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Perché gli USA minacciano altre sanzioni contro l’Iran?

Abdul Rahman, Peoples Dispatch 18 agosto 2020L’ultima minaccia degli Stati Uniti di riprendere le sanzioni si ha dopo che non ottenevano l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per una proroga a tempo indeterminato dell’embargo sulle armi contro l’Iran, che scadrà il 18 ottobre.
Il 14 agosto, gli Stati Uniti subivano un’umiliante sconfitta al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) quando solo uno degli altri 14 membri, la Repubblica Dominicana, ne sostenne la sua proposta di estendere indefinitamente l’embargo sulle armi all’Iran, che scadrà il 18 ottobre. 11 membri si astennero, inclusi stretti alleati degli Stati Uniti come Francia, Germania e Regno Unito. Due paesi, Russia e Cina, si opposero alla risoluzione. L’Iran definiva il voto vittoria diplomatica e segnale dell’isolamento degli Stati Uniti. Tuttavia, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rifiutava di ammettere la sconfitta. Continuando con la cosiddetta campagna di “massima pressione”, minacciava sanzioni “di risposta” all’Iran, probabilmente in settimana. Le dichiarazioni di Trump arrivavano in una conferenza stampa del giorno dopo la debacle dell’UNSC. Iran ed Unione Europea (UE) contestavano il diritto degli Stati Uniti di avviare sanzioni “di risposta” in quanto l’amministrazione Trump si è ritirata dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) o accordo sul nucleare iraniano, nel maggio 2018, e tenendo conto dell’illegalità di tale mossa, il Ministro degli Esteri Javad Zarif scrisse su Iran Daily che sperava che “nelle prossime settimane e mesi cruciali, i membri del Consiglio di sicurezza confutino la campagna dell’assediata amministrazione degli Stati Uniti”. La posizione degli Stati Uniti è un altro esempio dell’affermazione di eccezionalità, in completo disprezzo di leggi ed istituzioni internazionali.

JCPOA e UNSC
L’UNSC approvò il JCPOA con la risoluzione 2231 del 20 luglio 2015. L’approvazione dell’UNSC aprì la strada alla revoca delle sanzioni internazionali imposte all’Iran dal 2006, inclusi gli embarghi sulle armi, in cambio l’Iran limitava il suo programma nucleare. L’embargo sulle armi all’Iran fu imposto dalla risoluzione 1737 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, adottata all’unanimità nel dicembre 2006. Nel marzo 2007, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adottò la risoluzione 1747 contro l’Iran, ulteriormente consolidata dalla risoluzione 1929 nel giugno 2010. Gli embarghi sulle armi riguardavano l’importazione ed esportazione di armi, compresi missili balistici. Secondo il JCPOA, tali embarghi vanno revocati gradualmente entro cinque-otto anni dall’approvazione dell’UNSC. Il principale embargo sulle armi va revocato dopo la scadenza del 18 ottobre 2020. La risoluzione degli Stati Uniti sconfitta il 14 agosto era relativa all’estensione di tale embargo per un periodo indefinito. L’inviato iraniano all’ONU, Majid Takht Ravanchi, definiva la sconfitta della risoluzione segno dell’isolamento degli Stati Uniti nella politica internazionale e rifiuto delle politiche unilaterali dell’amministrazione Trump.

Cos’è la risposta?
Secondo le disposizioni sulla risoluzione delle controversie del PACG, se un partecipante all’accordo presenta un reclamo all’UNSC in merito a una possibile violazione da parte dell’Iran degli obblighi del JCPAO e se l’UNSC non approva una risoluzione a favore del proseguimento della revoca sanzioni entro 30 giorni dalla presentazione della denuncia, tutte le sanzioni in vigore nei confronti dell’Iran prima dell’accordo, verrebbero automaticamente imposte di nuovo. Ciò significherebbe la fine dell’accordo e l’Iran tornerà sotto le sanzioni internazionali. Tuttavia, affinché un Paese presenti un reclamo che invita tali disposizioni, deve far parte dell’accordo. Iran ed UE già indicavano che gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo nel maggio 2018 e quindi non possono più esserne considerati “parte”. Tuttavia, per evitare ulteriori confronti e divisioni nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il Presidente Vladimir Putin propose un vertice online. Secondo vari resoconti, uno dei maggiori alleati degli Stati Uniti, la Francia aveva espresso il desiderio di aderire all’iniziativa. Tuttavia, il rappresentante russo a Vienna, Mikhail Uljanov, rivelava che l’amministrazione Trump aveva rifiutato l’invito.

Unilateralismo USA
L’Iran aveva aderito ai suoi impegni nell’ambito del JCPOA fin quando gli Stati Uniti si ritirarono dopo che Trump lo definì “il peggior accordo di sempre”. Gli Stati Uniti vogliono rinegoziare l’accordo e includere la politica regionale dell’Iran oltre al programma nucleare nell’accordo. Questa era anche la preoccupazione principale delle amministrazioni statunitensi prima di Trump. Le cosiddette campagne di “massima pressione” che portavano a varie sanzioni statunitensi contro l’Iran, comprese sulle forniture mediche essenziali durante l’epidemia di COVID-19, sono in completa violazione del JCPOA. L’Iran deliberatamente tralasciava alcune disposizioni del JCPOA dopo che gli Stati Uniti imposero sanzioni unilaterali dopo il ritiro dall’accordo. L’Iran si rifiuta di seguire alle restrizioni su stoccaggio di uranio arricchito e livello di arricchimento, citando alcune disposizioni del JCPOA. Le autorità iraniane comunque assicuravano il rispetto dell’accordo una volta soddisfatte le misure adottate da altri firmatari, in primis l’UE, per salvare l’accordo. In questo contesto, la mossa degli Stati Uniti viene vista come violazione completa di leggi e norme internazionali. Le politiche statunitensi basate sull’uso della potenza finanziaria e militare sono volte ad “attaccare frontalmente chi rispetta lo stato di diritto”, affermava Zarif.

Uljanov prende in giro gli Stati Uniti per il loro voto sulla risoluzione
MNA, 18 agosto

L’alto diplomatico russo derise gli Stati Uniti per l’unico voto favorevole della Repubblica Dominicana sulla bozza di risoluzione sull’estensione dell’embargo sulle armi all’Iran, dicendo sarcasticamente che apparentemente è un attore importante nel Golfo Persico. In un tweet, il rappresentante permanente della Russia presso le organizzazioni internazionali di Vienna Mikhail Uljanov, scrisse: “Alcuni cercano di presentare la scadenza delle restrizioni al commercio di armi (de jure e de facto non ciò che chiamavamo embargo sulle armi) sull’Iran per il 18 ottobre, come un una catastrofe. In effetti significherà semplicemente l’attuazione di una delle disposizioni della risoluzione 2231 del UNSC”, osservava. In reazione alle osservazioni del deputato Mike Gallagher sull’accusa a Cina e Russia di non aver approvato la risoluzione sull’estensione dell’embargo sulle armi all’Iran, scrisse: “Ha dimenticato che non si tratta solo di Russia e Cina. Per ottenere l’approvazione del progetto di risoluzione degli Stati Uniti, a Washington servivano almeno 9 voti. Ne ha avuto solo uno: dalla Repubblica Dominicana, che a quanto pare è un attore importante nel Golfo Persico. Non pensa che ci sia qualcosa che non va negli Stati Uniti?”
In precedenza, Uljanov definì ingiustificabile il tentativo degli Stati Uniti di estendere l’embargo, affermando che violava la risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che aveva respinto la richiesta degli Stati Uniti d’estendere l’embargo sulle armi all’Iran, che scadrà a ottobre. Oltre agli Stati Uniti, solo la Repubblica Dominicana votò a favore del progetto. Cina e Russia votarono contro e i restanti 11 membri del Consiglio di sicurezza, inclusi gli alleati degli Stati Uniti, si astennero. Gli Stati Uniti si sono isolati sull’Iran al Consiglio di sicurezza in seguito al ritiro del presidente Donald Trump dall’accordo nucleare multilaterale iraniano del 2018.
L’Iran aveva affermato che la risoluzione degli Stati Uniti non avrebbe ottenuto il sostegno richiesto al Consiglio di sicurezza, sottolineando che Washington non ha alcun diritto legale d’invocare una risposta per ripristinare le sanzioni nell’ambito dell’accordo nucleare del 2015, che gli Stati Uniti lasciarono unilateralmente nel maggio 2018. Gli Stati Uniti intensificavano i tentativi volti a estendere il divieto delle Nazioni Unite sulle armi all’Iran, che dovrebbe scadere nell’ambito del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), approvato dalla risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza.

Traduzione di Alessandro Lattanzio