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La nuova guerra fredda è motivata dai timori del collasso capitalista

Rainer Shea, 15 agosto 2020

In questo momento, la classe dirigente statunitense cerca di realizzare una rivoluzione colorata in Bielorussia, l’unico Stato ex-sovietico che mantiene politiche socialiste e un’economia gestita dallo Stato. La propaganda imperialista produce consenso a tale sforzo di cambio di regime attraverso lo stesso approccio propagandistico usato contro Siria, Venezuela e Bolivia: alimentare il dissenso nel Paese preso di mira e dipingere l’opposizione come forza nobile inequivocabile (anche se l’opposizione in Bielorussia loda Hitler). Questo ultimo tentativo degli Stati Uniti di sostituire un governo disobbediente con un regime neoliberista pro-Washington arriva in un momento in cui l’imperialismo occidentale intensifica la corsa militare e la guerra ibrida contro tutte le potenze globali che lo sfidano. Gli Stati Uniti espandono l’accerchiamento militare di Russia e Cina coi giochi di guerra eurasiatici e il rafforzamento nel Mar Cinese Meridionale. Gli Stati Uniti inaspriscono le sanzioni a Siria, Iran, Venezuela, Yemen e altri Paesi durante la pandemia coll’obiettivo di causare danni a più persone. Anche Libano e Thailandia sono oggetto di rivoluzioni colorate. Gli imperialisti hanno formulato un nuovo piano golpista neoliberista in Nicaragua, l’amministrazione Trump è impegnata nel cambio di regime in Venezuela e il segretario di Stato Mike Pompeo persino dichiarò che il cambio di regime è l’obiettivo di Washington in Cina.
La missione degli strateghi della politica estera dietro tali mosse è una “competizione tra grandi potenze” a lungo termine, che si concluda col ristabilimento della posizione egemonica globale degli Stati Uniti. Ma tale obiettivo non è realistico, né lo sono molti obiettivi del cambio di regime che tale scenario di restaurata influenza degli Stati Uniti richiederebbe. Se gli Stati Uniti non sono ancora riusciti a rovesciare il governo chavista del Venezuela, sicuramente non possono farlo in Cina. E la Bolivia, dove gli Stati Uniti hanno compiuto un colpo di Stato lo scorso anno, vive una rivolta indigena che rendendo difficile alle aziende statunitensi usare il Paese come neo-colonia. Il regime che Washington ha installato nel Paese non può nemmeno mantenere il controllo sul proprio territorio, dato che è divenuta roccaforte delle milizie indigene. Per la classe dirigente degli Stati Uniti, ciò significa che la loro macchina capitalista globale dovrà continuare a contrarsi nei prossimi anni. La depressione in cui sono entrati USA e resto del mondo capitalista sarà esacerbata dall’aumento dell’isolamento economico degli Stati Uniti, dal crollo del dollaro e da altri sintomi economici del declino imperiale. Quindi la nuova guerra fredda che gli imperialisti conducono, così come la guerra di repressione che conducono internamente, assume una natura disperata. Questa guerra ha lo scopo di allontanare il disfacimento dell’ordine mondiale dominato dal capitalismo e il crollo della gerarchia capitalista che risulterebbe da tale cambiamento del potere geopolitico.
Come disse Michael Parenti, non può esserci qualcosa come il capitalismo in un Paese. Le aziende devono espandersi per mantenere un tasso positivo dei profitti: il colonialismo europeo fu in gran parte provocato dalle richieste della nuova classe dominante capitalista di ampliare le operazioni. Questo è il motivo per cui gli imperialisti adottarono misure così drastiche per sottomettere Siria, Iran, Russia e Cina in particolare, e perché ora tentano un cambio di regime in Bielorussia e Libano; se questi Paesi sfuggiranno per sempre alla loro presa, per lo più perderanno il controllo sul territorio cruciale dell’Eurasia. La Cina è trattata come il maggiore nemico dell’occidente perché è l’epicentro del passaggio a un mondo multipolare, e quindi verso un futuro in cui anche Africa, Indo-Pacifico e Sud America lasciano l’egemonia degli Stati Uniti. È anche il motivo per cui Stati Uniti e suoi ascari aumentano austerità e repressione durante la pandemia e la nuova depressione globale. La recente riduzione dei sussidi di disoccupazione di Trump e i piani per smantellare la sicurezza sociale, il rifiuto del regime golpista boliviano di fornire alle persone vulnerabili i mezzi per nutrire le famiglie durante la pandemia, le misure di austerità imposte in gran parte dell’America Latina nell’ultimo anno, per volere di Washington, e il recente pacchetto di salvataggio delle banche dell’UE che impone austerità in Europa, fanno parte dello sforzo per imporre i costi della crisi alle classi inferiori. Anche gli arresti alla Gestapo nelle città statunitensi, la repressione violenta delle proteste a favore della democrazia in Bolivia e il declino delle libertà civili nei Paesi della NATO durante la pandemia sono necessari per preservare l’ordine esistente.
Questo è un ordine in cui i miliardari hanno accumulato collettivamente centinaia di miliardi di dollari quest’anno nonostante il deterioramento economico e sociale che circonda le loro confortevoli bolle. Per mantenere in funzione la macchina economica capitalista nel declino dell’imperialismo statunitense, intensificano lo sfruttamento delle neocolonie latinoamericane di Washington e del proletariato nel nucleo imperiale. E per impedire la rivoluzione, rendono i loro Stati di polizia più brutali. Il mondo capitalista controllato dall’imperialismo soffre a causa dell’isolazionismo economico da Russia e Cina e delle profonde disuguaglianze neoliberiste, quindi la classe dirigente adotta misure reattive per impedire che le cose cadano a pezzi. La Guerra Fredda 2.0 e tutti i relativi interventi esteri fanno parte di tale reazione. I brutali tentativi di assicurare il dominio capitalista sulla Bolivia, così come le campagne per espandere il controllo imperiale in Messico, Venezuela, Nicaragua, Bielorussia, Libano e Thailandia, sono gli sforzi attuali più fattibili dell’impero per aumentare la propria portata. È dubbio che gli sforzi dell’impero avranno successo in uno qualsiasi di questi Paesi, e le superpotenze rivali di Washington continueranno ad avanzare in ogni caso. Quindi la formazione militare infinita, l’autoritarismo e i tagli ai sussidi di poveri e lavoratori sono le migliori strategie a lungo termine per preservare la ricchezza dei plutocrati.
Ma se le condizioni economiche del mondo capitalista continueranno a peggiorare nei prossimi decenni, cosa che il collasso climatico rende inevitabile, le contraddizioni del sistema diverranno troppo grandi perché tale ordine possa continuare. Soprattutto perché continua ad essere sempre più isolato dal crescente potere economico della Cina. Ad un certo punto, una nuova ondata di rivoluzioni socialiste investirà il globo, restringendo ulteriormente il territorio che la classe capitalista potrà utilizzare per trarre profitto. I restanti Paesi controllati dai capitalisti risponderanno divenendo Stati fascisti isolati e paranoici che si rivolgono agli arsenali nucleari per protezione, cercando d’isolare la propria gente dal resto del mondo. A quel punto, l’ultima classe dirigente capitalista del mondo avrà la macchina economica globale da cui dipendeva in frantumi, e di conseguenza sarà in guerra con le classi inferiori che tratta in modo così terribile. Ciò che seguirà a un simile scenario è così terrificante per la classe dirigente da non contemplarla. Tutto ciò su cui preferiscono concentrarsi in questo momento è imporre il dominio neoliberista a Paesi come la Bielorussia, che a loro piace pensare avrà successo come le passate operazioni imperialiste. Niente di disperato in ciò, vogliono che pensiamo che le rivoluzioni colorate continuano. Che è tutto come al solito.

Traduzione di Alessandro Lattanzio