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Capitano Yamada, l’ufficiale giapponese che rimase nell’URSS

Henry Sakaida, A War to be Won

Il capitano Keisuke Yamada, del Primo Sentai, fu abbattuto dal Tenente Viktor Fjodorovich Skobarikhin, che speronò col suo Polikarpov I-16 il caccia Ki-27 Otsu del capitano Yamada. Yamada fu uni delle centinaia di prigionieri di guerra che rimasero in URSS dopo la fine della seconda guerra mondiale.

L’onore e salvare la faccia sono parte integrante della cultura giapponese, e questo fu particolarmente vero durante la guerra. La storia è di 77 anni fa. L’identità del soggetto viene divulgata qui per la prima volta. Molti anni fa facevo ricerche sulla guerra del Khalkin-Gol, noto ai giapponesi come incidente di Nomonhan. Durò 129 giorni e coinvolse la Manciuria (sostenuta dai giapponesi) contro i mongoli (sostenuti dall’Unione Sovietica). Iniziò nel maggio 1939 lungo il controverso confine tra Mongolia e Manciuria e durò fino al 16 settembre 1939. Nel corso della ricerca, m’imbattei nella foto di un pilota di caccia giapponese catturato e con la testa bendata. Fu scattata da un fotografo militare sovietico e apparve in varie pubblicazioni sovietiche dalla guerra del 1939. Identificai il pilota!

Il capitano Keisuke Yamada era il comandante di squadrone del 1.mo Sentai. Fu identificato in questa foto dopo 77 anni.

Nella ricerca dei resoconti di combattimento giapponesi, scoprì che il capitano Keisuke Yamada fu disperso il 21 luglio 1939. Secondo quanto riferito, si paracadutò dal suo caccia colpito e dichiarato caduto. I registri sovietici mostravano che il Tenente Vitt Fjodorovich Skobarikhin speronò un aereo nemico il 20 luglio (forse una collisione accidentale). Ci fu l’undicesima perdita del Sentai il 19, nessuna il 20, e un’altra il 21 (Yamada) e 4 perdite il 23.

Il Tenente Vitt Fjodorovich Skobarikhin apparteneva al 22.mo Reggimento da caccia.
Caccia Ki-27 del 1° Sentai. Questo è l’aereo del capitano Yamada abbattuto dal Tenente Skobarikhin. È dubbio che Yamada si sia paracadutato perché il suo aereo era relativamente intatto.
I danni all’ala sinistra dell’I-16 di Skobarikhin.

Fortunatamente, c’è una fotografia sovietica che mostra l’aereo giapponese abbattuto da Skobarikhin, che mostra chiaramente la marcatura del 1° Sentai (gruppo aereo). Il capitano Yamada era un caposquadrone del 1.mo Sentai e l’unica vittima giapponese quel giorno. Lo scontro con Skobarikhin avvenne effettivamente il 21. Allora, quale fu il destino del capitano Yamada? Tutti i piloti da caccia giapponesi avevano una pistola, che era per l’autodifesa; erano armi per suicidarsi. È una certezza che se il capitano Yamada non fosse stato ferito gravemente, si sarebbe sparato per impedire la cattura. Nella cultura militare giapponese, il concetto di resa non esisteva. I soldati dovevano combattere fino alla morte. Se non tornavano, erano dichiarati morti. Essere fatti prigionieri portava estrema vergogna e disonore all’individuo, alla famiglia e all’unità. Poiché il Giappone è una società collettiva, chiunque sia collegato alla persona condivideva un’umiliazione silenziosa. I giapponesi catturati erano gravemente feriti; nessuno si arrendeva volontariamente. Durante la guerra, entrambe le parti si preoccupavano di non maltrattare i prigionieri. Dopo la firma dell’armistizio, furono rilasciati. I prigionieri giapponesi tornarono spiritualmente morti e furono trattati con disprezzo dai camerati. Gli ufficiali furono trattati duramente; come capi e modelli avrebbero dovuto morire coi loro uomini, senza scuse! Le reclute finirono in unità di lavoro e gli fu ordinato di non dire mai ciò che gli accadde. Molti se ne vergognarono per il resto della vita.
È comprensibile che alcuni prigionieri giapponesi abbiano rifiutato il rimpatrio e scelto di rimanere volontariamente coi sovietici. Tornare indietro avrebbe causato più danni che benefici. Secondo uno studio, 560 rimasero. Date le circostanze, fu una decisione dolorosa ma pratica. Le famiglie furono informate della loro morte e del funerale. Questi uomini abbandonati iniziarono una nuova vita. Assunsero nomi russi e aiutarono lo sforzo bellico sovietico. Dopo la guerra, si sposarono e crearono delle famiglie, mescolandosi con la grande popolazione asiatica dell’Estremo Oriente sovietico eclissandosi per sempre.
Conosco 3 piloti ufficiali catturati dai sovietici: il Tenente Naoyuki Daitoku, dell’11.mo Sentai, catturato il 6 luglio; Il capitano Keisuke Yamada, del 1.mo Sentai, abbattuto il 21 luglio; e il maggiore Fumio Harada, del 1.mo Sentai, abbattuto il 27 luglio. Gli ufficiali presentarono un dilemma imbarazzante. Per essere venerati nel sacro Santuario Yasukuni avevano bisogno dell’approvazione imperiale. Assegnato il titolo di divinità di guerra, il loro ritorno sarebbe stato un insulto al trono e presa in giro dei caduti in guerra. Il Giappone non ebbe mai un dio della guerra vivo. L’errore andava corretto e il pubblico non avrebbe mai dovuto saperlo. Tutti gli ufficiali di ritorno furono rapidamente separati dai soldati, confinati e alcuna comunicazione gli fu permessa. Persino le loro guardie non ne conoscevano i nomi. Una corte d’inchiesta segreta fu tenuta e conclusa coll’ufficiale caduto in disgrazia che riceveva la cortese opportunità di proteggere l’onore… col suicidio.
Nelle interviste del dopoguerra furono rivelate la morte del maggiore Fumio Harada e del tenente Naoyuki Daitoku. Harada accettò stoicamente il suo destino, ma il tenente affermò che la sua cattura era inevitabile e chiese che fosse riammessi in servizio attivo per combattere di nuovo. La richiesta fu espinta. La notte vennero consegnati dei cofanetti davanti ai loro alloggi e le pistole venivano lasciate sul tavolo. Entrambi si spararono. Se il capitano Keisuke Yamada fosse tornato, sarebbe finito così anche lui.
Il Tenente Vitt Skobarikhin divenne un eroe dell’Unione Sovietica il 29 agosto 1939 e combatté nella Grande Guerra Patriottica. Su Khalkin-Gol compì 169 missioni e ottenne 5 vittorie (una per speronamento). Andò in pensione da colonnello nel 1954 e morì a Mosca nell’agosto 1989.

Polikarpov I-16

Traduzione di Alessandro Lattanzio