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Le forze speciali statunitensi sono attive in 22 Paesi africani

Alan Macleod, Internationalist 360°, 10 agosto 2020

Un nuovo rapporto del quotidiano sudafricano The Mail and Guardian fa luce sul mondo opaco della presenza militare nordamericana in Africa. L’anno scorso, le forze speciali statunitensi erano attive in 22 Paesi africani. Ciò rappresenta il 14% de commando nordamericani all’estero, il più alto di qualsiasi regione oltre al Medio Oriente. Le truppe nordamericane avevano anche assistito a combattimenti in 13 nazioni africane. Gli Stati Uniti non sono formalmente in guerra con una nazione africana e il continente è a malapena accennato negli exploit nordamericani nel mondo. Pertanto, quando gli agenti statunitensi muoiono in Africa, come successo in Niger , Mali e Somalia nel 2018, la risposta dell’opinione pubblica, e persino dei media, è spesso “perché i soldati nordamericani sono lì?” La presenza dell’esercito nordamericano, in particolare dei commando, è raramente riconosciuta pubblicamente da Washington e governi africani. Quello che fanno è ancora più opaco. L’US Africa Command (AFRICOM) afferma generalmente che le forze speciali non vanno oltre le cosiddette missioni “AAA” (aiutare, assistere e accompagnare). Tuttavia, in combattimento, il ruolo tra osservatore e partecipante diventa confuso. Gli Stati Uniti hanno circa 6000 militari nel continente, con addetti militari che superano i diplomatici in molte ambasciate. All’inizio di quest’anno, The Intercept seppe che l’esercito gestisce 29 basi nel continente. Uno di essi è l’enorme hub di droni in Niger, che The Hill definiva “la più grande costruzione dall’aeronautica statunitense di tutti i tempi”. Il solo costo di costruzione fu di oltre 100 milioni di dollari, con costi operativi che dovrebbero raggiungere i 280 miliardi di dollari nel 2024. Dotati di droni Reaper, gli Stati Uniti possono condurre bombardamenti in tutto il nord e ovest dell’Africa.
Washington afferma che il ruolo principale dei militari nella regione è combattere le forze estremiste. Negli ultimi anni sono sorti numerosi gruppi jihadisti, tra cui Shabab, Boko Haram e altri affiliati ad al-Qaida. Tuttavia, gran parte della ragione della loro ascesa può essere fatta risalire alle azioni nordamericane, tra cui la destabilizzazione di Yemen e Somalia e rovesciamento del colonnello Gheddafi in Libia. È anche chiaro che gli Stati Uniti svolgono un ruolo chiave nell’addestramento di soldati e forze di sicurezza di molte nazioni. Ad esempio, pagano Bancroft International, appaltatore militare privato, per addestrare unità d’élite somale in prima linea nei combattimenti nel Paese. Secondo The Mail and Guardian, questi combattenti somali sono probabilmente finanziati anche dai contribuenti statunitensi. Mentre l’addestramento delle forze armate straniere nelle tattiche appare blanda e insignificante, il governo degli Stati Uniti ha anche speso decenni ad istruire decine di migliaia di militari e poliziotti latinoamericani in quella che chiamavano “sicurezza interna” presso la famigerata School of the Americas di Fort Benning, GA (ora ribattezzato Istituto per la sicurezza dell’emisfero occidentale). Le reclute nel ventesimo secolo furono istruite sulla repressione interna e dissero che la minaccia comunista giaceva dietro ogni angolo, infliggendo una repressione brutale al popolo una volta tornati. Allo stesso modo, coll’addestramento contro il terrorismo, la linea tra “terrorista” “militante” e “manifestante” spesso è discutibile.
L’esercito nordamericano occupa anche l’isola di Diego Garcia nell’Oceano Indiano, rivendicata dalle Mauritius. Negli anni ’60 e ’70, il governo britannico espulse la popolazione locale, scaricandola nei bassifondi di Mauritius, dove la maggior parte vive ancora. Gli Stati Uniti usano l’isola come base militare e stazione per le armi nucleari. L’isola fu fondamentale per le attività militari americane durante le guerre in Iraq e continua ad essere una grave minaccia, gettando un’ombra nucleare sul Medio Oriente, Africa orientale e Asia meridionale. Mentre si parla molto , (o più precisamente, si condanna) nei media occidentali le motivazioni imperialiste della Cina in Africa, c’è poca discussione del ruolo permanente degli Stati Uniti. Mentre la Cina gestisce una base nel Corno d’Africa e aumenta il ruolo economico nel continente, le migliaia di truppe nordamericane che operano in decine di Paesi vengono ignorate. La cosa sorprendente dell’Impero nordamericano è che è invisibile a così tanti che lo servono.

Traduzione di Alessandro Lattanzio