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Per i propri scopi, il capitalismo usa la “carota” democratica e il “bastone” fascista

Intervista realizzata da Mohsen Abdelmoumen, AHTribune, 13 agosto 2020

Mohsen Abdelmoumen: Nel suo libro “Big Business and Hitler”, parla della collaborazione dell’élite economica, industriale e finanziaria mondiale con Hitler. Hitler era un prodotto puro, strumento del sistema capitalista?
Dr. Jacques Pauwels: Il cosiddetto “nazionalsocialismo” di Hitler, in realtà non era affatto una forma di socialismo, era la varietà tedesca del fascismo, e il fascismo era una manifestazione del capitalismo, il modo brutale e cattivo con cui il capitalismo si manifestò nel periodo tra le due guerre in risposta alla minaccia del cambiamento rivoluzionario, incarnato dal comunismo, e alla crisi economica della Grande Depressione. Nella misura in cui Hitler personificò la varietà tedesca del fascismo, può davvero essere chiamato “strumento” del capitalismo; tuttavia, come scrivo nel mio libro, il termine “strumento” è davvero semplicistico. Sarebbe più corretto definire Hitler come una sorta di “agente”, un individuo complesso con mente propria che agiva per conto del capitalismo tedesco, ma non sempre in accordo coi desideri dei capitalisti, piuttosto che mero “strumento” del capitalismo tedesco. Questo spiega perché i capitalisti tedeschi non erano sempre perfettamente soddisfatti dei servizi di Hitler. Ma il vantaggio di tale accordo era che, dopo il crollo della Germania nazista, potevano incolpare l'”agente” dei crimini che aveva commesso per loro conto.

Il capitalismo ha un bisogno vitale di nazismo e fascismo?
Il capitalismo è un sistema socio-economico molto flessibile che è in grado di funzionare in diversi contesti politici. È certamente un mito che il capitalismo, eufemisticamente noto come “mercato libero”, sia una sorta di gemello siamese della democrazia, in altre parole, che l’ambiente politico preferito del capitalismo sia la democrazia. La storia dimostra che il capitalismo è fiorito in sistemi altamente autoritari e ha sostenuto tali sistemi con entusiasmo. In Germania, il capitalismo andò molto bene quando Bismarck governò il Reich col pugno di ferro. La Germania rimase capitalista al 100% sotto Hitler, e il capitalismo fiorì sotto Hitler, prima e durante la guerra, come ho dimostrato nel mio libro. Il capitalismo è anche in grado e disposto a collaborare con la democrazia, specialmente se le riforme democratiche appaiono necessarie per dissipare la minaccia del cambiamento rivoluzionario, ad esempio dopo la seconda guerra mondiale, quando nell’Europa occidentale furono introdotte riforme politiche e sociali democratiche (Welfare State) per far deragliare le richieste molto più radicali, persino rivoluzionarie, formulate dai movimenti di resistenza in paesi come Italia e Francia. Si potrebbe dire che, per promuovere la massimizzazione dei profitti, il capitalismo sia disposto a usare la “carota” della democrazia così come il “bastone” del fascismo e altre forme di autoritarismo, come le dittature militari.

L’ascesa di gruppi neonazisti e fascisti nel mondo serve al grande capitale e all’oligarchia che governa il mondo?
Come accennato, il fascismo è una manifestazione del capitalismo. In altre parole, è il modo in cui il capitalismo, come un camaleonte, adatta il proprio colore a un ambiente sociale e politico in cambiamento. Il fascismo degli anni Trenta, personificato da gente come Mussolini e Hitler, rifletteva la risposta del capitalismo in Italia e in Germania alla doppia minaccia del cambiamento rivoluzionario di tipo russo e della Grande Depressione. Dopo la seconda guerra mondiale, quando il fascismo era presumibilmente morto e sepolto, il capitalismo, in particolare nordamericano, si affidò a sistemi neo, quasi o cripto-fascisti per neutralizzare minacce simili. Ad esempio, in Cile, dove Pinochet fu portato al potere per impedire riforme radicali e mantenere il Paese sicuro per il capitale d’investimento degli Stati Uniti. Oggi, problemi economici e sociali sempre maggiori, insieme a minacce rivoluzionarie reali o percepite, hanno indotto il capitalismo in numerosi Paesi a generare partiti e movimenti fascisti o, se preferite, quasi o neofascisti. Per il momento, il capitalismo non ha bisogno di portare tali fascisti al potere; ma si dimostrano molto utili perché, come Hitler col suo antisemitismo, distolgono l’attenzione del pubblico dalle carenze del sistema capitalista incolpando del male capri espiatori (preferibilmente colorati) come musulmani, rifugiati, cinesi e russi. Lo scrittore tedesco Bertolt Brecht ci avvertì poeticamente, alludendo al fascismo hitleriano e alla capacità immutata del capitalismo di generare nuove forme di fascismo:
“Il mondo era quasi governato da un simile mostro!
Fortunatamente, le nazioni lo hanno sconfitto.
Ma non rallegriamoci troppo presto.
L’utero da cui è strisciato è ancora fertile.
Aus dem das kroch.”
(“La Resistibile ascesa di Arturo Ui”)

L’Unione Europea accusa l’URSS dell’inizio della seconda guerra mondiale. Cosa ne pensa?
Accusare l’URSS e, implicitamente, lo Stato russo, della seconda guerra mondiale, è una dichiarazione puramente politica. Si tratta di una mostruosa e vergognosa distorsione della storia. Negli anni Trenta, l’Unione Sovietica cercò per anni di stabilire un’alleanza anti-Hitler con Francia e Gran Bretagna, ma fu ripetutamente rifiutata. La ragione di ciò è che i signori al potere a Londra e Parigi non volevano una guerra dalla parte dei sovietici contro Hitler, ma volevano che Hitler usasse la potenza militare della Germania per marciare verso est e distruggere l’Unione Sovietica, mentre avrebbero guardato allegramente da bordo campo. Hitler voleva sicuramente la guerra, quindi è meritatamente accusato di aver iniziato la seconda guerra mondiale. Ma i capi francesi e britannici meritano parte della colpa perché incoraggiarono Hitler e lo sostennero con la loro politica di “pacificazione”, per esempio offrendogli la Cecoslovacchia su un piatto d’argento nel famigerato patto concluso con lui a Monaco nel 1938.

Accusando l’URSS, i politici e i media occidentali non cercano di nascondere la loro brutta storia di collaborazione con Hitler e il nazismo?
In effetti, accusando l’Unione Sovietica, i Paesi “occidentali”, o almeno i loro capi, cercano di distogliere l’attenzione dal proprio ruolo nello scoppio della seconda guerra mondiale. Per mezzo della loro famigerata politica di pacificazione, i capi britannici e francesi incoraggiarono e facilitarono i piani di Hitler per la “crociata” contro l’Unione Sovietica. E l’élite aziendale e finanziaria dei Paesi occidentali, inclusi gli Stati Uniti, collaborarono strettamente, e molto proficuamente, con Hitler, come ho dimostrato nei miei libri “Big Business and Hitler” e “The Myth of the Good War”.

Nei suoi libri “Big Business and Hitler” e “Myth of the Good War: America and the Second World War”, smantella il mito della “liberazione” dell’Europa da parte degli Stati Uniti quando sappiamo che fu la vittoria di Stalingrado dei sovietici ad essere il punto di svolta della guerra. Non è un’altra menzogna storica dire che gli Stati Uniti liberarono l’Europa? Gli Stati Uniti non colonizzarono semplicemente l’Europa? Come spiega la dipendenza dell’Europa dagli USA e il fatto che gli europei seguono ancora la politica imperialista degli USA? La NATO non è diventata obsoleta?
È vero che l’Unione Sovietica diede di gran lunga il contributo più grande alla vittoria degli alleati. Se l’Armata Rossa non fosse riuscita a fermare il rullo compressore nazista di fronte Mosca nel 1941 e ad ottenere importanti vittorie a Stalingrado e altrove, Hitler avrebbe vinto la guerra. Ma i nazisti avevano la più potente macchina da guerra che il mondo avesse mai visto, e sconfiggerla richiese il contributo degli eserciti alleati e anche dei movimenti di resistenza. Non si può negare che anche l’esercito nordamericano abbia dato un contributo importante; tuttavia, i capi nordamericani approfittato della presenza del loro esercito nell’Europa occidentale per stabilirvi la loro egemonia. Per molti versi, non “liberarono” realmente i Paesi dell’Europa occidentale. Anche oggi la Germania non è “libera” di chiedere alle truppe statunitensi di lasciare il suo suolo, e Belgio ed Olanda devono tollerare la presenza di bombe atomiche nordamericane. Il presidente francese Charles de Gaulle non era lontano dal punto quando descrisse la liberazione nordamericana della Francia come seconda “occupazione”, dopo l’occupazione tedesca. A differenza dei tedeschi e dei belgi, ebbe il coraggio di chiedere che le truppe statunitensi lasciassero la Francia, e questo fu uno dei motivi per cui la CIA sembra fosse coinvolta in vari attentati alla sua vita. Ma anche de Gaulle trovò impossibile evitare l’adesione alla NATO, che non è affatto un’alleanza, ma un club di “satelliti” europei degli Stati Uniti, strettamente controllato dal Pentagono, e funzionante come dipartimento vendite e pubbliche relazioni del “complesso militare-industriale nordamericano”. La NATO è stata originariamente istituita per difendere l’Europa occidentale contro una minaccia totalmente fittizia dall’Unione Sovietica e avrebbe dovuto quindi essere sciolta dopo il crollo dell'”impero del male”. Per gli Stati Uniti, tuttavia, la NATO è uno strumento molto utile e potente per controllare l’Europa. E in effetti, tale controllo, tale egemonia, fu stabilita dagli Stati Uniti nei mesi successivi allo sbarco delle loro truppe in Normandia nel 1944. Ironia della sorte, questo risultato non sarebbe stato possibile se l’Armata Rossa non avesse inferto colpi mortali alla Germania nazista molto prima.

L’intervento americano in Europa durante la seconda guerra mondiale non fu semplicemente una guerra capitalista? Non servì principalmente gli interessi dell’imperialismo statunitense e del suo complesso militare-industriale?
La seconda guerra mondiale fu due guerre in una. Da un lato, fu davvero una guerra “capitalista”, o meglio, “imperialista”. L’imperialismo era ed è la manifestazione internazionale e mondiale del capitalismo, che coinvolge competizione e conflitto tra le principali potenze capitaliste/imperialiste su territori desiderati per materie prime (come il petrolio) e manodopera a basso costo. La prima guerra mondiale fu un conflitto imperialista, ma non risolse le cose, quindi le potenze imperialiste entrarono in guerra una seconda volta. Gli Stati Uniti ne uscirono come i grandi vincitori, grazie ironicamente alla schiacciante sconfitta da parte dell’Unione Sovietica dell’altro candidato alla supremazia imperialista, la Germania nazista. Allo stesso tempo, la seconda guerra mondiale fu anche un conflitto tra capitalismo/imperialismo e socialismo, incarnato dall’Unione Sovietica. È un’ironia della storia che i due conflitti si fusero producendo contraddizioni come l’alleanza di fatto dell’Unione Sovietica socialista, intrinsecamente anticapitalista e antimperialista, con due potenze imperialiste antisocialiste, Stati Uniti e Gran Bretagna. La guerra servì agli interessi dell’imperialismo statunitense in quanto permise agli Stati Uniti di emergere come il numero uno indiscusso dell’imperialismo. Ma l’esito della guerra fu imperfetto perché significò anche il trionfo per l’Unione Sovietica antimperialista. Ecco perché, subito dopo la seconda guerra mondiale, Washington iniziò una nuova guerra, la “Guerra Fredda”, con obiettivo nientemeno che l’eliminazione dell’Unione Sovietica.

L’imperialismo statunitense non ha mai cessato la politica di guerra e colpi di stato nel mondo. Le guerre imperialiste in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, Yemen, ecc. mon sono sintomatiche della barbarie dell’imperialismo statunitense?
Storicamente, l’imperialismo statunitense ha perseguito i suoi obiettivi in modo sistematico, spietato e si potrebbe aggiungere non solo apertamente ma anche di nascosto, tramite guerra aperta, guerra economica, destabilizzazione, sabotaggio e tentativi di assassinio. Esempi di tale spietatezza includono l’inutile bombardamento di Hiroshima, la guerra chimica contro i vietnamiti, tentativi di omicidio riusciti e falliti di leader recalcitranti come Fidel Castro e Lumumba, e sanzioni economiche che costano la vita a decine se non centinaia di migliaia di donne e bambini, come Madeline Albright notoriamente riconobbe sull’Iraq. Quindi sì, le guerre iniziate dagli Stati Uniti in Iraq, Afghanistan, Libia, ecc., sono sintomatiche di take spietatezza o barbarie, come le chiamate.

Chi è il Dottor Jacques Pauwels?
Jacques R. Pauwels è uno storico, ricercatore e scrittore, nato a Ghent, in Belgio. Emigrò in Canada nel 1969 dopo aver studiato storia all’Università di Ghent e si stabilì presso Toronto. Proseguì gli studi di dottorato alla York University di Toronto, specializzandosi in storia sociale della Germania nazista, e conseguì il dottorato di ricerca nel 1976. È professore di storia in diverse università canadesi, tra cui l’Università di Toronto e l’Università di Guelph. Nel 1995 conseguì un Ph.D. in scienze politiche nella specialità della regolamentazione degli investimenti esteri in Canada. È docente in varie università dell’Ontario, tra cui l’Università di Toronto, Waterloo, Guelph e ha pubblicato numerosi articoli. È autore di numerosi libri tradotti in diverse lingue, tra cui ” Donne, nazisti e università: studentesse universitarie nella Germania nazista, 1933-1945″; “Il mito della guerra buona”; “La grande guerra di classe”; “Big Business e Hitler”. Il suo sito contiene conferenze e interviste a cui ha partecipato, oltre alle sue numerose pubblicazioni.

Traduzione di Alessandro Lattanzio