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CIA e DGSE sostengono gli islamisti

Eric Denécé, specialista d’intelligence, Algerie Patriotique, 24 luglio 2020

Muhsan Abdalmuman: Perché la Francia tollera la presenza di diversi movimenti jihadisti e terroristi sul suo territorio?
Dott. Eric Denécé: Sta ponendo una domanda essenziale per la quale non riesco a trovare una risposta valida… La Francia davvero combatte ufficialmente contro estremisti e terroristi islamisti… ma gli consente di sviluppare le loro attività sul nostro territorio. Probabilmente ci sono diverse spiegazioni. Innanzitutto, la scarsa conoscenza dell’Islam della stragrande maggioranza dei nostri capi politici, che non sanno distinguere tra le diverse correnti, rispettabili o che rappresentano un pericolo. Quindi, non va trascurata la strategia dell’entrismo e l’abile propaganda dei Fratelli Musulmani che in parte da frutti, in particolare per l’ingenuità delle nostre élite, che credono che alleandosi con loro avrà “pace” nei sobborghi… Infine, la colpa postcoloniale è un altro elemento che paralizza sempre più una società che dubita dei suoi valori e che non sa più come reagire a determinati sviluppi che ne minacciano coesione nazionale e futuro.

In uno dei suoi editoriali ha menzionato la Turchia come Stato canaglia. Come spiega l’alleanza dell’occidente con tale Stato canaglia, mentre la Turchia arma e finanzia gruppi terroristici che hanno distrutto Siria e Iraq? Non pensa che l’occidente abbia giocato col fuoco alleandosi con Erdogan, il capo dei Fratelli Musulmani, che ha un solo obiettivo: stabilire un califfato? E come si spiega il gioco oscuro che Erdogan gioca in Libia?
La Turchia, non solo quella di Erdogan, sicuramente la peggiore, è uno Stato che dal 1974, data dell’invasione di una parte di Cipro, ha infranto le leggi internazionali. All’epoca, i turchi avrebbero dovuto essere cacciati dalla NATO per aver invaso un altro Stato membro. Ma eravamo nel pieno della guerra fredda e non facemmo nulla perché l’Alleanza atlantica, sotto la leadership nordamericana, pensava alla minaccia sovietica. Questa prima codardia fu un vero tradimento dei nostri amici greci e iniziò a far pensare ai turchi che tutto gli fosse possibile. Dall’arrivo di Erdogan, un capo totalmente megalomane e membro dell’ufficio internazionale dei Fratelli musulmani, Ankara continua a perseguire una politica aggressiva e neo-ottomana: cancellare ogni traccia dell’eredità kemalista, attaccare i non musulmani in Turchia, invadere illegalmente, senza proteste della comunità internazionale, parte del territorio siriano, sostenere gruppi jihadisti e terroristi ultraradicali, armare i Fratelli Musulmani egiziani (la cui adesione al potere non aveva nulla di democratico, contrariamente a quanto continuiamo a credere in occidente) e ora sostiene un regime libico sottomesso alla fratellanza terroristica, armandolo e intervenendo militarmente al suo fianco, inviando in particolare mercenari jihadisti che hanno già lavorato sotto il suo controllo in Siria. La Turchia è oggi uno stato malvagio e rappresenta un rischio reale per la pace e la stabilità nel Mediterraneo e Medio Oriente. Ma ancora una volta, l’occidente si rifiuta di prendere le decisioni necessarie, ancora sotto l’influenza di nordamericani e britannici che continuano a vedere Mosca come minaccia e temono che se la Turchia fosse ostracizzata dall’occidente, cosa necessaria, si getterà tra le braccia della Russia.

Alcune nostre fonti menzionano movimenti jihadisti da Siria e Iraq alla Libia, diventata santuario dei terroristi. Non pensa che ciò che accade in Libia minacci la stabilità del Mediterraneo, persino del mondo? L’intervento in Libia di Sarkozy e del suo alleato Cameron sotto l’egida della NATO non fu un grave errore politico, le cui conseguenze subiamo attualmente?
Ovviamente, l’attuale situazione deriva dall’intervento occidentale del 2011, totalmente ingiustificato, improduttivo e in qualche modo illegale (aggirando la risoluzione ONU 1973). Sarkozy, Cameron ma anche Obama ne hanno la piena responsabilità. Hanno giocato tutti agli apprendisti stregoni e destabilizzato Nord Africa e Sahel… e il Mediterraneo. La distruzione della Libia ha creato un vero centro terroristico e criminale (contrabbandieri e migranti) che continua a crescere e che ci vorranno anni per eliminare. E ancora più preoccupante, potrebbe diventare teatro di scontri tra potenze regionali: Egitto ed Emirati, Turchia e Qatar… Dalla primavera del 2011, di ritorno dalla Libia dove avevamo visitato i due campi (Tripoli e CNT), non abbiamo mai smesso di mettere in guardia sull’irresponsabile e deplorevole politica che l’occidente adotta e sui suoi prevedibili effetti… sfortunatamente, avevamo ragione.

Ho visto una delle sue interviste in cui parlava di un gruppo che formò a seguito della primavera araba e letto il libro collettivo Il volto occulto delle rivoluzione arabe della CF2R e dedicato alla primavera araba, diventata inverno islamista. Lei citava nomi come quelli della nostra amica Anne-Marie Lizin, che intervistai in diverse occasioni, e di Saida Binhabylas. Quest’ultima fu attaccata e accusata di essere un agente dei francesi e il nome della sua famiglia Benhabylès fu infangato sui social network dalle organizzazioni islamiste attive in Europa e da individui legati al terrorismo e alla tesi del “Chi uccide chi”, tesi che prende di mira l’esercito e i servizi segreti algerini. Come spiega che personaggi dubbiosi possano permettersi di attaccare un elemento del suo gruppo e distorcerne le parole, sapendo che tali elementi hanno legami coi servizi di intelligence occidentali, sauditi, marocchini, del Qatar e turco?
La signora Saida Binhabylas è una donna per cui ho grande rispetto e un’amica che apprezzo molto. Fu vittima nelle ultime settimane di azioni di destabilizzazione orchestrate da individui membri o vicini ai Fratelli Musulmani, con un obiettivo che non vedo ancora. Naturalmente, tutto ciò sono diffamazione e bugie. Ho potuto osservare come tali islamisti hanno falsificato alcune mie interviste, traducendole in arabo con osservazioni completamente false o fantasiose. Ammetto di non misurare i legami tra tali individui e i “promotori” di “chi uccide chi?”. Questi ultimi rimangono attivi in Francia, dopo essere riusciti a dare una visione totalmente distorta della realtà algerina del “decennio nero”. È evidente che gli islamisti, cercando d’imporre i loro “valori” stupidi e infondati agli altri musulmani, hanno sempre cercato di impadronirsi del potere e quindi attaccare tutti coloro che rappresentano un ostacolo alla loro strategia. Fortunatamente, l’Algeria non è caduta, né la Siria e l’Egitto, che grazie al Maresciallo Sisi ha saputo cacciarli dal potere. Ma sono al potere in Turchia e nelle monarchie del Golfo, nonostante le differenze dottrinali, e continuano a diffondere la loro ideologia mortale nel mondo.

Elementi dell’organizzazione Rachad, organizzazione affiliata al congresso Ummah legato alla Fratellanza musulmana di Erdogan con sede a Istanbul, non esitò a incitare gli algerini a prendere le armi contro i loro esercito e Stato. E Muhamad Larbi Zitut, uno dei capi di Rachad, descrive i gruppi terroristici attivi nel Sahel come “gruppi di liberazione nazionale”. Costoro vivono in Paesi come Gran Bretagna e Francia. Come spiega che non ne siano preoccupate, nonostante il proselitismo a beneficio di Erdogan e dei Fratelli Musulmani? Tali persone sono legate al terrorismo e non usano il vostro sistema “democratico” per diffondere le loro idee terroristiche?
Da un chiaro esempio della loro strategia: proselitismo, propaganda e inganno, appello alla lotta armata e all’omicidio, il tutto col sostegno degli Stati islamisti summenzionati… e la passività totale dell’occidente. Le “élite” europee, e questo è particolarmente vero in Francia, non rispondono per diversi motivi:
– non sanno come comportarsi di fronte a tale fenomeno, perché sono afflitti da mancanza di visione, cultura, coraggio e dalla loro mediocrità;
– sono “messi a dormire” da soldi, promesse e menzogne delle monarchie del Golfo… e dei nordamericani che persistono nel sostenerle;
– vogliono rimanere al potere e dire a se stessi che se hanno il “voto musulmano” (dal 5 al 10% in media in Europa), hanno la probabilità di ottenerlo. Pertanto, chiudono un occhio o accettano comportamenti che violano le nostre regole, valori e leggi;
– sono ossessionati dal rischio dell’estrema destra che in realtà ha assai meno fondamenta di quanto s’immagini, perché i partiti che la incarnano non saprebbero governare. D’altra parte, in ogni elezione, attirano più voti dagli indignati dall’inazione delle autorità. Questi sono gli ingredienti di una situazione esplosiva.

Gli individui che spacciarono la tesi “Chi uccide chi?” ai servizi d’intelligence occidentali sull’Algeria avevano diversi obiettivi strategici tra cui, tra gli altri, usare la taqiya e nascondere il reale potenziale di disturbo dei jihadisti in occidente, sapendo che dopo aver visto gli attentati a Bruxelles, Parigi, Londra, Berlino, ecc. che contraddicono le tesi del “Chi uccide chi”? Non è il caso di rivelare la verità al popolo, vale a dire che il jihadismo e la sua ideologia esistono nella sua società e che sono alimentati da diversi Paesi come Arabia Saudita, Qatar, Turchia?
Da almeno un decennio si sollevano sempre più voci per denunciare tali pericoli e la vera ideologia di tali movimenti settari e dannosi. Ma i politici, per i motivi che ho appena menzionato, non vogliono ascoltarli. Vi darò due esempi edificanti: nell’estate 2016, François Fillon, futuro candidato presidenziale di destra, durante una riunione dell’Assemblea nazionale si oppose all’adozione di misure contro i Fratelli Musulmani in Francia. E sempre nel 2016, Jean-Yves Le Drian, allora ministro della difesa di un governo di sinistra, pubblicò il libro Qui est l’enemy? in cui si chiedeva se la Francia fosse in guerra ma non denunciava né l’islamismo né le monarchie arcaiche del Golfo… non le menziona proprio! È cecità, complicità, stupidità? Questo è dove la Francia si trova oggi…

I servizi d’intelligence, francesi, algerini o altri, non hanno lo stesso nemico, vale a dire il jihadismo e la sua ideologia mortale, che provenga dai salafiti o dai Fratelli musulmani? Non pensa che la cooperazione tra i servizi di intelligence debba migliorare per una prospettiva vantaggiosa per tutti?
Sì, naturalmente. Inoltre, collaborano strettamente sulla questione… ma non in tutti i campi, né su tutti gli argomenti. Questo è normale perché gli interessi nazionali rimangono diversi. L’antiterrorismo è l’area in cui la cooperazione è più estesa, non solo tra gli occidentali, ma anche coi Paesi arabi, anche gli Stati del Golfo. Ciò può significare che parte delle informazioni scambiate è orientata. In effetti, Arabia Saudita, Qatar o Turchia non forniranno mai informazioni sui “loro” terroristi, dato che tali regimi aderiscono al salafismo o alla dottrina dei Fratelli Musulmani. Trasmetteranno solo informazioni sui gruppi che minacciano il loro regime.

E’ un esperto di intelligence e conosce la geopolitica. I governi occidentali non hanno sbagliato a gestire la questione siriana?
Totalmente. Si è verificato un grave errore di valutazione della situazione: pensare che Bashar sarebbe caduto rapidamente nel 2011 dimostrò ignoranza della realtà siriana; vi fu anche una grande influenza degli Stati del Golfo che volevano far cadere la Siria “secolare”, un Paese in cui vi è la coesistenza di religioni represse dai regimi islamisti di Qatar ed Arabia Saudita. Pertanto, nordamericani, inglesi e francesi, attraverso i loro servizi speciali, sostennero i terroristi che inoltre organizzarono attentati sul nostro territorio o combattuto le nostre forze in Mali. Un bell’esempio di coerenza politica… Fortunatamente, l’intervento russo ha permesso di contrastare tale strategia delirante.

Non pensa che la soluzione in Libia debba essere politica e che se mai ci sarà una guerra, tutti perderanno?
Sarebbe ovviamente l’ideale, ma quasi non vedo che si prenda questa strada. Ciò richiederebbe che i belligeranti accettino di negoziare… così come il loro sostenitori esteri. Tuttavia, né gli islamisti libici, né la Turchia che li supporta lo desiderano, e le milizie e reti criminali di Misurata e altrove hanno tutto l’interesse a che la situazione rimanga caotica, consentendo alla loro “attività” di prosperare. E l’Egitto non può accettare che un regime islamista, rifugio di terroristi e criminali, si insedi alle sue porte… neanche l’Algeria, ovviamente.

Gli occidentali, guidati dagli Stati Uniti, non dovrebbero rivedere la loro alleanza con sauditi, qatarioti e turchi?
Assolutamente, la nostra politica estera e le nostre alleanze vanno completamente riconsiderate. Arabia Saudita, Qatar, Bahrayn, Quwayt e Turchia sono tutti Stati i cui valori e politiche sono in contrasto con quelli della Francia. Non sono né nostri amici né nostri alleati, contrariamente a quanto alcuni nostri capi continuano a credere, sperando in straordinari contratti per la nostra industria della difesa… Fortunatamente, la Turchia non ha saputo aderire all’Unione europea e tutto va fatto in modo che ciò non accada mai. Se rimane nella NATO, penso che sia essenziale mettere in discussione l’utilità di tale alleanza… che non ha più nulla di atlantico… né di pacifico!

Non pensa che gli europei dovrebbero smettere di allinearsi alla politica nordamericana? Secondo Lei, la NATO non è diventata un guscio vuoto che non serve più a nulla?
La NATO non ha più ragion d’essere dalla fine della guerra fredda e andrebbe sciolta, questo è ovvio. Ma essa rimane per i nordamericani un mezzo di influenza, controllo e pressione essenziale sugli europei che non vogliono coprire da soli i costi della propria difesa. È soprattutto un vantaggio per l’industria della difesa nordamericana, che può imporre i suoi armamenti agli alleati uccidendo la concorrenza europea in questo settore. Ma ciò non sarebbe possibile senza la complicità degli europei, che per in maggioranza hanno accettato perdite significative di sovranità politica ed economica. La Francia fu per diversi decenni l’unica nazione “graffiante” in tale alleanza. Ma la decisione di Nicolas Sarkozy di riunirsi all’organizzazione militare integrata della NATO fu la campana a morte di una vera indipendenza. Tuttavia, oggi, sarebbe necessario o sciogliere la NATO o che la Francia si ritirasse da essa.

Come professionista dell’intelligence, qual è la sua analisi dell’operazione Rubicon in cui CIA e BND spiarono tutto il mondo, compresi gli alleati europei. Secondo Lei, lo spionaggio di massa è utile nella lotta al terrorismo o è, come ha rivelato Snowden, uno strumento di controllo di massa?
Vi sono due aspetti da considerare. Da un lato, lo spionaggio estero praticato da tutti gli Stati. Oserei dire che rimane legittimo, in ogni caso che non scomparirà mai perché permette di leggere nel gioco altrui (amici, alleati, avversari) per guidare la politica internazionale e difendere gli interessi nazionali (politici, economici, militari). Questo è così. D’altra parte, ci sono le “alleanze”. Il fatto che gli Stati Uniti spiano così ferocemente i propri alleati e che gli stessi Stati europei decidano di cooperare con Washington ad intercettare le comunicazioni dei vicini è una contraddizione che dimostra che l’Europa non esiste, che non esiste consapevolezza di un interesse comune. Ricordiamo a tal proposito l’atteggiamento degli europei durante l’invasione illegale dell’Iraq nel 2003 da parte dei nordamericani. La Francia, che si oppose, e la Germania, che non la sostenne, furono tradite da tutti gli altri partner europei. Infine, c’è il mito del controllo globale dei dati. Parlo di mito perché, oggi, la crescita dei dati procede in modo infinitamente più rapido dell’avanzamento dei mezzi di elaborazione, già estremamente efficienti. I nordamericani spendono ingenti somme di denaro, hanno ottenuto risultati innegabili, ma possono elaborare solo una piccola parte delle informazioni raccolte. Ma ciò non significa che non ci sia pericolo. Questo è il motivo per cui non possiamo ringraziare Edward Snowden abbastanza per la sua azione. Inoltre, l’ossessione delle autorità nordamericane nei suoi confronti illustra perfettamente l’imbarazzo di Washington sullo spionaggio elettronico che Snowden non ha ancora rivelato…

Intervista condotta da Muhsan Abdalmuman
Eric Denécé ha un dottorato in scienze politiche e direttore del Centro di ricerca sull’intelligence francese (CF2R). Ha lavorato come analista ufficiale presso la direzione Valutazione e Documentazione strategica del Segretariato generale per la difesa nazionale (SGDN).

Traduzione di Alessandro Lattanzio