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Più l’imperialismo USA declina, più il mondo si avvicina alle rivoluzioni socialiste

Rainer Shea, Internationalist 360°, 31 luglio 2020Il capitalismo globale è una macchina vasta e poliedrica così presente che può continuare a funzionare anche se perde molti territori da sfruttare. Le multinazionali possono far fronte alle rivoluzioni socialiste a Cuba, Corea democratica e altrove, perché questi angoli del globo non sono essenziali per mantenere un tasso crescente di profitti per la classe capitalista. I plutocrati faranno ovviamente di tutto per isolare e sabotare questi Paesi antimperialisti, ma il nucleo della macchina può continuare a funzionare. Ora, tuttavia, la corporatocrazia centrata sugli Stati Uniti si allarma, perché i fattori convergono sul cambio drastico del’equilibrio del controllo globale sul capitale. Certo, l’anno scorso la corporatocrazia seppe riprendere il controllo su un pezzo di territorio rovesciando l’ex-Presidente socialista della Bolivia Evo Morales. Anche se riscontrava una resistenza popolare diffusa e militante, imperialismo e neo-colonialismo nordamericani affrontano una crisi senza precedenti. Questa crisi deriva dal cambio del potere mondiale verso le superpotenze rivali degli USA, sviluppo insinuatosi nell’impero negli anni 2010 prima di sfociare in una nuova guerra fredda, che ora conferma l’indebolimento ulteriore dell’influenza globale di Washington. Gli Stati Uniti iniziavano coll’ascesa della Cina non una diplomazia pragmatica, ma una crescente campagna belluina col “perno in Asia” di Obama, che falliva, e la recente legge cinese sulla sicurezza di Hong Kong ha ridotto le opportunità occidentali di intraprendere una guerra ibrida contro di essa.
Gli Stati Uniti seguivano l’ascesa della Russia con continua espansione e presenza militare aggressiva, danneggiando il potere della valuta nordamericana e rafforzando l’alleanza militare di Russia e Cina. Nei tentativi di sottomettere queste superpotenze in ascesa, l’impero è sempre più isolato a livello internazionale e quindi sempre meno capace di mantenere l’influenza declinante altrove. A questo punto, la cosa principale che l’impero può fare è impegnarsi in terrorismo e disinformazione. La guerra economica contro Hong Kong in risposta alla legge cinese sulla sicurezza, la rivoluzione colorata che gli Stati Uniti tentano in Thailandia, i piani di Trump di attuare ulteriori violenze in Venezuela, le dichiarazioni sempre rudi e la diffusione di falsità sui “diritti umani cinesi” sono volti a compensare le perdite subite dall’impero. Il recupero momentaneo di un avamposto neocoloniale in Sud America non può compensare il cambiamento economico e geopolitico globale a favore della Cina, che rapidamente accelera coll’era del Covid-19. Più questo processo di indebolimento imperiale continua, più il mondo si avvicina a un risultato veramente catastrofico per i plutocrati: una nuova ondata di rivoluzioni socialiste. La civiltà lentamente supera la manifestazione dell’ultimo mezzo secolo, in cui la disuguaglianza della ricchezza globale costantemente aumentava coll’intensificarsi del neo-colonialismo e la devastazione neoliberista del proletariato mondiale. Ora, mentre l’imperialismo USA/NATO implode, si aprono maggiori potenzialità per la prossima serie di vittorie proletarie.
Uno dei modi con cui questo cambio geopolitico crea una così elevata possibilità di rivolta di classe che rovesci il processo del neocolonialismo. L’ascesa della Cina, e la crescente presenza della sua iniziativa Via della Seta, può portare molti Paesi a lungo soggiogati dall’imperialismo ad essere economicamente indipendenti. Come lo scrittore marxista Saikat Bhattacharya concluse su come la politica economica della Cina ottenga questo rovesciamento dell’eredità del colonialismo: “La BRI è meglio inteso come l’antitesi del colonialismo. Mentre il colonialismo era una risposta occidentale al deficit commerciale coi regni asiatici e anche alla supremazia del modo di produzione asiatico sulla produzione dell’era preindustriale occidentale, la BRI è la risposta del surplus commerciale della Cina al fatto che la quota USA del PIL globale sia davvero piccola per generare domanda per i prodotti cinesi. Tuttavia, la Cina deve investire in tutti i Paesi in via di sviluppo offrendo contemporaneamente un mercato ai prodotti cinesi. Mentre il colonialismo è associato al declino dell’Asia, la BRI riguarda la condivisione delle risorse della Cina in ascesa col resto del mondo. La maggior parte delle nazioni soggiogate ottengono l’indipendenza economica dall’imperialismo USA, comportando maggiore possibile sviluppo verso il socialismo. FMI, Banca mondiale, multinazionali e la polizia politica della CIA da tempo definiscono gli affari del Terzo mondo e del sud del Mondo. Ma se l’equilibrio economico va a sfavore dei Paesi imperialisti, il guinzaglio che gli imperialisti hanno su queste nazioni verrà strappato, potendo andare oltre il capitalismo.
Di fronte alla prospettiva di perdere l’egemonia economica nel mondo, gli imperialisti di Washington puntano ai tentativi di colpo di Stato, sforzi di destabilizzazione, intensificazione delle guerre economiche e minacce d’invasione contro le nazioni disobbedienti. Eppure, come sempre accade quando gli imperi in declino ricorrono alle aggressioni, la campagna belluina è controproducente. Oltre a isolare gli Stati Uniti e a rafforzare l’alleanza dei loro rivali, acuisce le contraddizioni dell’imperialismo tanto da poter facilmente screditare gli Stati Uniti e radicalizzare il proletariato mondiale. Quello che succede ora ricorda ciò che Stalin descrisse la prima guerra imperialista contro l’Unione Sovietica: “La politica di intervento aperto fallì a causa dell’avanzata del movimento rivoluzionario in Europa, a causa della simpatia dei lavoratori di tutti i Paesi per la Russia sovietica. Questa politica fu sfruttata al massimo dal socialismo rivoluzionario per esporre l’imperialismo”. Questi sono i vantaggi che il declino della potenza nordamericano ci hanno dato i moderni socialisti rivoluzionari: il controllo generale economico come restrizione agli imperialisti, e nemico apertamente aggressivo che galvanizzi l’opposizione globale al capitalismo e all’imperialismo. La cosa di cui preoccuparsi, come hanno appreso in boliviani, è che l’impero può ancora usare enormi violenza e repressione, danneggiando ed emarginando i poveri mentre il collasso imperialista continua. Chi si trova nel nucleo imperialista lo vede mentre l’economia al collasso degli USA spinge milioni nella povertà e rende lo stato di polizia degli Stati Uniti sempre più brutale. I boliviani poveri ed indigeni oppressi dal regime installato fa Washington hanno tattiche con cui combattere tale approccio fascista nel mantenere il potere capitalista. La resistenza indigena si organizza per riprendere il controllo del litio che i neo-colonialisti come Elon Musk cercano di rubargli, e i sindacati contadini e operai si mobilitano per bloccare le autostrade chiedendo che le elezioni boliviane non vengono rinviate.
Se queste lotte si intensificheranno abbastanza, il regime sarà rovesciato e la Bolivia avrà una rivoluzione socialista. Noi del movimento marxista-leninista e anticoloniale dobbiamo lavorare per realizzarla in ognuno dei Paesi capitalisti in cui viviamo. Le crescenti contraddizioni del capitalismo, dell’imperialismo e del colonialismo ci semplificano il compito.

Traduzione di Alessandro Lattanzio