Crea sito

La Cina e il declino del potere statunitense

Dott. Chandra Muzaffar, Countercurrents, 23 agosto 2020

Gli attacchi costanti di certe élite statunitensi alla Cina, secondo alcuni osservatori, diminuiranno e scompariranno una volta terminate le elezioni presidenziali statunitensi nel novembre 2020. È improbabile che ciò accada per almeno due motivi. Uno, le questioni che hanno obiettivo la Cina sono di natura fondamentale e vanno oltre elezioni e personalità. Secondo, alla radice di alcuni di tali problemi ci sono questioni di potere, dominio e controllo, la cui risoluzione durerà decenni se non secoli. Nell’esaminare il confronto tra Stati Uniti e Cina, inizierò con quelle aree di conflitto in cui quest’ultima ha superato i primi. Seguiranno riflessioni sulle manifestazioni del potere statunitense che non sono così formidabili come sembra. Si trarranno conclusioni da queste due categorie sul modello emergente di potere globale. Negli specifici sotto-campi della scienza e tecnologia, la Cina sembra sopravanzare gli Stati Uniti. Le sorveglianza marittima e geografia lunare sarebbero due di questi sottocampi. Anche i progressi cinesi nell’elettronica e telecomunicazioni sono sorprendenti. Poiché la Cina è in prima linea nella tecnologia d’avanguardia c’è così tanta ansia negli Stati Uniti e occidente per l’ascesa della Cina. Chi hanno dominato il mondo per tanto tempo sa che è la padronanza di scienza e tecnologia a conferire potere e forza a una nazione o civiltà. La padronanza di scienza e tecnologia è uno dei motivi per cui in pochi decenni la Cina è diventata la fabbrica del mondo che produce un’intera gamma di beni economici e di qualità per i popoli di tutto il mondo. Il successo della Cina nel penetrare i mercati l’ha resa la nazione indispensabile dell’economia globale. Anche nell’intrattenimento, una piattaforma di condivisione videoTiktok fa sensazione tra i giovani, spingendo le autorità statunitensi a bloccarla.
Più che la produzione di beni e servizi, è la massiccia trasformazione delle infrastrutture globali della Cina con la sua Belt Road Initiative (BRI), destinata ad avere impatto duraturo sull’umanità. Sforzo che abbraccia 138 Paesi, il BRI collega Asia, Africa ed Europa attraverso rotte terrestri e marittime. Non solo cerca di costruire autostrade e porti, ma anche di avviare progetti agrari e accelerare iniziative industriali che aumenteranno redditi e produttività di molti Paesi poveri. Rispetto alla BRI ci sono altre sfere in cui il potere degli Stati Uniti sembra schiacciante. Ma se esaminiamo attentamente queste sfere, scopriremo che il potere degli Stati Uniti è solo di facciata. La cosiddetta potenza militare è un esempio calzante. Sebbene gli Stati Uniti abbiano un enorme arsenale e circa 800 basi militari nel globo, dimentichiamo che non hanno vinto una sola guerra dalla fine della Seconda guerra mondiale. Vietnam, Iraq, Somalia, Libia, Siria e Afghanistan lo testimoniano. In effetti, il coinvolgimento in guerre negli ultimi 50 o 60 anni fu un disastro assoluto.
Un altro pilastro della potenza nordamericano è il dollaro USA, la valuta di riserva mondiale. Il dollaro non è più dominante come una volta. Nel 2015, ad esempio, circa il 90% delle transazioni bilaterali tra Cina e Russia fu in dollari. Nel 2019 “la cifra scese al 51%”. Gli Stati Uniti impongono sanzioni alla Russia dal 2014 dopo il ripristino della Crimea alla Russia. Gli Stati Uniti imposero “dazi da centinaia di milioni di dollari ai beni cinesi costringendo la Cina a de-dollarizzare”. Mosca e Pechino rafforzavano la relazioni finanziarie nel giugno 2019 con un accordo “per sostituire il dollaro con le valute nazionali per i loro accordi internazionali”. Inoltre la Russia accumulava riserve di yuan a spese del dollaro.
Gli Stati Uniti perpetuano anche il dominio globale attraverso una vasta rete propagandistica che proietta gli Stati Uniti come la più potente nazione della terra. È un ritratto che ha perso splendore negli ultimi due decenni. Gli Stati Uniti diressero invasione ed occupazione dell’Iraq nel 2003, il che fu ingiusto in quanto immorale, offuscando l’immagine degli Stati Uniti agli occhi del mondo. Sono sempre più percepiti come nazione rapace che non ha scrupoli nel massacrare centinaia di migliaia di persone inermi perseguendo il proprio programma egemonico. Più del ruolo nelle guerre e nelle sofferenze che provocano, l’incapacità dell’élite statunitense di governare efficacemente frantuma e scredita la loro immagine La pandemia di coronavirus e le miserie economiche da esso generate rivelano che rispetto ad alcuni Paesi asiatici l’élite statunitense è incapace di tutelare il benessere dei propri cittadini. Con 176mila decessi e 5,68 milioni di infezioni al 22 agosto 2020, le élite sono condannate per aver tradito e sacrificando il popolo. Se il buon governo è segno distintivo di “nazione sviluppata”, gli Stati Uniti non possono rivendicare tale status. La pandemia di coronavirus con le disastrose conseguenze mettevano in luce quanto siano profondamente imperfette le nozioni “libertà” e “diritti dell’individuo” negli Stati Uniti. Quando la libertà dell’individuo relega il bene collettivo della società ai margini, genera una egocentrica ossessione per la libertà che in ultima analisi mina la libertà stessa. Se libertà e celebrazione dell’individuo sono gli attributi gloriosi di società come gli Stati Uniti, la pandemia mostrava a tutti quanto sia orrido il loro malinteso e pessima applicazione.
In poche parole, non è solo l’ascesa della Cina responsabile del declino degli Stati Uniti. La loro prospettiva distorta sul potere, il senso perverso di libertà individuale e soprattutto la brama all’egemonia globale hanno tutti contribuito alla loro caduta. Questo è il motivo per cui, mentre il popolo nordamericano si avvicina a un’altra elezione presidenziale, dovrebbe riflettere, per il proprio bene, sui difetti e debolezze come nazione. Sono umiltà ed onestà di questo tipo ciò che serve del momento.

Il Dottor Chandra Muzaffar è presidente del Movimento internazionale per un mondo giusto (JUST) – Malaysia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio