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Gli USA bombardarono il Giappone per dimostrare la loro potenza all’URSS

Intimidazione, NON deterrenza era, è e sarà sempre l’obiettivo
Scott Ritter, RT 6 agosto 2020
ex-funzionario dell’intelligence del Corpo dei Marines degli Stati Uniti e autore di “Scorpion King: The American Suicidal Embrace of Nuclear Weapons from FDR to Trump”. Prestò servizio in Unione Sovietica come ispettore per l’attuazione del Trattato INF, fu nello staff del generale Schwarzkopf durante la Guerra del Golfo e nel 1991-1998 ispettore delle armi delle Nazioni Unite.Mentre il mondo riflette sulla decisione degli Stati Uniti di sganciare due bombe atomiche sul Giappone alla fine della seconda guerra mondiale, la realtà è che l’azione nucleare statunitense rimane la peggiore minaccia alla pace mondiale. Settantacinque anni fa, due bombardieri nordamericani B-29 Superfortress partirono dall’isola di Tinian, nella parte più settentrionale delle Isole Marianne, circa 1500 miglia a sud di Tokyo, armati con l’arma più nuova e orribile del mondo: la bomba atomica . Il 6 agosto, il B-29 soprannominato “Enola Gay” sganciò una bomba contenente 64 chilogrammi di uranio altamente arricchito sulla città di Hiroshima. La bomba, soprannominata “Little Boy”, esplose con la forza di 15 kilotoni di TNT. Almeno 66000 persone furono uccise sul colpo, e altre 69000 ferite, molte delle quali in seguito morte per le ferite. Due giorni dopo un secondo B-29, soprannominato “Bockscar”, sganciò una bomba contenente 6,4 chilogrammi di plutonio sulla città di Nagasaki. Quest’arma, soprannominata “Fat Man”, esplose con una potenza di 21 chilotoni, uccidendo 39000 giapponesi e ferendone altri 25000, la maggior parte dei quali, come a Hiroshima, morì a causa delle ferite.
Gli storici nordamericani lottarono con la moralità del bombardamento che poteva distruggere una città e la sua popolazione in un solo potente colpo. Negli anni ci fu il consenso a giustificare l’orrore dell’uso della bomba atomica dicendo che contribuì ad abbreviare la guerra con il Giappone e, così facendo, salvare centinaia di migliaia di vite nordamericane che sarebbero andate perse nell’invasione delle principali isole giapponesi, insieme a milioni di vite giapponesi, che sarebbero morti difendendo la patria. Il problema di tale narrazione è che fornisce un’immagine imprecisa di ciò che realmente accadde. Certamente, la matematica delle vittime attese nel caso d’invasione del Giappone era effettivamente accurata, secondo le stime. Tuttavia, la realtà era che il Giappone fu sul punto di arrendersi e, se gli Stati Uniti avessero offerto le condizioni replicando l’accordo del dopoguerra, raggiunto dal generale MacArthur (il mantenimento della famiglia imperiale e un minimo di autogoverno), c’erano tutte le ragioni per credere che i giapponesi si sarebbero arresi senza che gli Stati Uniti ricorressero a una costosa invasione.
Il nocciolo della questione è la cerchia ristretta di Truman, tra cui il segretario di Stato James Byrnes e alla Guerra Henry Stimson, erano favorevoli a sganciare la bomba atomica sulle città giapponesi non tanto perché avrebbe accorciato la guerra col Giappone, ma soprattutto perché avrebbe scoraggiato una futura guerra con l’Unione Sovietica. Byrnes credeva che “la Russia potrebbe essere più gestibile” in un dopoguerra modellato non dalla possibilità teorica della bomba atomica, ma dalla sua dimostrata capacità distruttiva. Come riferì agli scienziati coinvolti il generale Leslie Groves, il direttore militare del Progetto Manhattan che produsse le due bombe nordamericane, “lo scopo di questo progetto era sottomettere i russi”. Tale distinzione è fondamentale per comprendere il ruolo svolto dalle armi nucleari nella posa e politica nucleare nordamericana oggi. La dottrina, come le organizzazioni e le persone, è fortemente influenzata dalle circostanze alla nascita. Esiste un’enorme distinzione tra calcolo richiesto per giustificare l’uso di un’arma per abbreviare una guerra e salvare vite umane e quello per intimidire un potenziale futuro avversario dimostrando la capacità distruttiva dell’arma annientando due città con le rispettive popolazioni, che altrimenti non avrebbero dovuto essere oggetto di distruzione.
Ai nordamericani piace abbracciare la narrativa dell’uso delle due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki come perverso atto umanitari: dovemmo uccidere centinaia di migliaia per salvarne milioni. Visto con questa luce, il possesso di armi nucleari da parte degli Stati Uniti è un male necessario, poiché la loro esistenza aiuta a impedire, mediante dissuasione, il futuro impiego di tali terribili armi di distruzione di massa. Ma se visto attraverso la lente che riflette la realtà della genesi della bomba atomica, forza di intimidazione il cui potere doveva essere dimostrato coll’omicidio di centinaia di migliaia di persone, la maggior parte civili che altrimenti sarebbero sopravvissuti: la bomba atomica e la sua discendenza non sono più un male necessario, ma piuttosto puro male incarnato.
Gli Stati Uniti lottarono a lungo con la necessità di bilanciare la nozione di “guerra facile” coll’esistenza di armi nucleari e la tentazione di usarle che tale filosofia promuove, e la dura realtà che la ritorsione da altre potenze nucleari renderebbe inclini a usarlie Il fatto che, negli anni, gli Stati Uniti furono tentati di utilizzare armi nucleari per risolvere difficili conflitti non nucleari (si pensi a Corea, Vietnam e Iraq) indica solo la realtà che l’intimidazione, e non la deterrenza, è il loro valore principale. Il fatto che gli Stati Uniti continuino a progettare e dispiegare armi nucleari in base alla loro “disponibilità” dovrebbe far venire un brivido ad ogni cittadino nordamericano, anzi del mondo. Questo è particolarmente vero ora, data l’attuale ambivalenza degli Stati Uniti verso il controllo degli armamenti che in precedenza contribuì a ridurre il rischio di conflitti nucleari. Negli ultimi 20 anni, gli Stati Uniti si ritirano dal Trattato sui missili anti-balistici e dal Trattato sulla forza nucleare a raggio intermedio, e sono sul punto di consentire che il Nuovo Trattato di riduzione delle armi strategiche scada senza sostituzione. Invece di sforzarsi di rilanciare il controllo degli armamenti, gli Stati Uniti sembrano concentrati a mostrare i propri muscoli col dispiegamento di nuove testate “a piccola resa” sui missili balistici lanciati da sottomarini (SLBM). È anche coi e test di volo dei missili balistici intercontinentali Minuteman III “aggiornati” con tre veicoli di rientro multipli a puntamento indipendente, nonostante la forza operativa dei Minuteman III con una sola testata.
I politici e i pianificatori militari statunitensi potrebbero cercare di placare un mondo preoccupato insistendo sul fatto che tali azioni, ed altre simili, sono volte a rafforzare la deterrenza nucleare statunitense. Ma il mondo non dovrebbe ingannarsi. Settantacinque anni fa, gli Stati Uniti uccisero centinaia di migliaia di giapponesi al solo scopo di cercare di intimidire la Russia. All’ombra di tale storia va vista la recente esercitazione con SLBM “a bassa potenza” recentemente schierati, in cui il segretario alla Difesa svolge le procedure di lancio in uno scenario contro forze russe in Europa. L’intimidazione, non la deterrenza, è stata, è e sarà sempre la forza trainante dell’arsenale nucleare nordamericano. Come ogni bullo a scuola, la preoccupazione non è se gli Stati Uniti useranno tali armi, ma quando.

Traduzione di Alessandro Lattanzio