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Bernard-Henri Lévy cacciato dalla Libia

Jean-Baptiste Mendès, Sputnik 27/07/2020Araldo dell’intervento franco-britannico in Libia in nome dei diritti umani, Bernard-Henri Lévy vi si recò di nuovo il 25 luglio, prima di essere cacciato. Diamo uno sguardo a questa intensa visita con Bob Dulas, ottimo conoscitore del Paese e “diplomatico ombra”.
Una nuova opera delle avventure di Tintin finisce nei cassonetti. Camicia immacolata come al solito, Bernard-Henri Lévy ne faceva un’altra elle sua questo fine settimana in Tripolitania. Il 25 luglio, a bordo di un jet privato, atterrava a Misurata per indagare sulle fosse comuni nella città di Tarhuna “da giornalista”, dichiarava, del Wall Street Journal. Solo che l’autoproclamato salvatore della Libia non era visibilmente più in odore di santità nel Paese, il suo convoglio fu bloccato, ricevendo spari ed insulti antisemiti, attacco rivendicato da gruppi del Governo di unità nazionale riconosciuto dall’ONU. Dovette quindi interrompere il soggiorno, annullando persino l’incontro con Fathi Bashagha, ministro degli interni del GNA. La vicenda ebbe una svolta politica quando il capo del governo riconosciuto dalle Nazioni Unite, Fayaz al-Saraj, negò “qualsiasi connessione” con la visita di BHL annunciando in una dichiarazione che aveva aperto una “indagine” sulle circostanze della visita.

BHL in missione per la Francia?
Tale governo sospetta che la Francia abbia sostenuto l’offensiva di Haftar su Tripoli, che Parigi smentisce. Il reporter BHL era allora in missione per l’Eliseo? Difficile dirlo con precisione. Sputnik chiedeva a Bob Dulas, “diplomatico ombra” che aver consigliato Muammar Gheddafi. È autore di Mort pour la Françafrique (Éd. Stock). Dopo aver appreso le informazioni, immediatamente collegò i puntini. Bernard-Henri Lévy avrebbe potuto recarsi nel territorio libico “per cercare di farsi bello col Maresciallo ” Haftar. Dulas non vede altri pretesti plausibili: “Non c’è motivo per cui doveva tornarci dopo il casino che ha fatto. Questo è folle. È persino rischioso […] Devi essere gelido a chiamarti BHL e andarci oggi. Rischi di essere impiccato per i piedi, per dirla in parole povere, tutti ce l’hanno con lui”, Ma come spiegare il disincanto della popolazione nei confronti di chi istigò l’intervento franco-britannico nel 2011? Robert Dulas ritiene che i libici ” erano felici prima che BHL ci mettesse piede, oggi è un disastro… BHL, per loro, è il diavolo”.

Islamisti invitati da BHL all’Eliseo
Il caos e le successive fratture del Paese dopo la morte di Gheddafi furono il risultato dell’intervento occidentale nel 2011. Per i libici, i principali responsabili della situazione nel Paese sono Nicolas Sarkozy e il saggista. Robert Dulas racconta l’aneddoto di un comandante libico: “Quando è venuto a Bengasi, tenne un discorso in cui parlava in francese, nessuno lo capiva, ma dato che la gente era già stata informata, gli gridava bravo, ma non sapevano cosa dicesse [… ] È un come un artista o un pagliaccio. C’è un momento in cui devi sapere quando ritirarti dalla scena”. ” L’unica cosa che conta per lui è lui, il suo ego, che vediamo come priorità con le sue camicie bianche in luoghi impossibili”, continua Robert Dulas, questo diplomatico ombra accusato di “spionaggio da alcuni, e che ha un conto personale con lo scrittore. All’epoca consigliere non ufficiale del leader libico, Robert Dulas creò Secopex, una compagnia militare privata con Pierre Marziali, ex-soldato del 3° RPIMA di Carcassonne. Eppure divennero un problema per i servizi francesi e dell’Eliseo. Marziali pagò un prezzo pesante per questo, fu giustiziato nel maggio 2011 dai membri della “qatiba (o brigata) 17 febbraio”. Canal Plus dedicò uno speciale, “Pierre Marziali: Un Affare di Stato?”
Pochi giorni prima, i due francesi erano andati al Palazzo dell’Eliseo per avvertire la presidenza della composizione molto losca del Consiglio di transizione nazionale libico, riconosciuto in fretta da Nicolas Sarkozy, tra jihadisti ed ex-capi al potere. Tra la processione di personalità libiche presentata a Nicolas Sarkozy da BHL, c’era in particolare Mustafa al-Sagazli, della stessa brigata 17 febbraio. Persone a cui lo Stato francese diede armi e finanziamenti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio