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“Colpiremo chiunque vogliamo”: la maschera dell’impero USA scivola via

Rainer Shea, 28 luglio 2020

La scorsa settimana, quando il neo-colonialista miliardario Elon Musk si è smascherato su twitter su come la sua compagnia beneficia del colpo di Stato perpetrato da Washington in Bolivia, rispondendo con una dichiarazione che incapsula la laida nudità dell’attuale imperialismo USA: “Colpiremo chiunque vogliamo! Abbozza”. Ho la sensazione che quando il mondo ricorderà il 2020, il momento in cui gli Stati Uniti si scatenarono con estrema violenza di fronte al proprio declino imperiale, la dichiarazione di Musk sarà vista come il momento in cui la maschera dell’impero cade. Dalla seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno interferito nelle elezioni di almeno 85 Paesi e si sono impegnati in un guerre contro almeno 36 Paesi, con 20-30 milioni di persone uccise in questo periodo da tutte le operazioni estere degli Stati Uniti. Le sole operazioni segrete della CIA uccidevano almeno mezza dozzina di milioni di persone, secondo l’Associazione per il dissenso responsabile. Il rapporto che mostra che le sanzioni statunitensi hanno ucciso oltre 40000 venezuelani tra il 2017 e l’inizio del 2019, da un piccolo indizio di quanti furono uccisi dalla guerra economica di Washington. Costruiti sul genocidio coloniale delle popolazioni indigene ed africane, gli Stati Uniti furono e continuano ad essere un impero genocida paragonabile alla Germania nazista.
Il fatto che ora sia il momento in cui un oligarca degli Stati Uniti come Musk sente il bisogno di vantarsi così apertamente dell’imperialismo degli Stati Uniti, mostra che mentre gli Stati Uniti lottano per l’egemonia, la loro natura genocida è sempre più evidente. Essenzialmente sparita la patina dell'”umanitarismo” e della “democrazia” che l’impero usava per mascherare la natura delle sue azioni. Un rappresentante degli imperialisti di Washington dichiarò che colpiranno chiunque vogliano, anche se ciò porti alla creazione di un regime dittatoriale che promuove la pulizia etnica contro gli indigeni della Bolivia. Mentre l’amministrazione Trump ancora usa la vecchia lingua “umanitaria”, il suo approccio alla politica estera rispecchia la tendenza verso il nudo imperialismo indicato dal tweet di Musk. La maschera dell’impero sempre più si distacca dalla fine dell’era Obama, con Trump che espande i programmi di bombardamenti e droni di Obama, intensificando ulteriormente la guerra fredda con la Russia e spingendo verso la guerra coll’Iran. La normalizzazione da parte della Casa Bianca di una sfacciata demagogia anti-cinese e la presenza militare senza precedenti contro le superpotenze rivali di Washington rappresentano la continua discesa nordamericana nel paradigma della guerra. L’approccio dell’amministrazione Trump alla sorveglianza della politica latinoamericana mostra anche come l’establishment di Washington condivida la mentalità di Musk. Analogamente all’operazione Condor, lo sforzo orrendamente violento durante la guerra fredda per eliminare i movimenti di sinistra in America Latina, c’è la campagna per rovesciare i governi antimperialisti nella regione e reprimere chi cerca di sbarazzarsi dei regimi neoliberisti dell’America Latina.
La cricca neoconservatrice di Washington programma di attuare un cambio di regime non solo in Venezuela, ma a Cuba, Nicaragua e Messico. Trump, la cui amministrazione ha tentato numerosi colpi di Stato in Venezuela, promise questo mese che “presto accadrà qualcosa” in Venezuela. Nel 2018, la CIA aiutò a eleggere Jair Bolsonaro presidente del Brasile, consentendo agli Stati Uniti di avere un altro alleato regionale nella campagna per minacciare militarmente il Venezuela. Stati neoliberisti dell’America Latina come Brasile, Colombia e ora Bolivia attuano una crescente repressione. Sembra che il 20° secolo in America Latina di dittature di destra, che Bolsonaro glorifica, venga ripetuta. Nonostante il trollismo di Musk, tuttavia, le realtà pone crescenti limiti a quanto la corporatocrazia degli Stati Uniti può imporre la sua volontà sul mondo. Le dittature e proto-dittature odierne in America Latina non sono così forti come le precedenti del 20° secolo, in parte a causa della forza che i movimenti di sinistra della regione hanno acquisito; l’Argentina, ad esempio, ora ha un governo guidato dalla sinistra modellato dai movimenti femministi e dei diritti umani del Paese, in contrasto con la dittatura sostenuta dagli Stati Uniti che terrorizzò la popolazione del Paese negli anni ’70 e ’80. Il regime della Bolivia fu accolto da resistenza indigena e proletaria militante, con gruppi indigeni che ora si organizzano per riprendere il controllo del litio che Musk gli rubava. Nonostante le minacce di repressione di Bolsonaro, la lotta di classe continua a intensificarsi in Brasile tra scioperi dei lavoratori dei corrieri.
Le recenti mobilitazioni di Southcom, come gli sforzi per intensificare lo sfruttamento neocoloniale dell’America Latina e i tentativi di colpire tutte le nazioni disobbedienti, fanno parte della reazione al declino imperiale degli Stati Uniti. La crescente presenza della Cina in America Latina e la crescente capacità di sfidare gli interessi degli Stati Uniti in altre parti del mondo, crea una serie di reazioni imperialiste auto-rafforzanti in cui le contraddizioni del capitalismo diventano più pronunciate. Questo naturalmente rende il sistema più vulnerabile. Più gli Stati Uniti si isolano economicamente da Russia e Cina e cercano di opprimere gli alleati nella sottomissione totale, più gli Stati Uniti si avvicinano al crollo della propria valuta in seguito all’abbandono mondiale del dollaro. Più gli Stati Uniti ottengono alleati duri come l’Australia per isolarsi economicamente dalla Cina, più le economie di questi Paesi sono ferite e più potenziali sorgono per il conflitto di classe. Più gli Stati Uniti cercano di costringere gli alleati europei come la Germania a danneggiare i propri interessi isolandosi economicamente dalla Russia, più si avvicina la rottura dell’alleanza NATO anti-russa. Se dovesse succedere quest’ultimo scenario (che le recenti violazioni della sovranità tedesca di Trump hanno reso molto plausibile), l’impero degli Stati Uniti sarà sostanzialmente finito.
Di fronte a una crisi economica nel nucleo imperiale e ai crescenti disordini delle masse disaffezionate, i plutocrati come Musk mirano a mantenere i profitti eliminando tutte le persone sacrificabili. Se vengono uccise dagli squadroni della morte della presidentessa golpista della Bolivia Jeanine Ánhez, o muoiono per il rifiuto del regime neoliberista di affrontare adeguatamente il Covid-19, Musk farà un commento spigoloso su twitter in difesa del regime. Se decine di milioni di persone negli Stati Uniti corrono il rischio di perdere il sostentamento a causa della depressione, Musk dirà che un altro pacchetto di stimoli non va approvato. L’aumento di repressione ed austerità è il modo con cui miliardari come Musk mirano a mantenere la tendenza a diventare sempre più ricchi durante la pandemia. Tra il crollo dell’imperialismo nordamericano e una crisi capitalistica sempre più profonda, non sorprende che cerchino di fregare tutti gli altri per il proprio tornaconto. Costruire un movimento per rovesciare lo Stato capitalista e sostituirlo con una democrazia proletaria è la nostra opzione migliore per porre fine alla crudeltà capitalista di cui Musk beneficia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio