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Majdan ha fallito in Bielorussia

Rostislav Ishenko, Stalker Zone, 18 agosto 2020Come ho già scritto, nel corso di un eventuale putsch, vince la parte che coglie e mantiene l’iniziativa. Lukashenko, che ha avuto l’iniziativa per i primi tre giorni, l’ha poi data agli ammutinati e cercato di non manovrare troppo. Una volta aveva detto che si sarebbero tenute nuove elezioni solo se fosse stato ucciso, poi che bastava adottare una nuova costituzione, e subito si sarebbero tenute elezioni anticipate per tutti i rami del governo. Aveva detto che Putin era d’accordo con lui in tutto, ma Putin non parlò dopo i colloqui telefonici con Lukashenko. Ciò consente di presumere con alta probabilità che al presidente bielorusso fu offerta la stessa cosa dichiarata nelle congratulazioni di Putin per la sua vittoria elettorale: accelerare nettamente i processi d’integrazione in tutti i formati esistenti, fornendo così alla Russia ragione e motivi legittimi per l’intervento attivo ma morbido in Bielorussia. Nei sindacati che, come ufficialmente affermato, per lo più non supportano gli organizzatori degli scioperi, il formato delle riunioni di Lukashenko dava agli scioperanti un vantaggio informativo. Posero domande e ottennero risposte, mentre potenziali migliaia di lavoratori fedeli non venivano rappresentati. La manifestazione pro-Lukashenko a Minsk fu nettamente superiore a quella dell’opposizione. Il presidente fu fortunato solo perché l’opposizione non riusciva a radunare più di 10000-15000 persone. Pertanto, per dichiarare che c’erano da 60000 a 200000 (che numeri!), Maidan fu costretta ad ammettere la presenza nella regione di 50000-100000 persone al raduno pro-Lukashenko, paragonabile per numeri. Infatti, Minsk ha dimostrato che se il governo non controlla più menti e cuori dei bielorussi, l’opposizione non li controlla ancora. La maggior parte della popolazione attende passivamente l’esito della lotta.
In questa situazione, gli sponsor stranieri di Maidan ragionevolmente decisero di alzare la posta in gioco e NEXTA invitava l’opposizione a proteste notturne (dopo le 18-20). Le azioni di Majdan avrebbero dovuto essere conflittuali. In particolare, avrebbe dovuto tentare di liberare i prigionieri dal centro di detenzione preventiva, come i falliti candidati presidenziali. Anche gli edifici governativi erano minacciati. Se l’opposizione avesse lanciato la folla all’assalto, Lukashenko sarebbe stato costretto a decidere sul cambio di tattica in tempo reale, “al volo”, se istruire o meno OMON ad agire duramente. Ma poi l’opposizione avrebbe accusato nuovamente il “regime” di atrocità e i aver infranto la promessa di non disperdere manifestazioni pacifiche. Per poi dimostrare che la manifestazione non era pacifica. Se dare o dare alle forze di sicurezza il comando di difendersi passivamente, impedendo alla folla di sfondare verso gli obiettivi, ma senza dure detenzioni, l’opposizione avrebbe avuto il quadro giusto: la polizia si sgonfiava e “persone arrabbiate” l’attaccavano con bellissime bottiglie molotov.
In entrambi i casi, l’opposizione poteva contare su un leggero aumento delle proteste unendosi a chi aveva votato contro Lukashenko, ma è ancora a casa. Secondo i dati ufficiali, il 10% di Tikhanovskaya è circa 600000 persone. Un altro 10% è il risultato di altri candidati, oltre a quelli che hanno votato “contro tutti”. Finora, secondo le autorità, nemmeno un decimo di chi votava per l’opposizione scese per le strade delle città bielorusse. Dato che l’opposizione rivendica la vittoria alle elezioni (per questo, almeno tre milioni di persone avrebbero dovuto votarla, o anche tutti e quattro), il sostegno dalle strade per Maidan varia dall’1% di chi sosteneva Tikhanovskaya (secondo l’opposizione , che le dà 56-80% dei voti) al 5-6% (secondo il governo, che ritiene che il 10% degli elettori l’abbia votata). In un modo o nell’altro, l’opposizione può aumentare le proteste attive, di solito misurata al 10% del supporto passivo. Il compito è mobilitare tali persone e portarle in piazza. Ma la notte a Minsk passò tranquilla. L’opposizione non seppe svolgere il compito fissato dai mandanti stranieri. Si può presumere che la mobilitazione per i raduni della giornata del 16-17, dove era necessario dissanguarsi per assicurarsi un vantaggio su Lukashenko, li abbia esauriti (le persone devono semplicemente riposarsi a volte). Questa è la prima volta che l’opposizione, avendo condizioni favorevoli per continuare ed espandere le azioni, si ferma. Poiché, come ho detto e scritto molte volte, le Maidan sono preparate in anticipo e tutti i partecipanti hanno familiarità con tattiche e strategia delle future proteste, molti mesi prima del loro inizio; sarebbe sciocco presumere che l’opposizione, che non è riuscita a finire Lukashenko, abbia commesso un errore da sé. Soprattutto da quando, come sottolineavo sopra, i mandanti occidentali istigavano Majdan ad attaccare ulteriormente. Ovviamente, abbiamo a che fare con una situazione in cui l’opposizione è costretta a una pausa (non così evidente di notte) per riposare, riformare le fila e preparare una nuova offensiva. Semplicemente non aveva riserve sufficienti per continuare la pressione lanciata con successo sul governo.
Lukashenko può trasformare l’imminente Blitzkrieg di Majdan in una situazione di stallo a lungo termine. In questo caso, inizierà la tattica scelta dall’opposizione con focus principale sui militanti, come quelli importati dall’estero, il rifiuto di avere un campo fermo nella capitale e la preferenza ad azioni di manovra attive a Minsk e in tutta la Bielorussia, per lavorarci contro. I gruppi mobili dei militanti addestrati sono buoni per disperdere e forze di polizia, ma sono assolutamente inadatti ad aumentare il numero di manifestanti. È più facile attirare “persone dalle facce gentili” nei campi stazionari a lungo termine, dove vengono nel tempo libero e se ne vanno quando è il momento di lavorare. Allo stesso modo, gli scioperi dichiarati richiedono il sostegno della piazza. Senza supporto estero, i gruppi di Majdan nelle imprese prima o poi soffocano. Le loro azioni erano volte a scatenarsi una tantum con un rapido formarsi delle proteste. Allo stesso modo, senza il sostegno di ranghi in crescita, le strade saranno lasciate senza conseguenze dalle “dimissioni in segno di protesta” di giornalisti e diplomatici, “lettere di scienziati ” , ecc. Potrebbero dare impulso a passaggi di massa a fianco di Maidan solo se le proteste s’intensificassero e le autorità non avessero il tempo di rispondere a sempre nuovi centri. È ovvio che l’opposizione mobilitò in ritardo il potenziale delle proteste e non riusciva a raggiungere un numero sufficiente di manifestazioni al momento della svolta critica. Ma ciò non significa che si sia arresa. In primo luogo, ora, come con Hitler dopo la battaglia di Smolensk, i suoi ranghi vengono riformattati, preparandosi per la seconda ondata di blitzkrieg. Questo sarà un tentativo di vincere di rimbalzo, ma Hitler quasi ci riuscì: i carri armati tedeschi si fermarono a 30 chilometri dalla Mosca di allora; negli attuali confini della città almeno quasi tutta la Nuova Mosca sarebbe stata occupata. In secondo luogo, non sappiamo se Maidan bielorussa si preparasse solo alla blitzkrieg, o se avesse un piano di riserva in caso di guerra prolungata col “regime”. Se c’è un piano di riserva, l’opposizione cambierà tattica adesso. In caso contrario, proveranno a far passare la blitzkrieg (quindi vedremo una nuova fase di attività), oppure cercheranno di riorganizzarsi in movimento (è improbabile, probabilmente degenereranno in una serie di convulse azioni scoordinate).
In un modo o nell’altro, Lukashenko ha avuto una possibilità. Ora deve prendere l’iniziativa. Tenendo conto che l’opposizione ha temporaneamente rinunciato alla piazza, il tempo dovrebbe essere usato per ripulire le fila. Ho scritto che i diplomatici di Makei saranno i primi a tradire i funzionari di Lukashenko. Fu Makei a formare per otto anni il dipartimento diplomatico con un monopolio. È lui responsabile di composizione, morale e lealtà di ambasciatori ed altri dipendenti. Se, dopo tutto quello che è successo, Lukashenko non lo licenzia, vuol dire che intende mantenere a tutti i costi l’indirizzo occidentale nella politica estera, e allora nulla l’aiuterà. È anche necessario affrontare il tradimento di giornalisti, scienziati e direttori che hanno organizzato gli scioperi. È l’ideale mostrare alla gente i provocatori pentiti che espongono la tecnica per creare un’immagine di “proteste di massa” . Mentre la piazza passa in secondo piano, è necessario ripristinare il pieno controllo dell’apparato e spazio informativo. Se si riuscirà a fare tutto questo prima della prossima marea in piazza, la seconda ondata del blitzkrieg di Maidan sarà assai meno inaspettata e terribile. Se si perde tempo in “riunioni costituzionali”, un’altra possibilità potrebbe non esserci mai.

Traduzione di Alessandro Lattanzio