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Sui decessi nell’URSS di Stalin

Klaus Scarmeloto, Ciencias Revolucionarias, 21 aprile 2020

In occidente, quando viene citato il nome di Stalin, la prima cosa che viene in mente sono i “milioni di morti” sotto il suo “regime crudele”. Per decenni, i propagandisti fascisti e capitalisti hanno perpetuato questa visione di Stalin come mostro, impiegando i migliori propagandisti della seconda guerra mondiale e della guerra fredda per diffamare il ruolo di Stalin come statista. Qual è la verità dietro tali affermazioni? Spero di far luce sulla questione.
Come è già stato dimostrato, il numero variabile di morti sotto il governo di Stalin è un prodotto della propaganda e, pertanto, fu esagerato. Le prove dagli archivi russi, aperte dal capitalista Eltsin, indicano il totale di condanne a morte dal 1923 al 1953 nell’Unione Sovietica post-Lenin, tra 775866 e 786098. A ciò vanno aggiunti 40000 possibili giustiziati senza processo e non ufficialmente. Se l’aggiungiamo si avranno 800000 esecuzioni in 36 anni, meno dei morti fatti dalla dittatura anticomunista di Suharto, sostenuta dalla CIA, in Indonesia in 2 anni. Ciò non significa che le morti vadano condonate, ma solleva una domanda importante: se l’Unione Sovietica di Stalin fece meno morti dell’Indonesia di Suharto,perché Stalin è tanto demonizzato quanto Suharto è raramente noto tra i capitalisti? Risponderemo a questa domanda in un altro post sull’egemonia culturale, ora continueremo col nostro esame sui decessi sovietici. Poiché le 800000 esecuzioni includono persone condannate a morte, ma la cui condanna fu ridotta ad esempio, anche questo può essere sopravvalutato. In effetti, in una indagine condotta da Vinton furono fornite prove che indicano che il numero di esecuzioni fu significativamente inferiore al numero di condannati a morte in URSS, con solo 7305 esecuzioni su un campione di 11000 prigionieri da giustiziare nel 1940 ( circa il 60%). Inoltre, 681692 delle 780000 condanne a morte furono emesse durante la Grande Purga (1937-1938).
Inizialmente, l’NKVD, agli ordini di Ezhov, stabilì il limite di 186500 arresti e 72950 condanne a morte con un’operazione speciale nel 1937 per combattere la minaccia di sovversione interna ed estera. L’operazione fu decisa dopo la scoperta delle cospirazioni bonapartiste contro il governo guidate da Tukhacevskij, i cui legami con fazioni opportunistiche del Partito causarono il panico totale. Gli ordini dell’NKVD dovevano essere eseguiti dalle troike, che emisro condanne ancora prima dell’arresto dell’imputato, e le autorità locali chiesero di aumentare le proprie quote e nel 1938 vi fu una richiesta ufficiale di raddoppiare la quantità di prigionieri inizialmente richiesta dal la campagna sulle quote originali dei tribunali.
Tuttavia, anche se il numero di esecuzioni effettive fu il doppio a quanto inizialmente previsto, cosa di cui dubitare, il numero sarebbe comunque inferiore a 150000. Molti, in effetti, possono aver avuto la condanna a morte rifiutata o revocata dalle autorità prima dell’arresto o dell’esecuzione, specialmente quando Stalin, Molotov e Berja compresero che nel periodo 1937-38 (Grande purga) furono commessi eccessi, e diverse condanne furono annullate e molti responsabili locali puniti. I registri sovietici indicano circa 300000 arresti per attività antisovietiche o crimini politici nel 1937-1938. Con un tasso di 1 esecuzione ogni 3 arresti, come inizialmente specificato dal NKVD, ciò comporterebbe circa 100.000 esecuzioni. Dato che alcuni condannati a morte potevano essere già stati arrestati , e dato che ci sono prove dell’aumento di 50.000 nel totale dei morti nei campi di lavoro nel 1937-38, probabilmente causato da queste esecuzioni, il totale delle esecuzioni nella campagna delle troike sarà probabilmente di circa 150000. Vi furono anche 30514 condanne a morte emesse da tribunali militari e 4387 da tribunali regolari nel periodo 1937-38, ma anche se tali condanne a morte fossero state scontate, il totale rimane inferiore a 200000. Un numero che appare particolarmente probabile, dato che i tassi di mortalità aggregati di tutte le cause in Unione Sovietica furono in inferiori nel 1937-38 rispetto agli anni precedenti, probabilmente grazie ad assistenza sanitaria universale, vaccinazioni e miglioramento del tenore di vita. Supponendo che le quasi 100000 condanne a morte negli altri anni del governo di Stalin (1923-1936 e 1939-53) abbiano comportato un tasso di esecuzioni del 60%, secondo il campione di Vinton, il totale dei giustiziati nell’Unione Sovietica nel periodo sarebbe di circa 250000. Anche con le migliaia di esecuzioni dal 1917 al 1921, è plausibile che il numero di civili disarmati uccisi tra il 1917 e il 1953 non abbia raggiunto il quarto di milione, dato che migliaia di queste vittime sarebbero stati soldati sovietici, banditi e guerriglieri, e almeno 14000 esecuzioni furono di prigionieri di guerra stranieri.
Il diplomatico nordamericano in Unione Sovietica George Kennan, dichiarò che i giustiziati fuirono solo decine di migliaia e quindi è molto probabile che il numero effettivo di esecuzioni nell’Unione Sovietica nel corso della sua storia (tra cui migliaia uccisi in Afghanistan) sua troppo piccolo perché il Paese arrivi tra i primi dieci per stragi (a differenza degli Stati Uniti d’America, ma sarà per un’altra volta). Non vi furono dubbi sul fatto che furono molte le vittime innocenti della purga di Stalin nel 1937-38, ma va anche menzionato che negli archivi diversi cittadini sovietici sono indicati come sostenitori di aggressioni infide, come rovesciamento violento del governo sovietico o invasione del Territorio sovietico. A parte ciò, l’Unione Sovietica si sentì così minacciata da sovversione ed imminenti invasioni militari da Giappone e Germania (avvenute rispettivamente nel 1938 e nel 1941) che capì la necessità di intraprendere una campagna nazionale per eliminare potenziali nemici interni. Inoltre, tali minacce esterne furono alimentate dal fatto che nobiltà e zaristi russi (oltre un milione emigrato dopo la rivoluzione comunista del 1917) finanziarono i nazisti negli anni ’30 coll’obiettivo di utilizzarli (dopo aver preso il potere in Germania) per aiutarli a rovesciare il governo sovietico. Anche documenti falsi e disinformazione diffusi dalla Germania nazista per incastrare sovietici inermi e patriottici contribuirono alla paranoia sovietica. Va anche ricordato che la paura della sovversione sponsorizzata dagli stranieri negli anni ’30 esisteva nel contesto della guerriglia combattuta contro l’Unione Sovietica da alcuni gruppi che combatterono cogli invasori stranieri contro l’Unione Sovietica, nel 1918-22, durante l’intervento straniero nella Guerra civile. Sebbene le epurazioni del 1937-38 furono repressive e tragiche in ogni misura, avrebbero contribuito ad impedire ai fascisti di incitare con successo una ribellione o un colpo di Stato nell’Unione Sovietica. Questa minaccia era molto reale, poiché i nazisti seppero usare intrighi politici, minacce, pressioni economiche e promesse territoriali per attrarre Paesi dell’Europa orientale come Bulgaria, Romania, Ungheria e la Jugoslavia per un breve periodo; dato che l’Unione Sovietica fu sottoposta a una brutale guerra civile nel 1918-22, coi ribelli che furono sostenuti da oltre un milione di truppe d’invasione provenienti da più di una dozzina di Paesi capitalisti, dato che vi furono molti sabotaggi commessi da cittadini sovietici negli anni ’30, e che ci fu un numero significativo di dissidenti sovietici favorevoli a rovesciare il governo sovietico, anche se richiedeva l’invasione dalla Germania o qualche altra potenza straniera. Inoltre, molti avrebbero lavorato da soli nel sabotare l’Unione Sovietica, nella speranza che avrebbero così contribuito al rovesciamento dall’estero dell’Unione Sovietica, soprattutto quando la Germania nazista compì grandi sforzi per incitare rivolte, provocare sovversive e creare conflitti etnici in Europa orientale e Unione Sovietica. Nonostante il successo dell’Unione Sovietica nel sconfiggere le invasioni dal Giappone fascista (nel 1938) e dalla Germania (1941-44), il pericolo rappresentato da spie e sabotatori nazisti nell’Europa orientale fu dimostrato dalla CIA li trovò così efficaci da adottare l’intera rete nazista nel proprio sistema terroristico nell’Europa orientale, dopo la seconda guerra mondiale.
Le prove dagli archivi sovietici indicano che i funzionari responsabili della repressione politica degli anni ’30 credevano sinceramente che le vittime fossero colpevoli di un crimine, come sabotaggio, spionaggio o tradimento, e molte esecuzioni nella Grande Purga furono riportate nel Soviet locale, spinti dal momento. Anche quando fu dimostrato che non vi era alcun legame tra accusato e potenza fascista straniera, c’era spesso la forte convinzione che i sospetti ne fossero simpatizzanti che lavoravano da soli (senza una linea formale) per contribuire a rovesciare i soviet. Va anche notato che gran parte della repressione del 1937-38, spesso chiamata la Grande Purga, fu in realtà diretta contro il brigantaggio e le attività criminali (come furto, contrabbando, uso improprio di uffici pubblici per guadagno personale e frode) che si verificavano in Unione Sovietica. Oltre alle esecuzioni, ci furono anche molti prigionieri e centinaia di migliaia di espulsi dal Partito Comunista durante la Grande Purga, per essere stati incompetenti, corrotte o eccessivamente burocratici. Come il mito del milioni di esecuzioni, le fiabe che Stalin imprigionò decine di milioni di persone sempre gettate in prigione o campi di lavoro a morirvi nel 1930-1953, sono false. In particolare, gli archivi sovietici indicano che il numero di persone nelle carceri, gulag e campi di lavoro negli anni ’30, ’40 e ’50 fu in media di 2 milioni, di cui il 20-40 percento rilasciato ogni anno. Questa media, comprendendo gli anni disperati della seconda guerra mondiale, è simile al numero di prigionieri negli Stati Uniti negli anni ’90, ed è solo leggermente più alto per percentuale della popolazione. Va anche notato che il tasso di mortalità annuale della popolazione internata sovietica era di circa il 4%, comprese le esecuzioni di prigionieri. Escludendo gli anni disperati della seconda guerra mondiale, il tasso di mortalità nelle carceri, gulag e campi di lavoro sovietici fu solo del 2,5 percento all’anno, inferiore alla media dei cittadini nella Russia in tempo di pace, nel 1913. Questa scoperta non è molto sorprendente, dato che circa 1/3 delle persone confinate non doveva lavorare e che la settimana lavorativa massima era di 84 ore, anche nei campi di lavoro più severi nell’anno più disperato della guerra. L’ultima (e più insolita) ultima settimana lavorativa si confronta in modo favorevole con le settimane lavorative di 100 ore che esistevano anche per i bambini “liberi” di 6 anni durante l’età d’oro della rivoluzione industriale (gridando coi libertari), anche se può sembrare alto rispetto alla giornata di 7 ore lavorata dal tipico cittadino sovietico sotto Stalin.
Inoltre, va anche detto che la maggior parte delle incarcerazioni sotto Stalin erano motivate dal tentativo di porre fine a crimini come brigantaggio, furto, abuso di uffici, contrabbando e frode, con meno del 10% del totale degli arresti durante il governo di Stalin dovuti a motivi politici o problemi con la polizia segreta. Gli archivi sovietici rivelano molta più divergenza politica permessa nell’Unione Sovietica di Stalin (inclusa una diffusa critica alle singole politiche governative e leader locali) di quanto si percepisca normalmente in occidente. Dato che la polizia, la polizia politica o segreta, le guardie carcerarie, truppe della guardia nazionale e vigili del fuoco (che erano dello stesso Ministero della Polizia) rappresentavano solo lo 0,2% della popolazione sovietica sotto Stalin, una grave repressione sarebbe stata impossibile anche se si avesse voluto esercitarla. In confronto, oggi gli Stati Uniti hanno un numero maggiore di agenti di polizia in percentuale della popolazione (circa l’1%), per non parlare di guardie carcerarie, guardia nazionale e vigili del fuoco inclusi quelli utilizzati per calcolare la percentuale molto inferiore dello 0,2% nell’Unione Sovietica. In ogni caso, è possibile che i Paesi comunisti dell’Europa orientale fossero divenuti politicamente meno repressivi e più democratici (soprattutto col tempo), se non ci fossero sforzi aperti e segreti delle potenze capitaliste per rovesciarne i governi, compresa la sovversione in URSS negli anni ’80, che il governo degli Stati Uniti ammise poi negli anni ’90. Tali violenti sforzi per la sovversione furono inizialmente condotti principalmente dagli inglesi (prima della Seconda guerra mondiale) e poi dagli Stati Uniti attraverso la CIA, che riuscì a rovesciare il governo democratico in Cile nel 1973. Se i comunisti fossero stati così cattivi e dittatoriali come spacciato dalla stampa capitalista, la pacifica rivoluzione del 1989 in Europa orientale (con praticamente alcun decesso correlato tranne che in Romania) non avrebbe mai potuto verificarsi.

Riferimenti
a: Getty, Ritterspom, and Zemskov, “Victims of the Soviet Penal System in the Pre-War Years: A First Approach on the Basis of Archival Evidence”
b: Hellmut Andics, “Rule of Terror”
c: Louisa Vinton, “The Katyn Documents: Politics and History.”
d: Amy Knight, “Beria, Stalin’s First Lieutenant”
e: Robert Thurston, “Life and Terror in Stalin s Russia”
f: Stephen Wheatcroft, “More Light on the Scale of Repression and Excess Mortality in the Soviet Union in the 1930s”
g: J. W. Smith, “Economic Democracy: The Political Struggle of the 21st Century”
h: Marshall Miller, “Bulgaria during the Second World War”
i: Sarah Davies, “Popular Opinion in Stalin’s Russia”
j: Leslie Feinberg, “The Class Character of German Fascism”
k: Christopher Andrew and Oleg Gordievsky “KGB: The Inside Story”
l: Von Schnitzler, “Der Rote Kana”
m: John Arch Getty, “Origins of the Great Purges”
n: Edwin Bacon, “The Gulag at War: Stalin’s Forced Labour System in the Light of the Archives”
o: R. J. Rummel, “Lethal Politics”
p: Marx and Engels, “Das Kapital”

Traduzione di Alessandro Lattanzio