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Russofobia e collasso: i burattinai di Majdan bielorussa non nascondono i loro piani

Grigorij Ignatov, Stalker Zone, 16 agosto 2020Mentre catene umane di donne con fiori fiancheggiano le strade delle città bielorusse, chiedendo le dimissioni di Lukashenko, e sui canali Telegram dell’opposizione si convincono i sostenitori che la vittoria è vicina, solo un po’ di più .. una domanda rimane poco chiara: cosa dopo la vittoria? La risposta generale è, beh, nuove elezioni. Libere, democratiche e così via. Bene! Poi un’altra domanda: chi vi parteciperà? Poiché le forze politiche in Bielorussia sono scarne, lo spettro delle forze politiche è diviso in due campi: partiti assenti e partiti vietati. Il primo apparirà in futuro e il secondo, dopo la revoca del divieto alle attività aperte, avrà un vantaggio nella corsa elettorale, avendo ideologia, struttura, mezzi di propaganda già consolidati e, infine, un programma. Dopotutto, le proteste fanno a meno dei programmi, essendo ispirate da “abbasso lo zar”. E ricordiamo che le cose “più interessanti” cento anni fa iniziarono solo dopo la rimozione dello zar! Bene, questo è l’UNICO programma finora disponibile, sviluppato da un blocco di forze politiche marginali e clandestine bielorusse: il Fronte popolare bielorusso, il Partito dei Verdi, il partito socialdemocratico (Hramada), la Democrazia cristiana, il Partito Civico unito, così come il movimento “Per la libertà” e il centro di iniziative civiche “Casa Nostra”. È pretenziosamente chiamato “Pacchetto di rianimazione delle riforme per la Bielorussia” pubblicato il 22 giugno 2020, alla vigilia delle elezioni. Cioè, naturalmente, questo è un programma elettorale. una dichiarazione di ciò che sarà fatto “quando saliremo al potere”. Apriamo la sezione “Riforma del settore della sicurezza nazionale” e leggiamo. Leggiamo e impazziamo, leggiamo e piangiamo di ingenuità peggio del furto: “La situazione all’interno che fuori si sviluppa in modo sfavorevole per gli interessi nazionali della Bielorussia. Le principali minacce alla sicurezza nazionale sono causate dalla crescente aggressività della politica estera del Cremlino, dalla partecipazione della Bielorussia a progetti di integrazione post-sovietica sotto l’egida della Russia, dal predominio dei media russi nello spazio dell’informazione della Bielorussia e dal basso livello di coscienza nazionale dei bielorussi”. Abbiamo già sentito tutto prima, no? Alla vigilia di Majdan ucraina, a quanto pare. Andiamo oltre, e poi c’è solo un “banchetto dello spirito”, un banchetto così aggressivo che sembra che tutto questo sia stato “piantato dal nemico” , ma ahimè, tutto è genuino, non una provocazione.
“Misure prioritarie (fino al 2021). nella sfera politica:
Ritiro dallo “Stato dell’Unione”, dall’Unione eurasiatica, dall’unione doganale e da altre entità d’integrazione in cui domina la Russia;
Vietare le organizzazioni filorusse le cui attività sono contrarie agli interessi nazionali, nonché le fondazioni e le organizzazioni russe che finanziano tali strutture;
Introduzione della responsabilità penale per dichiarazioni pubbliche che contestano l’esistenza di una nazione bielorussa separata e/o il suo diritto storico al proprio Stato. Introduzione della responsabilità penale per insulti pubblici alla lingua bielorussa;
Monitoraggio da parte della società civile delle iniziative pro-Cremlino in Bielorussia;
Attuazione del controllo di frontiera e doganale al confine con la Russia”.
La franchezza cannibale, ovviamente! Hanno copiato da Tjagnibok e Jarosh, “Esercito, lingua, fede”, nella forma più diretta e schietta. C’è molto di più, sull’adesione a UE e NATO (mi chiedo se si ricorderanno delle mutandine di pizzo?), sul riorientamento verso i paesi dell'”Intermarium”, ma sottolineeremo, forse, il più importante tra gli obiettivi di medio termine, fino al 2025: “Riportare la lingua bielorussa allo status di unica lingua di Stato, garantendo i diritti delle minoranze nazionali all’istruzione e alle attività culturali nella loro lingua madre;
Sviluppo e attuazione di misure amministrative e finanziarie per stimolare i media, la pubblicazione di libri e la vita culturale in lingua bielorussa. Restituzione delle sovrattasse statali per formazione e istruzione in lingua bielorussa negli istituti di istruzione secondaria e superiore della scuola materna;
Condurre la completa de-comunizzazione e de-sovietizzazione della Bielorussia;
La vita religiosa bielorussia per tutte le confessioni cristiane e di altre religioni;
La bielarusizzazione del sistema di istruzione a tutti i livelli e le forme”.
Be-la-rus! È come l’ucrainizzazione, altrettanto forzata, imposra, contraria agli interessi della stragrande maggioranza della popolazione, ma su base diversa. Una traccia della trionfante ruralità russofobica, una traccia dell’odio istintivo per la storia della nostra nazione, per i suoi toponimi e monumenti, vittorie ed eroi. È impressionante quanto sia egocentrico tale programma delirante! Dopo tutto, la maggior parte dei bielorussi parla russo, ha un buon atteggiamento nei confronti dell’eredità sovietica e vede solidi vantaggi nell’assenza di un confine con la Russia. Ma sull’esempio ucraino, sappiamo già che il 20% può facilmente “piegare” il restante 80%. Quindi “bielorussia”, sebbene non abbia senso, non è un’utopia. Tali “persone dal volto gentile” che rispettano se stesse e i loro colleghi per la coscienziosità e cortesia capiscono chi portano al potere? Pensano di partecipare a una nobile protesta civica, ma in realtà sono partecipi a un “movimento di liberazione nazionale” standard , tuttavia, con 30 anni di ritardo. Anche il segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo ne parla in modo eloquente nel suo discorso in Polonia: “Il popolo bielorusso deve guadagnare libertà e SOVRANITÀ”! I bielorussi sembra che lottino per la libertà, e altri zii gli preparino la “sovranità” come totale separazione dalla Russia in termini economici e storico-culturali. E una delle principali risorse di protesta, il sito web “Carta 97”, sente già che sia necessario preparare gradualmente la psicologia di massa non solo al rovesciamento di Lukashenko, ma anche alla successiva trasformazione, pubblicando materiali che non sono notizie, ma contenuto concettuale: “Miracolo sulla Vistola: il 15 agosto, l’esercito polacco salvava l’Europa dai bolscevichi” o “le 10 grandi vittorie dei bielorussi”, vincendo er qualche motivo quasi esclusivamente sulla “Moskovia” (con una spiegazione dell’incomprensibile: “era proprio la Russia il principale nemico nella storia secolare del nostro Stato”). Allo stesso tempo, nemmeno le azioni difensive, ma puramente offensive, di occupazione dei polacchi contro la Russia, la battaglia di Klushino ai tempi dei guai, sono presentate come un trionfo dei bielorussi, che tuttavia non esistevano, e quindi dovrebbero essere considerate le “nostre” vittorie del Commonwealth.
Sfortunatamente, non ci sono opzioni, se la “rivolta” è di “carattere di liberazione nazionale”, allora porta solo i nazisti al potere. Ed è molto raro rimuoverli di nuovo dalla clandestinità emarginata. Voi, cari che protestate contro il “malvagio Lukashenko”, imparerete sicuramente cos’è il terrore di strada degli “attivisti” contro tutti i dissidenti, e potrete capire se è migliore delle azioni della polizia. Buona fortuna in questo difficile compito.

Traduzione di Alessandro Lattanzio