65 anni fa ‘esplodeva’ l’era atomica

Alessandro Lattanzio, 02/07/2010

Ettore Majorana era a conoscenza del programma per costruire la bomba atomica.

Alle prime luci del 16 luglio 1945, ad Alamogordo, cittadina nel deserto del New Mexico, venne fatto esplodere il primo ordigno atomico della Storia. Nome in codice dell’operazione ‘Trinity Test’. In cima a un traliccio d’acciaio alto 30 metri era collocata ‘The Gadget’, come venne battezzata la prima bomba atomica mai fatta esplodere. Ecco cosa produssero tre anni di ricerche e due miliardi di dollari d’investimenti da parte dell’amministrazione del presidente Franklin Delano Roosevelt, oltre al lavoro di decine di migliaia di persone tra operai, tecnici, scienziati e militari, tutti impegnati a completare il ‘Progetto Manhattan’, la realizzazione della bomba atomica, appunto.
Enrico Fermi, premio Nobel per la Fisica del 1938, aveva aperto la strada all’arma assoluta, grazie alla sua ‘Pila Atomica’, costruita nel palazzetto dello sport dell’università di Chicago. Difatti, con una lettera datata 25 maggio 1943, il direttore scientifico del ‘Progetto Manhattan’, Robert Oppenheimer, ed Enrico Fermi parlarono del modo migliore d’impiegare tali scoperte: avvelenare derrate alimentari, destinate alle popolazioni tedesca e italiana, con lo stronzio radioattivo prodotto dalla ‘Pila’ di Fermi. Ovviamente senza mettere troppe persone a conoscenza del segreto. “Credo che non dovremmo provare a metterlo in pratica, a meno di non poter avvelenare cibo sufficiente a uccidere mezzo milione di persone” scrisse Oppenheimer a Fermi.
Il premio Nobel Enrico Fermi ha altre due ombre sulla sua storia: subito dopo il ‘Trinity Test’ del 16 luglio 1945, il nuovo presidente statunitense, Harry Truman, chiese a varie autorità politiche, scientifiche e militari dei pareri sull’opportunità di impiegare la nuova arma contro il Giappone. Fermi diede il suo entusiastico appoggio al bombardamento.
Un’altra ombra ci riguarda più da vicino. Si tratta dell’assassinio del grande fisico teorico Ettore Majorana. Majorana era nato a Catania nel 1906 e proveniva da una famiglia dell’alta borghesia siciliana, i suoi zii paterni erano docenti universitari. Sia Fermi che Majorana lavoravano nell’istituto di fisica di Roma, e Majorana era il secondo di Fermi. Tuttavia i due scienziati non si sopportavano e spesso esplodevano dei litigi. Una volta ci fu un violento alterco, davanti a una lavagna piena di formule, dove il ‘Papa’ (Fermi) e il ‘Grande Inquisitore’ (Majorana) si diedero a vicenda dell’asino e del cretino. Ma il contrasto reale risiedeva in ambiti ben più ampi e gravi delle semplici gelosie accademiche. Majorana aveva svolto una carriere fulminea, nel 1933 era stato ospite delle università tedesche, dove incontrò il fisico nucleare Werner Heisenberg, che lo convinse a pubblicare Über die Kerntheorie, nei Zeitschrift für Physik (Quaderni di Fisica), cosa che non era riuscita nemmeno a Fermi stesso: “Ho scritto un articolo sulla struttura dei nuclei che ad Heisenberg è piaciuto benché contenesse alcune correzioni a una sua teoria”. Majorana conobbe anche altri grandi fisici come Niels Bohr, C. Møller e Arthur H. Rosenfeld. Nel 1935 ricevette l’invito a dirigere l’Istituto Superiore di Fisica di Mosca.
Purtroppo l’ambiente accademico italiano tendeva a respingerlo, tanto che a un certo punto rimaneva casa, senza ricevere nessuno, si lasciava crescere barba e capelli e respingeva la corrispondenza scrivendoci di proprio pugno: si respinge per morte del destinatario. Ma non si trattava di apatia e immobilismo, al contrario, si era gettato ulteriormente negli studi che andavano ampliandosi.
Nel 1934 Fermi aveva ottenuto in laboratorio la scissione (o fissione) dell’atomo, in pratica l’innesco della reazione a catena nucleare, quindi capace di provocare la detonazione atomica. Anche il fisico ungherese Leo Szilard, nel 1934, col sostegno dell’Ammiragliato inglese aveva brevettato la sua idea di poter costruire l’arma atomica con un elemento che “spaccato dai neutroni ne emette due mentre ne assorbe uno, quindi può sostenere una reazione a catena di enorme potenziale esplosivo”. Nel 1938 vi insomma era la certezza di poter costruire la bomba atomica. Era solo questione di soldi e tempo. Perciò i servizi di intelligence del governo del Regno Unito, che aveva imposto il segreto nucleare sulla ricerca nucleare, organizzarono, nel più grande segreto, la fuga negli Stati Uniti e a Londra dei più importanti fisici atomici europei.
Ettore Majorana era a conoscenza del programma per costruire la bomba atomica. Il 25 marzo 1938 si recò a Palermo su invito di Emilio Segrè, un altro scienziato legato a Fermi, cui probabilmente aveva detto di rifiutarsi di lasciare l’Italia per andare negli USA, (già nel 1935 fu invitato a dirigere l’Istituto Superiore di Fisica di Mosca). Londra e Washington non accettarono un ‘no’ come risposta. Tanto più che Emilio Segrè espatriò dall’Italia il 3 luglio 1938, mentre Fermi, dopo aver ricevuto il Nobel, partì per New York il 24 dicembre, dopo una breve sosta a Londra. Bruno Rossi e Giulio Recah, altri collaboratori di Fermi, partirono subito dopo.
A Palermo, il 26 marzo 1938, alle ore 19:00, Majorana si sarebbe imbarcato sul traghetto per Napoli, dove giunse alle 5:45 del 27 marzo. Ma di lui non si seppe più nulla. Nella stessa cabina, assieme a Ettore Majorana, viaggiavano Vittorio Strazzeri, docente dell’università di Palermo, e un inglese dal nome di Charles Price. In realtà costui si chiamava Zedick, era un ebreo russo naturalizzato inglese, col nome appunto di Charles Price. I documenti relativi al personaggio disponibili dicono solo questo, poiché ‘ogni altra informazione risulta secretata fino al 2027(!)’. Nel Regno Unito la secretazione per 100 anni viene adottata per i documenti estremamente importanti e gravi. Secondo Strazzeri, uno dei due suoi compagni di viaggio ‘parlava italiano come la gente del Sud e aveva modi piuttosto rozzi’. Il meridionale sarebbe stato una controfigura di Majorana, e se ciò fosse vero, non avrebbe mai compiuto il viaggio di ritorno a Napoli, ma sarebbe stato eliminato o sequestrato a Palermo. La messinscena sarebbe stata organizzata allo scopo di depistare le indagini.
La corsa per la supremazia nucleare era estremamente importante, tanto che i vertici politico-militari non badavano ai costi, in denaro e in vite umane.

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