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Armata Rossa Giapponese: guerra partigiana nel Paese del Sol Levante

TopWar, 5 dicembre 2014Gli anni Sessanta sono entrati per sempre nella storia non solo per le rivolte studentesche, un’ondata senza precedenti che fece il giro del mondo all’epoca, ma anche perché alla fine degli anni 60 si formarono e svilupparono ideologia ed organizzazioni terroristiche di sinistra guidati dai metodi da guerriglia urbana. Studenti radicali e giovani emarginati nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti furono ispirati dall’esempio degli eroi dei movimenti ribelli latinoamericani: Che Guevara divenne simbolo della gioventù radicale in tutti i Paesi, e uno dei gruppi anarco-terroristici della Germania occidentale fu chiamato anche “Tupamaros di Berlino Ovest” (imitando i partigiani uruguaiani).

I tempestosi anni ’60 in Giappone
L’ondata di radicalismo giovanile non evitò il Giappone, che alla fine degli anni ’60 occupava un posto fisso nel sistema dei Paesi capitalisti industrializzati. Come nei Paesi europei, un movimento di massa della nuova sinistra esisteva in Giappone nel 1968, in cui gli universitari di Tokyo avevano un ruolo di primo piano. La nuova sinistra criticava le politiche moderate del Partito Comunista filo-sovietico e sostenne la radicalizzazione politica. Nella primavera 1968, migliaia di giovani scesero per le strade di Tokyo, Yokohama, Osaka e molte altre città del Paese per protestare contro la guerra degli Stati Uniti in Vietnam, contro le basi militari statunitensi in Giappone e contro il sistema capitalista. I gruppi di sinistra svolsero un ruolo di primo piano in questi eventi, mentre il Partito Comunista costantemente contrastava la gioventù eccessivamente radicale. Il risultato di questa posizione fu il divario tra comunisti filo-sovietici e studenti radicale. Tra questi ultimi, le opere di Trotskij e Marcuse erano estremamente popolari, e la dottrina sovietica della “convivenza pacifica” aspramente criticata. Il maoismo andò alla ribalta nel movimento giovanile giapponese. Ciò era dovuto a diversi motivi. In primo luogo, i maoisti erano molto più radicali dei comunisti filo-sovietici. In secondo luogo, c’era la Cina guidata da Mao Zedong che poteva fornire reale aiuto ai primi rivoluzionari giapponesi. Rompendo completamente con la linea sovietica, gli studenti radicali proposero i loro leader, ideologi ed idoli. Dopo la repressione dei disordini studenteschi del 1968, l’organizzazione di sinistra più radicale, Zengakuren, emersa come l’ala più radicale: un gruppo di studenti di Tokyo guidato dal 26enne Tsuneo Mori. A metà del 1969, il gruppo Mori si formò nell’organizzazione della Lega Comunista Giapponese – Fazione dell’Armata Rossa (Sekigun-ha) e proclamò l’obiettivo della rivoluzione comunista mondiale. La squadra della Sekigun tenne la prima azione di combattimento nella primavera 1970, quando un gruppo speciale “Yodo-go”, composto da nove studenti e guidato da Yoshimi Tanaka, dirottò un aereo della compagnia “JAL”. In maggioranza, la gioventù radicale del Giappone reagì molto positivamente ai primi atti terroristici di chi la pensava allo stesso modo. Cominciarono ad apparire nuove organizzazioni rivoluzionarie. Nel 1969, a Yokohama, fu creato il Consiglio della lotta congiunta contro il “Trattato di sicurezza” (Keihin Ampo Keto), guidato dalla 27enne Hiroko Nagata. L’organizzazione comprendeva 13 persone, per lo più studenti, dedite al maoismo. Il gruppo Nagata indisse anche un corso sui combattimenti partigiani e fece il suo debutto nello stesso anno quando i suoi attivisti lanciarono “molotov” sulle ambasciate di Stati Uniti ed URSS. In seguito, la sinistra a Yokohama effettuò espropri di grandi banche e negozi di armi.

Armata Rossa Unita
In un’intervista a un giornale, Hiroko Nagata formulò la sua posizione in questo modo: “Un paio di anni fa avevo grande interesse per le idee di Mao e iniziai a leggerne le opere. Sono stati esse a ispirarmi alla lotta rivoluzionaria”. Le attività dei maoisti di Yokohama furono strettamente intrecciate con le attività dei compagni di Tokyo della Sekigun-ha. Ciò accadde nel tardo autunno 1971, quando latitanti, gli attivisti di entrambe le organizzazioni di sinistra si rifugiarono nella regione montuosa delle prefetture di Nagano e Gunma. Qui, nelle grotte montane, attrezzate come ricoveri per partigiani, le due organizzazioni si fusero nell’Armata Rossa Unita (Rengo Sekigun). I 31 membri che entrarono nella RSG avevano un’età che variava dai 16 ai 28 anni. Fu formato il Comitato Centrale del RSG, Tsuneo Mori fu eletto presidente, Hiroko Nagata e un Hiroshi Sakatuti di Yokohama furono eletti suoi vice. Sotto la massima segretezza, quando ogni passo incauto di uno degli attivisti poteva trasformarsi in fallimento e arresto di tutti i partigiani, la vita nella comune delle caverne fu subordinata a una chiara routine: era vietato andare uscire dal rifugio senza l’approvazione della direzione, L’addestramento al combattimento e il combattimento corpo a corpo venivano condotti quotidianamente, si studiavano le opere di Marx, Mao Zedong e Trotskij. Di tanto in tanto, l'”Armata Rossa” giapponese effettuava attacchi militari nei villaggi circostanti, dove sequestravano cibo e medicina. Naturalmente, non tutti, anche fanatici attivisti dell’organizzazione, poterono resistere a prove prolungate, quando il romanticismo scomparve, giunsero giorni molto tristi per i partigiani che si nascondevano nelle caverne. Alcuni “uomini dell’Armata Rossa” iniziarono a brontolare e propendere alla resa alla polizia o almeno a tornare in città. Proteggersi da un possibile tradimento divenne uno dei compiti più importanti dell’organizzazione. Il Comitato Centrale, secondo una comprovata tradizione, decise di ricorrere all’epurazione dei ranghi. Diverse persone furono accusate di ritorno alla borghesia e giustiziate per decisione dell’organizzazione. Tra i morti ci fu Kaneko, che era incinta. In totale, furono uccisi 14 attivisti accusati di panico e “rinascita borghese”. Tuttavia, nel febbraio 1972 le basi della guerriglia furono scoperte dalla polizia. Quando questo accadde, una squadra di undici persone (tutto ciò che restava dell’organizzazione dopo la “pulizia” interna) attraversò il territorio montuoso, ma fu notata dai residenti locali che riferirono alla polizia. Gli “uomini dell’Armata Rossa” si divisero in due gruppi di sei e cinque persone. Il primo gruppo, coi leader del RSG Hiroko Nagata e Tsuneo Mori, fu arrestato dalla polizia poco dopo. Il secondo gruppo di cinque persone riuscì a scappare e dopo un viaggio di 72 ore, il 19 febbraio 1972, arrivarono alla pensione sul monte Osama-Sanso. I soldati dell’Armata Rossa vi entrarono prendendo in ostaggio la moglie del proprietario. Quest’ultimo, che era uscito col cane per una passeggiata, chiamò la polizia, iniziando l’assedio dell’hotel, trasformato in una fortezza dai radicali giapponesi. All’albergo fu tolta l’elettricità, e furono portati i genitori di diversi “uomini dell’Armata Rossa”, ma questi non parlarono ma aprirono il fuoco su di loro dalle finestre dell’hotel, e la polizia fu costretta ad abbandonare l’idea. Dopo 9 giorni, il 28 febbraio 1972, iniziò l’assalto all’hotel. La polizia fece delle brecce nelle pareti della foresteria attraverso cui penetrarono i gruppi speciali. L'”Armata Rossa” rispose tenendo ostinatamente la difesa. Durante le prime due ore dell’operazione, la polizia perse due uomini e diversi furono feriti, ma riuscì a catturare solo il piano inferiore della pensione. I militanti del RSG si chiusero all’ultimo piano. La polizia fu costretta a utilizzare attrezzature antincendio versando acqua fredda sugli uomini dell’Armata Rossa. Alle 18.10 del 28 febbraio la polizia riuscì ad arrestare i cinque militanti e a liberare l’ostaggio.
Parallelamente all’Armata Rossa Unita, nella prima metà degli anni ’70, un’organizzazione chiamata Fronte Armato Anti-giapponese dell’Asia Orientale mostrò notevole attività. È interessante notare che col nome “anti-giapponese” agirono sempre dei giapponesi. Lo scopo dell’organizzazione proclamato fu la lotta globale all’imperialismo giapponese all’estero e all’interno. Gli attivisti dell’organizzazione attribuirono all’imperialismo estero il sostegno del Giappone alla politica aggressiva degli Stati Uniti nell’Asia orientale e sudorientale e la cooperazione con Taiwan. Le manifestazioni dell’imperialismo interno includevano la colonizzazione giapponese dell’arcipelago Ryukyu e dei territori di residenza tradizionali degli Ainu, considerati una minoranza nazionale oppressa. Il Fronte anti-giapponese effettuò diversi attacchi agli uffici di società multinazionali. Nell’esplosione nell’ufficio della Mitsubishi 30 nell’agosto 1974, un uomo morì, scioccando gli attivisti in prima linea che non volevano uccidere nessuno. Ben presto, la polizia rintraccio i soldati in prima linea e ne arrestò cinque. Due furono condannati a morte, uno all’ergastolo.

Armata Rossa Giapponese
Nel 1972, l’Armata Rossa del Giappone (Nihon Sekigun) nacque dai resti dell’Armata Rossa Unita. Ben presto, NSG si riprese dalle perdite e aumentò il numero dei combattenti a 300-400, e di simpatizzanti e riservisti a 1500. Alla testa del NSG c’erano i leader della nuova sinistra, Takaya Shiomi, e l’ex-ballerina Fusako Shigenobu. Fusako Shigenobu (nata nel 1945) è una delle donne più famose delle organizzazioni terroristiche radicali di sinistra della seconda metà del ventesimo secolo. In termini ideologici, NSG fu influenzata particolarmente dal teorico di estrema sinistra Ota Ryu, che criticò il maoismo da sinistra. Il quarantenne Ota Ryu (1930-2009) partecipò alle attività del Partito Comunista giapponese dal 1947, ma ne lasciò le fila nel 1953 e nel 1955, insieme a Kuroda Kaniti, creò la Lega dei comunisti rivoluzionari giapponesi, rappresentando la quarta internazionale trotskista nel Paese del Sol Levante. Nel 1970, i suoi compagni furono condannati a morte per essersi ritirati dalla Lega. Nel 1971, Ryu cercò di sollevare una ribellione degli ainu, ma fu arrestato insieme al leader della Lega di Liberazione degli Ainu. Seguendo Ota Ryu, l’obiettivo del suo programma dichiarato era la rivoluzione comunista mondiale, da realizzarsi solo come risultato della guerra rivoluzionaria mondiale (Ota Ryu non escluse un significato positivo del conflitto nucleare per la rivoluzione). Per realizzare la rivoluzione mondiale, NSG immaginò la creazione delle Armate Rosse di Giappone, Corea, Africa e America Latina e la loro unificazione nell’Armata Rossa mondiale del Partito Rivoluzionario Mondiale e Fronte Rivoluzionario Mondiale. Come risultato della rivoluzione comunista nel mondo, fu proposta la creazione di una repubblica comunista senza proprietà statale, familiare e privata. Il principale teorico dell’Armata Rossa giapponese, Takaya Shiomi, osservò che “le rivoluzioni non sono il risultato delle lotte di masse, ma della violenza armata”.
Un tratto caratteristico dell’Armata Rossa giapponese era lo straordinario fanatismo degli attivisti (si sentiva il sapore nazionalista, anche i maoisti del NSG avevano uno “spirito da samurai”). Compiendo atti terroristici, i soldati dell’Armata Rossa preferivano morire con le armi in mano o suicidarsi piuttosto che cadere nelle mani del nemico. L’Armata Rossa giapponese differiva dalle altre organizzazioni di sinistra per l’alta disciplina basata sull’inevitabilità della violenza interna contro attivisti dubbi e inaffidabili. Ben presto, NSG, costruita sulla più rigida disciplina e devozione ideologica degli attivisti, divenne una delle più serie organizzazioni armate di sinistra al mondo. NSG stabilì strette relazioni col movimento di liberazione nazionale palestinese, principalmente col gruppo George Habash, il Fronte popolare per la liberazione della Palestina, così come col governo siriano e il rivoluzionario internazionale Ilich Ramirez Sanchez, soprannominato “Carlos”. In solidarietà col movimento di liberazione palestinese, l’Armata Rossa giapponese proclamò gli aggressori israeliani tra suoi principali nemici. NSG diede un aiuto molto efficace ai combattenti per la libertà palestinesi, di solito i militanti dell’Armata Rossa compirono atti di sabotaggio per conto dei palestinesi. Così, nella primavera 1972, l’Armata Rossa giapponese condusse la sua operazione più famosa, “Big Target”, meglio conosciuta come “il tiro all’aeroporto di Lod”. Su richiesta del comando del Fronte popolare di liberazione della Palestina, tre militanti dell’Armata Rossa giapponese, Kozo Okamoto, Rakeshi Okudaira e Yoshuiki Yasuda, giunsero nelle basi partigiane in Libano. Presso le basi libanesi seguirono un corso di addestramento speciale di tre mesi, dopo di che furono portati a Roma dove ricevettero armi (di fabbricazione cecoslovacca e granate sovietiche) e il 30 maggio 1972 presero il volo Roma-Tokyo con scalo all’aeroporto di Lod in Israele. Nell’aeroporto i giapponesi aprirono il fuoco su cittadini israeliani e turisti di Porto Rico. 26 furono uccisi e 70 feriti. Rakeshi Okudeira e Yoshuiki Yasuda morirono nello scontro con la polizia. Kozo Okamoto fu arrestato e successivamente scambiato con prigionieri catturati dai palestinesi.
È necessario parlare brevemente di quest’uomo, perché è uno dei pochi militanti vivi del NSG. Kozo Okamoto nacque nel 1947 in Giappone, in una famiglia benestante, e dopo essersi diplomato studiò all’Accademia Botanica. La fluidità in arabo, ebraico e inglese ebbe un ruolo nel fatto che questo giovane maoista venisse scelto dai capi del NSG per partecipare alle ostilità in Medio Oriente. Dall’inizio degli anni ’70. Okamoto fu in Libano, dove fu addestrato presso un campo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Okamoto fu uno dei tre dell'”Armata Rossa” giapponese che partecipò alla famosa sparatoria all’aeroporto di Lod. Nel 1972, un gruppo di 50 rivoluzionari del NSG, guidati dal principio di creare “basi di appoggio” in altri Paesi, lasciò il Giappone. Il quartier generale fu posto in Libano, poi spostato a Parigi. In Francia e in numerosi altri Paesi occidentali, i giapponesi iniziarono le operazioni per rapire uomini d’affari per riscatto. Nel 1975, il NSG trasferì le attività nei Paesi del sud-est asiatico, principalmente in Malaysia, Singapore e Indonesia. Nell’agosto 1975 dieci rivoluzionari sequestrarono l’ambasciata nordamericana a Kuala Lumpur (Malaysia) e rilasciarono gli ostaggi solo dopo che cinque soldati dell’Armata Rossa arrestati furono rilasciati dalla prigione. Uno dei più grandi atti dell’NSG fu il sequestro di ostaggi nel settembre 1977 a Bombay di un aereo passeggeri con a bordo 159 persone. Dopo lunghi negoziati, i rivoluzionari scambiarono gli ostaggi con sei milioni di dollari e sei compagni detenuti in Giappone. I partecipi dell’operazione ebbero l’asilo politico in Algeria. A causa della persecuzione dai servizi speciali della maggior parte dei Paesi capitalisti, NSG fu costretto a “tenere il freno” e interrompere le operazioni. Gli attivisti che lasciarono il Giappone si stabilirono nuovamente in Libano e Siria, dove furono attrezzati basi e campi di addestramento. Cinque militanti che sequestrarono un aereo giapponese nel 1970 ottennero asilo politico in Corea democratica. Tuttavia, la sospensione delle attività del NSG non significò la cessazione delle operazioni militari dell’estrema sinistra giapponese.

Gruppi radicali negli anni ’80
Negli anni ’80, i rivoluzionari giapponesi apparvero col nome di Brigate Internazionali Antimperialiste. L’AIB condusse la maggior parte delle operazioni militari della sinistra giapponese fuori dal Giappone, nella seconda metà degli anni ’80. Così, nel giugno 1987, l’AIB fece esplodere bombe nelle ambasciate statunitense e britannica a Roma, e nell’estate 1988 il Club del personale militare nordamericano in Italia, provocando la morte di cinque persone. L’AIB spiegò le azioni come una protesta contro il bombardamento della Libia nel 1986. La struttura delle brigate non fu ben studiata, quindi, secondo un punto di vista, l’AIB era un gruppo giapponese radicale indipendente di sinistra, secondo un altro, sotto il nome di AIB vi erano gli attivisti del NSG ora clandestini. Dall’inizio degli anni ’90 non si seppe nulla sull’Armata Rossa giapponese: i militanti rimasti in libertà si rifugiarono in Corea democratica e Libano, e non ci furono operazioni militari. Tuttavia, l’effettiva cessazione dell’attività del NDG non significò che il movimento armato rivoluzionario in Giappone fosse morto. Altre organizzazioni di sinistra presero il testimone dal NSG. Il più grande di questi era il Gruppo del Nucleo Centrale (Chukaku-ha), che si staccò nel 1967 dal Partito Comunista giapponese. Il Chukaku-ha agì sia come partito legale di estrema sinistra sia come organizzazione armata illegale (l’ala militare del Chukaku-ha era l’Esercito rivoluzionario del Kansai). Al culmine delle attività il Chukaku-ha aveva 3500 partigiani armati: era la più grande organizzazione della sinistra radicale armata in Giappone. Dalla metà degli anni ’80, il Chukaku-ha compì le maggiori operazioni terroristiche nel Paese. Una caratteristica delle operazioni militari del Chukaku-ha fu l’ampio uso di missili contro determinati obiettivi. A gennaio, fuori dal Giappone, nel 1986 gli attivisti dell’Armata Rossa giapponese invitarono il Chukaku-ha e altri esponenti della sinistra giapponese a intraprendere un’azione armata contro la famiglia imperiale e la leadership del Paese. A fine marzo 1986, i militanti del Chukaku-ha, insieme a elementi della fazione Hazama-ha del Consiglio degli operai rivoluzionari, lanciarono missili contro il Palazzo Imperiale, il Palazzo del Principe ereditario, l’Ambasciata degli Stati Uniti e il Dipartimento di Polizia di Osaka. All’inizio di luglio 1993, prima della riunione del G7 in Giappone, il Chukaku-ha condusse una serie di operazioni di sabotaggio: il 1° luglio su una base dell’Aeronautica statunitense furono sparati dei razzi e il 7 luglio contro il comando dell’Aeronautica statunitense in Giappone e fu fatta esplodere una bomba nel Centro tecnologico delle Nazioni Unite di Osaka. Insieme al rovesciamento della monarchia e alla creazione di un sistema socialista, il Chukaku-ha proclamava l’espulsione delle truppe nordamericane dal territorio del paese come uno dei suoi obiettivi principali.
Il Consiglio degli operai rivoluzionari (Hazama-ha) fu la seconda più grande e significativa organizzazione armata di sinistra giapponese degli anni ’80, che operava in stretta collaborazione col Chukaku-kha. Il 29 novembre 1985, il Consiglio condusse la sua grande operazione programmata con lo scioperi dei lavoratori delle ferrovie. I radicali dell’Hazama-ha sostennero le richieste degli operai in sciopero e il giorno stabilito colpirono le ferrovie giapponesi: i cavi elettrici furono tagliati, i computer sabotati e alcuni tratti la ferrovia fatti saltare in aria. L’operazione coinvolse 700 militanti dell’Hadzam. Come risultato delle azioni coordinate il traffico fu bloccato sulle autostrade, si verificati diversi gravi deragliamenti dei treni e il governo subì danni per milioni di dollari. Sull’esempio di Chukaku-ha e Hazama-ha, si scopre che anche la sinistra degli anni ’80 adottava molte novità nella tattica del sabotaggio, in particolare alla disabilitazione del sistema di comunicazione (NSG non si occupava di tali azioni).
Al momento, le organizzazioni radicali di sinistra del Giappone non conducono alcuna operazione militare sul territorio del Paese e praticamente non intraprendono attentati. Tuttavia, alcuni ex- militanti dell’Armata Rossa giapponese si trovano in alcuni Paesi asiatici e africani, e non hanno intenzione di tornare in patria. Ufficialmente, lo scioglimento dell’Armata Rossa giapponese fu annunciato dalla leader Fusako Shigenobu nell’aprile 2001, e nell’ottobre 2001 i servizi speciali nordamericani esclusero l’NSG dalle organizzazioni terroristiche esistenti. Così, il percorso di una delle organizzazioni terroristiche più aggressive e pericolose al mondo terminava. Il destino degli attivisti chiave dell’Armata Rossa giapponese si chiuse, alla fine, per lo più nello stesso modo: chi non era morto fu prima o poi arrestato e rinchiuso nelle prigioni giapponesi. La leader dell’organizzazione Fusako Shigenobu fu arrestata a Osaka nel novembre 2000 e nel febbraio 2006 fu condannato a 20 anni di carcere per una serie di aggressioni, rapimenti e furti d’auto. Haruo Wako fu arrestato nel febbraio 1997. Osamu Maruoka nel 1987 e condannato all’ergastolo; morì in prigione. Yu Kikumura fu arrestato negli Stati Uniti e dal 1988 al 2007 fu imprigionato. Dodici anni di prigione ebbe Yoshimi Tanaka e vent’anni Yukiko Ekita. Kuniya Akagi, che collaborò coll’esercito repubblicano irlandese, fu arrestato dopo essere tornato in Giappone coll’accusa di coinvolgimento del rapimento di cittadini giapponesi dell’intelligence nordcoreana. L’unico sopravvissuto dei militanti che spararono all’aeroporto di Lod in Israele, Kozo Okamoto, si è convertito all’Islam aderendo al movimento di liberazione nazionale palestinese. Per qualche tempo visse in Libia e Siria. Nel 2000 ebbe concesso asilo politico in Libano (anche se prima aveva scontato un breve pena detentiva per falsificazione di passaporti). Nonostante le numerose richieste dal Giappone d’estradizione di Okamoto, non ci fu risposta dalle forze dell’ordine libanesi. Okamoto continua a risiedere in Libano, godendo dello status di rifugiato politico. A proposito, Libano e Siria per molto tempo diedero asilo politico ai soldati dell’Armata Rossa giapponese, pensando ai loro meriti nel movimento di liberazione nazionale della Palestina, ma negli anni ’90 le autorità libanesi gradualmente iniziarono ad espellere l’Armata Rossa giapponese dal Paese, non volendo aggravare i rapporti con la comunità mondiale. È noto che alcuni ex-membri dell’Armata Rossa giapponese fuggirono nelle Filippine. È possibile che uno di loro, fino alla fine degli anni ’90. partecipasse all’addestramento dei militanti ribelli maoisti filippini, soprattutto del Nuovo Esercito Popolare delle Filippine
Il teorico di sinistra Ota Ryu, le cui opinioni ebbero un’influenza significativa sulla visione del mondo degli uomini dell’Armata Rossa, dalla seconda metà degli anni ’80 lasciò il lavoro attivo nel quadro del movimento comunista e passò all’ecologismo radicale. Tuttavia, in questo campo, Ryu si distinse per assai stravaganti dichiarazioni, chiedendo il rovesciamento della dittatura degli umani e la liberazione di tutti gli esseri viventi, inclusi vermi e scarafaggi. Nel 1990, Ota Ryu divenne uno dei divulgatori della teoria della cospirazione antisemita in Giappone, e scrisse libri sulle conseguenze dannose dell’occidentalizzazione per la società giapponese e sulla superiorità morale dei giapponesi sulla civiltà europea.

Traduzione di Alessandro Lattanzio