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Frode sui diritti umani dall’Ucraina al Nicaragua

Stephen Sefton, Internationalist 360°, 27 luglio 2020

L’attuale pratica dell’industria dei diritti umani occidentali non ha nulla a che fare con la verità. Sempre più negli ultimi anni le élite statunitensi e alleate cercano di legittimare l’aggressione criminale sfruttando i diritti umani nei tentativi di ricolonizzare il mondo.
In ogni crisi, ONG per i diritti umani finanziati da Stati Uniti, élite e governi aziendali alleati inviano false affermazioni sensazionalistiche, ad esempio sulla polizia che uccide manifestanti pacifici, in modo da creare un limbo cognitivo di commenti e sospetti nell’opposizione alle campagne di ricolonizzazione occidentali. A medio e lungo termine costante rilascio di false accuse ai Paesi che resistono alla ricolonizzazione, come Siria ed Iran, o Cuba, Venezuela e Nicaragua, con falsità, corrompendo e distorcendo la storia ed oscurando i crimini occidentali contro questi e tanti altri Paesi nel mondo. Le élite al potere occidentali hanno corrotto disposizioni ed istituzioni dei diritti umani praticamente a tutti i livelli, usando sovvenzioni aziendali e finanziarie governative. I risultati pratici di tale corruzione rispecchiano le tecniche aziendali di controllo di frodi ed evasioni strategiche dalla normativa. Autori di economia come Michael Hudson e William Black, tra gli altri, spiegarono come corrotte aziende occidentali e alleate hanno sfruttato tale fraudolenze per decenni. Il controllo delle frodi non è diverso dalle pratiche antiche come svalutazione delle monete, adulterazione dei prodotti alimentari o vendita di prodotti difettosi come idonei. Tutti ingannano per fare accettare ai popoli qualcosa che gli provocano perdite, ferite e danni.
Negli Stati Uniti, le potenti aziende controllano regolarmente la vita politica e istituzionale degli Stati Uniti gestendo la giustizia ed evitando l’azione penale. Questa realtà assedia pratiche commerciali e finanziarie oneste e socialmente responsabili. Parallelamente al controllo delle frodi da parte delle principali istituzioni finanziarie, altre società multinazionali, ad esempio società petrolifere, minerarie o informatiche, gestiscono ciò he vari autori definiscono strategia del “velo dei livelli” camuffandone i profitto per evitare le tasse o altre normative e azioni legali. Più legittimamente, nel campo dell’assicurazione, la strategia del “velo dei livelli” diffonde i rischi associati a contenziosi. L’industria internazionale dei diritti umani utilizza tecniche simili per giustificare e coprire gli attacchi occidentali ai popoli del mondo.
La dipendenza delle ONG internazionali per i diritti umani dai finanziamenti di imprese e governo e dalla pubblicità su media e relazioni pubbliche nel tempo ha generato l’osmosi della corruzione dalle pratiche aziendali al settore dei diritti umani. Scrittori come Cory Morningstar analizzarono esaurientemente come tale acquisizione della cultura aziendale dal “complesso delle industrie senza fini di lucro, sostiene l’egemonia come sofisticato meccanismo simbiotico attuato con continuo flusso e raffinazione. L’élite al potere incanala una quantità incommensurabile di risorse e strumenti attraverso tali notizie per rafforzare, proteggere ed espandere le forme attuali di strutture di potere e dominio globale”. Nel contesto dei diritti umani, il controllo delle frodi assume la forma di accusa politicamente motivata, falsa e sensazionalistica, su ricerche grettamente unilaterali e spesso prive di fatti, usando false ricostruzioni pseudo-scientifiche. La responsabilità di tali false accuse è resa trascurabile dalla strategia del “velo dei livelli”, che inizia dal basso con ONG di piccole dimensioni, locali o nazionali, progredendo alle grandi ONG internazionali e aziende private ausiliari delle istituzioni regionali per i diritti umani, raggiungendo poi le Nazioni Unite e in definitiva i vertici del sistema legale internazionale sui diritti umani. Escludendo la conferma indipendente, l’interscambio da un livello all’altro conferisce mutua legittimità di vario grado tra organizzazioni ed istituzioni coinvolte. Il processo è quasi giudiziario con zero responsabilità, in modo tale da rendere tentare di contrastare le false accuse estremamente difficile, se non impossibile, soprattutto a breve termine. Semmai, l’industria dei diritti umani è persino meno responsabile delle multinazionali.
Due esempi recenti, tra gli innumerevoli, confermano la strisciante monopolizzazione dell’industria dei diritti umani con pratiche aziendali corrotte. Contro il governo ucraino nel febbraio 2014 e contro il governo nicaraguense nel maggio 2018, ONG occidentali per i diritti umani avanzarono accuse molto simili secondo cui le loro forze di polizia uccisero indiscriminatamente manifestanti pacifici.In entrambi i casi, le accuse erano false. Il contesto in entrambi i casi fu il tentativo violento di cambio di regime da parte di un’opposizione politica finanziata dal governo degli Stati Uniti. Nel caso dell’Ucraina, l’opposizione fu sostenuta per oltre vent’anni dai finanziamenti del governo nordamericano di oltre 5 miliardi di dollari, come confermato nel 2013 da Victoria Nuland, allora vicesegretaria di Stato nordamericana. Tale finanziamento dal governo degli Stati Uniti si aggiunse ai finanziamenti di oligarchi aziendali nordamericani come Pierre Omidyaar e George Soros. L’evento più noto della campagna del cambio di regime in Ucraina si svolse il 18-20 febbraio 2014, quando oltre 70 persone furono uccise in piazza Maidan a Kiev durante violenti scontri tra polizia e manifestanti. Il massacro portò al rovesciamento del governo legittimo e alla sua sostituzione con un regime fascista cliente degli statunitense. Dopo l’evento, anche la CNN si sentì obbligata a riferire una conversazione trapelata del ministro degli Esteri dell’Estonia Urmas Paet con Catherine Ashton, alto rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione Europea in cui Paet confermava che un medico dell’opposizione che curava manifestanti feriti dichiarò di aver visto cecchini dell’opposizione, non del governo, sparare ai manifestanti. Quel rapporto fu seguito dalla trasmissione a Matrix, qui e qui, delle interviste ai cecchini mercenari che confessarono di aver sparato a manifestanti e polizia durante le proteste di Maidan nel febbraio 2014. I mercenari si presentarono dicendo di non essere stati pagati dalle figure dell’opposizione che li arruolarono. Anche così, le autorità ucraine annunciarono che le loro indagini sulla sparatoria furono completate, semplicemente ripetendo le falsità contro l’ex-governo ucraino, nonostante su dimostri categoricamente chiaro il contrario.
Una parte importante dei falsi nel caso ucraino fu una ricostruzione virtuale degli eventi da parte di una azienda i New York, la SITU Reseearch, il cui lavoro sui diritti umani è finanziato da entità proprietà di oligarchi statunitensi come MacArthur Foundation, Oak Foundation ed Open Society Foundation. Ivan Katchanovski dell’Università di Ottawa smascherò come falsa la ricostruzione della SITU, dimostrando ad esempio in vari casi la manipolazione delle ferite indicate nei rapporti dell’autopsia in modo da soddisfare le conclusioni del video. L’analisi dettagliata di Katchanovksi si basa su altre prove omesse dalla SITU, che ne contraddicono anche le pretese, come ad esempio la testimonianza di 25 oppositori feriti colpiti da edifici occupati dall’opposizione. Katchanovski sottolinea che in numerosi video si osservano cecchini dell’opposizione in edifici controllati dall’opposizione. Il filmato è supportato da oltre 150 testimonianze che confermano che i cecchini sparavano da quei punti. Katchanovski osservò inoltre che Brad Samuels, socio fondatore della SITU, “dichiarò in un video [inizio al minuto 55:16] che “… alla fine, c’è consenso sul fatto che ci fosse una terza parte”. Dalle prove forensi emersero chiaramente che le persone furono colpite alla schiena. Qualcuno sparava dai tetti”. Katchanovski notò che “l’osservazione sorprendente di Samuels non fu inclusa nel rapporto del modello 3D cje la SITU ha prodotto”. L’analisi critica di Katchanovski sul materiale della SITU e l’indagine ufficiale dell’Ucraina sul massacro di Maidan non fu mai messa seriamente in discussione. Simili false accuse, che ignorano le prove contraddittorie disponibili e che riguardavano anche il modello della SITU, furono fatte contro il governo del Nicaragua all’inizio dell’anno. Il 30 maggio, l’organo sussidiario dell’Organizzazione deli Stati americani, il Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti (GIEI), la squadra di Antropologia Forense Argentina e la SITU Research congiuntamente pubblicarono un video che avrebbe dimostrato che la polizia del Nicaragua sparava a manifestanti disarmati il 30 maggio2018. Ma un’analisi dettagliata del video, dimostra che anche in questo caso la SITU travisò i dati, come la distanza tra polizia e i manifestanti che in realtà era di 175 metri, ciò per armonizzare la realtà di ciò che accadde con la sua ricostruzione virtuale che sosteneva che cecchini della polizia spararono da una distanza di 250 metri. Il video delle proteste in Nicaragua non contiene scene in cui la polizia nicaraguense utilizzava armi da fuoco. Allo stesso modo, proprio come nella falsa ricostruzione degli eventi di piazza Maidan a Kiev, la SITU omise informazioni sostanziale che contraddicevano il suo resoconto delle sparatorie a Managua il 30 maggio. Anche in questo caso il contesto fu la protesta estremamente violenta da parte di organizzazioni finanziata dal governo degli Stati Uniti per oltre 15 milioni di dollaris olo nel 2017-2018. Ad esempio, lo stesso anno le autorità locali per i diritti umani ricevettero oltre 3 milioni di dollari dal governo USA, così come l’ONG dei media locali. Tuttavia, secondo la richiesta di due organizzazioni di solidarietà, scrissero una lettera aperta all’ONG che produsse il video, mettendone in discussione rispettosamente i risultati, ad oggi la lettera ha ricevuto solo un riconoscimento formale senza risposta.
Sia in Ucraina che in Nicaragua, il governo nordamericano ha finanziato l’opposizione locale delle ONG per spacciare false accusa di violazioni gravi dei diritti umani. Una società privata veniva finanziato da interessi aziendali per dei materiali pseudo-scientifico per incriminare ingiustamente dei governi di tali violazioni. Le ONG internazionali per i diritti umani ripetono false accuse sulla base di false prove. Le istituzioni regionali per i diritti umani accusarono i governi interessati sulla base dello stesso materiale. Le accuse sono false ma al governo nicaraguense e all’ex-governo ucraino viene negata un’equa difesa. Lo stesso processo fu ripetuto contro i governi che resistono alle politiche occidentali e alleate. Le organizzazioni occidentali per i diritti umani condividono la stessa metodologia corrotta dai loro patroni aziendali e governativi. Fanno false accuse, sopprimono prove scomode, fanno tutto il possibile per evitare un controllo indipendente ed eludono sistematicamente la responsabilità.

Traduzione di Alessandro Lattanzio