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Lo “scrittore che lotta per la libertà” è un ex membro nordamericano di Amnesty

Un noto esperto di Hong Kong e attivista anti-cinese di nome Kong Tsung-gan è diventato fonte dei media occidentali. Un’indagine di The Grayzone conferma che Kong è una falsa identità impiegata da un insegnante statunitense e figura onnipresente nelle proteste locali.
Max Blumenthal, The Gray Zone

Uno statunitense con legami con Amnesty International e capi separatisti di Hong Kong si spacciava online come nativo di Hong Kong di nome Kong Tsung-gan. Citato abitualmente come attivista e scrittore dai principali media e pubblicato nei media in lingua inglese, il personaggio fittizio Kong sembra sia stato inventato per diffondere propaganda anti-cinese dietro una facciata gialla. Attraverso la prolifica presenza digitale e reputazione nei principali media occidentali, Kong Tsung-gan diffondeva un flusso costante di contenuti che promuovevano la “lotta per la libertà” di Hong Kong mentre chiedeva a gran voce che gli Stati Uniti alzassero il tiro sulla Cina. Sussurri sulla vera identità di Kong circolarono sui social media tra i residenti di Hong Kong, e fu persino menzionato in un breve resoconto a dicembre di The Standard. The Greyzone ha parlato con diversi locali indignati dall’acrobazia ingannevole che considerao non solo immorale, ma razzista. Hanno detto di aver tenuto per sé le opinioni a causa dell’atmosfera d’intimidazione che incombe sulla città, dove i sedicenti “combattenti per la libertà” perseguitano e prendono di mira chiunque parli pubblicamente contro di loro. In questa indagine, The Grayzone collegava i punti tra Kong e un nordamericano diventata presenza importante nei media occidentali e nelle proteste su Hong Kong. La nostra ricerca indica che i redattori di Kong e le importanti cheerleader delle protesta erano probabilmente consapevoli dello stratagemma ingannevole.

Kong Tsung-gan irrompe sulla scena Twitter di Hong Kong, diventa fonte di riferimento anti-cinese
L’utente di twitter Kong Tsung-gan (@KongTsungGan) apparve la prima volta nel marzo 2015. I primi tweet di Kong Tsung-gan contenevano commenti su Tibet e movimento degli ombrelli di Hong Kong. Ad un certo punto, Kong cambiò avatar su Twitter conl volto di un asiatico sconosciuto. Una ricerca nell’archivio Internet di Wayback Machine mostra che questa foto rimase fino alla fine del 2019. Successivamente, Kong ha cambiato l’avatar su Twitter con un’immagine di Liu Xia, la moglie del defunto dissidente Liu Xiaobo, vincitore del Premio Nobel. Liu Xiaobo era un ideologo di destra che celebrò le guerre statunitensi in Vietnam, Afghanistan e Iraq, e fu premiato col Democracy Award 2014 dal National Endowment for Democracy, la macchina d’intromissione preferita del governo degli Stati Uniti. Ad agosto 2020, l’account twitter di Kong Tsung-gan vantava oltre 32000 follower. Twittò dal vivo durante le proteste, pubblicava commenti incendiari sul Partito Comunista Cinese (PCC), paragona la “lotta” di Hong Kong al Tibet e allo Xinjiang, implorava gli Stati Uniti di attuare leggi sanzionatorie come l’Hong Kong Safe Harbor e l’Hong Kong People’s Freedom and Choice Acts, esortava la star dell’NBA Lebron James a “scoprire la nostra lotta per la libertà”, ritwittava Nancy Pelosi e altri politici statunitensi, promuoveva i suoi libri, manteneva il conteggio degli arresti nel suo #HKCRACKDOWNWATCHUPDATE e diffondeva immagini di manifesti della protesta. Più o meno nel periodo in cui creò l’account twitter, Kong Tsung-gan pubblicò il suo primo post su Medium. Da allora riempì il feed di Medium con scadenze di protesta, elenchi di libri sui diritti umani e di giornalismo consigliati (incluso un collegamento al discutibile “esperto” cinese Adrian Zenz) e “resoconti di prima mano” delle sue esperienze di protesta sul campo. In un account, Kong Tsung-gan affermava di aver frequentato una scuola governativa a Band 1, implicando fosse nativo di Hong Kong. Il lavoro di Kong fu amplificato da Joshua Wong, il poster-boy della protesta di Hong Kong che apprezzava le foto con senatori repubblicani neoconservatori come Marco Rubio e Tom Cotton. Grazie al flusso continuo di contenuti su twitter e Medium e alla sua piattaforma sul sito Hong Kong Free Press, Kong Tsung-gan divenne una delle principali fonti di riferimento dei media occidentali.

Kong Tsung-gan: tesoro della stampa occidentale
Da quando esplose sulla scena twitter di Hong Kong, Kong Tsung-gan fu citato dal who’s who dei media aziendali occidentali. Fu descritto come un “autore” (CNN, Globe and Mail, Time ), “scrittore e attivista” (New York Times, Washington Post), “attivista e autore” (LA Times), “attivista” (AFP, al-Jazeera), “scrittore, educatore e attivista” (Guardian), “scrittore politico” (Foreign Policy), “scrittore” (Vice) e “scrittore e attivista di Hong Kong” in un editoriale pubblicato dalla Nikkei Asian Review. Kong fu anche citato come “giornalista e attivista per i diritti di Hong Kong” da Radio Free Asia e come “attivista e autore per i diritti” da Voice of America, due sussidiarie dell’US Agency for Global Media (USAGM). Col compito di “essere coerente cogli obiettivi generali della politica estera degli Stati Uniti”, l’USAGM preventivò 2 milioni di dollari per sostenere le proteste a Hong Kong nel 2020. Quando non sforna commenti sugli account twitter e Medium, Kong Tsung-gan è editorialista della Hong Kong Free Press (HKFP) e pubblica libri sulla “lotta per la libertà” di Hong Kong, i cui proventi vanno direttamente all’HKFP. Hong Kong Free Press si descrive come “media imparziale senza scopo di lucro” e “completamente indipendente”. L’outlet si era anche vantato di “ottenere il massimo dei voti” da una presunta iniziativa di verifica dell’etica del giornalismo chiamata News Guard, che sembra essere supervisionata da un gruppo di ex-funzionari della sicurezza nazionale e delle forze dell’ordine del governo statunitense. Il caporedattore dell’HKFP Tom Grundy si vantava di rifiutare gli articoli presentati da figure ingannevoli che operavano dietro false identità. Allo stesso tempo, Grundy dava spazio regolare ai commenti di Kong. Grayzone inviò un’e-mail a HKFP per richiedere un commento sull’identità di Kong, ma non ricevette risposta.

La voce distintamente nordamericana di Kong Tsung-gan
Per darsi la reputazione di fonte affidabile, Kong Tsung-gan dava interviste audio a media occidentali. Nel luglio 2019, Kong Tsung-gan apparve nel podcast Little Red di Louisa Lim insieme al collega Johnson Yeung del National Endowment for Democracy, al parlamentare Eddie Chu Hoi-Dick e all’ex-segretario generale di Hong Kong Anson Chan. Più o meno nello stesso periodo, un nordamericano a Hong Kong, Brian Kern, parlò a RTHK di una marcia per commemorare l’anniversario di Tiananmen. L’ascolto di entrambi i clip audio, insieme a un’intervista che Kong diede a un intervistatore italiano, dimostra che Kong Tsung-gan e Brian Kern sono la stessa persona. Ascoltate qui o nel video all’inizio di questo articolo:
Il piccolo sporco segreto di Hong Kong: Un Paese e Due Sistemi è morto?, Little Red Podcast (https://player.fm/series/the-little-red-podcast-2347959/hong-kongs-dirty-little-secret-is-one-country-two-systems-dead) (Kong parla alle 33:00)
Centinaia alla marcia in vista dell’anniversario di Tiananmen, RTHK (Kern parla alle 00:13)
LIVE Liberate Hong Kong, Una Montagna di Libri Cortina d’Ampezzo (Kong parla alle 19:00)
In effetti, le voci tipicamente nordamericane di Kong Tsung-gan e Brian Kern sono le stesse. Allora perché le testate giornalistiche come Hong Kong Free Press non rivelarono che Kong Tsung-gan è lo pseudonimo di un nordamericano? Chi è Brian Kern? E perché si spaccia da Kong Tsung-gan?

In bella vista: insegnante nordamericano si coordina coi manifestanti di Hong Kong
Brian Patrick Kern era un appuntamento fisso delle proteste di Hong Kong da quando scoppiarono nel 2019. Fu esaminato dalla stampa cinese, fotografato mentre puliva le macchie di uova dai muri del quartier generale della polizia e accompagnava i figli alle manifestazioni. Kern fu persino ripreso mentre si coordinava con manifestanti e rivoltosi in video che circolavano sui social media. In un altro video diventato virale sui social media, Kern appariva mentre gridava alla polizia: “Sei un burattino comunista!… Uccidici tutti!… Con la tua pistola insetto, sparami! Sono così violento! Sono un violento rivoltoso! Colpiscimi! I tuoi padroni comunisti ti adoreranno!” Brian Kern scrive anche per l’HKFP come collaboratore col proprio nome. Chiaramente, Kern gode dei riflettori e non ha alcun timore apparente delle autorità locali. Ma pochi sanno che Brian Kern si nasconde anche dietro il personaggio di Kong Tsung-gan, fornendo citazioni ai media di tutto l’occidente da nativo esperta sulla “lotta per la libertà” di Hong Kong.

Brian Kern pubblica libri contro la Cina con almeno due pseudonimi
Brian Patrick Kern non solo scrive come Kong Tsung-gan, che ha romanizzato per sembrare nativo di Hong Kong; scrive anche con lo pseudonimo di Xun Yuezang, romanizzato per apparire come cinese continentale. Gli scritti sotto entrambi gli pseudonimi sono pieni di avvertimenti sul “controllo strisciante del Partito Comunista Cinese”. Come Kong Tsung-gan, Brian Kern pubblicò tre libri: Umbrella: A Political Tale from Hong Kong (Pema Press), Finché c’è resistenza, c’è speranza: Saggi sulla lotta per la libertà di Hong Kong nell’era post-movimento degli ombrelli, 2014-2018 (Pema Press) e Liberate Hong Kong: Stories from the Freedom Struggle (Mekong Review). Come Xun Yuezang, Brian Kern ha pubblicato Liberationists (Pema Press), che “racconta la storia di un operatore dei diritti umani che scompare mentre attraversa il confine tra Hong Kong e Cina continentale”. Un critico scrisse, “come molti romanzi d’esordio, [Liberationists] è un’opera appesantita dalle stesse buone intenzioni”. Nel libro, “Xun Yuezang” rivela che fu pubblicato con uno pseudonimo. Indipendentemente dallo pseudonimo che impiega la missione di Brian Kern è chiara: ritrarre il PCC come uno dei malfattori più pericolosi del mondo. I libri di Kern sono anche carichi di indizi che lo smascherano come l’uomo dietro Xun Yuezang e Kong Tsung-gan. Xun Yuezang dedicò il libro Liberationists a Mayren “che lottò così a lungo da essere libero”. La madre di Brian Kern si chiama Mayren. Liberationists era anche dedicato a uno chiamato semplicemente “Y”. Allo stesso modo, Kong Tsung-gan dedicò Liberate Hong Kong: Stories from the Freedom Struggle a “Y, per la lotta comune”. Il nome della moglie di Brian Kern, Yatman, inizia con la lettera “Y”. Pema Press è l’editore di Xun e Kong. La figlia di Brian Kern si chiama Pema, lo stesso nome dell’editore. (È possibile che Kern abbia chiamato sia la sua casa editrice che la figlia in onore di Jetsun Pema, sorella del Dalai Lama, con cui lui e la moglie lavoravano nell’organizzazione benefica Tibetan Children’s Villages). L’acrobazia orientalista di Kern potrebbe essere paragonata a quella di Michael Derrick Hudson, poeta bianco di mezza età dell’Indiana che lottò per la pubblicazione delle sue opere fin da quando iniziò a inviarle alle riviste con lo pseudonimo Yi-Fen Chou. A differenza del falso personaggio cinese di Hudson, tuttavia, Kern è un attore politico che si finge attivista nativo per diffondere propaganda. Il suo stratagemma ricorda quindi la bufala della “Ragazza gay di Damasco”, in cui Tom MacMaster, studente nordamericano di 40 anni dell’Università di Edimburgo si atteggiava ad attivista lesbica di Damasco chiamata “Amina Arraf” per aumentare il sostegno della sinistra liberale al cambio di regime in Siria nel 2011. Anche il profilo personale di Kern è simile a quello di MacMaster. Entrambi sono internazionalisti liberali dalla mentalità d’attivista con dottorati in letteratura. Ma a differenza di MacMaster, che forgiò una carriera nel mondo accademico, Kern ha anche una carriera nei diritti umani.

Amnesty e collegamenti per il cambio di regime negli Stati Uniti
Brain Kern è cresciuto in Minnesota e fece il dottorato in Letteratura comparata presso la Brown University nel 1996. Nel 1998, iniziò a insegnare al Red Cross Nordic United World College (UWCRCN) in Norvegia, dove incontrò la moglie, Yatman Cheng. Cheng si è laureata all’UWCRCN nel 2002 e ricevette una borsa di studio della Jardine Foundation per frequentare Oxford. Nel 2003 o 2004, come studentessa universitaria, si offrì volontaria coi Tibetan Children’s Villages in India, in un viaggio organizzato dal suo college e guidato da Brian Kern. Nel 2004, Cheng fu stagista estiva presso il think tank di Hong Kong Civic Exchange, che riceveva finanziamenti dal National Democratic Institute, filiale del National Endowment for Democracy finanziato dal governo degli Stati Uniti. Cheng e Kern vissero a Londra nel 2007, dove Kern lavorava per Amnesty International nel team educativo. Nel 2008 si trasferirono a Hong Kong, dove Kern iniziò a insegnare alla Chinese International School e fondò il suo club per i diritti umani. Alcuni degli ex.studenti di Kern sembrano lavorare con lui dietro la copertura della sua falsa identità asiatica. Molti hanno tradotto i lavori di Joshua Wong per il blog Medium di Kong Tsung-gan e uno ha stilato la copertina di uno dei libri di Kong Tsung-gan.

Dov’è Brian Kern adesso?
Brian Patrick Kern fu visto l’ultima volta in pubblico il 24 maggio 2020, mentre marciava col deputato Eddie Chu Hoi-Dick in una manifestazione contro la legge sulla sicurezza nazionale cinese. Alcune settimane dopo, Kong Tsung-gan pubblicò il nuovo libro Liberate Hong Kong: Stories From The Freedom Struggle. L’ultimo governatore coloniale britannico di Hong Kong, Chris Patten, elogiò il foglio come “affascinante sguardo dall’interno di ciò che è accaduto, che sarà questione determinante sul posto della Cina nel ventunesimo secolo”. Chris Patten sapeva che Kong Tsung-gan era una persona inventata? E che dire di Tom Grundy, il redattore capo di Hong Kong Free Press? Sapeva che il suo editorialista Kong era in realtà lo statunitense Brian Kern?
Kern si vede salutare calorosamente Grundy durante l’assedio della stazione di polizia di Wan Chai del giugno 2019:
Ad agosto, Kong Tsung-gan pubblicò una lunga diatriba contro la legge sulla sicurezza nazionale cinese sulla rivista Mekong, chiedendo a gran voce dure sanzioni statunitensi su Pechino. Pur riconoscendo in caratteri piccoli alla fine del saggio che Kong era uno pseudonimo, Kern continuò a insinuare che fosse originario di Hong Kong. “Un’indicazione di quanto sia draconiano l’editto del PCC è che potrei essere arrestato, accusato di ‘collusione con forze straniere’, e affrontare l’ergastolo solo per aver chiesto sanzioni contro i funzionari del PCC e di Hong Kong”, scrisse. In realtà, l’autore non era in collusione con forze straniere. Era la forza straniera. Secondo gli abitanti di Hong Kong contattati da The Grayzone, si dice che Kern abbia lasciato la città.

Traduzione di Alessandro Lattanzio