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Il conflitto USA-Cina è “intercapitalistico”?

Izak NovakQuando il Ministero del Commercio estero dell’URSS incontrò i funzionari della FIAT per creare AvtoVAZ, la società che creò la famosa Lada, quella collaborazione alterò radicalmente le relazioni USA-Unione Sovietica? Il conflitto tra Stati Uniti e Unione Sovietica divenne una rivalità “intercapitalistica” perché le Lada venivano vendute in Europa in concorrenza con i marchi automobilistici capitalistici? Ovviamente no. Un’analisi del genere farebbe ridere negli Stati Uniti o URSS. Ma tale è il livello di analisi costantemente dato dai cosiddetti media “di sinistra” sul conflitto USA-Cina. Prendete Jacobin, che ha appena un articolo di Ho-Fung Hung che respinge esplicitamente il fatto che esista una dimensione ideologica nel conflitto USA-Cina. Per Ho-Fung Hung, questo conflitto è semplicemente questione di società cinesi in concorrenza con società statunitensi. Spero di non dover approfondire il motivo per cui tali analisi siano insensate, ma esaminiamo alcune basi. Se volete leggere un’analisi dialettica e storico-materialista del conflitto tra Stati Uniti e Cina e come il sistema economico cinese rompe col mondo capitalista, si legga il mio lungo articolo “La guerra alla Cina” su questo blog. Che, a proposito, non costa 44 dollari come l’articolo di Ho-Fung Hung su RIPE.
Questo ci porta ad un secondo punto importante, ovvero che Ho-Fung Hung è un accademico della Johns Hopkins. In effetti, è il presidente del dipartimento di sociologia. Ancora più ironico, lavora per la “Paul H Nitze School of Advanced International Studies”. Nitze era un famigerato imperialista nordamericano autore dell’NSC 68, piano della politica nordamericana contro l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Hung ha il mandato preciso di non sostenere la sinistra con un’analisi accurata, per non parlare marxista, del conflitto USA-Cina. Lo si vede chiaramente dall’uso stracco di ‘”autoritarismo” per descrivere la Cina, e “democrazia liberale” per descrivere gli Stati Uniti, termini privi di significato senza un’analisi della struttura di classe di ciascun Paese. Chi vive la “democrazia” negli Stati Uniti? Chi ha “autorità” in Cina? L’ultima domanda l’affronto nel mio articolo. Perché Jacobin vorrebbe pubblicare acriticamente roba di Hung o qualsiasi altro studioso borghese? Per due ragioni. Una è che le conclusioni dell’articolo si adattano al lungo e stanco mantra di Jacobin di neutralizzare qualsiasi possibile supporto agli obiettivi dell’imperialismo USA. “Il conflitto Cina-USA è solo una rivalità capitalista. Niente da vedere qui gente, andate via”. Il secondo è che ogni volta che Jacobin possa ottenere dell’approvazione dalle istituzioni borghesi per darsi un’aria di “credibilità”, lo farà, intendo che gli straccioni hanno sostanzialmente strappato l’estetica all’Economist, siamo reali su ciò di cui parliamo. Lo scopo di Jacobin è ripubblicare la propaganda dell’impero nordamericano, ma con ulteriori passaggi.
Ora veniamo alla sostanza dell’argomento della “rivalità tra capitalisti”. Perché ho citato l’esempio della Lada? Perché illustra il problema di fondo dell’analisi di Hung, ovvero che non vede la foresta guardando li alberi. Concentrandosi su particolari società statunitensi e sulle loro posizioni nella politica commerciale della Cina, Hung ignora il fatto che la Cina è una frattura decisiva non solo dello sviluppo capitalista neoliberista ma del capitalismo stesso. Il desiderio di Hung di cancellare qualsiasi componente ideologica o lotta di sistema fondamentale dal conflitto USA-Cina richiede passi da gigante di ginnastica mentale. Prendiamo l’esempio delle relazioni USA-UE per fornire una lente utile su come si presenta la vera “rivalità tra capitalisti” del 2020. Dato che le relazioni commerciali USA-UE sono il doppio delle relazioni commerciali USA-Cina, vi aspetteresti che una relazione così grande produca tensioni simili, se questa è “semplicemente” una rivalità intercapitalistica, giusto? Gli Stati Uniti effettuano sorvoli aggressivi e incursioni navali nelle acque dell’UE, minacciando di scatenare un conflitto per causa della “rivalità intercapitalista”? No.
I media statunitensi fabbricano truffe contorte sulle società dell’UE che violano altre società con microchip come questi? No.
Gli Stati Uniti finanziano violenti gruppi di protesta in Germania o Francia per cercare di balcanizzarli? No.
Gli Stati Uniti formano alleanze militari strategiche con altri Paesi che circondano l’UE nel tentativo di “contenerla”? No.
Gli Stati Uniti giocano al salvatore di una minoranza etnica in Francia o Germania e ne sostengono le rivendicazioni secessioniste al fine di destabilizzare quei Paesi? No.
Gli Stati Uniti bannano apertamente alle società tecnologiche private dell’UE basandosi su pretese dubbie di problemi di sicurezza? Il Canada arresta dirigenti di aziende dell’UE su richiesta degli Stati Uniti per motivi politici? No.
Gli Stati Uniti bombardano e invadono Paesi vicini per contenere l’espansione dell’UE, come spiegò McNamara sul coinvolgimento degli Stati Uniti in Vietnam per contenere la Cina? No.
In effetti, gli unici Paesi sottoposti a tale trattamento dagli Stati Uniti sono Paesi non capitalisti o che altrimenti non vogliono sottomettersi all’imperialismo USA. Questi sono i Paesi che attribuiscono massima priorità a propria sovranità e benessere del popolo rispetto ai desideri del capitale nordamericano. Questi sono generalmente i Paesi che vogliono vedere la fine degli affari internazionali dominati da Washington e un nuovo mondo multipolare.
Ora, è certamente vero che le società statunitensi sono preoccupate dalla concorrenza di quelle cinesi. Dopotutto competono più o meno nello stesso mercato globale. Tuttavia, ciò che spaventa davvero gli Stati Uniti sulla Cina è che dimostra che si può avere un’economia socialista e dominata dallo Stato partecipando al mercato. Questa è la grande differenza dall’URSS, in gran parte economia chiusa, salvo cose come la Lada. Nel caso della Cina ci sono più “Lada” ma anche, come ammette Hung, l’economia statale cinese è ancora dominante nelle aree che contano e respinge le imprese straniere. Cosa significa questo? Le aziende cinesi sono di proprietà del popolo cinese e il PCC ha chiarito che la privatizzazione ha e avrà limiti rigorosi. Ciò che Hung non menzionava nel suo articolo è che molte privatizzazioni di aziende cinesi consistevano semplicemente nell’offrire azioni per meno del 50% sui mercati privati (se lo fanno). La proprietà resta del popolo cinese. In realtà questo esempio illustra uno dei punti del modello cinese: facilitare la concorrenza tra un’economia guidata dallo Stato e un’economia capitalista guidata dal mercato al fine di rafforzare la prima. La RPC vuole i benefici dell’efficienza capitalistica, della tecnologia e dei metodi di produzione che derivano dalla pressione del mercato, senza i mali del valore del riciclaggio di capitali privati nelle mani del popolo e fuori dal Paese. Vuole dimostrare che il popolo può mantenere la proprietà sull’economia, pur mantenendo il passo e superando il mondo capitalista, con cui è in competizione piuttosto che chiuso. Questa è la differenza tra URSS e Cina oggi, ma non ci si inganni, non è un modello che gli Stati Uniti vogliono vedere ripetersi altrove. In effetti, si potrebbe sostenere (e questa è la mia posizione) che il modello ibrido cinese è ancora più pericoloso per l’egemonia capitalista di quanto lo fosse il modello dell’URSS.
Questo è il “problema” con la Cina dal punto di vista degli Stati Uniti: che l’economia cinese guidata dallo Stato, che è circa il doppio dell’economia russa, non può e non sarà saccheggiata dal capitale degli Stati Uniti; che l’economia cinese nel complesso è ancora sotto il comando dello Stato, sia che si tratti di società “private-on-paper”, cooperative o società SpA. Ancora più preoccupante, tuttavia, è che la Cina continua a promuovere e aderire ideologicamente al marxismo-leninismo da sempre. Se così non fosse, perché gli Stati Uniti dovrebbero sentire la necessità di accusare in modo specifico l’ideologia ML cinese? Perché gli Stati Uniti pongono così tanta attenzione sui comitati del PCC nelle società cinesi nominalmente “private” e in altre leggi che mettono effettivamente queste società sotto il controllo dello Stato? Tanti a sinistra sono ansiosi di credere che le ripetute affermazioni della Cina di seguire la via socialista siano una bufala, ma gli Stati Uniti non sembrano certamente trattarla così. Oltre a ciò, la BRI cinese rappresenta l’ultima sfida al neoliberismo guidato da Washington. Hung sembra desideroso di liquidare la BRI come semplici aziende cinesi che vogliono usare l’eccesso della capacità produttiva, ma perché un Paese dovrebbe voler lavorare nella BRI e non semplicemente andare a Washington? Ci sono chiari vantaggi nel lavorare con la Cina per i Paesi beneficiari: la Cina ha dimostrato di essere estremamente indulgente coi Paesi partner nei momenti difficili. Di recente, la Cina cancellava i debiti di molti Paesi africani nella pandemia. Confrontate il trattamento della Cina dei Paesi in via di sviluppo col FMI o i programmi di aggiustamento strutturale della Banca mondiale e capite subito perché avere un partner non a Washington è così prezioso. Oltre a questo, i progetti BRI in Cina sono nelle aree di sviluppo delle infrastrutture dagli evidenti benefici per l’intero Paese, indipendentemente da chi decidano con cui commerciare, co la Cina o chiunque altro. Niente di tutto ciò si adatta al modello di un Paese imperialista come gli Stati Uniti che preferirebbero rendere questi Paesi dipendenti dal capitale degli Stati Uniti o rubargli semplicemente le risorse. A proposito, quando è stata l’ultima volta che la Cina ha usato i militari per costringere un Paese riluttante a sottomettersi alla sua volontà? Giusto. Forse soprattutto, la BRI offre ai Paesi un enorme sollievo dalle sanzioni economiche statunitensi.
A chi giova affermare che il conflitto tra Stati Uniti e Cina non è una “Nuova Guerra Fredda”? Ai pianificatori dell’impero nordamericano e al loro apparato di propaganda. Quest’ultimo fa gli straordinari per interrompere qualsiasi tentativo dalla sinistra di identificarsi con la Cina. Indipendentemente da ciò che si vuol credere sulla Cina, la creazione di un mondo multipolare è qualcosa che ogni socialista dovrebbe desiderare. Dobbiamo solo guardare al sostegno che il Venezuela ha ricevuto dalla Cina negli ultimi anni per vedere come questa situazione abbia cause e implicazioni molto più ampie della semplice “rivalità tra capitalisti”. Immagino che Jacobin preferirebbe non pensarci.

Traduzione di Alessandro Lattanzio