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Le relazioni tra Stati Uniti e Germania sono irreparabili

Scott Ritter, RT, 31 luglio 2020

Mentre l’amministrazione Trump spaccia la decisione di ritirare le truppe statunitensi dalla Germania come rafforzamento della NATO, la realtà è che è solo l’ultima manifestazione della relazione in declino da decenni. L’ annuncio del segretario alla Difesa Mike Esper che gli Stati Uniti hanno completato i piani per ritirare 12000 truppe dalla Germania non è stata una sorpresa per nessuno. Questa decisione, meno i dettagli relativi all’attuazione, fu originariamente annunciata il 30 giugno. Al tempo, il presidente Donald Trump lo collegò al fallimento della Germania nell’adempiere all’obbligo nel raggiungere gli obiettivi della NATO di spesa per la difesa pari al 2% del PIL (nel 2019 era l’1,4%). Tuttavia, annunciando che delle 36000 forze permanentemente di stanza in Germania, ne rimarranno 24000 mentre 11900 si dispiegheranno altrove o torneranno a casa, Esper non menzionò il bilancio della Germania, collegando invece la decisione alle nuove priorità della difesa statunitensi dettate dalla necessità di una migliore deterrenza a Russia e Cina.
Gli esperti di sicurezza nazionale su entrambe le sponde dell’Atlantico discuteranno della genesi del ritiro delle truppe statunitensi per qualche tempo, cercando di attribuire peso alle giustificazioni concorrenti offerte da Trump ed Esper. La realtà, tuttavia, è che questa decisione arrivava dopo molto tempo, con le radici non così fondate in alcun animus personale del presidente Trump o della re-postura strategica degli Stati Uniti. L’attuale crisi deriva dalla peggiore crisi USA-Germania in atto da decenni, guidata da visioni del mondo intrinsecamente e sistemi di valori incompatibili e dall’inevitabile scontro tra l’eccezionalismo nordamericano e gli ideali tedeschi basati sul principio della sovranità europea.
L’idea che le relazioni USA-Germania prima di Trump fossero esclusivamente cordiali e libere da polemiche o recriminazioni è smentita dai fatti. La guerra fredda fu in gran parte definita dalla divisione della Germania in Oriente e occidente e dal conseguente dibattito sulla riunificazione tedesca tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Come campo di battaglia, la Germania occidentale lottò col pericolo dell’ambivalenza degli Stati Uniti, come testimoniato durante le crisi di Berlino della fine degli anni ’50 e dei primi anni ’60, oltre alla reazione eccessiva di essi sott forma di piani di guerra che comportavano l’uso di armi nucleari sul suolo tedesco. Mentre la Germania occidentale era un fedele alleato della NATO durante tale periodo, l’insistenza su un’efficace difesa avanzata del suo territorio creò attrito interno, credendo che una difesa in profondità, che scambiava territorio tedesco col tempo necessario per rafforzarsi, fosse il modo migliore di sconfiggere un’invasione sovietica dell’occidente. La Ostpolitik del cancelliere Willy Brandt frustrò i capi di Stati Uniti e NATO, che vedevano gli sforzi della Germania occidentale di distensione con Unione Sovietica, Germania orientale e altre nazioni del blocco orientale come sintomo dell’indipendenza tedesca dai dettami di NATO ed occidente. La Germania occidentale era il punto zero del movimento antinucleare che spazzò l’Europa nei primi anni ’80, dopo lo sforzo degli Stati Uniti di dispiegare missili nucleari a medio raggio sul suolo europeo. Ciò in risposta allo spiegamento sovietico di missili SS-20, che innescò il crollo del governo del cancelliere Helmut Schmidt con un voto di sfiducia.
Mentre la firma del Trattato sulle forze nucleari intermedie (INF) nel 1987, e la caduta del muro di Berlino e la successiva riunificazione tedesca aiutarono a riparare le relazioni tra Germania e Stati Uniti, il cui coinvolgimento nella guerra del Golfo nel 1990-91 non ebbe il supporto tedesco. Mentre la Germania seguì gli Stati Uniti dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre, questo sostegno non arrivò alla decisione degli Stati Uniti d’invadere l’Iraq nel 2003; La recalcitranza tedesca spinse l’allora segretario di Stato Donald Rumsfeld a sminuire la Germania come parte della “Vecchia Europa”. Gerhard Schroeder, cancelliere tedesco dal 1998 al 2005, ebbe stretti rapporti con la Russia, in particolare nel campo dell’energia, sollevano i sospetti del governo degli Stati Uniti. Quando il presidente Barack Obama entrò in carica nel 2009, molti tedeschi credevano che avrebbe inaugurato relazioni migliori fondate su ideali e valori comuni, solo per esserne delusi dalla realtà che i problemi che esacerbavano le relazioni USA-Germania erano più gravi. I successivi scandali dello spionaggio nel 2013 e 2014 dell’ascolto da parte degli Stati Uniti del cellulare della cancelliera Angela Merkel e il reclutamento da parte della CIA di alti funzionari tedeschi, confermarono ai tedeschi la realtà che gli Stati Uniti non considerano la loro nazione amica, ma piuttosto potenziale avversaria. L’uso da parte degli Stati Uniti di basi militari in Germania per condurre attacchi coi droni su obiettivi in Medio Oriente suscitava l’ira di molti tedeschi, che credevano che la loro sovranità fosse violata da tali azioni. Visto in questa luce, il deterioramento delle relazioni USA-Germania col presidente Trump non è un nuovo fenomeno, ma piuttosto continuazione di un processo decennale che trova le due nazioni in conflitto su questioni politiche cruciali su pace e sicurezza internazionali, indipendenza europea e relazioni con la Russia. Mentre la Germania continua a ritenere che l’adesione alla NATO sia essenziale per la sicurezza europea, questa posizione è sottoposta a tensione da ciò che considera unilateralismo ed eccezionalismo USA a spese di valori ed interessi europei. Data l’attuale traiettoria delle relazioni, ci si deve chiedere per quanto la NATO sopravviverà in tali condizioni.
La decisione del segretario Esper di iniziare il ritiro delle forze statunitensi dalla Germania non è l’ultima parola sull’argomento. Il compito di spostare comando, unità di combattimento e di supporto, insieme alle rispettive infrastrutture civili e dipendenti, è un compito scoraggiante che richiederà settimane, se non mesi, per essere attuto. La realtà è che se Trump non riuscisse a garantirsi la rielezione nel novembre 2020, un’amministrazione Biden potrà invertire gran parte, se non tutto, la ritirata prevista. Nel fare ciò, tuttavia, la nuova leadership dovrebbe confrontarsi con la realtà che il danno alle relazioni USA-Germania è irreparabile. Capirà anche che qualsiasi azione posa intraprendere per placare la Germania non avverrà al Congresso, che si oppone al Nord-Stream 2 tedesco-russo, ma anche dalle nazioni della NATO dell’ex-blocco orientale, come Polonia, Paesi baltici, Romania e Bulgaria, che considerano la ristrutturazione delle forze ordinata dal segretario Esper come essenziale ai loro interessi della sicurezza nazionale, il resto dell’alleanza NATO è condannato. Le azioni di Trump ordinando il ritiro delle truppe statunitensi dalla Germania sono più il sottoprodotto di una crisi tra Stati Uniti e Germania evolutasi per decenni, che non dai grandi riallineamenti della NATO contro la Russia o dall’animosità personale tra Trump e Angela Merkel. Il peggioramento delle relazioni tra i due Paesi è legato a uno scontro tra l’eccezionalità americana e le nozioni tedesche di sovranità europea, che nessun capo nordamericano o tedesco può descrivere in gesti e discorsi. È una manifestazione della disarmonia geopolitica esistente in Europa e nel mondo dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 e della decisione degli Stati Uniti di colmare il vuoto come superpotenza globale unilaterale.
Il graduale degrado della potenza militare, diplomatica ed economica nordamericana nei tre decenni che seguirono questo evento è la principale causa della divisione USA-Germania, e con essa il declino di pertinenza ed autorità della NATO. Nessun agitare di risorse militari nordamericane può annullare questa realtà.

Traduzione di Alessandro Lattanzio