parlato contro ciò. Gli altri saranno influenzati dalla propaganda che ritrae le forze ribelli come “combattenti per la libertà” e che cerca d’ispirare simpatia per le YPG. Questo è il motivo per cui la maggior parte delle operazioni imperialiste statunitensi sono condotte in modi che le rendono facili da mascherare. Le proteste “pro-democrazia” finanziate dalla CIA a Hong Kong, le proteste sostenute dagli Stati Uniti in Thailandia, lo sforzo degli Stati Uniti per spodestare Hezbollah in Libano e l’opposizione fascista sostenuta dagli Stati Uniti in Bielorussia sono esempi recenti di tale occulta campagna imperialista di cambio di regime. Naturalmente, è solo dopo che le “rivoluzioni” imperialiste arrivavano al potere, come accaduto in Bolivia, che i sostenitori di una data rivoluzione colorata smetteranno di cercare di associarsi a tale cambio di regime. I liberali che chiedevano “sfumature” a novembre quando il presidente democraticamente eletto della Bolivia fu estromesso da un colpo di Stato fascista, non sono così ansiosi di parlare ora che il regime golpista perseguita e massacra gli indigeni.
Per essere efficace, il movimento antimperialista deve orientarsi al marxismo-leninismo, o almeno all’approccio dialettico del marxismo-leninismo nella ricerca della verità. Altrimenti, il movimento continuerà ad essere largamente definito dall’opportunismo piuttosto che dall’opposizione di principio alle macchinazioni imperialiste. Senza l’impegno a contrastare le bugie che l’impero statunitense racconta al mondo, le persone potranno scegliere di quali bugie parlare secondo ciò che pensano sia la verità.

Traduzione di Alessandro Lattanzio