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La Cina rende il marxismo-leninismo la forza più potente

Rainer Shea 8 agosto 2020

La rivoluzione socialista cinese nel 1949 potrebbe rivelarsi l’unico evento di maggior impatto nella storia della lotta di classe. Questo perché ha creato uno Stato socialista che sarà di grande ostacolo all’egemonia imperialista degli Stati Uniti anche quando l’URSS è caduta. Nel momento in cui gli imperialisti di Washington riuscirono a smantellare l’Unione Sovietica, la Cina non sembrava un gran problema; doveva essere la “fine della storia”, il tempo in cui il capitalismo statunitense aveva sconfitto per sempre ogni potenziale minaccia esistenziale. Ma l’arroganza degli imperialisti gli impediva di capire che la Cina era sulla via di un successo senza precedenti. Negli anni 2000, la crescita economica della Cina raggiunse l’accelerazione che spingeva l’intellighenzia filo-Washington a esprimere preoccupazione. In un documento del 2015 intitolato The 2000s: China’s Rise, Responses to It, and IR Theory, l’esperto statunitense di studi asiatici Gilbert Rozman scrisse che “la teoria IR [relazioni internazionali] ha affrontato la sfida di combinare o districare tre minacce all’ordine internazionale: il pericolo dal terrorismo globale, come rivelato dall’attacco agli Stati Uniti nel 2001; la proliferazione delle armi nucleari, come evidenziato nella svolta del 2002 nella crisi nucleare nordcoreana; e l’ascesa di una superpotenza in opposizione al sistema globale esistente, come è diventato gradualmente chiaro per la Cina nel corso del decennio”. Questi tre sviluppi hanno accelerato l’inizio della “Guerra al Terrore”, gli sforzi (finora futili) per costringere la RPDC a rinunciare alle armi nucleari e l’attuale guerra ibrida contro la Cina. Queste cose rappresentano la reazione violenta e bellicosa dell’impero statunitense al proprio declino negli ultimi due decenni. E tutti sono stati opportunamente attuati all’inizio degli anni 2000, quando le invasioni avventate di Washington dell’Afghanistan e dell’Iraq misero l’impero statunitense entro la spirale continua del declino globale.
Negli stessi anni in cui la RPDC decisamente raggiunse strumenti di difesa imbattibili e quando gli Stati Uniti erano impegnati in avventure militari autodistruttive, la Cina si preparava a diventare una superpotenza in grado di sottometterli. Tra il 2000 e il 2005, la capacità della Cina di produrre beni intermedi come acciaio e prodotti chimici aumentò al punto che non ha più bisogno di importarne. Questo si rivelò un punto di svolta nello sviluppo della Cina, indicato dalla tendenza decisa: col progredire del 21° secolo, la Cina diventava meno dipendente dall’aiuto economico del mondo capitalista. Ciò fu evidente col tenore di vita del popolo cinese che continua ad aumentare notevolmente negli ultimi due decenni. Dalle riforme di Deng, 850 milioni di persone in Cina sono uscite dalla povertà, di cui circa 250 milioni salvate dalla povertà solo negli ultimi dodici anni. Questo miglioramento storicamente ineguagliabile delle condizioni di vita che il modello marxista-leninista della Cina ha ottenuto è la rivendicazione del comunismo trent’anni dopo che si diceva fosse stato sconfitto. Ed è andato di pari passo con uno sforzo sempre più riuscito della Cina di superare gli Stati Uniti e di porre fine al loro impero. Un rapporto dello scorso anno concluse che i cinesi “battono i nordamericani al loro stesso gioco”, in quanto la Cina usa lo stesso approccio usato da Washington per sottomettere l’Unione Sovietica al fine di vincere la nuova guerra fredda. “I sovietici non poterono mai eguagliare, tanto meno di superare, la superiorità tecnologica degli USA”, afferma il rapporto. “Lo stesso potrebbe non accadere per la Cina? Certamente non per mancanza di tentativi. In effetti, la Cina è fortemente concentrata sull’attenuazione della superiorità tecnologica delle forze armate statunitensi, anche se si sforza di raggiungere la parità tecnologica e, infine, il dominio tecnologico”. Questo è ciò che i politici imperialisti statunitensi intendono quando si lamentano della Cina che “ruba proprietà intellettuale”: lo sforzo della Cina per rendere le sue difese imbattibili di fronte a beluismo e accerchiamento militare da Washington.
Già da diversi anni agli Stati Uniti mancano le risorse per poter vincere un’ipotetica guerra contro l’alleanza sino-russa. Il relativo svantaggio di Washington in questa corsa agli armamenti diventa più evidente poiché il belluismo deegli Stati Uniti contro Cina e Russia spinge questi due Paesi a rafforzare i legami militari. In effetti, più gli Stati Uniti intensificano il loro disperato sforzo di schiacciare Cina e Russia, più Washington finisce per essere isolata e indebolita a livello globale; Gli sforzi di Washington per costringere la Germania a tagliare gli importanti legami coi russi minano l’unità dell’alleanza NATO, mentre le posizioni implacabilmente aggressive di Washington nei confronti della Cina alienano molti Paesi che cercano di collaborare con la nascente superpotenza. Questo grande contraccolpo alla guerra ibrida degli Stati Uniti contro la Cina ha un’altra conseguenza, che riflette stranamente l’idea che la Cina faccia agli Stati Uniti ciò che gli Stati Uniti fecero alla Russia sovietica: gli USA diventano uno Stato fallito a causa dell’investimento estremo nel militarismo. Parallelamente alla spesa militare sovietica che seriamente inciso sugli standard di vita sovietici nel periodo precedente al collasso del Paese, il bilancio militare degli Stati Uniti ora rappresenta il 64,5% della spesa discrezionale del Paese in un momento in cui metà del paese è povero. Mentre milioni continuano a scivolare nella povertà ogni mese con la depressione economica e il governo degli Stati Uniti si rifiuta di affrontare seriamente il Covid-19, i disordini sociali negli Stati Uniti sono naturalmente in ascesa. Gli usa si destabilizzano simile a come fu destabilizzata l’Unione Sovietica. Ad eccezione che negli Stati Uniti, il collasso è più drammatico a causa della grave mancanza di un’adeguata rete di sicurezza sociale. Il deterioramento economico neoliberista, la corruzione oligarchica del governo e le spese militari incontrollate hanno ridotto gli Stati Uniti a uno stato canaglia sempre più instabile con un’influenza globale in rapido declino.
Mentre appare questo vuoto del potere globale, la Cina lo riempie con approccio in politica estera non imperialista che riflette l’obiettivo del marxismo-leninismo di guidare la civiltà al socialismo. La Cina non cerca di dominare questo nuovo ordine mondiale, ma di fungere da attore globale che promuove la pace ogni volta che ne ha l’opportunità. Cerca di non utilizzare le risorse del Sud del mondo per arricchirsi, come fecero le potenze imperialiste della NATO, ma di impegnarsi in un commercio che cancella l’eredità del colonialismo facilitando lo sviluppo delle nazioni storicamente sfruttate. In questo nuovo ordine mondiale, la Cina non potrà portare avanti da sola le rivoluzioni socialiste nel mondo capitalista (fomentare militarmente le rivoluzioni straniere non è una delle sue priorità), ma può aiutare a portare gran parte del globo fuori dal paradigma impoverito e oppressivo che l’imperialismo occidentale ha creato. A causa dell’influenza che la Cina è arrivata a detenere sul futuro del mondo, ha trasformato il marxismo-leninismo in quella che potrebbe diventare la prossima forza politica più potente del mondo. L’imperialismo statunitense in precedenza ebbe questo ruolo, ma ora la situazione cambia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio