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Accordo sino-iraniano e futuro della geopolitica del Golfo

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 06.08.2020Considerando che l’accordo sino-iraniano recentemente annunciato tagli le politiche statunitensi nei confronti di Cina ed Iran, è molto probabile che i miliardi della Cina cambino l’equilibrio del potere in Medio Oriente a favore dell’Iran. Con la Cina che stabilisce una presenza diretta in Iran e nel Golfo Persico/Stretto di Hormuz, non solo cambierà la posizione militare dell’Iran e la sua capacità di proiettare potenza in ascesa, ma anche investimenti per miliardi di dollari che ne cambieranno le prospettive economiche e le capacità verso Stati rivali, in particolare l’Arabia Saudita. Allo stesso tempo, il punto d’appoggio permanente della Cina nella regione aumenterà la potenza globale di Pechino, e la sua capacità di influenzare gli sviluppi regionali, in particolare in Iraq e Siria, sfidnado anche la tradizionale supremazia degli Stati Uniti.

L’Iran e la geo-politica regionale
Per quanto riguarda l’Iran, la presenza della Cina e conseguente migliore prospettiva economica non gli farà necessariamente investire ancora più denaro nel contrastare militarmente gli Stati rivali. Mentre molta attenzione sui media occidentali fu posta sul “fatto”’ che un Iran economicamente più forte minaccerà gli interessi di Stati Uniti ed Arabia Saudita nella regione, è anche un fatto che un Iran economicamente più forte manterrà i moderati al potere, mantenendo aperta la possibilità di migliori relazioni con altri Stati del Golfo e arabi. Ciò si aggiungerà al fatto che una serie di potenze regionali ed Stati ex-rivali, come gli Emirati Arabi Uniti, già avanzano verso una nuova era delle relazioni bilaterali coll’Iran. Pertanto, un Iran più forte economicamente (e militarmente) non innescherà necessariamente una corsa negativa nella regione. Un motivo aggiuntivo sarù il “fattore Cina”. Gli investimenti della Cina in Iran sono abbastanza in linea con la sua Belt & Road Initiative (BRI). Allo stato attuale, la Cina guarda certamente a un’ulteriore espansione nel Medio Oriente e alla fine svilupperà un collegamento territoriale diretto coll’Europa. Pertanto, con la massiccia presenza economica della Cina nella regione, emergerà come nuovo equilibratore tra le potenze regionali rivali, sostituendo gli Stati Uniti. Poiché la natura primaria di interessi e presenza cinese è economica, è improbabile che accenda le fiamme dei conflitti. Con la Cina a nuovo equilibratore coll’obiettivo di tracciare una nuova geografia del commercio e riportare in vita l’antica Via della Seta, un risultato logico è, alla luce della progressiva riduzione di presenza ed ingerenza degli Stati Uniti, molto probabilmente la ridefinizione delle relazioni bilaterali nella regione.

Lo stretto di Hormuz
Come mostrano i dettagli della bozza di accordo, la Cina svilupperà il porto di Jask, appena fuori lo Stretto di Hormuz, ingresso del Golfo Persico. Con la Cina che sviluppa e gestisce il porto in una posizione strategica, aumenterà in modo massiccio la potenza navale dell’Iran e darà alla prima un vantaggio in una regione che, nella storia recente, era dominata dagli Stati Uniti. Ancora oggi, la Quinta Flotta degli Stati Uniti, con sede in Bahrayn, utilizza lo stesso passaggio. L’Iran, sugli interessi immediati, pensa di utilizzare Jask come via alternativa di approvvigionamento di petrolio. I progetti recentemente annunciati dal presidente iraniano includono un importante oleodotto che collega Goreh nell’ovest del Golfo Persico al porto di Jask nell’est, rendendo il Paese indipendente dallo Stretto di Hormuz nelle esportazioni di petrolio. “Questo è il progetto più importante, non solo da un punto di vista economico, ma anche per la sicurezza nazionale, economica e energetica”, aveva detto il presidente iraniano. Ciò che questo significa praticamente è che sulla scia delle crescenti ostilità tra Iran e i rivali regionali e persino gli Stati Uniti, l’Iran può chiudere lo Stretto in sicurezza senza mettere a repentaglio le proprie esportazioni di petrolio.

Verso un ‘anello d’oro’
L’ambasciatore dell’Iran in Pakistan spesso parlava di creare un “anello d’oro”, collegando il porto di Chabahar col porto di Gwadar in Pakistan. L’idea di “Anello d’Oro” vede anche la Russia, già fortemente presente in Siria, come partecipe, dimostrando che una nuova configurazione regionale, con due superpotenze all’interno, che si realizza, altererà l’equilibrio di potere regionale in modo molto significativo, cambiando il panorama geopolitico quasi statico dal secondo dopoguerra. Mentre si sviluppa l’Anello d’Oro è evidente come Russia e Cina, rafforzando i legami coll’Iran, siano già al centro del blocco dei tentativi degli Stati Uniti di reimporre embarghi sulle armi all’Iran da ottobre. In secondo luogo, l’accordo sino-iraniano fu annunciato in un momento in cui il Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC) ha ripreso ritmo in Pakistan dopo quasi due anni di stasi e inattività, indicando come una nuova geografia del commercio e connettività al centro, costruisca l’Anello d’Oro, guardando a un panorama geo-politico regionale radicalmente ridisegnato. L’Iran, così, ne trarrà vantaggio. Ripetutamente abbandonato dall'”occidente”; il consolidamento delle relazioni coll'”Oriente” consentirà all’Iran di ridefinire la posizione nei rapporti di potere globali.

Salman Rafi Sheikh, ricercatore-analista di relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio