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Dopo Hiroshima e Nagasaki: tragedia e umiliazione

La brutalizzazione occidentale delle donne giapponesi
Power and Primacy

“C’era un lato molto più oscuro dell’occupazione alleata del Giappone, poco menzionata nella storia, statunitense o meno. Quando il Giappone si arrese nell’agosto 1945, erano previsti stupri di massa da parte delle forze di occupazione… [nonostante l’istituzione di donne di conforto reclutando o altrimenti trafficando donne disperate nei bordelli] tali crimini erano ancora comuni e molti furono estremamente brutali comportando la morte delle vittime. Il professore di scienze politiche Eiji Takemae scrisse della condotta dei soldati nordamericani che occuparono il Giappone: ‘Le truppe statunitensi si comportarono da conquistatori, specialmente nelle prime settimane e mesi di occupazione. I comportamenti scorretti andavano dal mercato nero, furti, guida spericolata e condotta disordinata a vandalismo, aggressione, incendio doloso, omicidio e stupro. Gran parte delle violenze fu contro le donne, i primi attacchi iniziarono poche ore dopo lo sbarco delle unità avanzate. A Yokohama e altrove, soldati e marinai infransero la legge impunemente e gli episodi di rapina, stupro e omicidio venivano ampiamente riportati dalla stampa [che non era ancora censurata dal governo militare degli Stati Uniti]. Quando i paracadutisti statunitensi sbarcarono a Sapporo ne seguì un’orgia di saccheggi, violenze sessuali e risse tra ubriachi. Gli stupri di gruppo e altre atrocità non erano infrequenti […]
I tribunali militari arrestarono pochi soldati e ne condannò ancora meno, e il risarcimento delle vittime raro. I tentativi giapponesi di autodifesa furono puniti severamente. Nell’unico caso di autodifesa che il generale Eichberger registrò nelle sue memorie, quando i residenti locali formarono un gruppo di vigilanti vendicandosi sui GI fuori servizio, l’8.va armata ordinò l’invio dei veicoli corazzati nelle strade e l’arresto dei capi che ricevettero lunghe pene detentive. Le forze armate statunitensi ed australiane non mantennero lo stato di diritto nel caso di violenze sulle donne giapponesi da parte delle loro forze, né alla popolazione giapponese fu permesso di opporvisi. Le forze di occupazione poterono saccheggiare e stuprare a piacimento ed erano effettivamente al di sopra della legge. Un esempio di tali incidenti fu nell’aprile 1946, quando militari degli Stati Uniti su tre camion assaltarono l’ospedale di Nakamura nel distretto di Omori. I soldati violentarono oltre 40 pazienti e 37 infermiere. Una donna che aveva partorito solo due giorni prima vide il bambino gettato a terra e ucciso, e anche lei fu violentata. Furono uccisi anche pazienti maschi che cercavano di proteggere le donne. La settimana successiva decine di militari degli Stati Uniti tagliarono le linee telefoniche di un quartiere di Nagoya e violentarono tutte le donne che presero, comprese bambine di dieci anni e donne cinquantenni. Tale comportamento era tutt’altro che raro per i soldati nordamericani. Le forze australiane si comportarono nello stesso modo durante il dispiegamento in Giappone. Come testimoniò un giapponese: “Non appena le truppe australiane arrivarono a Kure all’inizio del 1946,” trascinarono giovani donne nelle loro jeep, le portarono sulla montagna e le violentarono. Le sentivo gridare aiuto quasi ogni notte”. Tale comportamento era banale, ma le notizie sui crimini delle forze di occupazione furono rapidamente soppresse. L’agente australiano Allan Clifton ricordò la sua esperienza delle violenze sessuali commesse in Giappone: ‘Ero in piedi accanto a un letto in ospedale. Su di essa giaceva una ragazza, priva di sensi, coi suoi lunghi capelli neri sparsi selvaggiamente sul cuscino. Un medico e due infermiere lavoravano per rianimarla. Un’ora prima era stata violentata da venti soldati. La trovammo dove l’avevano lasciata, su terreno desolato. L’ospedale era a Hiroshima. La ragazza era giapponese. I soldati australiani. Gemito e lamenti erano cessati e ora era silenziosa. La tensione tormentata sul suo viso era svanita e la morbida pelle bruna liscia e senza rughe, macchiata di lacrime come il viso di bambino che aveva pianto per dormire”. Una volta scoperti, gli australiani che commisero tali crimini in Giappone furono condannati a pene secondarie. Anche queste erano spesso mitigate o annullate dai tribunali australiani. Clifton raccontò uno di questi casi, quando un tribunale australiano annullò la sentenza emessa da una corte marziale citando “prove insufficienti”, nonostante l’incidente avesse diversi testimoni. Era chiaro che i tribunali che sovrintendevano le forze di occupazione occidentali prendevano misure per proteggere i crimini commessi sui giapponesi, crimini che all’epoca erano ampiamente considerati come mero diritto al “bottino di guerra” dagli occupanti occidentali.
Come avvenuto durante la guerra, la sottostima degli stupri in tempo di pace a causa della vergogna associata in una società tradizionale e l’inazione delle autorità (gli stupri in entrambi i casi si verificarono quando i militari occidentali governavano) ridusse le cifre in modo significativo. Al fine di impedire sentimenti contrari all’occupazione, il governo militare degli Stati Uniti adottò una censura molto severa sui media. La menzione di crimini commessi da militari occidentale contro civili giapponesi fu severamente vietata. La stampa delle forze di occupazione e i codici di censura vietarono la pubblicazione di rapporti e statistiche “ostili agli obiettivi dell’occupazione”. Quando poche settimane dopo l’occupazione, la stampa giapponese menzionò stupro e saccheggio diffusi da parte dei soldati nordamericani, le forze di occupazione risposero rapidamente censurando tutti i media e imponendo una politica di tolleranza zero sulla denunce di tali crimini. Non furono solo i crimini commessi dalle forze occidentali, ma qualsiasi critica alle potenze occidentali che fu severamente vietata durante l’occupazione, per oltre sei anni. Questo pose il governo militare degli Stati Uniti ad autorità suprema del Paese e senza responsabilità. Argomenti come la creazione di bordelli e l’incoraggiamento di donne vulnerabili al commercio sessuale, l’analisi critica del mercato nero, le assunzioni caloriche a livello di fame della popolazione e persino i riferimenti all’impatto della Grande Depressione sulle economie occidentali, l’anti-colonialismo, il panasiatismo e le tensioni della Guerra Fredda emergenti furono vietati. Ciò che fu particolarmente degno di nota della censura imposta durante l’occupazione nordamericana era che intendeva nascondere la propria esistenza. Ciò significò che non solo alcuni argomenti erano severamente vietati, ma anche la menzione della censura. Come osservò il professor Donald Keene della Columbia University: “la censura sull’occupazione era ancora più esasperante di quanto lo fu la censura militare giapponese perché insisteva affinché ogni traccia di essa venisse nascosta. Ciò significò che gli articoli dovevano essere riscritti integralmente, piuttosto che limitarsi a presentare le XX sulle frasi offensive. “Per il governo militare degli Stati Uniti era essenziale non solo controllare le informazioni, ma anche dare l’illusione di una stampa libera quando era in realtà più ristretta di quanto lo fu in tempo di guerra sotto il dominio imperiale. Facendo un ulteriore passo avanti nel censurare anche la menzione della censura stessa, gli Stati Uniti affermarono di difendere la libertà di stampa e di espressione. Controllando i media, il governo militare nordamericano tentò di promuovere la buona volontà nel popolo giapponese mentre i crimini commessi dai loro militari e dei loro alleati apparivano come casi isolati. Mentre la brutalità delle forze armate nordamericane e australiane contro i civili giapponesi fu evidente durante la guerra e nel periodo immediatamente successivo, non finì coll’occupazione. Da allora gli Stati Uniti mantennero una significativa presenza militare in Giappone e continuano a verificarsi crimini tra cui violenze sessuali e omicidi contro i civili giapponesi”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio